I tre livelli di pertinenza della fotografia
L’art.817 c.c. definisce le pertinenze come le cose destinate in modo durevole al servizio o ad ornamento di un’altra cosa. Sono due gli elementi che caratterizzano le pertinenze: l’elemento oggettivo inteso come la effettiva destinazione di una cosa al servizio o ornamento di un’altra cosa, e l’elemento soggettivo inteso come la volontà del proprietario della cosa principale di effettuare la destinazione. Possiamo definire, in parole più semplici, la pertinenza come un’appartenenza, un’associazione, un riguardo a qualcosa.
Dunque, applicando il principio di pertinenza nei confronti dell’area fotografica, viene spontaneo chiedersi: “Che rapporto di pertinenza intercorre tra il concetto di fotografia e quello di idea o oggetto?”. Come ho spiegato in precedenza nella mia analisi sul concetto di fotografia orientata all’idea o all’oggetto, sussistono due tipologie di Continua a leggere
Una fotografia in movimento
Il movimento è la natura stessa della fotografia. E’ la sua sfida, e al tempo stesso il suo tallone d’Achille. Una fotografia mossa è una fotografia che porta con sé delle aberrazioni, una fotografia sbagliata. Ma al tempo stesso, utilizzando ottiche fisse, sta al fotografo muoversi per cercare il proprio punto di vista ideale, critico. Ci muoviamo fintanto che non troviamo un punto che ci ispiri, fino al fatidico momento in cui si pensa “ok, da qui va bene”. Sopra il palco, dagli spalti più lontani, in mezzo alla gente. Sono mille le opportunità tra le quali è necessario, per forza di cose, scegliere. I soggetti sono in movimento, sempre, a volte lento, sovente frenetico, impacciato, soave. Sta a noi capire e immaginare, prima di tutto, Continua a leggere
Zoom e ottiche fisse
Come detto in precedenza, nel mio percorso artistico nel ruolo di fotografo ho cambiato differenti macchine fotografiche, iniziando con delle compatte reflex a rullino, per continuare dall’anno 2002 con apparecchi esclusivamente digitali. Attualmente fotografo con una Canon Eos 400D, con una risoluzione a 10 Megapixel, montando ottiche che in passato venivano utilizzate su macchine fotografiche analogiche Pentax. Mediante un anello adattatore, avvitato tra l’obiettivo e il corpo macchina, sono in grado di sfruttare le potenzialità di ottime ottiche Continua a leggere
Fotografare la luce in uno spazio buio
La luce e i suoi colori sono in fotografia elementi fondamentali per la realizzazione di scatti validi e affascinanti. Come detto precedentemente, l’apparecchio fotografico vive di luce, proprio come la vista umana. In assenza di fonti luminose, né la macchina fotografica né l’occhio umano sono in grado di decifrare i segni presenti nel campo visivo. Continua a leggere
Fotografare la scena: il concerto di musica dal vivo
Fino a questo momento ci siamo occupati di fotografia teatrale, ma nell’ampio ambito che chiamerò della fotografia di scena è necessario includere anche la fotografia di concerti di musica dal vivo. Fondamentalmente le due tecniche vanno ad associarsi in maniera molto fluida, avendo in comune una moltitudine di elementi: una rappresentazione, un palcoscenico, la scarsa luce e la posizione spesso distante dalla scena. Possiamo trovare anche alcune notevoli differenze tra i due metodi, in quanto la fotografia di un concerto implica si una scenografia e altri elementi teatrali, ma prima di tutto manca di un testo, di una trama e di un intreccio.
Fotografare lo spettacolo orientandosi ad un’ idea è possibile?
Ci si chiede dunque, dopo il discorso appena esposto, se sia possibile fotografare il mondo dello spettacolo orientandosi all’idea e non all’oggetto, ossia alla rappresentazione e a tutti gli elementi che la compongono. La risposta è sicuramente negativa. Bisogna infatti relegare indissolubilmente il campo della fotografia di scena al ruolo di “portatrice di memoria” degli spettacoli, la cui unica funzione resta quella pubblicitaria, d’archivio o di consultazione.
La condizione di questa tipologia di fotografia non deve essere necessariamente vista in senso negativo. Non è assolutamente fine a se stessa, bensì occupa un ruolo intermedio tra i due termini di paragone sopraelencati, ossia l’idea e l’oggetto. Come detto, la fotografia di scena è memoria dello spettacolo, ha dunque un suo scopo, un obbiettivo. E’ intrisa di tecnica, di procedure proprie e uniche. Vive in un mondo e per un mondo, quello del teatro e dello spettacolo, di per sé sfarzoso, colorato, magico.
Ed è proprio per questo motivo sostengo che fotografare il teatro sia un gesto piuttosto naturale ed elementare. Ad ogni prova dello spettacolo, il fotografo si trova di fronte ad un’impalcatura scenica, a degli attori: elementi che nascono per essere belli, per fare sognare, per creare mistero e atmosfera.
Il teatro è intriso di fotogenia.
A parte la tecnica, dunque, pare facile fotografare lo spettacolo in funzione della sua indiscussa bellezza estetica, della sua varietà e del suo innato spirito scenico. Continua a leggere
