Sull’importanza del processo di contestualizzazione del corpus fotografico
“.. Il sostrato intellettuale che deve precedere lo scatto è ragione di vita della fotografia. Coloro che omettono questo passaggio creativo, riflessivo e di ricerca antecedente allo scatto non possono considerarsi fotografi …”
Si inizia fotografando di tutto. La passione fotografica porta in seno gioia, spensieratezza, stupore, voglia e necessità di sperimentare.
E’ dunque sbagliato portare il proprio apparecchio sempre in borsa?
No, di certo. Tutto fa esperienza, la sperimentazione deve essere all’ordine del giorno, quotidiana.
Bisogna dire, però, che come non tutte le idee del musicista entrano a far parte di un disco, un buon fotografo con il tempo deve imparare a selezionare il proprio lavoro, soprattutto prima di condividerlo con il mondo intero attraverso Internet.
La semplicità degli strumenti di condivisione fotografica in Rete insieme all’avvento della fotografia digitale tendono ad essere inversamente proporzionali alla corretta contestualizzazione del proprio corpus fotografico.
Questo accade principalmente per tre motivi:
1) la mancanza di un approccio fotografico orientato all’idea (vedi: I tre livelli di pertinenza della fotografia, 2009).
2) la pigrizia dettata dall’immediatezza delle operazioni di scatto, memorizzazione e condivisione dei file
3) la (inesistente) spesa economica
Il lavoro di selezione fotografica, dei “provini”, lo stesso processo di stampa, dato l’avvento del digitale in fotografia, è venuto meno. Possiamo scattare migliaia di fotografie, senza spendere un Euro, e oziosamente pubblicarle (ahimè, tutte) online in un quarto d’ora scarso.
Perchè, dunque, selezionare?
In fondo, paiono tutte buone, le nostre fotografie, una volta partorite dalla scheda di memoria.
L’errore sta nella sempre più frequente omissione del processo di contestualizzazione del proprio lavoro fotografico che, vedremo più avanti, risulta essere addirittura controproducente per la propria carriera fotografica.
L’appellativo “fotografo” non è mai stato tanto inflazionato quanto negli ultimi anni, quasi a corrispondere alla definizione “possessore di apparecchio fotografico”. Tutto ciò è inaccettabile. Non vale più denominarsi “fotografo”. Si rende necessario compiere un salto intellettuale in avanti, chiedendosi:
“Io cosa fotografo?”
Porsi questa domanda significa trovarsi di fronte ad un dilemma doloroso. E’ un passaggio obbligato, per definire il proprio raggio d’azione artistica. Questa domanda precede una seconda, ancor più radicale:
“Perchè fotografo?
Questo quesito risulta ancor più traumatico del precedente.
La risposta, viene da sé, non può e non deve essere “perchè possiedo una macchina fotografica”.
Dunque.
Un fotografo completo avrà un’idea pregressa che guiderà il proprio operato fotografico, avrà scelto cosa fotografare ma soprattutto avrà capito perchè lo fotografa.
- Un fotografo “frammentario” non entrerà mai nell’olimpo dell’Arte, perchè non sa decidere.
- Un fotografo resta “frammentario” perchè non ha un’idea chiara della propria arte, non la contestualizza, perchè non la orienta ad un’idea.
- Frammentare in molti soggetti il proprio occhio fotografico è come visionare molti film contemporaneamente, senza conoscerne la trama. Questo genera rumore. Questo causa in noi confusione e incertezza.
- Deve necessariamente sussistere un filo conduttore tra progetto filosofico/creativo e atto fotografico.
- L’atto filosofico/creativo precede sempre l’atto fotografico.
- La scelta del soggetto fotografico è funzionale alla purezza e chiarezza della nostra fotografia.
- Un fotografo “frammentario” sostituisce alla spinta creativa un meccanicismo freddo e asettico, nè emozionale nè attivo.
Coloro che non orientano ad un’idea il proprio lavoro artistico, dunque, sono destinati a rimanere nel campo ludico, sintanto che non si pongono le due questioni sopra citate.
Just came back from Madrid
I just came back from a short journey to Madrid. Well, the city is simply amazing, the people are very friendly and fortunately the hostel was placed in the real centre of the city, in a street named “Gran Via”, very close to la Puerta del Sol and the main touristic attractions (Prado Museum, Reina Sofia Museum, Thyessen gallery, Parco del Buen Ritiro, Atocha Central Station and much more). We slept there for two nights, from Friday to Sunday.
When we arrived at the hostel, we said we were Italian and everybody at the reception loughed off Berlusconi. What a shame to be Italian when you travel! After all, It has been a good opportunity to speak a bit of university base Spanish. Low cost airplanes are nice, but seats are a bit tight. The weather was luckily good, 18° with rare sudden rains. Prices were sensibly cheaper than Milan, and the famous “movida” really exists.
Sure, I took pictures, and I’m working on it (up here you can see a little preview).
You should go there guys!
My reportage “European Views” on BBC website
BBC.co.uk (England) just published my eight pieces reportage called “European Views” on its website. What a Joy! Thanks to Emma from BBC for the kind words.
BBC News In Pictures: News stories and topical issues using the most striking images from around the world, plus a chance to submit your pictures.






















