Proprietà intellettuale e Internet: bye bye SIAE, arriva Safecreative.org
Il mondo si evolve, arte e musica si evolvono, il diritto d’autore e la proprietà intellettuale restano ferme al medioevo. Se parlate ad un dipendente SIAE di internet, storcerà il naso. Pare che questa società non accetti il fatto che ad oggi la musica e l’arte si possa diffondere in maniera globale attraverso un computer. Restano chiusi nel loro guscio.
Siamo nel 2009, Internet non è più una rete di computer che collega università statunitensi, ma è un luogo di democrazia e diffusione di contenuti. Una rivoluzione. E con questa rivoluzione in atto, è giusto che artisti, musicisti e creativi abbiano il diritto di poter diffondere il proprio materiale in maniera sicura, senza possibilità di plagio o di utilizzi non consentiti.
Questa è stata, sino ad ora, la big question in merito ai copyright sulla Rete: si mettono online i materiali (musica, blog, fotografie ecc.), ma chi mi tutela la proprietà intellettuale? Come posso garantire, di fronte ad un giudice, che quella foto o quella canzone è mia? Continua a leggere
Sul ritorno ad un approccio antico nella sfera del tempo libero
Torneremo, e tutti, ad una passata e molto più sincera forma di intrattenimento ludico. La società moderna crea inutili ed innumerevoli forme di nuovi bisogni. A coadiuvare questo meccanismo si aggiunge la pubblicità, che induce a convincersi di un eventuale (e sovente futile) necessità di un dato prodotto o servizio.
Mi spiego meglio.
L’umanità ha vissuto migliaia di anni senza quelle forme di intrattenimento tipiche del nostro secolo, il novecento, le cui radici storiche e tecniche derivano dall’ultima rivoluzione industriale. In tutto questo meccanismo, il capitalismo dell’intrattenimento ha fallito. Certamente, una forma di capitalismo commerciale è sempre esistita sin dagli albori dell’intelligenza umana, è ovvio. E’ ovvio che da sempre esistono i commercianti, coloro che acquistano (o producono da sè) e rivendono. Ma il settore dell’intrattenimento del Novecento ha progressivamente messo in oscuro i suoi buoni propositi (mi permetto di pensare: “godete del vostro tempo libero in maniera migliore e più soddisfacente”). Continua a leggere
Sesto si infiamma con Pino Scotto e Vaccaman | Magmusic
Vi avevamo sussurrato all’orecchio di partecipare al Fabrik Festival, l’evento multi genere che ha visto alternarsi artisti, sia veterani che emergenti, in uno spazio funzionale all’evento stesso, l’area Carroponte di Sesto San San Giovanni tra il dieci e il dodici di luglio. Luogo ideale, questo, per serate di musica dal vivo: poche, pochissime zanzare, palco sopraelevato da tour del Blasco (o quasi), e un’illuminizione che alle prime avvisaglie notturne ha trasformato l’area in un hangar aeroportuale con luci color lava a fare da suggestione alle note suonate. Davvero bello.
Siamo stati testimoni, dicevamo, dell’indiscutibile successo di questa prima edizione, partecipando alla serata dedicata al rock duro (Pino Scotto, Kee Marcello, Heller) e a quella hip hop (Vaccaman, Ensi, Ghemon, Entics + guests).
Tre buoni motivi per parlare bene di questo festival: primo, Continua a leggere
Goodbye Micheal
Ero davvero molto piccolo, quando i miei padiglioni auricolari ebbero il primo contatto con Michael Jackson. Ero alle elementari, e mio padre mi procurò una cassetta di “Dangerous”, duplicata da un amico e con la copertina fotocopiata. Fu amore a prima vista. Dopo Bennato, Vasco Rossi, Zucchero e Ivana Spagna, iniziavo a spostare i miei interessi musicali oltreoceano. Era il 1991, e in sala giochi impazzava il videogioco “Moonwalk”. Straordinario. Tutti i ragazzini e le ragazzine andavano pazzi per questo strano personaggio, per le leggende che lo circondavano; si diceva fosse addirittura un alieno, che sapeva camminare sulle acque e cose di questo genere. Continua a leggere
Thai Kids
Il ricordo.
Era la prima volta che viaggiavo così lontano.
Era la prima volta.
La Thailandia, cosa resta? Il caldo soffocante di Bangkok, assieme alla generosità di un popolo grato alla vita. I thailandesi ringraziano per qualsiasi cosa, e sì, sorridono sempre. Di quei sorrisi che lacerano l’anima, che ti fanno pensare a quanto siamo fortunati, qui in occidente.
Un viaggio da turista, il mio.
Nessuna missione umanitaria, nessuna beneficenza: puro svago di metà novembre 2008. Due settimane da sud a nord, da Bangkok al Laos (and back). Quello che colpisce sono i colori. Cinematografici, netti, senza via di mezzo. La saturazione del colore fa parte del cielo, del cibo, dell’abbigliamento. L’afa è struggente, toglie il respiro, lo smog annebbia la vista e il forte odore di fritto a volte dà la nausea. Una città povera, Bangkok, dai forti contrasti. Palazzoni e Holiday Inn fanno da contrasto alle baracche, i tuk tuk viaggiano veloci in mezzo a strade empie di Mercedes e Bmw. Continua a leggere
Limp Bizkit & Faith No More: che spettacolo! | Magmusic
Ci aspettavamo tutti un mega festival all’Idroscalo di Milano, ma alla fine ci si è ritrovati al PalaSharp (al chiuso, con un buon numero di posti in meno rispetto alla location usuale), causa problematiche con la Provincia. Iniziamo con il piede sbagliato dunque, sin dalla metà di maggio. La motivazione dello spostamento? Non la conosciamo, ma andiamo per intuizione: in quei giorni si votava, e la propaganda elettorale era al massimo della sua potenza. Caso fortuito o tragica coincidenza? Con il senno di poi possiamo dire che i disagi ci sono stati, eccome. Ho seguito il festival nel 2007, l’edizione con i NOFX, per intenderci, e seguire la medesima manifestazione nella giornata di domenica 14 giugno 2009 ha avuto riscontri contrastanti.
Superiamo i cancelli verso le 18:30 e dopo i saluti di rito all’organizzazione (Chiara, della Propaporomoz, grande estimatrice di MagMusic) iniziamo a guardarci intorno. Nell’area circostante il palazzetto tutto fila liscio: il palco sopraelevato della RedBull dove si sarebbero esibiti molti artisti “da second stage“, una miriade di stand di birre e hot dog, qualche distro indipendente. Fino a qui, tutto bene (Cit. “L’odio (La Haine)”,1995, Mathieu Kassovitz). La gente è tanta e mi soffermo sulle t-shirt dei partecipanti. Trovo estremamente interessante l’analisi dei personaggi che popolano l’universo rock. Continua a leggere
Fall Out Boy: la Nouvelle Vague del Punk | Magmusic
Iniziamo col dire che sono nato e cresciuto, musicalmente parlando, con il punk rock. Prima Greenday, dal celeberrimo Kerplunk in su, fino diciamo a Nimrod. Poi sono arrivati i Blink, con Buddha e Chersire Cat, e fu amore a prima vista. In quegli anni (1999-2004) suonavo in una band Hardcore Punk, i Togaparty, come chitarrista. Abbiamo suonato un po’ ovunque, nel nord Italia e in Svizzera.
Bene, per uno come me, che ha il ritmo hc nel cuore, è molto difficile scrivere un articolo su una band come i Fall Out Boy, visti e fotografati al Palasharp di Milano in data 15 marzo 2009.
I rimandi ai miei gruppi preferiti del genere mi confondono, e non poco. Undeclinable Ambuscade, Millencolin, The Ataris, Nofx. Lo chiamavamo punk, ma forse era già qualcosa di diverso, in evoluzione. Perchè forse di genere dalla radice punk si può ancora parlare, in quanto l’hardcore è ancora molto operativo sulle scene, ma il punk più melodico si è gradualmente evoluto con il passare delle primavere in emo-punk, o, per meglio dire, pop-punk. Un punk più popolare, melodico, che prende sovente ritmiche dalla dance music e che che non rinnega parti, solitamente bridge veloci, elettroniche. Cori orecchiabili, liriche mai di protesta ma a tematica adolescenziale per (quasi) tutte le band, che vedono in Mtv il loro bacino d’utenza preferenziale: giovani, giovani, molto giovani.
A mio parere (caricate le frecce all’arco, sono pronto) la vera svolta, il disco che ha messo la parola inizio al pop punk per come lo conosciamo è “Blue Skies, Broken Hearts…Next 12 Exits” degli statunitensi The Ataris, uscito negli States il 13 Aprile 1999, esattamente dieci anni fa. Fu una rivoluzione: per le tematiche affrontate, cronache di un loser innamorato, per le chitarre, che potenti vengono sollevate da ottave sopra della seconda chitarra, per la sezione ritmica, meno eccessiva rispetto a band come Nofx e Millencolin. Fu il primo passo verso il punk popolare, ascoltabile dalle masse. Oggi lo chiameremmo mainstream. Forse Kris Roe non lo sapeva, ma aveva iniziato qualcosa di veramente nuovo, solo accennato da altre band, ma contestualizzato alla perfezione in Blue Skies. Continua a leggere
Alkaline Trio: impressioni dall’unica data italiana | Magmusic
Milano, 2 febbraio 2008
Dopo l’uscita del nuovo album “Agony and Irony” per Epic Records prodotto da Josh Abraham, gli Alkaline Trio approdano sul palco dello storico (e, ahimè, prossimo alla chiusura definitiva nel mese di luglio) Rolling Stone di Milano, per oltre un’ora di punk rock tirato e melodico.
Il gruppo di Chicago atterra il 29 gennaio con un nuova produzione alle spalle (luglio 2008), che personalmente non ho avuto il tempo di ascoltare con attenzione, ma che indubbiamente ricalca lo stile particolare della band, soprattutto in funzione dell’inconfondibile voce di Matt Skiba e dalle metriche scritte in coppia con il bassista Dan Adriano: mistiche, irriverenti, simboliche, oscure (ricordiamo che Skiba è membro della “Church of Satan“, loggia religiosa che ha le proprie radici proprio negli States). Amore, alcolismo, depressione, fuoco, droghe, blasfemia, morte. Questi sono i temi principali dei primi 5 album degli Alkaline Trio. Con il nuovo disco l’eclettico cantante/chitarrista Matt Skiba, il cantante/bassista Dan Andriano e il batterista Derek Grant dicono di aver trovato la luce in fondo al tunnel, e ritornano per l’occasione al punk degli esordi con un occhio strizzato verso la new wave anni ’80. Continua a leggere