Posts Tagged ‘Arti visuali/Fotografia’

martedì, maggio 12th, 2009
Fino ad ora, ho parlato ampiamente della tecnica utilizzata e delle modalità di ripresa del fotografo durante l’atto dello spettacolo kantoriano. Quello che rimane ad un primo impatto con il corpus fotografico in oggetto è l’estremizzazione del bianco e del nero all’interno degli scatti. Sono tutti in bianco e nero, nemmeno uno a colori. Una decisione difficile per un fotografo di quel periodo, quella della pellicola. Infatti la scelta del colore o in alternativa del bianco e nero era precedente allo scatto, trattandosi di particolari rulli da montare nell’apparecchio. Una scelta stilistica, certo, ma non sempre facile. Sostengo la tesi che Buscarino abbia optato per pellicole esclusivamente in bianco e nero perché lo stesso teatro di Kantor è bianco e nero.
Il ricordo. Nel cinema la tecnica cromatica del bianco e nero, detta anche scala di grigi, nel film a colori indica il flashback, ossia il ritorno al passato, alla memoria.
Viene dunque da pensare che, essendo il teatro di Kantor ricordo d’infanzia (continua…)
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martedì, maggio 12th, 2009
L’art.817 c.c. definisce le pertinenze come le cose destinate in modo durevole al servizio o ad ornamento di un’altra cosa. Sono due gli elementi che caratterizzano le pertinenze: l’elemento oggettivo inteso come la effettiva destinazione di una cosa al servizio o ornamento di un’altra cosa, e l’elemento soggettivo inteso come la volontà del proprietario della cosa principale di effettuare la destinazione. Possiamo definire, in parole più semplici, la pertinenza come un’appartenenza, un’associazione, un riguardo a qualcosa.
Dunque, applicando il principio di pertinenza nei confronti dell’area fotografica, viene spontaneo chiedersi: “Che rapporto di pertinenza intercorre tra il concetto di fotografia e quello di idea o oggetto?”. Come ho spiegato in precedenza nella mia analisi sul concetto di fotografia orientata all’idea o all’oggetto, sussistono due tipologie di (continua…)
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martedì, maggio 12th, 2009
Il movimento è la natura stessa della fotografia. E’ la sua sfida, e al tempo stesso il suo tallone d’Achille. Una fotografia mossa è una fotografia che porta con sé delle aberrazioni, una fotografia sbagliata. Ma al tempo stesso, utilizzando ottiche fisse, sta al fotografo muoversi per cercare il proprio punto di vista ideale, critico. Ci muoviamo fintanto che non troviamo un punto che ci ispiri, fino al fatidico momento in cui si pensa “ok, da qui va bene”. Sopra il palco, dagli spalti più lontani, in mezzo alla gente. Sono mille le opportunità tra le quali è necessario, per forza di cose, scegliere. I soggetti sono in movimento, sempre, a volte lento, sovente frenetico, impacciato, soave. Sta a noi capire e immaginare, prima di tutto, (continua…)
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lunedì, maggio 4th, 2009
La luce e i suoi colori sono in fotografia elementi fondamentali per la realizzazione di scatti validi e affascinanti. Come detto precedentemente, l’apparecchio fotografico vive di luce, proprio come la vista umana. In assenza di fonti luminose, né la macchina fotografica né l’occhio umano sono in grado di decifrare i segni presenti nel campo visivo. (continua…)
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lunedì, maggio 4th, 2009
Fino a questo momento ci siamo occupati di fotografia teatrale, ma nell’ampio ambito che chiamerò della fotografia di scena è necessario includere anche la fotografia di concerti di musica dal vivo. Fondamentalmente le due tecniche vanno ad associarsi in maniera molto fluida, avendo in comune una moltitudine di elementi: una rappresentazione, un palcoscenico, la scarsa luce e la posizione spesso distante dalla scena. Possiamo trovare anche alcune notevoli differenze tra i due metodi, in quanto la fotografia di un concerto implica si una scenografia e altri elementi teatrali, ma prima di tutto manca di un testo, di una trama e di un intreccio.
(continua…)
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lunedì, maggio 4th, 2009
Fotografo la musica perché vivo di musica. Mi piacerebbe riuscire ad immortalare un un frame l’emozione del momento. La coesistenza di un’immagine con una colonna sonora rende il tutto più accattivante, magico. Sorrido a volte, quando vedo migliaia di flash che da sotto il palco illuminano la band, durante il cavallo di battaglia. È una reazione naturale, per chi non fotografa di professione. La volontà di ibernare un istante di musica in uno scatto. Probabilmente qualcuno potrebbe contraddirmi dicendo che in fondo la soluzione esiste, e si chiama video.
Rimanendo valide le mie affermazioni sull’atto della fotografia, mi viene da pensare che il video potrebbe essere il mezzo migliore per immortalare musica e immagine. In realtà penso che il video lasci un ricordo molto più scialbo rispetto alla fotografia. In aggiunta, spesso la registrazione è fatta con piccole apparecchiature amatoriali che non garantiscono la giusta qualità, non rendono giustizia alla nostra visione e al punto di vista. (continua…)
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lunedì, maggio 4th, 2009
Sono molte, dunque, le differenze che intercorrono tra fotografia tradizionale e innovazione digitale. Personalmente credo che ogni fotografo doverebbe iniziare a praticare quest’arte partendo dalle origini, in funzione del fatto che gli apparecchi che oggi utilizziamo sono figli di quelli tradizionali. Nonostante le differenze siano molte, nella pratica non sembra esserci una così sostanziale modifica di abitudini.
E’ certo che gli apparecchi moderni offrono alla fotografia nuove prospettive artistiche, aggiungendo un buon numero di funzioni accessorie. Ad esempio il bilanciamento del bianco, la possibilità di lavorare con priorità di diaframma o tempo di esposizione, la possibilità di vedere l’immagine appena scattata. Quest’ultima particolarità ha cambiato più delle altre il modo di fotografare. Certamente insieme alla messa nel dimenticatoio del rullino e della stampa in camera oscura. (continua…)
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lunedì, maggio 4th, 2009
Ci si chiede dunque, dopo il discorso appena esposto, se sia possibile fotografare il mondo dello spettacolo orientandosi all’idea e non all’oggetto, ossia alla rappresentazione e a tutti gli elementi che la compongono. La risposta è sicuramente negativa. Bisogna infatti relegare indissolubilmente il campo della fotografia di scena al ruolo di “portatrice di memoria” degli spettacoli, la cui unica funzione resta quella pubblicitaria, d’archivio o di consultazione.
La condizione di questa tipologia di fotografia non deve essere necessariamente vista in senso negativo. Non è assolutamente fine a se stessa, bensì occupa un ruolo intermedio tra i due termini di paragone sopraelencati, ossia l’idea e l’oggetto. Come detto, la fotografia di scena è memoria dello spettacolo, ha dunque un suo scopo, un obbiettivo. E’ intrisa di tecnica, di procedure proprie e uniche. Vive in un mondo e per un mondo, quello del teatro e dello spettacolo, di per sé sfarzoso, colorato, magico.
Ed è proprio per questo motivo sostengo che fotografare il teatro sia un gesto piuttosto naturale ed elementare. Ad ogni prova dello spettacolo, il fotografo si trova di fronte ad un’impalcatura scenica, a degli attori: elementi che nascono per essere belli, per fare sognare, per creare mistero e atmosfera.
Il teatro è intriso di fotogenia.
A parte la tecnica, dunque, pare facile fotografare lo spettacolo in funzione della sua indiscussa bellezza estetica, della sua varietà e del suo innato spirito scenico. (continua…)
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mercoledì, aprile 29th, 2009
E allora come distinguersi? Come diventare un vero fotografo e differenziarsi dal resto del mondo? Non credo, e non ho mai creduto, alla fotografia orientata all’oggetto. E’ triste da dire, ma molti miti della fotografia sono divenuti celebri perché praticavano una fotografia orientata all’oggetto.
Penso ad esempio a Helmut Newton con i nudi e l’erotismo. L’oggetto andava ben oltre la tecnica, si inseriva a discapito dell’occhio fotografico. Indubbia la tecnica, ma è consuetudine oramai associare i nudi erotici alla fotografia di Helmut Newton. Dunque, cosa ha lasciato questo artista all’arte della fotografia? Nulla. Ha semplicemente fotografato delle donne nude.
Con immensa tecnica e attitudine, ma non ha rivoluzionato nulla. (continua…)
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mercoledì, aprile 29th, 2009
Saggio Breve di Emanuele Barboni
La fotografia è un’arte. Lo dicono un sacco di libri. Io penso di aver iniziato a fotografare per la paura di diventare grande. I miei tenevano libri enormi con migliaia di foto di viaggi in un cassetto. Quel cassetto è ancora là, e ogni tanto lo apro. In quelle foto era racchiuso il loro mondo così anni settanta, fatto di occhiali bizzarri, frange e lusso al club Mediterranee. Penso di aver fatto la prima foto vera intorno ai dodici anni. Non è stato amore a prima vista, proprio come per la musica. Mio padre era un patito di fotografia e in un certo senso mi ha passato questo hobby. Ma come in tutte le cose, non lo ammetterò mai. Io ho iniziato a fotografare perchè avevo voglia di iniziare a fotografare. E basta.
Sono sempre stato legato ai ricordi fotografici. Tante cose le ho vissute solo in foto. E ancora oggi i ricordi reali si confondono con quelli fotografici. Bene o male dai dodici anni in poi ho utilizzato la macchina fotografica come un qualsiasi ragazzino. Qualche foto la sera al mare, qualche ragazza, qualche concerto. Ricordo a tal proposito le foto che feci al concerto degli Offspring a Milano. Avevo penso quindici anni. Tutte piccole e mosse. Una vera delusione. Proprio come quelle dell’MTV Music Awards a Milano, qualche tempo prima. Insomma, fotografavo poco e male le cose che mi andava di ricordare. Ero un ragazzino, tutto sommato. Poi un giorno mio padre mi regalò una Epson a un megapixel. Avevo diciassette-diciotto anni. Un vero catorcio ora, una straordinaria e avveniristica macchina fotografica per i tempi. Le cose erano cambiate, e il digitale iniziava a compiere i primi passi. Passai a una Minolta E203, poi a una innumerevole serie di compatte delle quali ora non ricordo né marca né modello. Fu allora che iniziai a fotografare per davvero. Dieci, cento, mille foto. I miei amici dell’università impazzivano solo all’idea. Sono sempre stati loro i miei modelli. Li trovo bellissimi. Ora, che sono passati cinque o sei anni, conosco ogni singolo dettaglio del loro volto, il loro lato migliore, i loro piccoli grandi difetti. Se sono diventato un buon fotografo, è certamente merito della loro pazienza. (continua…)
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