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	<title>Zonk Volta &#187; bradway calls</title>
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		<title>Ladies and gentleman … The Offspring!</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 22:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il biglietto l&#8217;abbiamo comperato più di due mesi fa. Certo, ne vale la pena se si pensa che gli Offspring hanno venduto trentacinque milioni di copie</strong>, oltre ad aver plasmato un&#8217;intera generazione di punk, alternativi, nerd e ragazzini nati tra i settanta e gli ottanta (me compreso). Al liceo esistevano solo loro, i Rancid e i Greenday. Poi sono arrivati i Blink 182. Poi il buio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qui si parla degli anni novanta, non di<em> Hit That.</em> Quello che è stato fatto dopo l&#8217;album <em>Americana</em>, chiunque lo sa, è stato fatto con uno spirito diverso. </strong>Americana rappresenta il passaggio, tra gli Offspring giovani, veloci ed incazzati a quelli più <em>mainstream </em>e pop-punk. Ciò nonostante, resta un buon album. <strong><em> Smash, Ixnay on The Hombre, Offspring</em></strong>. I primi tre album &#8220;veri&#8221; hanno segnato una generazione che usciva dagli anni ottanta senza punti di riferimento. Per chi aveva qualcosa da dire, esisteva solo il punk ed il grunge. Rabbia, tanta, in connubio con tematiche sociali e distruttive. Ma anche spensieratezza e spasso su ritmiche ska.<span id="more-1574"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal &#8217;94 al &#8217;97 tutto quello che veniva messo in musica veniva urlato</strong>. Perché i sentimenti dei giovani in quegli anni non avevano vie di mezzo. Peccato che tutta questa ribellione non abbia portato ad un vero cambiamento sociale, penso io.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma arriviamo al concerto. Big ups! per<strong> Dexter Holland</strong>, negli Offspring da venticinque anni. Ero abituato a vederlo ultimamente su Mtv piuttosto tonico. Bene, fisicamente ha perso molto. Ma non voglio parlare della sua dieta, bensì della sua voce,<strong> chirurgica come un bisturi </strong>anche in questa performance. Ricordo che l&#8217;album <em>Smash </em>mi colpì per l&#8217;altezza melodica del cantato. Una caratteristica unica di questa band, che è riuscita a scatenare l&#8217;Alcatraz anche in questa occasione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Certo, i volumi non andavano. Continuo a sostenere che a Milano il miglior locale dove realizzare concerti punk resta il MusicDrome. </strong>L&#8217;Alcatraz sui volumi alti rimbomba, ha una certa allergia alle chitarre distorte e ha un&#8217;acustica pessima per il genere, che necessita di rimbalzi più ariosi e limpidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque come non saltare, nonostante il suono non ottimale, su<em> Come Out and Play (Keep &#8216;em Separated)</em> o su <em>Walla Walla</em>? Impossibile. Come impossibile non emozionarsi su un<em> Gone Away</em> solo voce e piano. <strong>Un&#8217;ora e un quarto di classici punk, veri e propri manifesti programmatici. </strong>Intermezzati dai classici di seconda generazione, come <em>Why Don&#8217;t You Get a Job?</em> e <em>Pretty Fly (for a white guy</em>). Ma degli ultimi dischi non bisogna certo buttare via tutto. <strong><em>Want you bad</em> è un capolavoro</strong>, e la chiusura (prima del bis) con <strong><em>The kids aren&#8217;t alrigh</em>t</strong> è la ciliegina sulla torta (suonata addirittura con tre chitarre).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma i veri Offspring li ho sentiti su <em>All I want</em>, <em>Americana </em>e <em>Have you ever</em>.</strong> Energia pura. Unico rimpianto? Non aver sentito <em>The Meaning of life</em> che, personalmente considero il <strong><em>masterpiece </em></strong>della loro carriera. Riassumendo, una scaletta proporzionata che comprendeva classici e nuove hit suonata molto bene, con una voce alta che ha tenuto e un&#8217;acustica non all&#8217;altezza. Qualche base, forse di troppo, e un <strong><em>Intermission </em></strong>simpatico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La chiusura con<em> Self Esteem</em> è un&#8217;epifania.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo si ferma, torna indietro a quindici anni fa. Mi guardo attorno, ed il pubblico sembra composto dai miei compagni di liceo del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardo i miei vestiti e vedo che indosso una maglia del Che ed una kefia. Non ho più il cellulare in tasca e i miei pantaloni sono più larghi di tre misure.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Flashback.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sento nel profondo che la loro musica qualcosa ha cambiato, e che brani del genere non invecchieranno mai.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
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<p style="text-align: justify;">Ad aprire i <strong>Broadway Calls</strong>, già sentiti a Milano qualche mese fa con gli Alkaline Trio. Un trio carismatico, che prende spunto tanto dai Ramones quanto dai Greenday. Un pop-punk fatto di chitarre stoppate e liriche orecchiabili. Non male, ma niente di speciale. Un appunto: vedere cantante e bassista che smontano ampli e microfoni dopo l&#8217;esibizione non ha avuto prezzo. Questo significa, per una volta, avere a che fare con musicisti seri, modesti ma soprattutto veri. Complimenti.</p>
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<p style="text-align: justify;">Articolo e foto di <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a></p>
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