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	<title>zonk volta // the blog &#187; buscarino</title>
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		<title>Notte prima degli esami &#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 16:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sono svegliato presto, questa mattina. Mio padre è venuto a portarmi il completo, la camicia, la cravatta. Vorrei essere già lì, non alla fine: nel mentre. Sono le sei da due ore, e non riesco a dormire. Steso sul letto, tante parole mi disturbano il sonno. Kantor -  Buscarino -  fotografia -  memoria &#8211; [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/06/notte-prima-degli-esami/">Notte prima degli esami &#8230;</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono svegliato presto, questa mattina. Mio padre è venuto a portarmi il completo, la camicia, la cravatta. Vorrei essere già lì, non alla fine: nel mentre. Sono le sei da due ore, e non riesco a dormire. Steso sul letto, tante parole mi disturbano il sonno.</p>
<p><em>Kantor -  Buscarino -  fotografia -  memoria &#8211; elementi extra diegetici &#8211; bob wilson.</em></p>
<p>Domani parlerò, ma vorrei declamare. Declamare anni di sacrifici, di rinunce, di tensione. Anni di soddisfazione, tanta.</p>
<p>Domani a quest&#8217;ora, chi lo sa come sarò.</p>
<p>Penso che piangerò, ma per la commozione di aver raggiunto un traguardo importante. Tutto qui. Dovrei pensare al lavoro, al mio futuro, ma non ce la faccio. Il tempo è come sospeso, ogni secondo ne conta cinque, Rifletto, ma non riesco a concentrarmi. Il discorso nemmeno l&#8217;ho ripetuto. Domani improvviso, perchè proprio non ce la faccio. Chiudo gli occhi, decido di uscire.<br />
Un gelato melone e yogurt mi solleva, per un secondo. Fuori è afa ed il gelato inizia subito a gocciolare. Lo mangio di fretta, e ciò mi procura un leggero mal di testa. Nemmeno il tempo di buttare il fazzoletto che mi accendo una Philip Morris &#8220;gialla&#8221;. Per me sono le sigarette delle occasioni speciali. Da stamattina, la diciottesima.</p>
<p>Torno in casa e mio fratello è sempre lì, davanti al suo computer. Sto soffrendo il caldo e parecchio. Vorrei accendere il condizionatore, ma forse è troppo. La rasatura di stamattina un pò mi brucia. La barba la tengo. Vorrei poter capire quanto e cosa ho fatto. Mia zia al telefono: domattina non ci sarà. Non poteva chiedere la mezza giornata. Ci sarà domani sera. La gente mi parla ma io non li ascolto. Mi rendo conto di essere teso, il mio corpo trema in maniera leggera ma inesorabile.</p>
<p>Aggiorno Firefox in maniera compulsiva, ma nulla cambia su Facebook. Le tesi sono stampate, e ho già visto degli errori. Tra poco sono a cena, ma non ho fame. Forse per il gelato. Domani alle nove e un quarto ci sarò, perchè l&#8217;importante è esserci.</p>
<p>Ma da dopodomani inizia qualcosa di crudelmente nuovo che, a dire il vero, un pò mi fa paura.</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/06/notte-prima-degli-esami/">Notte prima degli esami &#8230;</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>Fotografare il teatro: la scelta del bianco e nero</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 21:39:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino ad ora, ho parlato ampiamente della tecnica utilizzata e delle modalità di ripresa del fotografo durante l&#8217;atto dello spettacolo kantoriano. Quello che rimane ad un primo impatto con il corpus fotografico in oggetto è l&#8217;estremizzazione del bianco e del nero all&#8217;interno degli scatti. Sono tutti in bianco e nero, nemmeno uno a colori. Una [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/05/fotografare-il-teatro-la-scelta-del-bianco-e-nero/">Fotografare il teatro: la scelta del bianco e nero</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino ad ora, ho parlato ampiamente della tecnica utilizzata e delle modalità di ripresa del fotografo durante l&#8217;atto dello spettacolo kantoriano. Quello che rimane ad un primo impatto con il corpus fotografico in oggetto è l&#8217;estremizzazione del bianco e del nero all&#8217;interno degli scatti. Sono tutti in bianco e nero, nemmeno uno a colori. Una decisione difficile per un fotografo di quel periodo, quella della pellicola. Infatti la scelta del colore o in alternativa del bianco e nero era precedente allo scatto, trattandosi di particolari rulli da montare nell&#8217;apparecchio. Una scelta stilistica, certo, ma non sempre facile. Sostengo la tesi che Buscarino abbia optato per pellicole esclusivamente in bianco e nero perché lo stesso teatro di Kantor è bianco e nero.</p>
<p>Il ricordo. Nel cinema la tecnica cromatica del bianco e nero, detta anche scala di grigi, nel film a colori indica il flashback, ossia il ritorno al passato, alla memoria. </p>
<p>Viene dunque da pensare che, essendo il teatro di Kantor ricordo d&#8217;infanzia<span id="more-967"></span> e in scena naturale passaggio di vita verso la morte, tempo che passa e che diviene passato nel suo scorrere, sia stata quella del bianco e nero per il fotografo bergamasco una scelta quasi obbligata. Quello che avviene sulla scena è infatti la riesumazione di un ricordo lucido ma sbiadito dal passare del tempo, delle epoche e degli avvenimenti.</p>
<p>Il bianco e nero in fotografia è in grado di predisporre il fotografo a particolari scelte stilistiche. Ad esempio, nel ritratto, il bianco e nero permette una maggiore caratterizzazione del volto, un maggior contrasti luce/ombra ed un attenuamento di quelli che sono i difetti del volto stesso. Per intenderci, una fotografia in bianco e nero allevia le discrepanze cromatiche tipiche del volto umano. Ci sono oggetti e situazioni che nascono per essere fotografate a colori. Sono quelle situazioni per cui la brillantezza ed il contrasto tra valori cromatici è particolarmente acceso, si pensi ad esempio alle maschere del carnevale di Venezia o ad un evento sportivo. In questi casi l&#8217;utilizzo del bianco e nero non darebbe alcun valore aggiunto alla rappresentazione della scena, andando ad intaccare quello che è il suo tratto caratteristico.</p>
<p>Il bianco e nero infatti porta immediatamente la mente al passato. Sarà perché le prime fotografie vennero scattate con questa tecnica, come nel caso del cinema. È una selezione naturale, questa tecnica porta immediatamente alla luce qualcosa di passato. Ma il bianco e nero può dare anche un grande valore aggiunto all&#8217;immagine nel caso in cui essa venga alla luce con particolari caratteristiche. Il mare, ad esempio, lo fotografo quasi sempre in bianco e nero. Anche i treni e le persone anziane. Non so bene secondo quale principio estetico, ma il bianco e nero su certi soggetti dà veramente qualcosa che nemmeno il più vivido colore può trasmettere. Come il teatro di Kantor. </p>
<p>In Kantor il colore non ha importanza quanto la sua assenza. I toni sono lividi, freddi, i personaggi sono abbigliati in tuniche nere o monocrome. La luce è abbozzata, quindi creata per dare l&#8217;illusione di un limbo, di una sospensione, dove il colore diviene secondario a favore dell&#8217;evocazione dello stesso. In Kantor il colore non è attimo vivido ma stessa evocazione. Questo Buscarino lo sapeva, si è dunque adattato utilizzando la tecnica del bianco e nero. In fondo cosa sarebbe cambiato? Avere immagini grige, polverose e dai colori sbiaditi non avrebbe avuto senso. Quando si tratta di fotografare materiali inanimati come il legno o il metallo, scenografie scarne e rotte, il bianco e nero pare d&#8217;obbligo.</p>
<p>Riassumendo, credo che Buscarino abbia optato per questa tecnica in funzione di ciò che stava fotografando, ossia un teatro del ricordo di per sé incolore nei costumi e nelle scenografie. </p>
<p>La vividezza dell&#8217;attimo è la prima cosa che si perde, nel ricordo.</p>
<p>Abbiamo detto che il bianco e nero è una tecnica fotografica. Ma esistono differenti tipi di bianco e nero, e tutti dipendono da una visione preconcetta della fotografia, oltre che dalla tecnica e dall&#8217;impostazione dei valori in fase di scatto. Il bianco e nero di Buscarino è più nero che bianco, proprio come il teatro del polacco, in una similitudine che associa la vita e la morte ai colori. La morte è nera, nell&#8217;iconografia umana. La vita è bianca, è luce. La morte è assenza di luce. La fotografia è figlia della luce, o della sua assenza. Vediamo come Buscarino tira i contrasti in maniera eccessiva, non lasciando quasi spazio alla scala di grigi intermedia, bensì annullando ogni via di mezzo. Questo accade soprattutto con i ritratti. Un ritratto di Buscarino diviene subito riconoscibile grazie alla potenza dei contrasti, dove il bianco è accecante, seppur poco presente, e il nero è l&#8217;abisso. </p>
<p>Questo effetto è possibile da realizzare anche grazie all&#8217;utilizzo di un flash. Questa fonte di luce esterna all&#8217;apparecchio fotografico, se attivata, illumina con un lampo di luce l&#8217;oggetto o il volto in primo piano, abbagliandolo e permettendone la messa a fuoco. Questo ovviamente non è il caso di Buscarino, infatti a teatro è assolutamente vietato l&#8217;utilizzo del flash durante la rappresentazione, in quanto elemento di disturbo. Non è il caso dello spettacolo rock, dove il flash della macchina fotografica si mescola alle luci di scena e fa parte dello spettacolo stesso. Ma in qualche occasione, Buscarino ha avuto modo di fotografare gli attori in camerino, con gli abiti di scena, e dunque di permettersi l&#8217;utilizzo di questo dispositivo.</p>
<p>Emanuele Barboni – 2009 &#8211; Tutti i diritti riservati</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/05/fotografare-il-teatro-la-scelta-del-bianco-e-nero/">Fotografare il teatro: la scelta del bianco e nero</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>Fotografare la scena: il concerto di musica dal vivo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 23:20:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a questo momento ci siamo occupati di fotografia teatrale, ma nell&#8217;ampio ambito che chiamerò della fotografia di scena è necessario includere anche la fotografia di concerti di musica dal vivo. Fondamentalmente le due tecniche vanno ad associarsi in maniera molto fluida, avendo in comune una moltitudine di elementi: una rappresentazione, un palcoscenico, la scarsa luce e la posizione spesso distante dalla scena. Possiamo trovare anche alcune notevoli differenze tra i due metodi, in quanto la fotografia di un concerto implica si una scenografia e altri elementi teatrali, ma prima di tutto manca di un testo, di una trama e di un intreccio.</p>
<p><span id="more-874"></span>Questo rende pressoché impossibile andare a prevedere le movenze del frontman e della band, per cui il fotografo di concerti di musica dal vivo deve essere attento come quello di teatro alla prima rappresentazione inedita, forse ancor di più. </p>
<p>Non è possibile in questo caso conoscere il libretto di un rock show. A teatro possiamo immortalare la sequenza del balcone di Romeo e Giulietta perché è lì che deve essere, e noi lo sappiamo in anticipo. Ma uno spettacolo musicale di questo genere punta molto sulla spettacolarità dell&#8217;effetto sorpresa, dobbiamo quindi essere lungimiranti, prevedere le mosse, le strategie, le luci che possono essere intermittenti o ad occhio di bue, gialle o bianche, a fasci o diffuse. Il buio anche in questo caso la fa da padrona, per cui muoversi nell&#8217;ombra non sempre risulterà semplice. In linea di massima, dal punto di vista tecnico, valgono le medesime pratiche della fotografia di teatro; gli obbiettivi sono i medesimi, l&#8217;apparecchiatura reflex anche, le pellicole (se non si usa il digitale) anche, ma la vera differenza tra le due modalità sta nell&#8217;approccio allo scatto, nell&#8217;improvvisazione, nella velocità di scatto, nell&#8217;anticipare quelle mosse non scritte che possono originare immagini memorabili o scatti da cestinare.</p>
<p>Solitamente la scena, proprio come a teatro, è rialzata, sussistono delle luci e dei veri e propri personaggi che si muovono, cantano e suonano. È come fotografare un&#8217;operetta, ma spesso la scenografia non è così articolata e gli spunti alla ricerca fotografica vanno cercati altrove. </p>
<p>Bisogna chiedersi innanzitutto perché fotografare un concerto. Chi come me lavora nel settore, come fotografo professionista, non è da mettere sullo stesso piano delle migliaia di persone che scattano una foto ricordo, magari fatta da lontano, mossa e senza anima. Bisogna fare fotografie che lascino il segno, che rappresentino l&#8217;arte rappresentata sul palcoscenico, in un&#8217;ottica personale ma leggibile anche dai più, magari su una rivista specializzata o un blog musicale.</p>
<p>Ho detto che, e pare ovvio, bisogna prima di tutto scattare foto belle. Perché spesso ci rechiamo ai concerti sotto compenso, perché il nostro datore di lavoro si aspetta da noi immagini pubblicabili. Dunque è necessario avere una certa esperienza in materia, non improvvisarsi fotografi, conoscere alla perfezione l&#8217;apparecchiatura e una moltitudine di aspetti tecnici. Solo nel momento in cui si ha la piena conoscenza dei propri mezzi è possibile sperimentare. Ed è qui che si fa la differenza, perché se è vero che un professionista scatta foto migliori di un neofita, è vero anche che tra i professionisti non tutti riescono a dare quell&#8217;apporto artistico e di sperimentazione ai propri lavori. Secondo me è condizione necessaria della fotografia congelare un punto di vista atipico, unico, di una persona presente in quel dato momento, di fronte allo spettacolo. Sono d&#8217;accordo con Buscarino, quando afferma che innanzitutto il mestiere del fotografo consiste nell&#8217;esserci. Ogni concerto è un&#8217;occasione, spesso irripetibile, e il coinvolgimento emotivo in alcuni casi è difficile da gestire.</p>
<p>I momenti o li vivi, o li fotografi, diceva una mia vecchia amica. Questo è vero, perché la vita vista da un obiettivo non è la vita reale. Appoggiando l&#8217;occhio sulla macchina si inizializza un processo mentale che allontana il nostro essere dalla realtà, per farlo entrare in quello della fotografia. L&#8217;immagine fotografata è un istante rubato alla vita, ma che paradossalmente non viene vissuto. Non sussistono le condizioni di rilassatezza, tranquillità e ascolto necessarie per godere appieno dello spettacolo. Certe volte, a dire il vero quasi sempre, relego il lavoro sporco alle prime quattro, cinque canzoni. Quelle canzoni che la band utilizza per calibrare voci e suoni. Questo poi per permettere alla mia testa di svuotarsi dallo stato di concentrazione dato dal lavoro fotografico in atto. Un lavoro frenetico, fatto di ghiere che girano, pulsanti che luccicano, leve azionate. </p>
<p>Quando ho di fronte qualcosa di bello, è naturale per me fotografarlo, ma spesso mi accorgo di essermelo perso. Resta in me quell&#8217;insoddisfazione lasciata da quella contemplazione filtrata dalla macchina, non vista con i miei occhi ma disturbata da un obiettivo, in una condizione di tensione continua.</p>
<p>Fotografo in maniera professionale da cinque anni, ma la prima macchina fotografica tutta mia risale a quando ne avevo nove. In questi anni da professionista ho avuto modo di fotografare un po&#8217; di tutto, e di capire per cosa ero portato e per cosa non ero portato. Sono da sempre appassionato di ritratti, le persone sono i miei soggetti preferiti da sempre. Da anni sperimento in questo campo tecniche fotografiche. Ho realizzato molti servizi di architettura d&#8217;interni, molti set pubblicitari, ma non sono molto divertenti. Il punto della questione è che il fotografo vero per essere tale deve liberarsi dalle convinzioni, dall&#8217;assillo dei soldi, delle pratiche consuete per poter spiccare il volo. Come dice Buscarino, che fotografa ciò che non nasce per essere fotografato, tutto il resto è pubblicità. E io non amo fare pubblicità.</p>
<p>Ci troviamo di fronte ad un periodo storico in cui la tecnologia è diventata parte integrante della nostra quotidianità. Oggi chiunque può diventare fotografo, regista, scrittore.</p>
<p>Si pone dunque un grosso, grossissimo problema di concorrenza, sia essa leale o sleale.</p>
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<p>Emanuele Barboni – 2009 &#8211; Tutti i diritti riservati</p></div>
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		<title>Fotografare lo spettacolo orientandosi ad un&#8217; idea è possibile?</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 22:46:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci si chiede dunque, dopo il discorso appena esposto, se sia possibile fotografare il mondo dello spettacolo orientandosi all&#8217;idea e non all&#8217;oggetto, ossia alla rappresentazione e a tutti gli elementi che la compongono. La risposta è sicuramente negativa. Bisogna infatti relegare indissolubilmente il campo della fotografia di scena al ruolo di “portatrice di memoria” degli spettacoli, la cui unica funzione resta quella pubblicitaria, d&#8217;archivio o di consultazione.</p>
<p>La condizione di questa tipologia di fotografia non deve essere necessariamente vista in senso negativo. Non è assolutamente fine a se stessa, bensì occupa un ruolo intermedio tra i due termini di paragone sopraelencati, ossia l&#8217;idea e l&#8217;oggetto. Come detto, la fotografia di scena è memoria dello spettacolo, ha dunque un suo scopo, un obbiettivo. E&#8217; intrisa di tecnica, di procedure proprie e uniche. Vive in un mondo e per un mondo, quello del teatro e dello spettacolo, di per sé sfarzoso, colorato, magico.</p>
<p>Ed è proprio per questo motivo sostengo che fotografare il teatro sia un gesto piuttosto naturale ed elementare. Ad ogni prova dello spettacolo, il fotografo si trova di fronte ad un&#8217;impalcatura scenica, a degli attori: elementi che nascono per essere belli, per fare sognare, per creare mistero e atmosfera.</p>
<p>Il teatro è intriso di fotogenia.</p>
<p>A parte la tecnica, dunque, pare facile fotografare lo spettacolo in funzione della sua indiscussa bellezza estetica, della sua varietà e del suo innato spirito scenico.<span id="more-862"></span></p>
<p>Per questo mi chiedo il perché Maurizio Buscarino sostiene che il teatro non nasce per essere fotografato. Il teatro è, e deve essere, spettacolare. Deve stimolare l&#8217;intelletto, anche grazie alla sua bellezza esteriore. Include in sé tutti gli elementi per garantire immagini attraenti e cinematografiche. E&#8217; come avere un immenso set fotografico, con attori e scenografia, luci e quant&#8217;altro si possa desiderare in uno studio fotografico. Penso che sia questo il motivo per cui la fotografia di scena sia, ad oggi, così sottovalutata a livello artistico. Fondamentalmente, diventa impossibile essere realmente originali. Il fotografo viene relegato a componente non essenziale, quasi accessorio (non in Kantor, ovviamente) della macchina teatrale.</p>
<p>In teatro il bello sta nell&#8217;oggetto, non nell&#8217;occhio di chi fotografa.</p>
<p>Ed è questo il motivo per cui la fotografia di scena difficilmente potrà aspirare ad un rango artistico più alto: il legame inscindibile e soffocante che sottomette il mezzo fotografico all&#8217;oggetto inquadrato.</p>
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<p>Emanuele Barboni – 2009 &#8211; Tutti i diritti riservati</p></div>
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<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/05/fotografare-lo-spettacolo-orientandosi-ad-un-idea-e-possibile/">Fotografare lo spettacolo orientandosi ad un&#8217; idea è possibile?</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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		<title>Dalla mia tesi su Kantor e la fotografia di scena&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 16:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;..Dico questo perché Buscarino, fotografando la scena di Kantor, necessitava certamente di obbiettivi molto luminosi, al fine di sfruttare al massimo le precarie condizioni di luce sulla scena. Ma tornando all&#8217;utilizzo di ottiche, sono dell&#8217;idea che Buscarino utilizzasse obbiettivi a messa a fuoco manuale. Non so se esistessero già ottiche con messa a fuoco automatico [...]<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/04/dalla-mia-tesii-su-kantor-e-la-fotografia-di-scena/">Dalla mia tesi su Kantor e la fotografia di scena&#8230;</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;..Dico questo perché Buscarino, fotografando la scena di Kantor, necessitava certamente di obbiettivi molto luminosi, al fine di sfruttare al massimo le precarie condizioni di luce sulla scena. Ma tornando all&#8217;utilizzo di ottiche, sono dell&#8217;idea che Buscarino utilizzasse obbiettivi a messa a fuoco manuale. Non so se esistessero già ottiche con messa a fuoco automatico nel 1977, ma in tal caso la scelta sarebbe ricaduta su quelle manuali. Infatti con una messa a fuoco manuale è possibile sperimentare tipologie di messa a fuoco innovative e sperimentali. Il campo ottico diviene un campo da gioco dove il fotografo può permettersi di sperimentare girando la ghiera.</p>
<p>Vediamo allora che un personaggio in secondo piano appare lucidamente a fuoco, a differenza dell&#8217;oggetto in primo piano. Il gioco dei campi è di fondamentale importanza in questo lavoro. Lavorare in questa maniera richiede però una certa conoscenza dell&#8217;apparecchio, oltre ad una notevole celerità manuale per cambiare la messa a fuoco, soprattutto di fronte a soggetti in movimento. Il discorso sulla messa a fuoco manuale vale perfettamente per le fotografie che appartengono alla branca dei ritratti d&#8217;artista, o in definitiva, per immagini realizzate con zoom da una certa distanza. Attenzione alla messa a fuoco, alla tempistica di esposizione e all&#8217;immobilità dell&#8217;apparecchio.<br />
Discorso diverso per le immagini realizzate con ottiche grandangolari, ossia a focale corta&#8230;&#8221;</p>
<p><hr /><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/04/dalla-mia-tesii-su-kantor-e-la-fotografia-di-scena/">Dalla mia tesi su Kantor e la fotografia di scena&#8230;</a><strong> </strong>from <a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni">zonk volta // the blog</a>.</span></p>
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