Non lamentiamoci: se le cose vanno così, è solo colpa nostra
Premessa: non voglio assolutamente che questo articolo venga letto in chiave politica, razzista o classista. Non sono comunista, non sono fascista, non sono un verde e nemmeno un democristiano. Sono solo un ragazzo di ventotto anni che cerca di capire qualcosa della situazione italiana attuale, perchè semplicemente ha percepito che le cose non vanno poi così bene e vorrebbe indagarne le ragioni.
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Italiani, facciamoci un pò schifo. Su, dai, che ce lo meritiamo. Chi più chi meno, ma siamo tutti comparse dello stesso film.
Stiamo davanti ai nostri televisori piatti, al plasma o lcd, e guardiamo Novantesimo minuto e Buona domenica. A noi piace questo. Piace andare in Sardegna d’estate. Piace la nightlife ed il calcio. Piace la figa, la pasta, l’auto nuova, la coca e cazzeggiare al lavoro.
Agli italiani basta poco.
Siamo un popolo che si accontenta. L’italiano cerca la tranquillità economica ed emozionale, la stabilità. Nel sangue non ha l’altruismo, il bene collettivo: all’italiano basta avere un piatto di minestra, il suo piatto di minestra, a fine giornata. Perchè si campa a tirare avanti. Da sempre. Continua a leggere
Ladies and gentleman … The Offspring!
Il biglietto l’abbiamo comperato più di due mesi fa. Certo, ne vale la pena se si pensa che gli Offspring hanno venduto trentacinque milioni di copie, oltre ad aver plasmato un’intera generazione di punk, alternativi, nerd e ragazzini nati tra i settanta e gli ottanta (me compreso). Al liceo esistevano solo loro, i Rancid e i Greenday. Poi sono arrivati i Blink 182. Poi il buio.
Qui si parla degli anni novanta, non di Hit That. Quello che è stato fatto dopo l’album Americana, chiunque lo sa, è stato fatto con uno spirito diverso. Americana rappresenta il passaggio, tra gli Offspring giovani, veloci ed incazzati a quelli più mainstream e pop-punk. Ciò nonostante, resta un buon album. Smash, Ixnay on The Hombre, Offspring. I primi tre album “veri” hanno segnato una generazione che usciva dagli anni ottanta senza punti di riferimento. Per chi aveva qualcosa da dire, esisteva solo il punk ed il grunge. Rabbia, tanta, in connubio con tematiche sociali e distruttive. Ma anche spensieratezza e spasso su ritmiche ska. Continua a leggere
Punkreas e Pornoriviste: rivalsa punk | Magmusic
Gli ultimi, annebbiati ricordi mi riportano a qualche anno fa, in un caldissimo concerto al C.S.A. Kantiere di Milano. Pornoriviste. Un nome che, per chi ha la mia età e un pò il punk (anche nostrano) l’ha vissuto, non può suonare nuovo. Certo, era la musica che ascoltavo quando avevo diciassette o diciotto anni, al liceo o poco dopo, ma cosa importa? Importa che loro ci sono ancora, incazzati, sempre presenti. Emozionano ora come allora.
Ma sgomitoliamo le idee in senso cronologico.
Ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta, mentre in data venerdì 24 luglio 2009 ci dirigiamo verso lo Spazio Carroponte di Sesto San Giovanni (inciso, doverosissimo inciso: un plauso al Comune di Sesto. Avete fatto più concerti voi a luglio che il MazdaPalace in un anno. E li avete fatti bene, con prezzi accessibili e in uno spazio, il Carroponte appunto, davvero suggestivo) coi tergi a manetta e la strada completamente allagata. Mancano pochi minuti alle ventuno e trenta e tutto fa pensare al peggio. Il cielo è nero e l’acqua scende a secchiate. Attimi di sconforto. Le Pornoriviste e i Punkreas, stasera. Non li vedo da una vita, e più che un tuffo nel passato viste le condizioni meteo mi pare di fare un tuffo dalle rive del Po.
Poi, nell’arco di venti minuti, tutto cambia. Il cielo si rasserena e l’area, sino a poco prima deserta, inizia a popolarsi di personaggi squisitamente underground. Di gente ce n’è: viste le prospettive, è quasi un miracolo. Continua a leggere
Eric Burdon live: quando l’anima è blues | Magmusic
Forse non tutti lo conosceranno di nome, ma è evidente che questo uomo e la sua musica qualcosa ad ognuno di noi ha lasciato. Un nome inciso nel libro della storia della musica rock. Parlo di Eric Burdon, lead singer inglese della band The Animals, che raggiunse il successo planetario in pieno periodo beat (il glorioso 1964) con la mega hit “The House of the Rising sun”, brano fatto e rifatto praticamente da tutti, dai cantautori italiani sino agli attualissimi Muse.
Ognuno di noi ha ascoltato o sentito almeno una volta questo brano. Forse una delle canzoni più belle della musica moderna, aggiungerei.
Strana storia, quella degli Animals. Dal successo internazionale, al tour mondiale, dalle grandi serate tutta droga & rock’n roll, allo scioglimento, nel 1969. Da allora, nulla sarebbe più stato come prima. Certo, mille reunion da allora ad adesso, e battaglie legali per la paternità del nome a fare da contorno. Ma nel frattempo il mondo avrebbe conosciuto la voce di Eric, anima nera nel corpo mingherlino di un bianco poco più alto di un metro e sessanta. Con la sua voce e le sue canzoni, avrebbe anticipato di oltre un decennio gruppi come gli Who, i Sex Pistols, fino ai successivi cambiamenti generazionali del folk-rock. Ha influenzato anche Bob Dylan, si dice. E’ senza ombra di dubbio una delle più belle voci della storia del rock, gli è riconosciuto, se lo merita. Continua a leggere
Sesto si infiamma con Pino Scotto e Vaccaman | Magmusic
Vi avevamo sussurrato all’orecchio di partecipare al Fabrik Festival, l’evento multi genere che ha visto alternarsi artisti, sia veterani che emergenti, in uno spazio funzionale all’evento stesso, l’area Carroponte di Sesto San San Giovanni tra il dieci e il dodici di luglio. Luogo ideale, questo, per serate di musica dal vivo: poche, pochissime zanzare, palco sopraelevato da tour del Blasco (o quasi), e un’illuminizione che alle prime avvisaglie notturne ha trasformato l’area in un hangar aeroportuale con luci color lava a fare da suggestione alle note suonate. Davvero bello.
Siamo stati testimoni, dicevamo, dell’indiscutibile successo di questa prima edizione, partecipando alla serata dedicata al rock duro (Pino Scotto, Kee Marcello, Heller) e a quella hip hop (Vaccaman, Ensi, Ghemon, Entics + guests).
Tre buoni motivi per parlare bene di questo festival: primo, Continua a leggere
Limp Bizkit & Faith No More: che spettacolo! | Magmusic
Ci aspettavamo tutti un mega festival all’Idroscalo di Milano, ma alla fine ci si è ritrovati al PalaSharp (al chiuso, con un buon numero di posti in meno rispetto alla location usuale), causa problematiche con la Provincia. Iniziamo con il piede sbagliato dunque, sin dalla metà di maggio. La motivazione dello spostamento? Non la conosciamo, ma andiamo per intuizione: in quei giorni si votava, e la propaganda elettorale era al massimo della sua potenza. Caso fortuito o tragica coincidenza? Con il senno di poi possiamo dire che i disagi ci sono stati, eccome. Ho seguito il festival nel 2007, l’edizione con i NOFX, per intenderci, e seguire la medesima manifestazione nella giornata di domenica 14 giugno 2009 ha avuto riscontri contrastanti.
Superiamo i cancelli verso le 18:30 e dopo i saluti di rito all’organizzazione (Chiara, della Propaporomoz, grande estimatrice di MagMusic) iniziamo a guardarci intorno. Nell’area circostante il palazzetto tutto fila liscio: il palco sopraelevato della RedBull dove si sarebbero esibiti molti artisti “da second stage“, una miriade di stand di birre e hot dog, qualche distro indipendente. Fino a qui, tutto bene (Cit. “L’odio (La Haine)”,1995, Mathieu Kassovitz). La gente è tanta e mi soffermo sulle t-shirt dei partecipanti. Trovo estremamente interessante l’analisi dei personaggi che popolano l’universo rock. Continua a leggere
Fall Out Boy: la Nouvelle Vague del Punk | Magmusic
Iniziamo col dire che sono nato e cresciuto, musicalmente parlando, con il punk rock. Prima Greenday, dal celeberrimo Kerplunk in su, fino diciamo a Nimrod. Poi sono arrivati i Blink, con Buddha e Chersire Cat, e fu amore a prima vista. In quegli anni (1999-2004) suonavo in una band Hardcore Punk, i Togaparty, come chitarrista. Abbiamo suonato un po’ ovunque, nel nord Italia e in Svizzera.
Bene, per uno come me, che ha il ritmo hc nel cuore, è molto difficile scrivere un articolo su una band come i Fall Out Boy, visti e fotografati al Palasharp di Milano in data 15 marzo 2009.
I rimandi ai miei gruppi preferiti del genere mi confondono, e non poco. Undeclinable Ambuscade, Millencolin, The Ataris, Nofx. Lo chiamavamo punk, ma forse era già qualcosa di diverso, in evoluzione. Perchè forse di genere dalla radice punk si può ancora parlare, in quanto l’hardcore è ancora molto operativo sulle scene, ma il punk più melodico si è gradualmente evoluto con il passare delle primavere in emo-punk, o, per meglio dire, pop-punk. Un punk più popolare, melodico, che prende sovente ritmiche dalla dance music e che che non rinnega parti, solitamente bridge veloci, elettroniche. Cori orecchiabili, liriche mai di protesta ma a tematica adolescenziale per (quasi) tutte le band, che vedono in Mtv il loro bacino d’utenza preferenziale: giovani, giovani, molto giovani.
A mio parere (caricate le frecce all’arco, sono pronto) la vera svolta, il disco che ha messo la parola inizio al pop punk per come lo conosciamo è “Blue Skies, Broken Hearts…Next 12 Exits” degli statunitensi The Ataris, uscito negli States il 13 Aprile 1999, esattamente dieci anni fa. Fu una rivoluzione: per le tematiche affrontate, cronache di un loser innamorato, per le chitarre, che potenti vengono sollevate da ottave sopra della seconda chitarra, per la sezione ritmica, meno eccessiva rispetto a band come Nofx e Millencolin. Fu il primo passo verso il punk popolare, ascoltabile dalle masse. Oggi lo chiameremmo mainstream. Forse Kris Roe non lo sapeva, ma aveva iniziato qualcosa di veramente nuovo, solo accennato da altre band, ma contestualizzato alla perfezione in Blue Skies. Continua a leggere
Alkaline Trio: impressioni dall’unica data italiana | Magmusic
Milano, 2 febbraio 2008
Dopo l’uscita del nuovo album “Agony and Irony” per Epic Records prodotto da Josh Abraham, gli Alkaline Trio approdano sul palco dello storico (e, ahimè, prossimo alla chiusura definitiva nel mese di luglio) Rolling Stone di Milano, per oltre un’ora di punk rock tirato e melodico.
Il gruppo di Chicago atterra il 29 gennaio con un nuova produzione alle spalle (luglio 2008), che personalmente non ho avuto il tempo di ascoltare con attenzione, ma che indubbiamente ricalca lo stile particolare della band, soprattutto in funzione dell’inconfondibile voce di Matt Skiba e dalle metriche scritte in coppia con il bassista Dan Adriano: mistiche, irriverenti, simboliche, oscure (ricordiamo che Skiba è membro della “Church of Satan“, loggia religiosa che ha le proprie radici proprio negli States). Amore, alcolismo, depressione, fuoco, droghe, blasfemia, morte. Questi sono i temi principali dei primi 5 album degli Alkaline Trio. Con il nuovo disco l’eclettico cantante/chitarrista Matt Skiba, il cantante/bassista Dan Andriano e il batterista Derek Grant dicono di aver trovato la luce in fondo al tunnel, e ritornano per l’occasione al punk degli esordi con un occhio strizzato verso la new wave anni ’80. Continua a leggere