pillole

  1. Il genio è dato dall’unione ambigua e irrazionale delle conoscenze.
  2. La massa è un elemento informe e passivo, grigio, incapace di reagire agli stimoli e vittima di una quotidianità/stabilità voluta. La stabilità è caratteristica intrinseca della massa in quanto la stessa ricerca nell’ordine e nel non cambiamento il suo rifugio al quieto vivere. Il genio/filosofo vive nell’instabilità di una continua messa in discussione, sapendo che solo nel caos vi è possibilità di crescita interiore, che solo nella sconfitta vi è dentro l’insegnamento. Si distingue dal resto degli uomini in quanto va al di là della mediocrità per sfondare intellettualmente i limiti del superficiale, scavando a fondo la questione per inebriarsi della sua essenza.
  3. I colori sono qualcosa che non si può descrivere a parole, e, insieme alla musica, sono a mio parere il vero gesto poetico quotidiano della natura.
  4. Il raggiungimento dell’esperienza totale è inversamente proporzionale all’esperienza.
  5. Se la fotografia potesse raggiungere la reale mimesi del reale ci troveremmo di fronte ad uno strumento sovrannaturale, di incredibile forza estetica e riproduttiva. Ma così non è. La fotografia riduce ad elemento reale e tangibile ciò che tangibile non è. E’ vero, riproduce una porzione di realtà, ma forse è meglio dire che riporta mediante un suo linguaggio proprio una porzione di realtà.
  6. La fotografia non rappresenta la realtà così come la viviamo, ma il suo funzionamento ci permette di sperimentare nuove visioni del mondo.
  7. Tuttora nei miei ricordi fotografici vi è una certa autoreferenzialità che, in una maniera o nell’altra, non riesco a togliermi di dosso. Fotografare per documentare, ma soprattutto documentarmi. Non so perchè mi accade questo. Forse semplicemente perchè, come dico sempre, un segno lo vogliamo lasciare tutti. E il mio segno, magari non l’unico, saranno qualche migliaia di foto che racconteranno ai miei figli come era papà da giovane.
  8. Riguardo solo di rado le foto che faccio, e ancor meno quelle che fanno a me.
  9. Bisogna diffidare dai falsi filosofi, da coloro che sognano senza affrontare la voce concreta della realtà.
  10. Non può sussistere perfezione ove sussiste un soggetto, dunque soggettività.
  11. Credo che quando uno nasce il valore dell’innocenza è pari a, diciamo un numero, cento. Poi seguono mille prime volte: dal primo bagno in piscina senza braccioli alla prima cotta alle medie. Il valore di innocenza scala verso lo zero ogniqualvolta si fa una cosa la prima volta. E’ per questo che i grandi non sono felici.
  12. Fondamentalmente, sto dicendo che chiunque avrebbe bisogno di un buon psicologo se non ha avuto un’infanzia come si deve.
  13. Ho documentato gli ultimi anni di vita di almeno dieci persone. Solo adesso qualcuno inizia a capire il valore di quello che ho fatto.
  14. E’ condizione necessaria del vivere sensibile la coesistenza della ragione e della fantasia, il cui risultato è sempre imprevedibile, sorprendente e straordinario.
  15. Ho sempre ritenuto che siano le condizioni difficili a rendere le cose straordinarie.
  16. La fotografia è psicologia. Ho sempre preferito fare foto agli interni. Tavolini e muri non si lamentano del flash, e sono piuttosto mansueti in quanto a luci e tempi di attesa.
  17. L’occhio fotografico è una dote innata, non ci sono corsi che tengano
  18. Non importa il mezzo che usi, importa il fine che ottieni
  19. Il bello della fotografia è che ti permette di giocare coi ricordi
  20. Cerco sempre un’angolazione atipica per le mie foto, che hanno la linea di fuga principalmente a sinistra
  21. Prima di imparare il digitale è necessario conoscere il reflex
  22. Il mio difetto alla vista (occhio destro “pigro”) mi ha permesso di fotografare sempre in condizioni sfavorevoli: non è detto che questo sia uno svantaggio, anzi
  23. Per fare una bella foto? Alzi la mano, chiudi gli occhi e schiacci
  24. Le belle foto sono fatte da un punto di vista atipico, non umano
  25. Se non conosci il fotoritocco, cambia lavoro
  26. Ho sempre fotografato per paura di diventare grande
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