Posts Tagged ‘kantor’

Notte prima degli esami …

martedì, giugno 16th, 2009

Mi sono svegliato presto, questa mattina. Mio padre è venuto a portarmi il completo, la camicia, la cravatta. Vorrei essere già lì, non alla fine: nel mentre. Sono le sei da due ore, e non riesco a dormire. Steso sul letto, tante parole mi disturbano il sonno.

Kantor -  Buscarino -  fotografia -  memoria – elementi extra diegetici – bob wilson.

Domani parlerò, ma vorrei declamare. Declamare anni di sacrifici, di rinunce, di tensione. Anni di soddisfazione, tanta.

Domani a quest’ora, chi lo sa come sarò.

Penso che piangerò, ma per la commozione di aver raggiunto un traguardo importante. Tutto qui. Dovrei pensare al lavoro, al mio futuro, ma non ce la faccio. Il tempo è come sospeso, ogni secondo ne conta cinque, Rifletto, ma non riesco a concentrarmi. Il discorso nemmeno l’ho ripetuto. Domani improvviso, perchè proprio non ce la faccio. Chiudo gli occhi, decido di uscire.
Un gelato melone e yogurt mi solleva, per un secondo. Fuori è afa ed il gelato inizia subito a gocciolare. Lo mangio di fretta, e ciò mi procura un leggero mal di testa. Nemmeno il tempo di buttare il fazzoletto che mi accendo una Philip Morris “gialla”. Per me sono le sigarette delle occasioni speciali. Da stamattina, la diciottesima.

Torno in casa e mio fratello è sempre lì, davanti al suo computer. Sto soffrendo il caldo e parecchio. Vorrei accendere il condizionatore, ma forse è troppo. La rasatura di stamattina un pò mi brucia. La barba la tengo. Vorrei poter capire quanto e cosa ho fatto. Mia zia al telefono: domattina non ci sarà. Non poteva chiedere la mezza giornata. Ci sarà domani sera. La gente mi parla ma io non li ascolto. Mi rendo conto di essere teso, il mio corpo trema in maniera leggera ma inesorabile.

Aggiorno Firefox in maniera compulsiva, ma nulla cambia su Facebook. Le tesi sono stampate, e ho già visto degli errori. Tra poco sono a cena, ma non ho fame. Forse per il gelato. Domani alle nove e un quarto ci sarò, perchè l’importante è esserci.

Ma da dopodomani inizia qualcosa di crudelmente nuovo che, a dire il vero, un pò mi fa paura.

Fotografare il teatro: la scelta del bianco e nero

martedì, maggio 12th, 2009

Fino ad ora, ho parlato ampiamente della tecnica utilizzata e delle modalità di ripresa del fotografo durante l’atto dello spettacolo kantoriano. Quello che rimane ad un primo impatto con il corpus fotografico in oggetto è l’estremizzazione del bianco e del nero all’interno degli scatti. Sono tutti in bianco e nero, nemmeno uno a colori. Una decisione difficile per un fotografo di quel periodo, quella della pellicola. Infatti la scelta del colore o in alternativa del bianco e nero era precedente allo scatto, trattandosi di particolari rulli da montare nell’apparecchio. Una scelta stilistica, certo, ma non sempre facile. Sostengo la tesi che Buscarino abbia optato per pellicole esclusivamente in bianco e nero perché lo stesso teatro di Kantor è bianco e nero.

Il ricordo. Nel cinema la tecnica cromatica del bianco e nero, detta anche scala di grigi, nel film a colori indica il flashback, ossia il ritorno al passato, alla memoria. 

Viene dunque da pensare che, essendo il teatro di Kantor ricordo d’infanzia (continua…)

Fotografare lo spettacolo orientandosi ad un’ idea è possibile?

lunedì, maggio 4th, 2009

Ci si chiede dunque, dopo il discorso appena esposto, se sia possibile fotografare il mondo dello spettacolo orientandosi all’idea e non all’oggetto, ossia alla rappresentazione e a tutti gli elementi che la compongono. La risposta è sicuramente negativa. Bisogna infatti relegare indissolubilmente il campo della fotografia di scena al ruolo di “portatrice di memoria” degli spettacoli, la cui unica funzione resta quella pubblicitaria, d’archivio o di consultazione.

La condizione di questa tipologia di fotografia non deve essere necessariamente vista in senso negativo. Non è assolutamente fine a se stessa, bensì occupa un ruolo intermedio tra i due termini di paragone sopraelencati, ossia l’idea e l’oggetto. Come detto, la fotografia di scena è memoria dello spettacolo, ha dunque un suo scopo, un obbiettivo. E’ intrisa di tecnica, di procedure proprie e uniche. Vive in un mondo e per un mondo, quello del teatro e dello spettacolo, di per sé sfarzoso, colorato, magico.

Ed è proprio per questo motivo sostengo che fotografare il teatro sia un gesto piuttosto naturale ed elementare. Ad ogni prova dello spettacolo, il fotografo si trova di fronte ad un’impalcatura scenica, a degli attori: elementi che nascono per essere belli, per fare sognare, per creare mistero e atmosfera.

Il teatro è intriso di fotogenia.

A parte la tecnica, dunque, pare facile fotografare lo spettacolo in funzione della sua indiscussa bellezza estetica, della sua varietà e del suo innato spirito scenico. (continua…)

Dalla mia tesi su Kantor e la fotografia di scena…

venerdì, aprile 17th, 2009

“..Dico questo perché Buscarino, fotografando la scena di Kantor, necessitava certamente di obbiettivi molto luminosi, al fine di sfruttare al massimo le precarie condizioni di luce sulla scena. Ma tornando all’utilizzo di ottiche, sono dell’idea che Buscarino utilizzasse obbiettivi a messa a fuoco manuale. Non so se esistessero già ottiche con messa a fuoco automatico nel 1977, ma in tal caso la scelta sarebbe ricaduta su quelle manuali. Infatti con una messa a fuoco manuale è possibile sperimentare tipologie di messa a fuoco innovative e sperimentali. Il campo ottico diviene un campo da gioco dove il fotografo può permettersi di sperimentare girando la ghiera.

Vediamo allora che un personaggio in secondo piano appare lucidamente a fuoco, a differenza dell’oggetto in primo piano. Il gioco dei campi è di fondamentale importanza in questo lavoro. Lavorare in questa maniera richiede però una certa conoscenza dell’apparecchio, oltre ad una notevole celerità manuale per cambiare la messa a fuoco, soprattutto di fronte a soggetti in movimento. Il discorso sulla messa a fuoco manuale vale perfettamente per le fotografie che appartengono alla branca dei ritratti d’artista, o in definitiva, per immagini realizzate con zoom da una certa distanza. Attenzione alla messa a fuoco, alla tempistica di esposizione e all’immobilità dell’apparecchio.
Discorso diverso per le immagini realizzate con ottiche grandangolari, ossia a focale corta…”