La musica deve avere il giusto prezzo, ed è il prezzo che ognuno di noi dà alla musica.
La musica non potrà cambiare il mondo, è chiaro. Non lo ha mai fatto e mai lo cambierà. Storicamente è inserita nell’elitè delle arti volte all’intrattenimento, non in quella della rivoluzione. E a chi crede che a Woodstock nel 1969 sia accaduto qualcosa di magnifico, di unico ed irripetibile, dò immensa ragione ed una calorosa stretta di mano. Ma si sa, erano altri tempi, c’era la rivolta studentesca e la musica era così entrata a far parte, di buon grado, di un movimento che aveva radici politiche. Un accessorio, dunque, la musica nel ’68, che ha terminato il proprio potere d’influenza quando le radici politiche hanno iniziato ad allentarsi. Continua a leggere
