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	<title>zonk volta // the blog &#187; racconti surreali</title>
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		<title>La bacheca dei minerali</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 16:08:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE] La sua più entusiastica aspirazione in quel momento era che l&#8217;ora di educazione tecnica finisse in fretta. Erano passate le undici e venti, e nel suo apparire adolescente (vestiti larghi e dismessi, delle catene, una fibbia dell&#8217;Harley) vi era qualcosa di irrimediabilmente marcio. [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2010/01/la-bacheca-dei-minerali/">La bacheca dei minerali</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-small;"><strong>[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]</strong></span></p>
<p>La sua più entusiastica aspirazione in quel momento era che l&#8217;ora di educazione tecnica finisse in fretta. Erano passate le undici e venti, e nel suo apparire adolescente (vestiti larghi e dismessi, delle catene, una fibbia dell&#8217;Harley) vi era qualcosa di irrimediabilmente marcio.</p>
<p>Posò così la testa sul banco, in un pensiero lungo un&#8217;ora. Fantasticava sul pomeriggio, beato santissimo illibato pomeriggio post Simpson, perchè avrebbe avuto l&#8217;Ale come ospite &#8220;a studiare&#8221;. L&#8217;Ale era ricco, ricchissimo. Lui invece era benestante, una famiglia (devastata, ad esser seri) perbene ma con poche risorse. Antichi valori, soldi pochi.</p>
<p>Gli piaceva quando andava a studiare da lui Ale. Si sentiva come il padrone di casa che ospita una celebrità, o qualcosa del genere. Avrebbero guardato della tv, sgranocchiato qualche patatina e giocato al Nintendo.</p>
<p>Fu così, quasi per caso, che nel bel mezzo di quel pomeriggio di sole Ale notò a casa dell&#8217;amico una bacheca. Di quelle piccole, per tenere i profumini. Era una bacheca di minerali, passata al cugino più piccolo da un lontano parente ormai cresciuto ed appassionatosi alle consuete attività dei grandi: calcetto, auto, figa.</p>
<p>Gli chiese lumi, così il nostro mostrò lieto un librone impolverato che descriveva accuratamente, ma con caratteri giganti propri delle letture per ragazzi, le proprietà dei minerali in bacheca.</p>
<p>La situazione non durò più di cinque, forse sei minuti.</p>
<p>Non si videro per secoli, i due. Ale si era trasferito a Perugia, e si sentivano per telefono soltanto quando le mamme avevano qualcosa da raccontarsi.</p>
<p>Resta il fatto che si rividero ormai trentenni ad una cena con vecchi compagni di scuola. Fu notevole il primo argomento di discussione tra i due. Ale si era iscritto e laureato in Chimica dei materiali, perché si appassionò alla geologia e ai minerali in un caldo pomeriggio di Aprile a casa di un amico, quando il più eclatante gesto di rivolta era disegnare a matita cazzi giganti sul banco.</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2010/01/la-bacheca-dei-minerali/">La bacheca dei minerali</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>Non aveva mai visto il mare</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 20:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti surreali]]></category>
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		<description><![CDATA[[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE] Non aveva mai visto il mare, eppure lo poteva sfiorare con l&#8217;immaginazione, immergervisi dentro come un pesce e nuotarvici come un giovane delfino. Tutto questo accadeva nella vasca da bagno il mercoledì, giorno di pulizia, di ristoro e di faccende domestiche. La scuola [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/12/non-aveva-mai-visto-il-mare/">Non aveva mai visto il mare</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]</strong></span></p>
<p>Non aveva mai visto il mare, eppure lo poteva sfiorare con l&#8217;immaginazione, immergervisi dentro come un pesce e nuotarvici come un giovane delfino. Tutto questo accadeva nella vasca da bagno il mercoledì, giorno di pulizia, di ristoro e di faccende domestiche.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La scuola andava e non andava, l&#8217;insegnante gli aveva annunciato la mattina stessa che il giorno seguente si sarebbe svolto il tema. &#8220;Un momento importante della tua vita&#8221;, citava il titolo. Fu così che riprese dopo anni, forse secoli dallo scaffale quel tomo (a lui pareva immenso, in realtà erano meno di centocinquanta pagine) e prese a sfogliarlo. Era &#8220;La ricerca dell&#8217;Assoluto&#8221; di Balzac. Aveva ancora i capelli umidi del bagno, ed uno spiffero disturbava la sua nuca come sottili dardi di ghiaccio, mentre rileggeva le parti sottolineate chissà quanto tempo fa da chissà chi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Socchiuse la finestra, l&#8217;inverno parigino era oramai alle porte, e non mancava di bussare insistentemente al calare del sole.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Resta il fatto che il tema andò davvero male. Era l&#8217;ultima <em>chance</em>, prima del termine del semestre, annunciò la settimana prima la maestra. I genitori non la presero bene. Lui giurò di non aver copiato, ma nessuno gli credette.<span id="more-1967"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Poi aveva anche beccato sua madre baciare un altro, un tipo alto e baffuto, un giorno che aveva bigiato, e la cosa lo scosse un pò. Fu così che iniziò a diventare un problema. E più diventava un problema, &#8216;sto ragazzino, più faceva il problematico. Sempre in castigo dietro alla lavagna, insomma. Iniziò a rubacchiare qua e là, anziché presentarsi a lezione. Sognava di scappare con i soldi della ricettazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Finì in riformatorio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Prese diversi sberloni, e le visite erano molto rare. La psicologa gli rivolse numerose domande sulla sua attività sessuale. Tutto questo lo mise in estremo imbarazzo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Un pomeriggio prese la sua decisione. Durante una partitella al campo dell&#8217;istituto, sgattaiolò sotto la rete e iniziò a correre. Sapeva di essere seguito, tallonato, ma a lui non importava. Corse fintanto che la forza delle gambe non venne meno, quando la sua meta fu raggiunta.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Aveva, per la prima volta nella sua giovane vita, raggiunto il mare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Lo mirò, da vicino, per un istante che parve infinito.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Si girò poi con orgoglio verso i suoi aguzzini, ed in silenzio pianse.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">-</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Testo liberamente ispirato a &#8220;Les quatre-cents coups&#8221; di François Truffaut. Francia 1959</strong></p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/12/non-aveva-mai-visto-il-mare/">Non aveva mai visto il mare</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>Lavorava fino a tardi, quella sera.</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 15:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE] Lavorava fino a tardi, quella sera. Aveva bisogno di quattrini e si concedeva estenuanti straordinari in quel fast food che pensava sarebbe stata la sua tomba. Nell&#8217; ombra dell&#8217; 1:34 la testa era china sull&#8217;asfalto, i pensieri gironzolavano altrove. I passi verso la [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/12/lavorava-fino-a-tardi-quella-sera/">Lavorava fino a tardi, quella sera.</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]</strong></span></p>
<p>Lavorava fino a tardi, quella sera. Aveva bisogno di quattrini e si concedeva estenuanti straordinari in quel fast food che pensava sarebbe stata la sua tomba. Nell&#8217; ombra dell&#8217; 1:34 la testa era china sull&#8217;asfalto, i pensieri gironzolavano altrove. I passi verso la fermata scandivano i secondi. Progetti, mille progetti, la maggior parte irrealizzabile. Voleva fare l&#8217;artista, lui. Ma senza soldi <em>non si canta la messa</em>, senza soldi non vivi.</p>
<p>Poi c&#8217;era la crisi.</p>
<p>Una folta schiera di neo-laureati stipati in call-center, ristoranti e centri commerciali. &#8220;Dovremmo ribellarci&#8221;, pensava.</p>
<p>La sostitutiva tardava a passare. Il freddo iniziava a farsi sentire, dalle mani alle orecchie, al naso. Sulle lenti degli occhiali qualche goccia di pioggia compremetteva la visuale. Il pacchetto di Merit indica il livello di emergenza, quota due. Si accende la penultima sigaretta del mazzo, decide di farlo.</p>
<p>Prende coraggio, chiude gli occhi, apre lo zaino e si lancia in una folle corsa verso l&#8217;ignoto. Immagini veloci scandiscono il passato, il presente, il futuro. Non c&#8217;è tempo per pensare, non c&#8217;è tempo per dormire. Bisogna agire. Idee sconnesse che avranno valore in un altro momento, in un altro istante, in un altra realtà. Le parole sono urlate da un individuo invisibile dritte all&#8217;orecchio con scorcentante chiarezza, illuminante fervore.</p>
<p>Solo la luce degli abbaglianti lo risveglia da quell&#8217;esperienza così totalizzante. La sostitutiva che lo porterà a casa è arrivata. Chiude il libro, timbra, e si risveglia al lavoro.</p>
<p>Di nuovo.</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/12/lavorava-fino-a-tardi-quella-sera/">Lavorava fino a tardi, quella sera.</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>Una notte di cinquant&#8217;anni</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 11:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE] Si era da poco addormentato dopo una festa in casa di un&#8217;amica. Le solite feste con un mucchio di gente che non lasciano spazio al dialogo, quelle feste in cui la parte più animale di ogni persona la fa da padrona. Quelle feste [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/10/una-notte-di-cinquantanni/">Una notte di cinquant&#8217;anni</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]</strong></span></p>
<p>Si era da poco addormentato dopo una festa in casa di un&#8217;amica. Le solite feste con un mucchio di gente che non lasciano spazio al dialogo, quelle feste in cui la parte più animale di ogni persona la fa da padrona. Quelle feste dove si comunica più fisicamente che verbalmente.</p>
<p>Gente nuova, leoni e prede.</p>
<p>Erano tutti attorno ad un divano giallo e mettevano in atto riti pagani postmoderni, come il gioco della bottiglia, le carte da gioco, la gara a chi beve di più. Qualcuno a fine serata l&#8217;aveva portato a casa in automobile, sin dall&#8217;altra parte della città. Si era divertito, anche se a dire il  vero aveva in testa solo quel lavoro che doveva arrivare, doveva arrivare ma ancora non arrivava.</p>
<p>Le feste in casa erano un utile, sofisticato palliativo in tempo di crisi: cinque euro, due Heineken da sessantasei dai cinesi, e la serata era fatta. In quel periodo nessuno aveva un euro, così ci si arrangiava. Il primo che aveva la casa libera, organizzava qualcosa, qualcosa di semplice, solitamente. Il clou di quella serata furono le crêpes alla nutella. Una delizia.<span id="more-1722"></span></p>
<p>Girò qualche canna, ma evitò di fumare.</p>
<p>Insomma si ritrovò nel letto senza rendersi conto di tutto quello che accadde negli ultimi quarantacinque minuti. Aveva i piedi freddi, ma si addormentò. Sognò di nuotare a fondo, sino agli abissi, senza alcuna necessità di respirare. Si sentiva sollevato al pensiero di un contatto con l&#8217;Oceano. Attorno a lui solo pesci e creature marine. La notte trascorse calda e accomodante nel giro di una decina d&#8217;ore.</p>
<p>Posò il primo piede sul freddo pavimento di un dicembre appena iniziato. Si mise le ciabatte e si diresse verso  la toilette. I bagni sono sempre in fondo a destra, i bagni sono sempre la stanza più fredda di una casa.</p>
<p>Si era svegliato con rughe e dolori. Nel sonno posò la mano sulla nuca, sembrava senza capelli, ma pensò fosse soltanto un&#8217;impressione. Nella bocca una strana sensazione, il suo corpo era flaccido ed emanava solitudine. Lo specchio, come da consuetudine, non mentì.</p>
<p>Quella notte durò cinquant&#8217;anni.</p>
<p>Si mise a lettò, e sereno si riaddormentò.</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/10/una-notte-di-cinquantanni/">Una notte di cinquant&#8217;anni</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>Radersi è la manifestazione quotidiana della nostra sconfitta.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 11:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE] Era un poco infastidito da una zanzara mentre spalmava l&#8217;Allume di Rocca sulla sua pelle appena rasata e piena zeppa di tagli all&#8217;altezza del mento. Non si vedevano, le ferite, ma bruciavano terribilmente. Pensava, pensava che odiava fare quel mestiere tutte le settimane, [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/09/radersi-e-la-manifestazione-quotidiana-della-nostra-sconfitta/">Radersi è la manifestazione quotidiana della nostra sconfitta.</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]</strong></span></p>
<p>Era un poco infastidito da una zanzara mentre spalmava l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Allume_di_rocca" target="_blank">Allume di Rocca</a> sulla sua pelle appena rasata e piena zeppa di tagli all&#8217;altezza del mento. Non si vedevano, le ferite, ma bruciavano terribilmente.</p>
<p>Pensava, pensava che odiava fare quel mestiere tutte le settimane, odiava l&#8217;Allume che bruciava le ferite, il rasoio che non era mai in perfetto stato e graffiava la pelle senza sorvolare sulle sue imperfezioni. Odiava la sigaretta che si inzuppava di acqua e schiuma da barba, ed il freddo che dalla finestra si insinuava sino al suo corpo nudo, provocandogli una sensazione di malessere.<span id="more-1619"></span></p>
<p>L&#8217;acqua della vasca da bagno lo riportava all&#8217;infanzia, caldissima e in continua caduta, lo rendeva bambino. Come una metafora, la vasca d&#8217;acqua calda era l&#8217;utero materno e il gelo della finestra aperta il mondo dei grandi. Non aveva voglia di crescere, non era un motivo sufficiente per continuare a sperare.</p>
<p>Immergeva il capo all&#8217;indietro e tratteneva il respiro qualche minuto, fino ad esplodere. Questa condizione catatonica era ideale per uno come lui, che non ne voleva uscire, non desiderava altro che tornare nel grembo materno. Al termine del lavaggio si tuffava sul letto coperto solo da un accappatoio, e dormiva. Gli ricordava, forse, quando sua madre faceva la stessa cosa i primi anni della sua infanzia. Quelli perduti.</p>
<p>Per questo radersi, ancora una volta, lo riportava alla condizione di inadatto, disagiato che è messo in condizione di compiere atti e operazioni che non gli appartengono.</p>
<p>Radersi significa crescere. Crescere significa, almeno un pò, abbandonare la propria essenza a favore di una illusoria, materiale, perversa.</p>
<p>Radersi è la manifestazione quotidiana che il nostro essere bambini ha lasciato spazio al nostro essere adulti.</p>
<p>Radersi è la manifestazione quotidiana della nostra sconfitta.</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/09/radersi-e-la-manifestazione-quotidiana-della-nostra-sconfitta/">Radersi è la manifestazione quotidiana della nostra sconfitta.</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>La bionda col collo lungo dell&#8217;uni</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/la-bionda-col-collo-lungo-delluni/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 07:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE] C&#8217;è una bionda che viene in chiostro in biga. Al Ludo piace da morire. E&#8217; una tipa stranissima. Sembra che, appena nata, l&#8217;abbiano lasciata appesa con delle mollette e dei pesi ad uno stendipanni per circa sei mesi. Ha un viso angelico e [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/la-bionda-col-collo-lungo-delluni/">La bionda col collo lungo dell&#8217;uni</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]</strong></span></p>
<p>C&#8217;è una bionda che viene in chiostro in biga. Al Ludo piace da morire. E&#8217; una tipa stranissima. Sembra che, appena nata, l&#8217;abbiano lasciata appesa con delle mollette e dei pesi ad uno stendipanni per circa sei mesi. Ha un viso angelico e una folta chioma bionda, ma è lunghissima. Per lunghissima intendo, lunghissima. Estesa. Sembra un Modigliani. Insomma Ludo ha perso la testa per questa qua. Quando arriva in uni, tutti si girano, ma non capisco se per la sua lunghezza o per la sua bellezza. Perchè è strana o perchè è bella. Una volta me la sono trovata quasi di fronte in biblio. Lei studia al triennio ma non so cosa. Probabilmente filosofia. Lo deduco dal fatto che le tipe carine di solito studiano cose comuni, le superfighe filosofia. Ero con Samuel, che mi ha detto &#8220;quella sai che lavoretti che ti fa&#8221;. Tutto questo mi lasciò perplesso. <span id="more-1339"></span></p>
<p>Mi chiedo ancora se qualcuno l&#8217;ha mai anche solo sfiorata. Bella è bella. Ma è super lunga. Non alta. Lunga. Ha il collo lungo le gambe lunghe il naso lungo i capelli lunghi le braccia lunghe. Non ha tette. Il sellino della sua biga è più o meno all&#8217;altezza di due metri. Per scendere lei non ha problemi. Veste sempre con vestitini semplici, bianchi con ghirlande e fiorellini. Indossa spesso un cerchietto per tenere indietro quella miliardata di capelli.</p>
<p>Ludo mi ha detto che l&#8217;ha beccata una volta in Colonne. O meglio, ha visto la sua biga parcheggiata. E&#8217; verde con dei fiorellini gialli disegnati con l&#8217;UniPosca. Così &#8211; mi ha detto -  ha aspettato che tornasse. Lei è scesa da un portone, che forse era casa sua. Ludo sostiene che lei abiti dove una volta c&#8217;era la Colonna Infame della peste manzioniana. Io gli ho detto di non dire cazzate. Poi però mi ha fatto vedere la targa che c&#8217;è in Colonne e mi sono ricreduto. Le Colonne non sono più quelle di una volta. Insomma, questa tipa è davvero una tipa strana. Non penso abbia amici.</p>
<p>Ludo ha deciso di scriverle una lettera. Per farla sentire a suo agio, l&#8217;ha scritta a caratteri lunghi. In un foglio A4 ci sono state solo tre righe, ma il concetto passava. Me l&#8217;ha fatta leggere, prima di lasciarla nella casella della posta della tipa con il collo lungo e tutto lungo.</p>
<p>Diceva: &#8220;mi piace il fatto che tu sia lunga, e che vai in giro in bici. Hai del senso civico. Complimenti. Ti andrebbe di bere un long drink?&#8221;. Ludo puntava molto sulla battuta &#8220;long&#8221; drink.</p>
<p>Io gli dissi che era ok.</p>
<p>Non so che fine abbia fatto quella lettera, e nemmeno la tipa dal collo lungo. E&#8217; arrivato l&#8217;inverno e probabilmente Milano era troppo fredda per girare in biga.</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/la-bionda-col-collo-lungo-delluni/">La bionda col collo lungo dell&#8217;uni</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>Il falò</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 00:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti surreali]]></category>
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		<description><![CDATA[[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE] &#8220;Stanotte, che sia, sarà una folle notte&#8221;, urlava Caterina di fronte a me, tra il falò ed il mare. Saltava e girava su se stessa sino a perdere l&#8217;equilibrio, avvolta da un pareo bianco latte e un costume rosso come il cuore. Eravamo [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/il-falo/">Il falò</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 	 	 --></p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]</strong></span></p>
<p>&#8220;Stanotte, che sia, sarà una folle notte&#8221;, urlava Caterina di fronte a me, tra il falò ed il mare. Saltava e girava su se stessa sino a perdere l&#8217;equilibrio, avvolta da un pareo bianco latte e un costume rosso come il cuore. Eravamo una decina, in maggioranza tedeschi, amici del campeggio. La notte era nostra, come era nostra la chitarra ed il fumo. Le stelle brillavano forti e luccicanti in un blu profondo e senza fine. L&#8217;odore era quello dei falò sulla spiaggia, la vista annebbiata da vino rosso e biscotti Mulino Bianco a fare da tappo. Era la libertà. Ci sentivamo stranieri nella nostra nazione, parlando un inglese intercalato da espressioni dialettali bresciane.<span id="more-1335"></span></p>
<p>Un ragazzo (decisamente più alto di me) mi invita a fare conversazione. Si parla (in tedesco) delle differenze di abitudini. Si parla sempre di differenze di abitudini, ad un primo incontro. Al discorso si aggiungono altri due, che con fare sospetto mi squadrano. Il mio tedesco è uno schifo. De Rossi in cinque anni mi ha insegnato l&#8217;Anarchia, mica il tedesco, penso io.</p>
<p>Le canne girano, e io brillantemente faccio notare che questi artefatti non si cenerano, bisogna aspettare che la cenere cada da sola. Altrimenti si scappellano ed è un casino. Rompo il silenzio della notte con un colpo di tosse, e si continua a chiaccherare. Caterina si apparta con uno, dietro agli scogli. Non la vedo da un venti minuti, ma tra poco torna. La vodka alla fragola è di quella buona, passo la parola ad una tedesca niente male, piccola ma formosa e ben fatta. Mentre sorseggio dalla bottiglia il liquore, lei sorseggia Jack. Ne beve mezza bottiglia, e io a far finta di ascoltare. Le guardo le tette. Lei lo sa e si compiace interiormente. La mia testa inizia a fare kaputt, si fa pesante. Le parole scorrono difficili, al tedesco ho sostituito un inglese frammentario, sconnesso. Lei lo capisce, me la fa annusare, se ne va dagli altri. Rimango un secondo, un minuto, forse mezzora, da solo, appeso al quesito se vomitare o no. Opto per la seconda ipotesi evitando una madornale figura di merda coi crucchi. La ghiaia sotto il culo fa male, il terreno è umido, e la notte inizia a farsi sentire. Vado in tenda, ci provo, ma inciampo e finisco dritto nell&#8217;acqua. Devo pisciare, emettere qualcosa dal mio corpo, mi sta salendo su il nodino di maiale cazzo. Barcollo fino al mio rifugio, e trovo una felpa bagnata, ma solo un poco. La indosso e torno dai miei. In questo frangente mi accorgo che la situazione senza di me non è cambiata, e la cosa mi ferisce un poco. Ma sono troppo messo per fare ragionamenti.</p>
<p>La notte scorre, sono le quattro e la gente inizia ad andarsene. Rimaniamo io, Caterina e pochi altri. Siamo in quattro. I due crucchi reggono poco, un dieci minuti e tornano anche loro nella loro roulotte. Rimaniamo io e lei, indaffarati in discorsi pseudo poetici tardo rinascimentali. Le stelle, la vita, il futuro. L&#8217;alcol mi impedisce di seguire un discorso che duri più di trenta secondi. La testa è pesante, la nausea incombe. Penso  di alzarmi, ma poi sorvolo. Non ce la faccio. I miei occhi si chiudono. Ho su le lenti a contatto.</p>
<p>Sono le sei quando apro un occhio, tutto appiccicoso dalle secrezioni e dalle lenti. Fa freddo in questa spiaggia, e Caterina dorme sotto una coperta che ha dimenticato non so chi. Quando apro di nuovo gli occhi sono le otto e mezza. Il suono che sento è quello di un passeggino che cammina sulla ghiaia di questa spiaggia deserta. Mi sento uno schifo.</p>
<p>&#8220;Cate, forse è meglio che io vada&#8221;</p>
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		<title>La telefonata</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 17:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE] Riprendo in mano il telefono e cerco il suo nome in rubrica. So che non dovrei chiamarla ma sento che devo farlo. Non può essere sempre così. Ogni volta, la stessa storia. E ora che ho ventitrè anni, è ora di dire basta. [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/la-telefonata/">La telefonata</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]</strong></span></p>
<p>Riprendo in mano il telefono e cerco il suo nome in rubrica. So che non dovrei chiamarla ma sento che devo farlo. Non può essere sempre così. Ogni volta, la stessa storia. E ora che ho ventitrè anni, è ora di dire basta. Penso che sia la mia principessa e poi alla festa della scuola limona col trombettista della band. Accade sempre. Devo iniziare a suonare. Vorrei essere sul palco, non sotto. Lui mi guarda e ride. Odio chi suona, come odio i bagnini, gli animatori e i maestri di sci. Sopra il palco ti elevi. Sotto il palco, sei una groupie. Più vicino stai, più loro lo sentono, e godono. Sotto il palco mi sento un gay. Loro lo sentono.<span id="more-1316"></span></p>
<p>E invece mi trovo qui, ad una festa in cui non mi sto divertendo, cercando il suo nome in rubrica. Il numero lo so a memoria ma questa volta è importante. Non posso sbagliare. &#8220;Passato o futuro?&#8221;, chiedo a bruciapelo a Benny. &#8220;Passato&#8221;, mi dice lui. E allora vai. Ma cosa le dirò poi? Improvviso, come al solito. Entra in stanza un punk rasta, si accascia per terra. Vomita. Qualcuno mi chiama dal salotto, non rispondo. Chiamano anche lui.</p>
<p>Devo concentrarmi. Lo farò, è deciso. Il punk puzza di bagnato, è a petto nudo e non dà segni di vita. Lo prenderei a calci. &#8220;Allora Benny, vado?&#8221;. &#8220;Vai&#8221;. Zerodueseidiecidodici&#8230;</p>
<p><em>Tuuuuuuuu. Tuuuuuuuu. </em></p>
<p>Riaggancio.</p>
<p>Mi sento come se mi avessero trafitto il fegato con uno spadino da spiedo. Ho la nausea. Il suo profumo è nell&#8217;aria. Lo posso respirare, ma mi fa schifo. Quel profumo mi inebriava fino a ieri. Qua dentro fa un caldo cane, il proprietario della casa è collassato mezzora fa in bagno. Io l&#8217;ho aiutato a svomare. E&#8217; un mio amico e so che l&#8217;avrebbe fatto anche lui per me. Riprendo in mano la cornetta. La testa mi esplode, l&#8217;Aperol è assassino. E&#8217; dolce e fresco, di un rosso rubino che ammalia. Ne berrei a litri. Io l&#8217;ho quasi finito da solo, ma era della mamma del proprietario. In cucina un pirla mette su un bollitore elettrico sui fornelli. La puzza si sente fin qua.<br />
Sono le ventitrè e cinquanta.</p>
<p>Unduetrè. Vado.</p>
<p><em>Tuuuuuuuuuu. Tuuuuuuuuuuuuuuu.</em></p>
<p><em>&#8220;Pronto?&#8221;</em><br />
tentenno<br />
<em>&#8220;Pronto?&#8221;<br />
&#8220;Chi è! Pronto?&#8221;</em><br />
&#8230;<br />
&#8220;Signora, sua figlia è proprio una gran troia&#8221;</p>
<p>© Emanuele Barboni. All rights are reserved.</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/la-telefonata/">La telefonata</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>Breve storia di [nome segreto]</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 02:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE] Ha un nome, ma non ve lo posso dire. E&#8217; un nome segreto, che viene dall&#8217;est Europa e che ho sentito per la prima volta verso i quindici. &#8220;Che cazzo di nome del cazzo&#8221;, pensai. Lui era sicuro di sé e spaccava. Aveva [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/breve-storia-di-nome-segreto/">Breve storia di [nome segreto]</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]</strong></span></p>
<p>Ha un nome, ma non ve lo posso dire. E&#8217; un nome segreto, che viene dall&#8217;est Europa e che ho sentito per la prima volta verso i quindici. &#8220;<em>Che cazzo di nome del cazzo&#8221;</em>, pensai. Lui era sicuro di sé e spaccava. Aveva un sacco di ragazze ma le picchiava. Ad una ruppe il naso. Sempre a lei, la perseguitava. Si faceva trovare di notte sotto casa sua e se lei non apriva rigava le automobili dei vicini con una chiave. Eravamo piccoli ma già guidava una macchina gigante, da spacciatore colombiano, bianca, del novanta. Era un personaggio ipnotico.</p>
<p>A quindici anni aveva già: subito un processo (forse due) guidato fatto paracadutismo avuto rapporti non protetti era andato in vacanza da solo aveva il cellulare. Il cellulare. Motorola, ricordo. Era il novantasei. Ce n&#8217;erano tre in Italia: uno apparteneva all&#8217;Avvocato Agnelli, uno al mio zio ricco e il terzo a lui. Chiamava anche se andava tutto sul conto del padre.<span id="more-1263"></span></p>
<p>Dipingevamo i treni di notte insieme. Quando andavo in giro con lui, ero molto preoccupato. L&#8217;avevo visto fare cose senza senso, tipo scippare una vecchia solo per ridere. Non so se era pazzo. Aveva i genitori separati. A dipingere faceva schifo. A dipingere ero molto più bravo io di molta altra gente che frequentavo. Però io spaccavo di meno perchè avevo una <em>coscienza</em>. Quando sei piccolo ed hai una coscienza, i casi sono due: o hai perso l&#8217;innocenza troppo presto, o i tuoi hanno fatto un ottimo lavoro.</p>
<p>Io avevo paura. La paura mi ha salvato da un sacco di situazioni imbarazzanti.</p>
<p>Una volta non ho visto i miei amici perchè avevo avuto paura a provare un trip. Loro erano tutti fusi in metro. Barcollavano e ridevano. Si c&#8217;era anche lui. Io mi ero fatto una birra e loro sembravano dei pazzi. Ad un certo punto (siamo su un autobus) salta fuori un martello e uno (non lui) sfascia il vetro posteriore. Un colpo secco al centro, e la vetrata va in frantumi. Ho avuto paura perchè pensavo accusassero me. In realtà, poi, non è successo un cazzo.</p>
<p>Tanta gente quando ero piccolo andava in giro armata. Per un certo periodo l&#8217;ho fatto anche io, ma sempre avendo paura. Loro il cannone io il coltellino svizzero. Non ho mai amato le armi, per paura di sbagliare e fare male a qualcuno per errore. Loro avevano il controllo della testa e godevano della paura altrui. Quando l&#8217;ho capito, non avevo più paura perchè avevo capito il giochino. Tu sei grande perchè io ho paura. Se io non ho paura (o fingo di non averla) tu vuoi diventare mio amico, perchè pensi che io sia forte e sicuro. Che cazzata.</p>
<p>Sembra di avere a che fare con le tipe. Le tipe ti dicono una cosa ma ne vuol dire sempre un&#8217;altra. Lui forse lo sapeva. Aveva ciulato a undici anni, un pò prestino direi.</p>
<p>Poi è diventato gay. L&#8217;hanno beccato a schinottare uno dietro la Sma.</p>
<p>Proprio lui.</p>
<p>Mi è caduto un mito.</p>
<p>© Emanuele Barboni. All rights are reserved.</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/breve-storia-di-nome-segreto/">Breve storia di [nome segreto]</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>L&#8217;hamburger nel freezer</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 02:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE] Sono le 23:48. Mi alzo dalla sedia riavvio il pc mi dirigo in cucina entro nel freezer e cerco un ghiacciolo. Ne trovo uno al gusto hamburger. E&#8217; rotondo con lo stecco di legno. Sembra una girella ma è un hamburger. Fa freddo [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/lhamburger-nel-freezer/">L&#8217;hamburger nel freezer</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]</strong></span></p>
<p>Sono le 23:48. Mi alzo dalla sedia riavvio il pc mi dirigo in cucina entro nel freezer e cerco un ghiacciolo. Ne trovo uno al gusto hamburger. E&#8217; rotondo con lo stecco di legno. Sembra una girella ma è un hamburger.</p>
<p>Fa freddo qua dentro.</p>
<p>Esco dal freezer e lo assaporo davanti al televisore guardando uno show di Beppe Grillo del 1981. Fa delle battute strane, non rido fintanto che non ne tira fuori una sui tassisti americani. I tassisti americani hanno tutti la foto della prima comunione in macchina, dice. Questo ghiacciolo non è male. In realtà pensavo di trovare un Calippo ma nella caverna ghiacciata ho trovato solo questo. Il resto erano peperonate e sughi. Difficile da leccare, visto che non hanno lo stecco.</p>
<p>Lo stecco è fondamentale alla nutrizione umana. <span id="more-1260"></span>E&#8217; quello che ci distingue dagli animali. Gli animali mangiano senza lo stecco, con le zampe e con le fauci. Se dai un ghiacciolo ad un cane mica lo afferra dallo stecco. Lo mangia da perterra è ovvio. L&#8217;uomo crea artefatti complessi ed è per questo che ha un cervello sviluppato (e vicecersa). Un&#8217;opera manuale volta all&#8217;utilizzo utile volto a semplificare le circostanze ostili è un artefatto.</p>
<p>Un artefatto può essere molto semplice, ad esempio una ruota. La ruota ha cambiato la storia dell&#8217;umanità. Prima della ruota i mestieri rurali erano difficili da compiere, come gli spostamenti terrestri e le gare automobilistiche. Le idee semplici spesso sono le migliori. Perchè il ghiacciolo che sto gustando (mi fa male un dente, è troppo freddo) è come se fosse una ruota.</p>
<p>Ha la forma di rotondo. Immagino il primo uomo che ha disegnato un rotondo. Penso alla faccia che ha fatto. Il rotondo è una figura perfetta, ma nel mio caso è ancora più perfetta perchè ci hanno inserito uno stecco. Dio che invenzione.</p>
<p>Volevo il Calippo perchè mi ricorda quando ero bambino. In realtà ce n&#8217;era uno, in freezer. Ma non l&#8217;ho preso perchè solo a vederlo mi è venuto in mente quella volta che a cinque anni al parco Trotter ho premuto troppo forte la confezione ed è caduto in terra. Cercai di recuperarlo, ma era pieno di formiche. Per la prima volta vidi come era fatto un Calippo da dentro. Voi avete mai visto un Calippo dal didentro? Ci rimani male.</p>
<p>Il packaging è importante per il prodotto, e io l&#8217;ho scoperto a cinque anni.<br />
Forse è per questo che ho fatto lo IULM.</p>
<p>© Emanuele Barboni. All rights are reserved.</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/lhamburger-nel-freezer/">L&#8217;hamburger nel freezer</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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