Posts Tagged ‘apparecchio’

martedì, maggio 12th, 2009
Fino ad ora, ho parlato ampiamente della tecnica utilizzata e delle modalità di ripresa del fotografo durante l’atto dello spettacolo kantoriano. Quello che rimane ad un primo impatto con il corpus fotografico in oggetto è l’estremizzazione del bianco e del nero all’interno degli scatti. Sono tutti in bianco e nero, nemmeno uno a colori. Una decisione difficile per un fotografo di quel periodo, quella della pellicola. Infatti la scelta del colore o in alternativa del bianco e nero era precedente allo scatto, trattandosi di particolari rulli da montare nell’apparecchio. Una scelta stilistica, certo, ma non sempre facile. Sostengo la tesi che Buscarino abbia optato per pellicole esclusivamente in bianco e nero perché lo stesso teatro di Kantor è bianco e nero.
Il ricordo. Nel cinema la tecnica cromatica del bianco e nero, detta anche scala di grigi, nel film a colori indica il flashback, ossia il ritorno al passato, alla memoria.
Viene dunque da pensare che, essendo il teatro di Kantor ricordo d’infanzia (continua…)
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lunedì, maggio 4th, 2009
La luce e i suoi colori sono in fotografia elementi fondamentali per la realizzazione di scatti validi e affascinanti. Come detto precedentemente, l’apparecchio fotografico vive di luce, proprio come la vista umana. In assenza di fonti luminose, né la macchina fotografica né l’occhio umano sono in grado di decifrare i segni presenti nel campo visivo. (continua…)
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lunedì, maggio 4th, 2009
Sono molte, dunque, le differenze che intercorrono tra fotografia tradizionale e innovazione digitale. Personalmente credo che ogni fotografo doverebbe iniziare a praticare quest’arte partendo dalle origini, in funzione del fatto che gli apparecchi che oggi utilizziamo sono figli di quelli tradizionali. Nonostante le differenze siano molte, nella pratica non sembra esserci una così sostanziale modifica di abitudini.
E’ certo che gli apparecchi moderni offrono alla fotografia nuove prospettive artistiche, aggiungendo un buon numero di funzioni accessorie. Ad esempio il bilanciamento del bianco, la possibilità di lavorare con priorità di diaframma o tempo di esposizione, la possibilità di vedere l’immagine appena scattata. Quest’ultima particolarità ha cambiato più delle altre il modo di fotografare. Certamente insieme alla messa nel dimenticatoio del rullino e della stampa in camera oscura. (continua…)
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mercoledì, aprile 29th, 2009
E allora come distinguersi? Come diventare un vero fotografo e differenziarsi dal resto del mondo? Non credo, e non ho mai creduto, alla fotografia orientata all’oggetto. E’ triste da dire, ma molti miti della fotografia sono divenuti celebri perché praticavano una fotografia orientata all’oggetto.
Penso ad esempio a Helmut Newton con i nudi e l’erotismo. L’oggetto andava ben oltre la tecnica, si inseriva a discapito dell’occhio fotografico. Indubbia la tecnica, ma è consuetudine oramai associare i nudi erotici alla fotografia di Helmut Newton. Dunque, cosa ha lasciato questo artista all’arte della fotografia? Nulla. Ha semplicemente fotografato delle donne nude.
Con immensa tecnica e attitudine, ma non ha rivoluzionato nulla. (continua…)
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mercoledì, aprile 29th, 2009
Saggio Breve di Emanuele Barboni
La fotografia è un’arte. Lo dicono un sacco di libri. Io penso di aver iniziato a fotografare per la paura di diventare grande. I miei tenevano libri enormi con migliaia di foto di viaggi in un cassetto. Quel cassetto è ancora là, e ogni tanto lo apro. In quelle foto era racchiuso il loro mondo così anni settanta, fatto di occhiali bizzarri, frange e lusso al club Mediterranee. Penso di aver fatto la prima foto vera intorno ai dodici anni. Non è stato amore a prima vista, proprio come per la musica. Mio padre era un patito di fotografia e in un certo senso mi ha passato questo hobby. Ma come in tutte le cose, non lo ammetterò mai. Io ho iniziato a fotografare perchè avevo voglia di iniziare a fotografare. E basta.
Sono sempre stato legato ai ricordi fotografici. Tante cose le ho vissute solo in foto. E ancora oggi i ricordi reali si confondono con quelli fotografici. Bene o male dai dodici anni in poi ho utilizzato la macchina fotografica come un qualsiasi ragazzino. Qualche foto la sera al mare, qualche ragazza, qualche concerto. Ricordo a tal proposito le foto che feci al concerto degli Offspring a Milano. Avevo penso quindici anni. Tutte piccole e mosse. Una vera delusione. Proprio come quelle dell’MTV Music Awards a Milano, qualche tempo prima. Insomma, fotografavo poco e male le cose che mi andava di ricordare. Ero un ragazzino, tutto sommato. Poi un giorno mio padre mi regalò una Epson a un megapixel. Avevo diciassette-diciotto anni. Un vero catorcio ora, una straordinaria e avveniristica macchina fotografica per i tempi. Le cose erano cambiate, e il digitale iniziava a compiere i primi passi. Passai a una Minolta E203, poi a una innumerevole serie di compatte delle quali ora non ricordo né marca né modello. Fu allora che iniziai a fotografare per davvero. Dieci, cento, mille foto. I miei amici dell’università impazzivano solo all’idea. Sono sempre stati loro i miei modelli. Li trovo bellissimi. Ora, che sono passati cinque o sei anni, conosco ogni singolo dettaglio del loro volto, il loro lato migliore, i loro piccoli grandi difetti. Se sono diventato un buon fotografo, è certamente merito della loro pazienza. (continua…)
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venerdì, aprile 17th, 2009
“..Dico questo perché Buscarino, fotografando la scena di Kantor, necessitava certamente di obbiettivi molto luminosi, al fine di sfruttare al massimo le precarie condizioni di luce sulla scena. Ma tornando all’utilizzo di ottiche, sono dell’idea che Buscarino utilizzasse obbiettivi a messa a fuoco manuale. Non so se esistessero già ottiche con messa a fuoco automatico nel 1977, ma in tal caso la scelta sarebbe ricaduta su quelle manuali. Infatti con una messa a fuoco manuale è possibile sperimentare tipologie di messa a fuoco innovative e sperimentali. Il campo ottico diviene un campo da gioco dove il fotografo può permettersi di sperimentare girando la ghiera.
Vediamo allora che un personaggio in secondo piano appare lucidamente a fuoco, a differenza dell’oggetto in primo piano. Il gioco dei campi è di fondamentale importanza in questo lavoro. Lavorare in questa maniera richiede però una certa conoscenza dell’apparecchio, oltre ad una notevole celerità manuale per cambiare la messa a fuoco, soprattutto di fronte a soggetti in movimento. Il discorso sulla messa a fuoco manuale vale perfettamente per le fotografie che appartengono alla branca dei ritratti d’artista, o in definitiva, per immagini realizzate con zoom da una certa distanza. Attenzione alla messa a fuoco, alla tempistica di esposizione e all’immobilità dell’apparecchio.
Discorso diverso per le immagini realizzate con ottiche grandangolari, ossia a focale corta…”
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lunedì, ottobre 20th, 2008
Saggio Breve di Emanuele Barboni
La fotografia è un’arte. Lo dicono un sacco di libri. Io penso di aver iniziato a fotografare per la paura di diventare grande. I miei tenevano libri enormi con migliaia di foto di viaggi in un cassetto. Quel cassetto è ancora là, e ogni tanto lo apro. In quelle foto era racchiuso il loro mondo così anni settanta, fatto di occhiali bizzarri, frange e lusso al club Mediterranee. Penso di aver fatto la prima foto vera intorno ai dodici anni. Non è stato amore a prima vista, proprio come per la musica. Mio padre era un patito di fotografia e in un certo senso mi ha passato questo hobby. Ma come in tutte le cose, non lo ammetterò mai. Io ho iniziato a fotografare perchè avevo voglia di iniziare a fotografare. E basta. (continua…)
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