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	<title>Zonk Volta &#187; lavoro</title>
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		<title>Non lamentiamoci: se le cose vanno così, è solo colpa nostra</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 14:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sul quotidiano vivere]]></category>
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		<description><![CDATA[Premessa: non voglio assolutamente che questo articolo venga letto in chiave politica, razzista o classista. Non sono comunista, non sono fascista, non sono un verde e nemmeno un democristiano. Sono solo un ragazzo di ventotto anni che cerca di capire qualcosa della situazione italiana attuale, perchè semplicemente ha percepito che le cose non vanno poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Premessa: non voglio assolutamente che questo articolo venga letto in chiave politica, razzista o classista. Non sono comunista, non sono fascista, non sono un verde e nemmeno un democristiano. Sono solo un ragazzo di ventotto anni che cerca di capire qualcosa della situazione italiana attuale, perchè semplicemente ha percepito che le cose non vanno poi così bene e vorrebbe indagarne le ragioni.</strong></p>
<p><strong>-<br />
</strong></p>
<p>Italiani, facciamoci un pò schifo. Su, dai, che ce lo meritiamo. Chi più chi meno, ma siamo tutti comparse dello stesso film.</p>
<p><strong>Stiamo davanti ai nostri televisori piatti,</strong> al plasma o lcd, e guardiamo Novantesimo minuto e Buona domenica. A noi piace questo. Piace andare in Sardegna d&#8217;estate. Piace la <em>nightlife </em>ed il calcio. Piace la figa, la pasta, l&#8217;auto nuova,  la coca e cazzeggiare al lavoro.<br />
<em></em></p>
<p><em>Agli italiani basta poco. </em><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Siamo un popolo che si accontenta.</strong> L&#8217;italiano cerca la tranquillità economica ed emozionale, la stabilità. Nel sangue non ha l&#8217;altruismo, il bene collettivo: all&#8217;italiano basta avere un piatto di minestra, il suo piatto di minestra, a fine giornata. Perchè si campa a tirare avanti. Da sempre.<span id="more-1645"></span></p>
<p>Non importa come la si raggiunge, questa stabilità: in fondo &#8220;il fine giustifica i mezzi&#8221;. Siamo un popolo di <strong>ignoranti, immobilisti, a noi va bene tutto, basta che, una volta tornati a casa, ci lascino guardare la tv. </strong></p>
<p>Vediamo la <strong>politica </strong>come qualcosa di etereo, intoccabile, volta agli altri. E&#8217; sempre colpa degli altri, in Italia: se fai un incidente, se scoppia una bomba, se tuo figlio va male a scuola. Siamo delle pecore, lo abbiamo nel d.n.a. Non abbiamo facoltà critiche, accettiamo sempre e comunque lo status quo.</p>
<p><strong>Tanto basta sopravvivere.</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><em>Non ci incazziamo mai.</em><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Siamo ignoranti, ciechi, vecchi.</strong> Non vediamo, non sentiamo (o sentiamo solo quello che ci va di sentire). Siamo un popolo povero, perverso, lussurioso, omertoso, senza spina dorsale e, ultimamente, anche<strong> senza ideali. Secondo me la politica attuale non ha ideali! Qualcuno mi può spiegare quali sono gli ideali di destra? E quelli di sinistra? E&#8217; tutto un calderone! </strong>Mi hanno confuso: prima uno sta di qua, poi va all&#8217;opposizione e parla male di quelli con cui stava prima. Ma perchè? Spiegatemelo vi prego.</p>
<p>Ma torniamo a noi.</p>
<p><strong>Ideali? Nessuno ma, in ogni caso, in una remota eventualità che qualcuno di noi scelga di credere in un idea (e non in un personaggio), da dove partire? </strong>Forse da quello che riteniamo semplicemente <strong>giusto</strong>. Da quello che la nostra coscienza ci suggerisce come corretto, che ci ispira fiducia, che ci fa vibrare le vene. E&#8217; un metodo naturale, mi pare. E la natura non sbaglia mai. Bisognerebbe fidarsi di più delle sensazioni.</p>
<p>Invece siamo dei voltagabbana di natura, &#8220;mafiosi&#8221; di natura, &#8220;raccomandati&#8221; di natura. Io mi vergogno di fare parte di un Paese che, agli occhi del mondo intero, appare così. Mi vergogno,<strong> mi faccio schifo da solo</strong>. In Italia chi ha un ideale viene ammazzato, escluso, messo da parte. Chi ha anche solo un&#8217;idea viene deriso e messo all&#8217;angolo. Chi ha studiato viene messo in un call center, chi ha studiato viene messo in dirigenza (se conosce qualcuno).</p>
<p><strong><em>&#8220;Lavoro ce n&#8217;è poco, i soldi scarseggiano, ma io cosa posso farci?&#8221;</em></strong></p>
<p>E&#8217; una frase che sento sempre più spesso uscire dalla bocca di noi italiani.</p>
<p><strong>Siamo il paese del &#8220;va bene così&#8221;.</strong></p>
<p>Se in televisione vediamo solo culi e tette, <strong>è solo colpa nostra</strong>. Ne siamo assuefatti, viviamo in uno stato amniotico dove ad ogni azione <strong>non </strong>corrisponde una reazione.</p>
<p><strong>Se non abbiamo più garanzie per il nostro futuro, è solo colpa nostra. Se non abbiamo ideali, è solo colpa nostra. Se non abbiamo i soldi in tasca, è solo colpa nostra. </strong></p>
<p>L&#8217;italiano ha sempre avuto bisogno di un leader, intoccabile ed elevato al rango di semi-dio. Tutti lo seguono, ma quando una piccola parte del popolo ribalta lo &#8220;status quo&#8221;, tutti in piazza a festeggiare. Siamo senza principi, seguiamo incondizionatamente e senza spirito critico l&#8217;andamento delle cose, e ci adattiamo.</p>
<p>Ma, forse, qualcosa sta cambiando.</p>
<p>Una nuova generazione di giovani: è questa la mia speranza. Giovani consapevoli, critici, incazzati. A guardarmi intorno, sembra che i presupposti ci siano.</p>
<p>E allora non lamentiamoci, cari miei, non diamo la colpa a Berlusconi, Dell&#8217;Utri, il Vaticano, la Hunziker, Grillo o Travaglio.</p>
<p><strong>E&#8217; solo colpa di noi italiani.</strong></p>
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		<title>Agenzie interinali</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 14:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sul quotidiano vivere]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono andato all&#8217;agenzia per il lavoro interinale chiedendo un posto di lavoro. Mi sono anche pettinato. Gli espongo i miei studi e le mie esperienze lavorative: guardimisonolaureatoagiugnoma sono dieci annichelavorohofattounpòditutto. &#8220;Guardi, se vuole c&#8217;è una nostra sede in Piazzale Lotto che si occupa di telemarketing. Porti il curriculum stampato&#8221;. &#8220;Grazie, arrivederci&#8221;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><span style="font-family: Arial;">Sono andato all&#8217;agenzia per il lavoro interinale chiedendo un posto di lavoro.<br />
Mi sono anche pettinato.</span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial;">Gli espongo i miei studi e le mie esperienze lavorative: <em>guardimisonolaureatoagiugnoma sono dieci annichelavorohofattounpòditutto.</em></span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial;"> &#8220;Guardi, se vuole c&#8217;è una nostra sede in Piazzale Lotto che si occupa di telemarketing. Porti il curriculum stampato&#8221;.</span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial;"> &#8220;Grazie, arrivederci&#8221;.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ladies and gentleman … The Offspring!</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 22:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di giornale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il biglietto l&#8217;abbiamo comperato più di due mesi fa. Certo, ne vale la pena se si pensa che gli Offspring hanno venduto trentacinque milioni di copie, oltre ad aver plasmato un&#8217;intera generazione di punk, alternativi, nerd e ragazzini nati tra i settanta e gli ottanta (me compreso). Al liceo esistevano solo loro, i Rancid e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il biglietto l&#8217;abbiamo comperato più di due mesi fa. Certo, ne vale la pena se si pensa che gli Offspring hanno venduto trentacinque milioni di copie</strong>, oltre ad aver plasmato un&#8217;intera generazione di punk, alternativi, nerd e ragazzini nati tra i settanta e gli ottanta (me compreso). Al liceo esistevano solo loro, i Rancid e i Greenday. Poi sono arrivati i Blink 182. Poi il buio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qui si parla degli anni novanta, non di<em> Hit That.</em> Quello che è stato fatto dopo l&#8217;album <em>Americana</em>, chiunque lo sa, è stato fatto con uno spirito diverso. </strong>Americana rappresenta il passaggio, tra gli Offspring giovani, veloci ed incazzati a quelli più <em>mainstream </em>e pop-punk. Ciò nonostante, resta un buon album. <strong><em> Smash, Ixnay on The Hombre, Offspring</em></strong>. I primi tre album &#8220;veri&#8221; hanno segnato una generazione che usciva dagli anni ottanta senza punti di riferimento. Per chi aveva qualcosa da dire, esisteva solo il punk ed il grunge. Rabbia, tanta, in connubio con tematiche sociali e distruttive. Ma anche spensieratezza e spasso su ritmiche ska.<span id="more-1574"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal &#8217;94 al &#8217;97 tutto quello che veniva messo in musica veniva urlato</strong>. Perché i sentimenti dei giovani in quegli anni non avevano vie di mezzo. Peccato che tutta questa ribellione non abbia portato ad un vero cambiamento sociale, penso io.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma arriviamo al concerto. Big ups! per<strong> Dexter Holland</strong>, negli Offspring da venticinque anni. Ero abituato a vederlo ultimamente su Mtv piuttosto tonico. Bene, fisicamente ha perso molto. Ma non voglio parlare della sua dieta, bensì della sua voce,<strong> chirurgica come un bisturi </strong>anche in questa performance. Ricordo che l&#8217;album <em>Smash </em>mi colpì per l&#8217;altezza melodica del cantato. Una caratteristica unica di questa band, che è riuscita a scatenare l&#8217;Alcatraz anche in questa occasione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Certo, i volumi non andavano. Continuo a sostenere che a Milano il miglior locale dove realizzare concerti punk resta il MusicDrome. </strong>L&#8217;Alcatraz sui volumi alti rimbomba, ha una certa allergia alle chitarre distorte e ha un&#8217;acustica pessima per il genere, che necessita di rimbalzi più ariosi e limpidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque come non saltare, nonostante il suono non ottimale, su<em> Come Out and Play (Keep &#8216;em Separated)</em> o su <em>Walla Walla</em>? Impossibile. Come impossibile non emozionarsi su un<em> Gone Away</em> solo voce e piano. <strong>Un&#8217;ora e un quarto di classici punk, veri e propri manifesti programmatici. </strong>Intermezzati dai classici di seconda generazione, come <em>Why Don&#8217;t You Get a Job?</em> e <em>Pretty Fly (for a white guy</em>). Ma degli ultimi dischi non bisogna certo buttare via tutto. <strong><em>Want you bad</em> è un capolavoro</strong>, e la chiusura (prima del bis) con <strong><em>The kids aren&#8217;t alrigh</em>t</strong> è la ciliegina sulla torta (suonata addirittura con tre chitarre).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma i veri Offspring li ho sentiti su <em>All I want</em>, <em>Americana </em>e <em>Have you ever</em>.</strong> Energia pura. Unico rimpianto? Non aver sentito <em>The Meaning of life</em> che, personalmente considero il <strong><em>masterpiece </em></strong>della loro carriera. Riassumendo, una scaletta proporzionata che comprendeva classici e nuove hit suonata molto bene, con una voce alta che ha tenuto e un&#8217;acustica non all&#8217;altezza. Qualche base, forse di troppo, e un <strong><em>Intermission </em></strong>simpatico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La chiusura con<em> Self Esteem</em> è un&#8217;epifania.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo si ferma, torna indietro a quindici anni fa. Mi guardo attorno, ed il pubblico sembra composto dai miei compagni di liceo del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardo i miei vestiti e vedo che indosso una maglia del Che ed una kefia. Non ho più il cellulare in tasca e i miei pantaloni sono più larghi di tre misure.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Flashback.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sento nel profondo che la loro musica qualcosa ha cambiato, e che brani del genere non invecchieranno mai.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
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<p style="text-align: justify;">Ad aprire i <strong>Broadway Calls</strong>, già sentiti a Milano qualche mese fa con gli Alkaline Trio. Un trio carismatico, che prende spunto tanto dai Ramones quanto dai Greenday. Un pop-punk fatto di chitarre stoppate e liriche orecchiabili. Non male, ma niente di speciale. Un appunto: vedere cantante e bassista che smontano ampli e microfoni dopo l&#8217;esibizione non ha avuto prezzo. Questo significa, per una volta, avere a che fare con musicisti seri, modesti ma soprattutto veri. Complimenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><object width="432" height="324" data="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157622100922089%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157622100922089%2F&amp;set_id=72157622100922089&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo e foto di <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a></p>
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		<title>Sul ritorno ad un approccio antico nella sfera del tempo libero</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 20:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria del rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Torneremo, e tutti, ad una passata e molto più sincera forma di intrattenimento ludico. La società moderna crea inutili ed innumerevoli forme di nuovi bisogni. A coadiuvare questo meccanismo si aggiunge la pubblicità, che induce a convincersi di un eventuale (e sovente futile) necessità di un dato prodotto o servizio. Mi spiego meglio. L&#8217;umanità ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torneremo, e tutti, ad una passata e molto più sincera forma di intrattenimento ludico. La società moderna crea inutili ed innumerevoli forme di nuovi bisogni. A coadiuvare questo meccanismo si aggiunge la pubblicità, che induce a convincersi di un eventuale (e sovente futile) necessità di un dato prodotto o servizio.</p>
<p>Mi spiego meglio.</p>
<p>L&#8217;umanità ha vissuto migliaia di anni senza quelle forme di intrattenimento tipiche del nostro secolo, il novecento, le cui radici storiche e tecniche derivano dall&#8217;ultima rivoluzione industriale. In tutto questo meccanismo, il capitalismo dell&#8217;intrattenimento ha fallito. Certamente, una forma di capitalismo commerciale è sempre esistita sin dagli albori dell&#8217;intelligenza umana, è ovvio. E&#8217; ovvio che da sempre esistono i commercianti, coloro che acquistano (o producono da sè) e rivendono. Ma il settore dell&#8217;intrattenimento del Novecento ha progressivamente messo in oscuro i suoi buoni propositi (mi permetto di pensare: &#8220;godete del vostro tempo libero in maniera migliore e più soddisfacente&#8221;).<span id="more-1416"></span></p>
<p>Siamo davvero certi che la qualità del nostro tempo libero sia migliorata in confronto anche a solo cinquant&#8217;anni fa?</p>
<p>Siamo certi che la tecnologia semplifichi per davvero la nostra esistenza?</p>
<p>Come sempre, in certi quesiti non esistono mezze misure.</p>
<p>Immagino il tempo libero di solo cento anni fa. Teatro, cinema e letteratura. Passatempi genuini. In compagnia, una birra dopo il lavoro, al bar sotto casa.</p>
<p>Non per nulla le statistiche parlano chiaro: l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento nel ventesimo secolo è in continua crescita. Annualmente ci torviamo di fronte a nuovi strabilianti prototipi di consolle, lettori dvd, strumenti cinematogradici (3d, 4d), portabilità musicale.</p>
<p>Queste innovazioni portano ad un sempre più profondo, realistico intrattenimento individuale. Ripeto, individuale. Si lavora forse per creare forme di aggregazione ed intrattenimento collettivo? Penso al calcio. Tra qualche anno esisteranno si gli stadi, ma non avranno posti a sedere. Così come la sala di teatro, quella del cinematografo. Negli anni &#8217;50 la tv ha ricollocato il nucleo collettivo dalla piazza entro le mure domestiche, e come in un domino senza fine anche tutte le successive tecnologie di intrattenimento moderne.</p>
<p>Ad oggi, restano davvero pochi gli esperimenti tecnologici che tendono alla realizzazione e ad un mantenimento di un tempo collettivo.</p>
<p>Vorrà forse dire che, tra cinquant&#8217;anni, la tecnologia entrerà talmente tanto nel nostro quotidiano da costringerci, dopo il lavoro, in una sorta di loculo iper tecnologico che ci permetterà edonisticamente di relizzare ogni desiderio di intrattenimento psico fisico? Una sorta di camera dello sfogo?</p>
<p>Il tempo libero è da considerarsi di vitale importanza per l&#8217;intera società, questo è indubbio. E&#8217; il tempo che l&#8217;uomo dedica alla riflessione e allo svago, ma nulla toglie che alcuni fattori interni al sociale stiano minando l&#8217;entità su base giornaliera di questo fenomeno. Si lavora sempre più, e si è di conseguenza costretti ad individualizzare il momento di svago.</p>
<p>Ma facciamo un passo indietro, per osservare il fenomeno da un punto di vista macroscopico. L&#8217;intrattenimento duemila anni fa consisteva in nuclei che andavano dal più piccolo, la famiglia con la lettura in casa ad alta voce, al più grande nelle arene per gli spettacoli circensi, di teatro e delle fiere.</p>
<p>Ora tutto questo è logisticamente impossibile per i due fattori sopraelencati: la mancanza di tempo e l&#8217;individualizzazione della sfera ludica che da collettiva diviene personale.</p>
<p>Dico questo perchè, in fondo, la teoria che esigo esporre è questa: data l&#8217;importanza socio psicologica del tempo libero all&#8217;interno di una moderna società, la tecnologia ha messo in essere un processo che tende ad una totale individualizzazione dello svago nell&#8217;arco del (sempre meno) tempo libero. Questo porterà, verosimilmente, a due strade. La completa individualizzazione della materia in oggetto, o un repentino ritorno alle dinamiche pre industriali, che vedevano una partecipazione collettiva nell&#8217;utilizzazione del tempo libero. Ai personal (e lo dice la parola stessa) computer verranno sostituiti, se l&#8217;uomo sarà in grado di riconoscere questa maligna tendenza della tecnologia, le dinamiche pre industriali dell&#8217;incontro al bar sotto casa. Ad una ghettizzazione tecnologica verranno sostituiti metodi di apertura e convivenza sociale presi dai tempi passati.</p>
<p>Ne sono esempio gli eventi musicali che, assieme a quelli sportivi, sono occasione di incontro e condivisione del tempo libero. Bene, essi negli ultimi anni portano in essere fatturati sempre maggiori.</p>
<p>La gente ha bisogno, e si parla di una necessità primordiale, di stare insieme, senza troppi fronzoli tecnologici, e se ne sta accorgendo, determinando un&#8217;inversione di marcia.</p>
<p>Non decreto, in questa scrittura, che l&#8217;individualizzazione del tempo libero verrà immediatamente spazzata via da metodi aggregativi rurali o antichi, ma sottolineo che quella appena espressa è una tendenza che certamente permetterà di verificare nel breve periodo una flessione dell&#8217;apporto tecnologico nel tempo libero, a favore di più genuine forme di intrattenimento.</p>
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		<title>Punkreas e Pornoriviste: rivalsa punk &#124; Magmusic</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 20:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli ultimi, annebbiati ricordi mi riportano a qualche anno fa, in un caldissimo concerto al C.S.A. Kantiere di Milano. Pornoriviste. Un nome che, per chi ha la mia età e un pò il punk (anche nostrano) l&#8217;ha vissuto, non può suonare nuovo. Certo, era la musica che ascoltavo quando avevo diciassette o diciotto anni, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli ultimi, annebbiati ricordi mi riportano a qualche anno fa, in un caldissimo concerto al C.S.A. Kantiere di Milano. <strong>Pornoriviste</strong>. Un nome che, per chi ha la mia età e un pò il punk (anche nostrano) l&#8217;ha vissuto, non può suonare nuovo. <strong>Certo, era la musica che ascoltavo quando avevo diciassette o diciotto anni,</strong> al liceo o poco dopo, <em>ma cosa importa? </em>Importa che loro ci sono ancora, incazzati, sempre presenti. Emozionano ora come allora.</p>
<p>Ma sgomitoliamo le idee in senso cronologico.</p>
<p><strong>Ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta</strong>, mentre  in data venerdì 24 luglio 2009 ci dirigiamo verso lo Spazio Carroponte di Sesto San Giovanni (inciso, doverosissimo inciso: un plauso al Comune di Sesto. Avete fatto più concerti voi a luglio che il MazdaPalace in un anno. E li avete fatti bene, con prezzi accessibili e in uno spazio, il Carroponte appunto, davvero suggestivo) coi tergi a manetta e la strada completamente allagata. <strong>Mancano pochi minuti alle ventuno e trenta e tutto fa pensare al peggio</strong>. Il cielo è nero e l&#8217;acqua scende a secchiate. Attimi di sconforto. Le <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Porno_Riviste" target="_blank">Pornoriviste</a> </strong>e i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Punkreas" target="_blank"><strong>Punkreas</strong></a>, stasera. Non li vedo da una vita, e più che un tuffo nel passato viste le condizioni meteo mi pare di fare un tuffo dalle rive del Po.</p>
<p>Poi<strong>, nell&#8217;arco di venti minuti, tutto cambia.</strong> Il cielo si rasserena e l&#8217;area, sino a poco prima deserta, inizia a popolarsi di personaggi squisitamente <em>underground</em>. Di gente ce n&#8217;è: viste le prospettive, è quasi un miracolo.<span id="more-1391"></span></p>
<p><strong>Il concerto ha inizio.</strong></p>
<p><strong>Le Pornoriviste mi fanno tornare ai miei diciotto con pezzi storici</strong>, in primis <em>&#8220;Come piace a me&#8221;</em>, colonna sonora delle mie fregature amorose <em>tardoadolescenziali</em>. I quattro si muovono bene e tirano in mezzo, anche se il lead singer pare provato dalle sfighe dovute al tempo. Come non capirlo. Bravi, motivati per essere una band che calca i palchi, e non scherzo, <strong>dal 1994</strong>. Quest&#8217;anno sono quindici. Loro sono cresciuti, tutti siamo cresciuti, ma i loro pezzi hanno ancora un senso, sia sociale che personale, e questo qualcosa vorrà significare.</p>
<p><strong>Ma è tempo degli headliner.</strong> Anche qui si parla di leggende del punk rock <em>Made in Italy</em>. Forse il gruppo punk più famoso della Penisola. Quanti ricordi. &#8220;<em>Disonora lo Stato, e brucia la bandiera</em>&#8221; (da &#8220;Tutti in pista&#8221;) è stata la prima frase di ribellione pronunciata da centinaia di ragazzini che facevano il liceo negli anni novanta. Chiaramente, me compreso. Ho ancora la cassetta in macchina. <strong>In fondo, chi c&#8217;era? Ve lo dico io: Shandon, Vallanzaska, Pornoriviste, Punkreas</strong> e poco altro. Mica come adesso, che ogni due giorni si grida al nuovo, piastrato e truccato fenomeno punk.</p>
<p>Altri tempi.</p>
<p>Altre teste.</p>
<p>Cosa posso provare, dunque, ascoltando i brani storici di &#8220;<em>Paranoia e Potere</em>&#8220;, &#8220;<em>90-93</em>&#8221; ecc?</p>
<p><strong>Tanta speranza, che le cose cambino in meglio</strong>. Loro, di certo, sono dei professionisti. Tengono il palco benone, e continuano a fare quello che hanno sempre fatto: <strong>protesta ma col sorriso</strong>. Il pubblico, però, non è più lo stesso. Forse è meno ricettivo, ma comunque fa il suo &#8220;sporco lavoro&#8221; sul palco.<em> Body surfing</em> e <em>pogo</em>, come ai vecchi tempi, solo meno incazzati.</p>
<p>Il concerto si conclude con &#8220;<em>Acà Toro</em>&#8220;. Non potevo chiedere di meglio.</p>
<p><em>Gli anni passano, ma i ricordi, se puri, restano.</em></p>
<p><strong>Il <a href="http://www.carrockponte.it/" target="_blank">Carrockponte Festival</a> si chiude domani</strong>, coi Dogo. Un vero successo: nemmeno la tempesta perfetta ha messo in difficoltà l&#8217;organizzazione di questo (bell&#8217;) evento. E, ragazzi, che impianto! Aspettiamo tutti la prossima edizione, che si prospetta (visto il precedente) davvero da non perdere.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Articolo e foto di <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a><br />
</em></p>
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		<title>Ho conosciuto Pino Scotto</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 14:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi ho conosciuto Pino Scotto. Proprio così. Ero alla conferenza stampa per un festival a Sesto di questi giorni, e l&#8217;ho conociuto. Abbiamo parlato un pò. Ero con Zano e Zanna al telefono dalla Costa Luminosa voleva che glielo passassi. Molti di voi lo conosceranno per le imprecazioni sui Tokio Hotel, ma quest&#8217;uomo ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/3697267761/in/photostream/"></a></p>
<p style="text-align: left;">Oggi ho conosciuto Pino Scotto.</p>
<p style="text-align: left;">Proprio così. Ero alla conferenza stampa per un festival a Sesto di questi giorni, e l&#8217;ho conociuto. Abbiamo parlato un pò. Ero con Zano e Zanna al telefono dalla Costa Luminosa voleva che glielo passassi.</p>
<p style="text-align: left;">Molti di voi lo conosceranno per le imprecazioni sui Tokio Hotel, ma quest&#8217;uomo ha fatto ben altro nella (e della) propria vita.</p>
<p style="text-align: left;">Quello che apprezzo di lui è la costanza. Costanza nel criticare, nel mandare a fare in culo tutti e tutto. Nel costruirsi un&#8217;immagine, certo, ma anche di saperla mantenere inalterata negli anni. Non è un eroe nazionale, nonostante sia una persona intelligente, molto intelligente. Ricordiamo che per criticare bisogna avere delle solide basi conoscitive. Bene, sulla musica lui le ha. E critica. Pare un uomo di cuore e di impulso,<em> forever young</em>, ma la sua barba incolta racconta si di serata alcoliche tra droga e puttane, ma anche di un uomo che si sbatte, lavora, calca i palchi un giorno si e l&#8217;altro pure. E&#8217; faticoso, come lavoro. Lo so bene anche io, da musicista.<span id="more-1224"></span></p>
<p style="text-align: left;"><em>Avere una band è come avere una ragazza</em>, mi ricorda mio padre. Ci sono band belle e band brutte, band con le quali godi e band che non ti eccitano. La musica è una droga, ce l&#8217;hai nel d.n.a., è una malattia ereditaria, forse.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Montare smontare fare il check aspettare la gente concordare il cachet litigare manca sempre qualcosa i batteristi si lamentano sempre fare benzina muoversi in macchina tornare alla baita alle prime ore dell&#8217;alba.</em></p>
<p style="text-align: left;">Pino Scotto fa questa vita da quasi quarant&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: left;">E se lo incontrate, non fate come me: non chiedetegli come fa.</p>
<p style="text-align: left;">Ognuno ha i suoi segreti.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/3697267761/in/photostream/"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3530/3697267761_605315e0b4.jpg" alt="" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/3697267761/in/photostream/"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3626/3698071630_5b816fb273.jpg?v=0" alt="Io e Pino Scotto" width="400" height="319" /></a></p>
<p>Conferenza Stampa &#8220;Fabrik Festival&#8221;, Bar Magenta, Milano.</p>
<p><a href="http://www.fabrikfestival.com" target="_blank">http://www.fabrikfestival.com</a><br />
© Emanuele Barboni. All rights are reserved.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Limp Bizkit &amp; Faith No More: che spettacolo! &#124; Magmusic</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/06/limp-bizkit-faith-no-more-che-spettacolo/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 14:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di giornale]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci aspettavamo tutti un mega festival all&#8217;Idroscalo di Milano, ma alla fine ci si è ritrovati al PalaSharp (al chiuso, con un buon numero di posti in meno rispetto alla location usuale), causa problematiche con la Provincia. Iniziamo con il piede sbagliato dunque, sin dalla metà di maggio. La motivazione dello spostamento? Non la conosciamo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 	 	 --></p>
<p><strong>Ci aspettavamo tutti un mega festival all&#8217;Idroscalo di Milano, ma alla fine ci si è ritrovati  al PalaSharp</strong> (al chiuso, con un buon numero di posti in meno rispetto alla location usuale), causa problematiche con la Provincia. Iniziamo con il piede sbagliato dunque, sin dalla metà di maggio. La motivazione dello spostamento? Non la conosciamo, ma andiamo per intuizione: in quei giorni si votava, e la propaganda elettorale era al massimo della sua potenza. Caso fortuito o tragica coincidenza? Con il senno di poi possiamo dire che i disagi ci sono stati, eccome. Ho seguito il festival nel 2007, l&#8217;edizione con i NOFX, per intenderci, e seguire la medesima  manifestazione nella giornata di domenica 14 giugno 2009 ha avuto riscontri contrastanti.</p>
<p><strong>Superiamo i cancelli verso le 18:30</strong> e dopo i saluti di rito all&#8217;organizzazione (Chiara, della <a href="http://www.propapromoz.com/" target="_blank">Propaporomoz</a>, grande estimatrice di MagMusic) iniziamo a guardarci intorno. Nell&#8217;area circostante il palazzetto tutto fila liscio: il palco sopraelevato della RedBull dove si sarebbero esibiti molti artisti &#8220;da <em>second stage</em>&#8220;, una miriade di stand di birre e hot dog, qualche <em>distro</em> indipendente. Fino a qui, tutto bene (Cit. &#8220;L&#8217;odio (La Haine)&#8221;,1995, Mathieu Kassovitz). L<strong>a gente è tanta e mi soffermo sulle t-shirt dei partecipanti. Trovo estremamente interessante l&#8217;analisi dei personaggi che popolano l&#8217;universo rock.</strong> <span id="more-1305"></span>Andiamo per ordine: motociclisti tatuati fino al collo, <em>nerds </em>occhialuti, <em>suicide girls</em>, e fortunatamente sempre meno <em>indie boys</em> (quelli con la t-shirt a righe orizzontali rosse e nere, i jeans stretti e il Borsalino, ma il concerto di Pete Doherty era ieri). Io faccio parte di coloro che, macchina fotografica alla mano, sgomitano sotto il palco per un primo piano all&#8217;artista di turno, e che vanno estremamente fieri di quel loro pass al collo. Incontro qualche amico, nel frattempo, ma non mi dilungo perché i <a href="http://www.lacunacoil.it/" target="_blank"><strong>Lacuna Coil</strong></a> stanno facendo il sound-check e a breve inizierò il mio lavoro.</p>
<p><strong>Entro nel palazzetto sbagliando almeno tre volte l&#8217;entrata più vicina per raggiungere il palco. Quello che mi circonda è un ambiente ostile: </strong>l&#8217;umidità fa concorrenza a quella di Bangkok in novembre, il caldo è torrido e manca l&#8217;aria. Nonostante sia abituato a climi estremi da concerto, posso dire di aver avuto almeno un paio di mancamenti durante l&#8217;arco della manifestazione.</p>
<p><strong>Tempo di raggiungere il palco, di chiedere alla sicurezza due dritte, che le luci si spengono e inizia lo show degli italiani </strong><strong>Lacuna Coil, fiore all&#8217;occhiello di quel metal tanto famoso in Europa e nel mondo</strong> (States, Germania, Est Europa) quanto snobbato in terra madre. Ragazzi, questi hanno suonato in Australia e in Italia nemmeno li conoscono! Bene, un inizio col botto si direbbe. Da musicista, mi rendo subito conto della qualità dei suoni e dell&#8217;acustica. Non capisco coloro che criticano il PalaSharp. Si sente tutto davvero bene, il suono è omogeneo (ragazzi però, la cassa della batteria era davvero troppo alta) ed il pubblico inizia a scaldarsi forte. Non conosco bene questi ragazzi, se non per sentito dire, ma all&#8217;entrata della cantante Cristina Scabbia la mia idea sulla band di Milano si fa più concreta.</p>
<p><strong>La band agli albori poteva essere classificata come <em>gothic metal</em>, ma questa definizione non le calza proprio a pennello</strong>. Vi è stata infatti una sorta di evoluzione che li ha portati ad un sound più &#8220;pop&#8221;, con strutture melodiche di più facile ascolto. E&#8217; questa la prima sensazione che provo ascoltando i primi brani. <em>&#8220;Mio dio quanto sono pop!</em>&#8220;, mi dico. Certo, sono pop per me che ascolto anche il <em>brutal</em>, perché bisogna dire che le chitarre si fanno sentire, belle distorte, e la voce di Andrea Ferro è davvero multiforme, passando dalla melodia &#8220;pausiniana&#8221; agli scream più atroci (nel senso buono del termine). Sarà per il binomio voce maschile/voce femminile, ma questi ragazzi mi piacciono proprio. Soprattutto: <em>non se la menano</em> (Fred Durst <em>docet</em>). Non vogliono &#8220;fare brutto&#8221; a tutti i costi, sono posati, simpaticamente attivi nel dialogo col pubblico.</p>
<p><strong>Il batterista spinge, e forte, ma è preciso come un orologio in quel tipo di ritmiche lente ma inesorabili che contraddistinguono il <em>mood</em> della band. </strong>Lo ricordo a tutti: suonare rock lento spesso è più complesso di suonare qualcosa a 350 Bpm. Un Hurrà per Cristiano Mozzati detto Criz, insomma. La scaletta ci accompagna fino ad un culmine atteso da tutti i presenti. Cristina prende le redini della discussione:<strong> &#8220;<em>Di questa non vi dico chi sono gli autori, dovete solo cantarla con noi!</em>&#8220;. Già capisco. <em>&#8220;Enjoy the silence</em>&#8220;, <em>Depeche Mode</em></strong> ( ieri live a San Siro). Un classico. Ed è una bella sensazione, perché il pubblico partecipa, canta, Cristina e i suoi sono felici, e si vede.</p>
<p><strong><em>Big ups</em> per i Lacuna Coil, </strong>che con il nuovo album dal titolo Shallow Life, uscito ufficialmente il 20 aprile 2009 per la Century Media, hanno conquistato pubblico e critica. E anche me.</p>
<p>E&#8217; tempo di farmi una Heineken media, un paio di telefonate e di ascoltare allibito il concerto sul <em>second stage </em>dei<em><strong> Sick Tamburo</strong></em>. Mi soffermerei qualche riga su questi quattro ragazzi. Capisco immediatamente che il loro obiettivo non è suonare, ma far parlare di sé. Nati per 2/4 dalle non-ceneri dei<strong> Prozac+</strong> (suonano ancora insieme), band punk salita alla ribalta delle classifiche con singoli come <em>Acido/Acida, GM </em> e <em>Betty tossica, </em>in questa nuova formazione<strong><em> </em>Elisabetta si sposta dal basso alla voce e Gian Maria ricopre lo stesso ruolo di chitarrista e produttore che ha nei Prozac+. </strong>Electro rock, possiamo dire, ma la voce è da cestinare, a tratti fastidiosa, e i testi troppo avanguardistici per un pubblico come quello nostrano. Ok, parlate del vostro <em>cane con tre zampe</em>, del fatto che <em>non toccheremo più i tuoi seni</em>, ma un minimo di grazia nel cantare (possiamo utilizzare il termine sbraitare, in tal caso) e un minimo di contatto con chi vi ascolta è d&#8217;obbligo. <strong>Quei passamontagna, poi, per carità. Dopo i Kiss tutto il resto è merda. </strong>Non avete inventato nulla, o forse l&#8217;Italia (ed il sottoscritto) non è ancora pronta a tutto questo. Un consiglio, continuate con il<em> drug punk</em> dei Prozac+, perché le droghe (e i drogati) non passano mai di moda.</p>
<p><strong>Ed arriva il momento tanto atteso. Qui si parla di leggende del <em>crossover</em>, mica cazzi. Qui si parla di Fred Durst, Dj Lethal e Wes Borland.</strong> Di gente che suona insieme dal 1994. Questi hanno venduto più di 50 milioni di dischi, di cui 17 milioni nei soli Stati Uniti. Qui si parla di storia.</p>
<p><strong>Limp Bizkit</strong>, in <em>reunion</em> a Milano per un concerto che si prospetta esplosivo. Il 12 febbraio 2009 hanno annunciato il  ritorno alla <em>lineup</em> originale, dopo quattro anni di silenzi e casini, Wes Borland compreso. La scenografia rimane nascosta fino all&#8217;ultimo, con un mega telone che raffigura in stile <em>comics</em> i cinque componenti della banda. Inizia lo show.</p>
<p><strong>Apertura con &#8220;My Generation&#8221;, ed il pubblico si infiamma. <em>Era tanto che vi aspettavamo.</em> Mi trovo proprio sotto il chitarrista Wes, truccato come da abitudine da alieno/clown/aspirante omicida</strong>, a petto nudo completamente coperto di vernice bianca e simboli tribali e pantaloni di lana di capra in tinta. Uno spettacolo. Il sound è quello giusto, i pezzi sono ormai dei classici, <strong>Fred Durst un po&#8217; sovrappeso ma iconograficamente identico a dieci anni fa</strong> (cappellino rosso, pantaloni corti loose e t-shirt nera dei Faith No More). Dj Lethal dietro alla consolle ricoperta da un bandierone tricolore. <em>Evviva</em>.</p>
<p><strong>Il concerto scorre veloce nel caldo più estremo, il frontman afferma ironicamente &#8220;<em>It&#8217;s so fuckin&#8217; cold here, isn&#8217;t it?</em>&#8221; (fa un cazzo di freddo qui, non è vero?), suda, si dimena, salta, manda a quel paese</strong>, cerca un dialogo che non arriva, e diciamola tutta: un po&#8217; se la mena. Borland sputa acqua sulla mia Canon, che riesco con un gesto rapido a nascondere dietro la schiena. Insieme a me bagna almeno altri cinque o sei fotografi, che vista la mole della mercanzia (obbiettivi da mezzo metro cadauno) si ritrovano completamente fradici. <strong>Loro lo insultano, io sono in adorazione</strong>. La mia fotocamera è salva, benedetta da Borland in persona. Seguono i classici, da &#8220;Faith&#8221; a &#8220;Rollin&#8217;&#8221;, per chiudere con una straordinaria &#8220;Take a look around (mission impossible theme)&#8221;. La band suona bene, batterista incluso. Durst piazza un paio di lentoni a metà spettacolo, perché evidentemente non ce la fa. Ma dio santo, che show. Gli effetti di <em>delay</em> sul pulito di Wes sono ormai un tratto incancellabile del genere nu metal, e diciamola tutta:<strong> il mondo è pieno di emuli, la musica si è evoluta, ma questo cinque ragazzi hanno messo le basi per tutto questo, e restano i padri indiscussi del genere </strong>(Faith No More esclusi, ovviamente).</p>
<p>Dove eravamo rimasti? Ve lo dico io: ai <strong>Faith No More</strong>. Questo Rock in Idro (o in Pala, che dir si voglia) ha un sapore particolare perché include <strong>due importanti <em>reunion</em> per il panorama rock</strong>. Ebbene si, anche loro, i FNM sono tornati, e l&#8217;occasione per ascoltarli era più unica che rara. Il 26 febbraio 2009, dopo mesi e mesi di rumors, la band ha annunciato il proprio ritorno sulle scene: la notizia è stata data direttamente dal bassista Bill Gould il quale ha anche annunciato che la line-up della band sarà composta da Mike Patton alla voce, Bill Gould al basso, Mike Bordin alla batteria, Roddy Bottum alle tastiere e Jon Hudson alla chitarra. Mica male.</p>
<p><strong>Mike Patton entra in scena con un elegantissimo completo argento, preceduto dal resto della formazione, tutti in tono.</strong> Entra  zoppicando, con un bastone da passaggio: non capisco l&#8217;allegoria, il rimando certo a qualcosa o qualcuno, ma non importa. Ci troviamo in una scatola teatrale racchiusa da drappi rossi, Il sound è potente, come prima e più di prima, e la stima nei confronti di Patton ha diversi e molteplici punti di partenza.<strong> Da dove vogliamo iniziare? Dalla cover di &#8220;Poker Face (Chinese Arithmetic mix)&#8221; di Lady Gaga? </strong>O forse da &#8220;Evidence&#8221; cantata in italiano? O dalla romantica e jazzistica &#8220;Reunited (cover di Peaches &amp; Herb)&#8221;? Una cosa è certa: la voce di Patton è unica, potente, impareggiabile. <strong>Lavora col microfono come una pornostar il <em>tarello</em></strong>, passa dall&#8217;abisso delle tenebre alla vetta dell&#8217;Everest in un istante, utilizzando sovente un megafono per distorcerla. E lui si, che sa parlare con il pubblico. Forse perché suona dal 1982, e di concerti ne ha fatti a migliaia. O forse perché conosce l&#8217;italiano (girano voci che sia sposato con una donna del Bel Paese) e tira in mezzo band e pubblico con parolacce come &#8220;segaiolo&#8221; o &#8220;stronzo&#8221;. Uno show epico, chiuso appunto con il brano &#8220;Epic&#8221;, un ritorno importante, di quelli di cui si sentiva la mancanza.</p>
<p><strong>Se ho detto che i Limp Bizkit sono i padri del nu metal, bene, i FNM sono i nonni che, nonostante l&#8217;età, sanno ancora dettar legge nel panorama mondiale.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Articolo e foto di <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a></em></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;"><strong>Gallerie fotografiche</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><br />
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		<title>- CRISI + SORRISI</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 23:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sul quotidiano vivere]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[La crisi c&#8217;è. Ce la mostrano in tv ogni sera. E se lo dice la tv, una notizia è vera per forza di cose. Penso, dunque: &#8220;cosa posso fare per rimediare a questa crisi?&#8221;. Nulla, mi rispondo. Non ho un azienda non ho un lavoro non faccio il setteetrenta non ho l&#8217;abbonamento atm non ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi c&#8217;è. Ce la mostrano in tv ogni sera. E se lo dice la tv, una notizia è vera per forza di cose. Penso, dunque:<em> &#8220;cosa posso fare per rimediare a questa crisi?&#8221;</em>.</p>
<p>Nulla, mi rispondo.</p>
<p><em>Non ho un azienda non ho un lavoro non faccio il setteetrenta non ho l&#8217;abbonamento atm non ho dipendenti non firmo contratti non ho una casa ho il cellulare rotto e mando curriculum sui siti di internet e nessuno mi risponde neanche per caso</em></p>
<p>Certo non spendere, come suggerisce il <em>boss</em>, dato che di soldi non ce n&#8217;è. Allora mi viene da pensare che questa crisi potrebbe essere un nuovo stimolo, almeno per chi come me ancora vive di progetti. Uno stimolo ad eliminare il superfluo, il vecchio. Eliminare quelle piccole e logoranti abitudini quotidiane, quelle spese inutili da due euro che a fine mese, a noi giovani, fanno la differenza sul conto in banca.</p>
<p><em>Esco di casa, colazione giornaliero atm caffè in università sigarette qualche fotocopia in biblioteca cazzo avevo venti euro ora ne ho quattroecinquanta.</em></p>
<p>Personalmente, cerco di vedere i lati positvi del non avere un euro in tasca. Ad esempio non spendo più una marea di soldi in cocktail o sigarette, e invece che andare a ballare, mi ritrovo in casa con amici, qualche birra dell&#8217;Unes, Winamp a palla e tanta simpatia. Vado al parco e mi diverto un mondo. E mi porto i panini col prosciutto e la fontina.</p>
<p>Questa crisi oltre che uno stimolo è un segnale chiaro.</p>
<p>Basta <em>superficialità</em>, cazzo.</p>
<p>Ad esempio, la vita notturna a Milano è ridicola. Totalmente ferma agli anni &#8217;80. La Milano da bere, nel 2009, è la caricatura di sè stessa. Appariscente, godiva. Continuate a riempire il Tocqueville, ragazzine universitarie del sud, perchè è questa la Milano dei rotocalchi. Spendete dieci euro per un cocktail annacquato all&#8217;Hollywood, che magari beccate Inzaghi.</p>
<p>A Milano ci sono un milione di locali. ogni settimana ne aprono uno nuovo. Bene. Sono tutti vuoti.</p>
<p>La crisi ci sta rendendo molto <em>selettivi</em>.</p>
<p>La gente ha bisogno di parchi, aria aperta, luoghi pubblici e liberi, frisbee, birre a un euro. La gente vuole fare i <em>botellon</em>, la gente non ha soldi! Vuole tornare alla dinamica del bar sotto casa, l&#8217;illusione degli anni &#8217;80 è svanita, solo i ciechi non se ne sono accorti!</p>
<p>La bolla è scoppiata!</p>
<p>Insomma: c&#8217;è la crisi, lo abbiamo capito. Ma ci si può divertire anche senza un euro in tasca, perchè basta un sorriso e qualche buon amico per farsi la serata. E&#8217; questo che i giovani dovrebbero dimostrare a tutti.</p>
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		<title>Sull&#8217;irragionevolezza del concetto di totalità nell&#8217;esperienza (saggio breve, 2008)</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 22:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria del rinnovamento]]></category>
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		<category><![CDATA[Sull'irragionevolezza del concetto di totalità nell'esperienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Saggio breve di Emanuele Barboni L&#8217;uomo è per sua natura destinato a non vivere esperienze totali. Ogni persona è il risultato delle proprie esperienze quotidiane. Nel reale ognuno di noi raggiunge differenti livelli di soddisfazione nei più diversi ambiti: lo studio, il lavoro, la creazione artistica. L&#8217;esperienza in sé e per sé può portare soddisfazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saggio breve di Emanuele Barboni</p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p align="justify">L&#8217;uomo è per sua natura destinato a non vivere esperienze totali. Ogni persona è il risultato delle proprie esperienze quotidiane. Nel reale ognuno di noi raggiunge differenti livelli di soddisfazione nei più diversi ambiti: lo studio, il lavoro, la creazione artistica. L&#8217;esperienza in sé e per sé può portare soddisfazione, nel momento in cui viene vissuta.</p>
<p align="justify">Alla base di questa riflessione si pone il concetto, umano e relativo nella natura stessa del termine, di soggettività. La soggettività è un filtro suadente che limita in maniera morbida l&#8217;impossibilità umana di raggiungere la completezza dell&#8217;azione, sempre relativa.<span id="more-157"></span></p>
<p align="justify">Non può sussistere perfezione ove sussiste un soggetto, dunque soggettività.</p>
<p align="justify">Ogni esperienza, seppur di intenso livello e gratificazione, è contraddistinta da un continuo ed infinito elevarsi della stessa nei confronti dell&#8217;unico essere che porta in seno la totalità nella sua profonda natura. Potrebbe essere il creatore, non saprei. Posso fare una cosa, e farla in maniera ineccepibile. Ma essa non raggiungerà mai la perfezione. Questo lascia nell&#8217;animo un sempre velato senso di insoddisfazione. L&#8217;essere umano è destinato a creare e a vivere esperienze incomplete, solo apparentemente totali. Quello che noi comunemente chiamiamo realizzazione dell&#8217;uomo è data dall&#8217;auto-assegnazione di limiti naturali, meccanismo di difesa data l&#8217;impossibilità di raggiungere il divino.</p>
<p align="justify">Il concetto di totale non fa parte del bagaglio intellettivo dell&#8217;uomo moderno. Come quello di infinito, di sublime e di divino. Sono idee che sono state perse nell&#8217;arco dei millenni. L&#8217;uomo antico, penso ad esempio alle civiltà elleniche, avevano una maggiore lungimiranza nei confronti della totalità e della perfezione. Sono popoli che hanno raggiunto un livello globale nel proprio operato ben più alto rispetto a quello che l&#8217;uomo moderno può raggiungere. Sempre relativo, come continua tensione dell&#8217;umano verso l&#8217;infinito, ma certo superiore. Cercavano il divino equilibrio nelle loro opere. Penso alle piramidi egizie, penso alle sculture greche, penso ai libri sacri. Opere che ora, a distanza di migliaia di anni, rappresentano per noi tutti esempi di altissimo livello culturale. L&#8217;uomo antico viveva in equilibrio con la Natura, unica manifestazione perfetta visibile agli occhi dell&#8217;uomo. Questo è il motivo per cui riusciva a rapportarsi in maniera più profonda ed efficace con il Tutto. La dimensione divina avvolgeva ogni singolo istante della vita quotidiana, e vi era profondo rispetto dell&#8217;ordine del mondo. L&#8217;uomo moderno ha indissolubilmente rotto questo rapporto di equilibrio nei confronti dell&#8217;Infinito.</p>
<p align="justify">Il raggiungimento dell&#8217;esperienza totale è inversamente proporzionale all&#8217;esperienza.</p>
<p>Emanuele Barboni – 2008 &#8211; Tutti i diritti riservati</p>
<p><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2008/10/sull-irragionevolezza-dell-esperienza_emanuele_barboni.pdf"><img src="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2008/10/pdf-icon-300x220.jpg" alt="" width="150" height="110" /></a></p>
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		<title>Sulla divisione del mondo in classi, o sulla concretezza del genio-filosofo (saggio breve, 2008)</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 22:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sulla divisione del mondo in classi]]></category>
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		<description><![CDATA[Saggio breve di Emanuele Barboni &#8220;Alla base del pensiero filosofico di Eraclito c&#8217;è la contrapposizione fra la mentalità degli uomini comuni, i dormienti appunto, e i sommi filosofi, che rappresentano gli svegli, ossia quelle persone, che, andando oltre le apparenze, sanno cogliere il senso intrinseco delle cose&#8221;. Wikipedia Ero in terza o quarta superiore quando, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saggio breve di Emanuele Barboni</p>
<p><em>&#8220;Alla base del pensiero filosofico di Eraclito c&#8217;è la contrapposizione fra la mentalità degli uomini comuni, i dormienti appunto, e i sommi filosofi, che rappresentano gli svegli, ossia quelle persone, che, andando oltre le apparenze, sanno cogliere il senso intrinseco delle cose&#8221;. Wikipedia</em></p>
<p>Ero in terza o quarta superiore quando, studiando filosofia, mi sono accorto che il mondo è davvero diviso in due grandi classi. Eraclito li chiama gli svegli (i filosofi) e i dormienti (la gente comune). Lungi da me ritenermi uno sveglio (o un dormiente). Come in ogni cosa, sono gli altri i migliori giudici della tua persona. Parlerò in questa sede della mia personale esperienza con persone di una certa caratura, che considero superiori alla maggioranza delle persone. Quelle persone che ritengo speciali, fuori dagli schemi, in un certo senso geniali.<span id="more-154"></span></p>
<p>Sono dell&#8217;idea che l&#8217;istruzione e la cultura siano le chiavi fondamentali per appartenere all&#8217;una o all&#8217;altra categoria di merito. Studiare significa avere coscienza di quello che esiste e di quello che è stato. Dunque viene da sé che solo colui che ha una vasta preparazione è in grado di valutare, creare o prevedere ciò che esisterà.</p>
<p>Il genio è dato dall&#8217;unione ambigua e irrazionale delle conoscenze.</p>
<p>Divido il mondo in due grandi categorie, proprio come Eraclito da Efeso, ossia coloro che hanno le potenzialità di cambiare il mondo, per sé o per gli altri, e la massa. La massa è un elemento informe e passivo, grigio, incapace di reagire agli stimoli e vittima di una quotidianità/stabilità voluta. La stabilità è caratteristica intrinseca della massa in quanto la stessa ricerca nell&#8217;ordine e nel non cambiamento il suo rifugio al quieto vivere. Il genio/filosofo vive nell&#8217;instabilità di una continua messa in discussione, sapendo che solo nel caos vi è possibilità di crescita interiore, che solo nella sconfitta vi è dentro l&#8217;insegnamento. Si distingue dal resto degli uomini in quanto va al di là della mediocrità per sfondare intellettualmente i limiti del superficiale, scavando a fondo la questione per inebriarsi della sua essenza. Coloro che cambieranno il mondo sono persone contraddistinte da sensibilità, cultura e genio. Sono persone che hanno sofferto più degli altri, patito più degli altri i cambiamenti. Sono coloro che hanno negli occhi la luce di chi si è posto delle domande, non importa se giuste o sbagliate, come non importa se a queste domande sono state date delle risposte. Sono coloro che conoscono a fondo il sistema e sono in grado di deviarlo, di assorbirlo per poi fagocitarne uno completamente nuovo. Coelho li chiama guerrieri della luce, Eraclito filosofi, ma non importa il come li chiamiamo, l&#8217;importante è che esistano, che siano nella vita di ognuno di noi, che ci indichino la strada giusta da percorrere. Sono uomini contraddistinti da fattezze angeliche, da una grande forza di spirito, e dalla sregolatezza del genio. Sono temerari, persone che prendono sempre la strada più complessa per giungere alla meta. Persone con una sensibilità artistica fuori dal comune. Sovente prese per pazze, queste persone studiano il prossimo con estenuante naturalezza. Il ragionamento fantastico è nelle loro corde, e sono incredibili sognatori. Sanno guardare oltre al pensiero comune, non smettono mai di chiedersi il perchè delle cose e vivono con il sogno di lasciare il segno. Sono personaggi ambiziosi, spesso incompresi, che guardano il mondo dall&#8217;alto in basso perchè sono consci della loro superiorità intellettuale, ma senza mai negare l&#8217;aiuto al prossimo.</p>
<p>Coloro che cambieranno il mondo sono innanzitutto dei teorici, degli studiosi, degli esperti. Ma sanno anche che la loro sensibilità va applicata al mondo reale. Sono furbi, perchè sanno di avere una dote e cercano sempre di colpire il destinatario nel nocciolo della discussione. Questo è dato da una completa e notevole preparazione. Tutti i grandi della storia avevano una sensibilità speciale e l&#8217;hanno applicata. I filosofi sono coloro che hanno l&#8217;accortezza di capire che il mondo si cambia teorizzando, ma anche facendo nel concreto le cose, cercando un passepartout tra l&#8217;idea e la pratica. Questi uomini straordinari sono coloro che hanno la capacità intellettuale di considerare lateralmente ogni variabile di un sistema, di non fermarsi all&#8217;apparenza delle cose bensì di aggiungevi un pizzico di follia. Sono persone che di natura non credono ai loro occhi, e che conoscono talmente bene ciò che li circonda da illustrarne dieci, cento, mille alternative.</p>
<p>Fortunatamente ritengo di avere attorno a me alcune persone che corrispondono a questa descrizione.</p>
<p>Ho cercato, nell&#8217;arco degli anni, di seguire i loro insegnamenti, le loro linee guida. Non importa che sia tuo padre, il tuo insegnante del liceo, il tuo migliore amico, la tua fidanzata. Queste persone hanno la forza e la volontà di vedere in ogni cosa il suo lato bello, sia dal punto di vista estetico, che pratico. Scavano con gli occhi in ogni animo che incontrano, la rapiscono, in quanto avvolti da un celestiale velo di fascino quasi ultraterreno. Non parlano ma agiscono. Lasciano parlare i fatti: le loro opere, i loro artefatti, le loro azioni. E qui spesso si va incontro a quello che potrei definire una prima cifra di valutazione di questo genere di persone. La concretezza. Sovente incontriamo grandi persone, con in bocca grandi parole, grandi progetti, grandiose idee. Sono persone contraddistinte da una certa loquacità, solitamente colte, ben vestite, di animo fragile. Imbastiscono discussioni su come cambieranno il mondo, su come porteranno a termine affari di notevole entità. Non mancano di illustrare ogni singolo dettaglio del loro progetto a chiunque si incontri, non valutando il reale interesse dell&#8217;interlocutore. Spesso hanno un tono di voce molto alto, che sovrasta il volume della chiacchera. Si vedono invincibili, capaci di tutto. Vedono soltanto ciò che sognano, e perdono sin da subito il contatto con la realtà. Sulla carta sono geni, creativi, romantici. Sono il tutto più uno. Emanano un grande fascino, soprattutto con le donne, che li ascoltano assorte nel gioco demagogico delle parole che dalla loro bocca fuoriescono, ben selezionate e d&#8217;effetto.</p>
<p>Sono persone che hanno dimenticato il valore del silenzio.</p>
<p>Il vero filosofo sa, che non vi è miglior parola di un fatto. Attende in silenzio il completamento dell&#8217;opera, e solo allora, raggiunto il massimo grado di perfezionamento, è pronto a mostrare l&#8217;operato. Non fanno progetti, se non in un ruvido schizzo mentale. Agiscono, fanno le cose che hanno in testa, senza millantare qualità o caratteristiche del loro futuro lavoro. Si distinguono dai falsi geni per la loro umiltà e la loro indiscussa concretezza. Sono i migliori in qualcosa, ma non smettono mai di cercare nuove domande da porsi.</p>
<p>Bisogna diffidare dai falsi filosofi, da coloro che sognano senza affrontare la voce concreta della realtà.</p>
<p>Bisogna seguire i veri geni, perchè solo coloro almeno una volta nella vita si sono seduti davanti ad uno specchio, con un taccuino in mano, e hanno scritto cosa hanno fatto per cambiare lo status quo, per sé o per gli altri.</p>
<p>Emanuele Barboni – 2008 &#8211; Tutti i diritti riservati</p>
<p><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2008/10/sull_genio_filosofo_emanuele_barboni.pdf"><img src="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2008/10/pdf-icon-300x220.jpg" alt="" width="150" height="110" /></a></p>
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		<title>Sull&#8217;innocenza o l&#8217;adulta fanciullezza (saggio breve, 2008)</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 22:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Saggio breve di Emanuele Barboni Da piccolo non mi raccontavano le favole. Non so perchè, ma non mi ricordo nemmeno di una favola prima dei dieci anni. La prima è stata Pinocchio del Collodi, che ci fece leggere una maestra alle elementari per poi riassumerla. Io non sapevo fare i riassunti e la copiai paro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saggio breve di Emanuele Barboni</p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p align="justify">Da piccolo non mi raccontavano le favole. Non so perchè, ma non mi ricordo nemmeno di una favola prima dei dieci anni. La prima è stata <em>Pinocchio</em> del Collodi, che ci fece leggere una maestra alle elementari per poi riassumerla. Io non sapevo fare i riassunti e la copiai paro paro dal libro. Ci misi una notte intera, perchè non sapevo concettualmente cosa fosse un riassunto. Per la cronaca, il compito andò bene ma ci impiegai qualche altro anno a comprendere il significato della parola &#8220;riassunto&#8221;. Poi arrivò Propp e fu un colpo al cuore. Ero al primo anno di università, penso. Ma come, le favole hanno anche delle regole? Lo step due fu lo studio delle presunte insinuazioni sessuali nella favola di Cappuccetto Rosso. Pensa te. Niente favole da bambino, e quando arrivano da grande, mi dicono che sono tutte regolate da delle costanti e che il sesso è insito in ogni racconto. Mah. Perlomeno avevo studiato Freud, e non fu poi così scioccante.<span id="more-144"></span></p>
<p align="justify">Penso che la fanciullezza, o almeno come la intende il Pascoli, sia il motore della fantasia. E che la fantasia sia il motore del genio. Lasciateli sognare, rompere, creare i vostri piccoli. Perchè tornare in fondo bambini significa essere diventati adulti. Dei buoni adulti. Io purtroppo di tempo per sognare ne ho avuto proprio poco. Avevo circa dieci anni e il mio mondo ovattato è stato letteralmente spazzato via dalla separazione dei miei genitori. Certo, cose che capitano. Già ero un bambino problematico, timido, sensibile, allergico e asmatico. Da quel momento non ho avuto più né tempo né voglia di fare voli pindarici con la mente, di sviluppare la mia naturale fanciullezza di ragazzino. Diciamo che qualcosa dentro di me si è rotto, sono stato proiettato nel mondo dei grandi tutto d&#8217;un colpo.</p>
<p align="justify">Si diventa grandi nel momento in cui si perde l&#8217;innocenza. Io forse l&#8217;ho persa con quei sei sette anni di anticipo rispetto alla tabella di marcia. Ma non ne faccio un dramma. Certo che se diventare grandi significa assumersi delle responsabilità, ecco, io me le son prese dai dieci anni in poi. La mia psiche ne risente ancora oggi. Dicono che mi responsabilizzo troppo, e che fa male. Ma per me è una cosa naturale, da tanti anni.</p>
<p align="justify">E&#8217; per questo che la gente soffre di attacchi d&#8217;ansia e similari. Perchè si responsabilizza troppo. Nel lavoro, nello studio, nelle aspettative di vita. Anche io l&#8217;ho fatto, non sapendo quello che mi stava accadendo. L&#8217;ho scoperto appena in tempo, navigando nel mio passato come un viaggiatore senza meta, cercando i punti di rottura, le parole chiave che mi permettessero una sana catarsi. I sintomi sono odiosi e ti mettono nella condizione di cercare la chiave alle tue insicurezze.</p>
<p align="justify">Fondamentalmente, sto dicendo che chiunque avrebbe bisogno di un buon psicologo se non ha avuto un&#8217;infanzia come si deve.</p>
<p align="justify">Il risultato di questa rottura, della seguente responsabilizzazione post separazione, e della matura ricerca di una soluzione ai sintomi di ansia che mi affliggevano è che non ho avuto una fanciullezza degna di questo nome. Mi ritrovo a ventisei anni a dover necessariamente sublimare questa dose inespressa di giocosa gioia mista a esternazioni infantili. E&#8217; come se, prima di diventare grandi, ognuno di noi abbia una certa dose di fanciullezza e fantasia da esprimere. Una volta terminata questa dose, il nostro corpo e la nostra mente vengono messi in condizione di approcciarsi all&#8217;età adulta. Il mio diventare grande, vista la particolarità della situazione, è stato un processo più lungo della norma. Mi accorgo ancora oggi di essere infantile in molti momenti della giornata. E forse è proprio questa la mia particolarità. Mi esprimo tante volte con un linguaggio infantile, creo situazioni infantili, faccio giochi infantili. Ma per piacere, non fermatemi. Perchè vi ho già detto che di tempo per sublimare il mio essere bambino non ne ho avuto, e il processo di smaltimento deve ancora terminare. Sento che siamo lì, a un passo dalla meta. Spero di riuscire a fermarmi un secondo prima di avere per sempre perduto la facoltà di vedere il mondo con gli occhi di un bambino.</p>
<p align="justify">Credo che quando uno nasce il valore dell&#8217;innocenza è pari a, diciamo un numero, cento. Poi seguono mille prime volte: dal primo bagno in piscina senza braccioli alla prima cotta alle medie. Il valore di innocenza scala verso lo zero ogniqualvolta si fa una cosa la prima volta. E&#8217; per questo che i grandi non sono felici. Perchè non hanno più l&#8217;entusiasmo delle prime volte. Il tutto diventa consuetudine, una ricerca costante della regolarità. In aggiunta, bisogna aggiungere un altro valore al percorso che porta dall&#8217;innocenza (dei piccoli) alla competenza (dei grandi): le delusioni. Ogni delusione toglie qualche decimo di punto alla nostra innocenza, portandola inesorabilmente verso l&#8217;annullamento in quanto a ogni delusione corrisponde una mancata realizzazione di un&#8217;aspettativa infantile. Se vieni deluso dal tuo primo grande amore, da colei per cui ascoltavi musica romantica e scrivevi su carta rosa con una goccia di profumo di tuo padre, capirai che l&#8217;amore non è solo inebriamento e batticuore, bensì dolore e rammarico. E l&#8217;idea che avevi del termine amore verrà indurita dall&#8217;aspra sensazione che questa delusione ti ha dato. Un po&#8217; come il sesso. Uno si immagina chissà cosa, poi lo fa la prima volta e si, sarà anche bello, ma non era proprio come lo avevo sognato. Eppure, dopo averlo fatto cento volte, si pensa a quanto sia stata incredibile quella prima volta.</p>
<p align="justify">Da aggiungere ci sono le responsabilità e le cose che ci fanno paura. Fondamentalmente, per riassumere, trattasi del <em>mondo dei grandi</em>. Capire quello che accade nel mondo, carpire il significato di termini come guerra, morte, odio, dolore, ci indirizza ad una cruda consapevolezza del mondo che ci circonda. Si è sempre meno bambini per il semplice fatto che quando si è bambini certe cose non si pensano perchè non le si conoscono. La conoscenza riduce la fanciullezza. Prima o poi arriva il giorno in cui vedi il primo telegiornale. Lo inizi a guardare tutti i giorni, con i tuoi genitori a tavola, e pian piano inizi a capire che il mondo non è solo disegnare, correre per i prati, fare una partita a pallone. Capisci che là fuori c&#8217;è un casino, che le cose non vanno proprio come dovrebbero andare, e questo ti ferisce. Non hai più quell&#8217;innocenza di un mondo senza delusioni, senza paure, senza responsabilità. Allora forse diventare grandi significa avere un cuore di pietra, saper reggere alle delusioni, sopportare il peso delle responsabilità e non fare nulla che non si sia già fatto almeno una volta.</p>
<p align="justify">Ma per piacere, lasciatemi credere che il piccolo Emanuele che ero abita ancora dentro di me. Perchè nonostante abbia un lavoro, delle responsabilità, e nonostante abbia già fatto un milione di cose per la prima volta, amo vedere il mondo dagli occhi del <em>piccolo Emanuele</em>. La situazione è particolare, ripeto. Ma questo mi ha permesso di capire si, che ciò che mi circonda è una fucina di delusione, di asprezza, di malignità. Ma ho ancora qualche piccola dose di fanciullezza, e l&#8217;innocenza che non ho potuto esprimere a tempo debito non la voglio certo mettere in un cassetto. Trovo che l&#8217;amare il colore di un fiore, la freschezza della natura, che dipingere con dei pastelli a olio su un foglio di carta e accarezzare la corteccia di un albero siano cose straordinarie, che mi danno delle emozioni incredibili. L&#8217;esperienza non è data da quello che vivi, ma da come lo vivi.</p>
<p align="justify">Animi sensibili come il mio capiranno appieno queste parole. Perchè in fondo diventare adulti è una cosa che tocca a tutti, prima o poi. Ma nessuno ha certo deciso di propria iniziativa di diventare grande. E&#8217; il mondo che ci circonda che ci obbliga ad assumerci le nostre responsabilità. Pensare fa male, e allora ogni tanto mi abbandono all&#8217;osservazione di un cielo stellato, godo del perdermi in macchina con la mia fidanzata, assaggio della neve. Gusto un sorso di birra come fosse la prima volta, e scrivo pensieri senza il filtro della ragione. Mi commuovo a stringere la mano di un neonato e mi inebrio dei colori di un tramonto. Forse dall&#8217;esterno il mio risulta essere un atteggiamento immaturo, irresponsabile, infantile. Ma chi tra voi ha già lasciato il passo al mondo della regola, della noia, dell&#8217;osservazione razionale della realtà, dovrebbe ricredersi. Noi, sognatori e incredibili immaturi, abbiamo la luce negli occhi, capiamo il valore del sorriso, il sapore acerbo di un&#8217;albicocca, il valore reale di una carezza. Perchè il bambino che in noi è radicato, non morirà mai, ed è questo quello che ci rende speciali.</p>
<p align="justify">Un uomo è il risultato della propria esperienza, del proprio modo di vedere il mondo, della propria innocenza. Ma ogni giorno mi confronto con persone che non riescono nemmeno lontanamente a comprendere il mio personale punto di vista sulla sensibilità umana. Uomini e donne, o presunti tali, che si soffermano su dettagli superficiali della vita, che hanno perso il piacere di perdersi per poi ritrovarsi. Parlo di tutti coloro che si sono rassegnati a vivere da grandi dimenticando di essere stati piccoli, di coloro che hanno lasciato in disparte la fantasia per vivere ragionevolmente. Non credo che la sensibilità nell&#8217;essere adulto sia una prerogativa sociale, psicologica o data dall&#8217;ambiente nel quale si è cresciuti. Penso che sia innanzitutto un&#8217;attitudine insita nell&#8217;essere umano. Chiunque, nel profondo della propria coscienza, è capace di vedere ciò che ci circonda con gli occhi di un bambino. Chiunque è in grado di perdersi, perchè la fantasia è una dote innata dell&#8217;essere umano, innascitura e imperitura. Si tratta di mettere da parte l&#8217;orgoglio e di farla tornare a galla. Dimenticare ciò che ci ha reso cotanto duri e insensibili per ritrovare la fragilità di chi per la prima volta vede la neve scendere dal cielo. Non credo che l&#8217;innocenza e la vita reale dei grandi non possano coesistere.</p>
<p align="justify">E&#8217; condizione necessaria del vivere sensibile la coesistenza della ragione e della fantasia, il cui risultato è sempre imprevedibile, sorprendente e straordinario.</p>
<p>Emanuele Barboni – 2008 &#8211; Tutti i diritti riservati</p>
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