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	<title>Zonk Volta &#187; impresario</title>
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		<title>La musica deve avere il giusto prezzo, ed è il prezzo che ognuno di noi dà alla musica.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 14:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La musica non potrà cambiare il mondo, è chiaro. Non lo ha mai fatto e mai lo cambierà. Storicamente è inserita nell&#8217;elitè delle arti volte all&#8217;intrattenimento, non in quella della rivoluzione. E a chi crede che a Woodstock nel 1969 sia accaduto qualcosa di magnifico, di unico ed irripetibile, dò immensa ragione ed una calorosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La musica non potrà cambiare il mondo, è chiaro.</strong> Non lo ha mai fatto e mai lo cambierà. Storicamente è inserita nell&#8217;elitè delle arti volte all&#8217;<strong>intrattenimento</strong>, non in quella della rivoluzione. E a chi crede che a <strong>Woodstock </strong>nel 1969 sia accaduto qualcosa di magnifico, di unico ed irripetibile, dò immensa ragione ed una calorosa stretta di mano. Ma si sa, erano altri tempi, c&#8217;era la rivolta studentesca e <strong>la musica era così entrata a far parte, di buon grado, di un movimento che aveva radici politiche</strong>. Un accessorio, dunque, la musica nel &#8217;68, che ha terminato il proprio potere d&#8217;influenza quando le radici politiche hanno iniziato ad allentarsi.<span id="more-1621"></span></p>
<p><strong>Ma dove vuole arrivare la musica? </strong>Da quando esiste il Rock&#8217;n'Roll, la musica è sempre stata una creazione dei manager <strong>impresari</strong>, uomini senza scrupoli coi dollari luccicanti negli occhietti, la cui capacità principale era di conoscere approfonditamente le esigenze di intrattenimento del pubblico. Lo spettacolo musicale, ricordiamo, è sempre esistito dacchè esiste l&#8217;uomo. Ma con l&#8217;avvento delle fiere itineranti, del circo, della Commedia dell&#8217;Arte, essa non ha potuto mai esprimersi in maniera autonoma, bensì è sempre stata legata al volere degli impresari (e conseguentemente del pubblico) che cercavano di trarre profitto dalle esibizioni e (più avanti) dalla vendita di dischi.</p>
<p><strong>Si sa, allora come oggi, con l&#8217;avvento dei mezzi di comunicazione di massa, la musica non ha potuto certo esprimersi in maniera autonoma</strong>, nè tantomeno i loro autori. Vi insegno una parola: &#8220;<strong>payola</strong>&#8220;. Era il termine utilizzato per indicare la &#8220;marchetta&#8221; del deejay radiofonico che riceveva per mettere in onda un disco. Il mercato discografico, da sempre, funziona così.</p>
<p>Ai margini del mercato sono sempre esistite realtà indipendenti, &#8220;underground&#8221;. Ma ripeto, solo ai margini.</p>
<p>Siamo nel 2009 e la musica fa parte come mai prima dell&#8217;intrattenimento quotidiano di ognuno di noi.<strong> Le case discografiche sono in crisi, la gente scarica illegalmente i brani e interi album dalla Rete</strong>. Come fare? Forse come in Francia, dove un recente decreto legge suggerisce (e mette in pratica, penso) il taglio della connessione ai &#8220;pirati&#8221;? Non credo. Una tale reazione sulle prime potrebbe anche rialzare i profitti del mercato, ma alla lunga i prezzi si alzerebbero (in termini di monopolio: se le sette sorelle dell&#8217;industria si accordano per alzare il prezzo di questo tipo di intrattenimento, o ti adegui o non ne godi) e<strong> il popolo troverebbe un altro <em>escamotage </em>per usufruire di questo bene </strong>che, ricordiamo, non è primario ma volto al tempo libero.</p>
<p>Ora abbiamo internet a disposizione, e possiamo dire che <strong>internet è uno strumento davvero democratico</strong>, che sa distinguere il bene dal male e il sincero dal bugiardo.<strong> Perchè, dunque, non applicare questa democrazia anche all&#8217;industria musicale? </strong>Niente pubblicità, niente promo, niente videoclip in rotazione (su questo, poi, avrei da ridire molto. Una canzone nel 2009 non esiste se non ha un clip di supporto: non si parla più di musica, bensì di video-musica): semplice ascolto da parte della comunità, che esprime il proprio parere in maniera libera e non faziosa, decretando le vendite e il volume di affari di un artista. Questa sarebbe <strong>meritocrazia</strong>. Un immenso mare di musica le cui classifiche vengono dettate dalla comunità.</p>
<p>E mi spingo oltre. <strong>Il prezzo della musica non andrebbe imposto.</strong> Se venissero a mancare elementi come i videoclip, le spese di produzione e promozione e tutti quegli elementi della filiera di realizzazione di un disco che, con internet, non sarebbero più necessari, l&#8217;artista avrebbe modo di ammortizzare con le prime vendite il costo vivo di registrazione in studio, per poi andare in attivo (sempre che il disco venda, e nel nostro discorso un disco vende se piace alla comunità ed è di qualità).</p>
<p>Questo metodo scremerebbe l&#8217;offerta di musica scadente e metterebbe sull&#8217;olimpo coloro che producono buona musica. Attenzione: artisti, non case discografiche.</p>
<p><strong>Cosa significa tutto ciò? Che la musica non può cambiare il mondo, ma deve iniziare a cambiare se stessa. </strong>Via gli intermediari, via la promozione su giornali radio e tv, solo musica da proporre e da far recensire al popolo della Rete che ne decreta il successo. E tutti i ricavi all&#8217;artista. Sotto che forma? <strong>Donazione</strong>. E&#8217; giusto che ognuno possa pagare il giusto prezzo per le proprie tasche. Se nel sistema musicale ci fosse etica, il sistema delle donazioni funzionerebbe. Ma per ora non c&#8217;è. In Italia alcuni artisti (<a href="http://www.tormento.it/2008/Home.html" target="_blank">Tormento aka Yoshy</a>) stanno iniziando a ragionare in questi termini, proponendo i propri brani in freedownload. Se il disco piace, è giusto ricevere un compenso per lo sforzo. Sono artisti che sperano che i propri interlocutori siano persone intelligenti: non sbagliano, e sono da lodare.</p>
<p>La musica deve avere il giusto prezzo, ed è il prezzo che ognuno di noi dà alla musica.</p>
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