Posts Tagged ‘spettacolo’
“Un viaggio lungo un anno nella scena musicale underground milanese, raccontata attraverso articoli, interviste esclusive e live report”
“Il blog musicale magmusic.info passa dal formato elettronico a quello tascabile, in questa raccolta di esperienze musicali, emozioni e parole corredata dalle fotografie di Zonk Volta”
- MAGMUSIC! The Annual Report 2009
- F.Avallone, L. Zanoncelli, E. Barboni. Fotografie di Zonk Volta
- Lingua: Italiano
- Formato: Softcover, 365 pagine, 198 immagini
- B&W, recycled paper
- Price: EUR 16,50 (shipping included!)
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Essere o non essere [fotografi (di scena)]. E’ una vita che mi domando cosa rende un fotografo un “Fotografo”. Le reflex digitali sono oggi alla portata di tutti, dunque chiunque è in grado di sperimentare, riprendere, fotografare. Ma non tutti sono “Fotografi”. Non tutti hanno uno stile, se non quello dettato dal loro apparecchio fotografico.
Mi spiego meglio.
Su Flickr.com, il più grande portale di photo sharing al mondo, ne ho viste di ogni. Quanti fotografi mi hanno colpito? Due, forse tre. In lunghissime visite sul sito, nessuno riusciva a darmi quell’incredibile gioia che chiamiamo amore per l’Arte. Nessuno mi ha mai molto colpito per il suo stile e la sua idea di fotografia.
E’ l’idea che sta alla base di tutto, non il soggetto (vedi: “I tre livelli di pertinenza della fotografia“).
Il fotografo, per ritenersi tale, deve concedere alla propria opera un carico emotivo incredibile, straordinario, al fine di creare una nuova visione della realtà.
Altrimenti è giornalismo.
Vi sono innumerevoli bravi giornalisti, e pochissimi fotografi che si avvicinano all’Arte. E’ dunque palese come chi non sa dove vuole arrivare, pecca in partenza di egocentrismo. Certo, l’egocentrismo sta alla base, a parer mio, di ogni realizzazione artistica, ma bisogna inesorabilmente abbandonarlo per creare un mondo a parte, quello della Fotografia.
Mi ripeto, il fotogiornalismo serve, eccome, ma non è Arte. In effetti l’obiettivo primo e quello di raccontare la realtà così come si presenta. L’Arte fotografica deve tendere invece ad una manipolazione del reale che dà luce ad una nuova visione del mondo.
Come raggiungere questo status? Di certo non lo so. Bisogna fare molta esperienza, essere critici con sé stessi e rendere in immagini una propria visione dell’esistenza, che parte dalla nosta mente per realizzarsi attraverso l’apparecchio fotografico.
Ciò che rende veri Fotografi e la magia personale che si insinua nel diaframma che divide la mente dell’artista dalla realtà contingente.
Il mio lavoro sulla fotografia di scena da sempre cerca di andare oltre al semplice fine giornalistico, fattore che per altro ho sempre piuttosto odiato. Lo rifiuto. Il non mettere nulla di mio in ciò che faccio è denigrante. Quindi non lo faccio e basta, faccio a modo mio.
La fotografia dello spettacolo è infinitamente orientata all’oggetto (la scena e i suoi personaggi): come posso, quindi, liberarmi da queste catene artistiche se non divincolandomi negli stretti orifizi lasciati dalla realtà contingente al fotografo? Lo spazio d’azione è molto poco.
Solo così, striasciandovi dentro in silenzio, la fotografia passa dallo stato di ripresa (della realtà) a creazione (di una realtà nuova).
Io desidero creare dei ritratti, delle situazioni inconsuete, rendere l’artista in scena un idolo, cristallizzarlo in un istante, come in un blocco di ghiaccio. Lo voglio dipingere come se fosse l’ultimo istante della sua vita, in un urlo drammatico.
Si, cerco la drammaticità in questo genere di fotografia.
Cerco l’attimo, lo assorbo e lo rigetto invecchiato, oscurato, straziato. Amo l’animalità dell’artista su un palcoscenico, la grottesca presenza, il movimento inconsulto e improvviso, il sudore della fronte.
La mia fotografia di scena deve scioccare per realismo e crudeltà, per la fermezza e la verità di quell’ (e solo quell’) istante. Deve raccontare una storia, andando oltre quello che realmente è accaduto (questo è foto-giornalismo) per creare una realtà nuova, stimolata dall’immaginazione.
Solo così sono riuscito a creare il mio mondo sporco e dettagliato, e a popolarlo di personaggi che si dimenano su un palco illuminati appena e ripresi nel loro attimo di crudeltà o, se preferite, di primitiva essenza.
English readers, read it translated here
La musica non potrà cambiare il mondo, è chiaro. Non lo ha mai fatto e mai lo cambierà. Storicamente è inserita nell’elitè delle arti volte all’intrattenimento, non in quella della rivoluzione. E a chi crede che a Woodstock nel 1969 sia accaduto qualcosa di magnifico, di unico ed irripetibile, dò immensa ragione ed una calorosa stretta di mano. Ma si sa, erano altri tempi, c’era la rivolta studentesca e la musica era così entrata a far parte, di buon grado, di un movimento che aveva radici politiche. Un accessorio, dunque, la musica nel ‘68, che ha terminato il proprio potere d’influenza quando le radici politiche hanno iniziato ad allentarsi. (continua…)
YouTube – Il ministro Brunetta attacca i musicisti.
Il caro Ministro Brunetta ha rotto le palle! Mi sono sudato una laurea magistrale in SCIENZE DELLO SPETTACOLO sperando di entrare in questo settore (non si parla di tv, ma di studi seri: drammaturgia, estetica, cinematografia, teatro) e a poco più di un mese dalla mia laurea TAGLIANO IL F.U.S. ! E giustificano i tagli in questa maniera!
Per essere chiari: il F.U.S. è il Fondo unico per lo Spettacolo, in sostanza finanziamenti statali erogati annualmente (e sempre meno) ad associazioni liriche, di danza, cinematografiche, teatrali e circensi.
Io che so bene di cosa si tratta, dico che MUSICA, TEATRO e DANZA di soldi ne hanno sempre presi pochi, e con anni di ritardo sulle produzioni degli spettacoli, quindi il caro Ministro HA DETTO L’ENNESIMA BOIATA.
Cosa vuoi chiudere un rubinetto senz’acqua! (continua…)




















