‘TEORIA DELLA FOTOGRAFIA (IT)’

Zoom e ottiche fisse

lunedì, maggio 11th, 2009

Come detto in precedenza, nel mio percorso artistico nel ruolo di fotografo ho cambiato differenti macchine fotografiche, iniziando con delle compatte reflex a rullino, per continuare dall’anno 2002 con apparecchi esclusivamente digitali. Attualmente fotografo con una Canon Eos 400D, con una risoluzione a 10 Megapixel, montando ottiche che in passato venivano utilizzate su macchine fotografiche analogiche Pentax. Mediante un anello adattatore, avvitato tra l’obiettivo e il corpo macchina, sono in grado di sfruttare le potenzialità di ottime ottiche (continua…)

Fotografare la luce in uno spazio buio

lunedì, maggio 4th, 2009

La luce e i suoi colori sono in fotografia elementi fondamentali per la realizzazione di scatti validi e affascinanti. Come detto precedentemente, l’apparecchio fotografico vive di luce, proprio come la vista umana. In assenza di fonti luminose, né la macchina fotografica né l’occhio umano sono in grado di decifrare i segni presenti nel campo visivo. (continua…)

Fotografare la scena: il concerto di musica dal vivo

lunedì, maggio 4th, 2009

Fino a questo momento ci siamo occupati di fotografia teatrale, ma nell’ampio ambito che chiamerò della fotografia di scena è necessario includere anche la fotografia di concerti di musica dal vivo. Fondamentalmente le due tecniche vanno ad associarsi in maniera molto fluida, avendo in comune una moltitudine di elementi: una rappresentazione, un palcoscenico, la scarsa luce e la posizione spesso distante dalla scena. Possiamo trovare anche alcune notevoli differenze tra i due metodi, in quanto la fotografia di un concerto implica si una scenografia e altri elementi teatrali, ma prima di tutto manca di un testo, di una trama e di un intreccio.

(continua…)

Il video uccide la fotografia

lunedì, maggio 4th, 2009

Fotografo la musica perché vivo di musica. Mi piacerebbe riuscire ad immortalare un un frame l’emozione del momento. La coesistenza di un’immagine con una colonna sonora rende il tutto più accattivante, magico. Sorrido a volte, quando vedo migliaia di flash che da sotto il palco illuminano la band, durante il cavallo di battaglia. È una reazione naturale, per chi non fotografa di professione. La volontà di ibernare un istante di musica in uno scatto. Probabilmente qualcuno potrebbe contraddirmi dicendo che in fondo la soluzione esiste, e si chiama video. 

Rimanendo valide le mie affermazioni sull’atto della fotografia, mi viene da pensare che il video potrebbe essere il mezzo migliore per immortalare musica e immagine. In realtà penso che il video lasci un ricordo molto più scialbo rispetto alla fotografia. In aggiunta, spesso la registrazione è fatta con piccole apparecchiature amatoriali che non garantiscono la giusta qualità, non rendono giustizia alla nostra visione e al punto di vista. (continua…)

Considerazioni sull’analogico e sul digitale

lunedì, maggio 4th, 2009

Sono molte, dunque, le differenze che intercorrono tra fotografia tradizionale e innovazione digitale. Personalmente credo che ogni fotografo doverebbe iniziare a praticare quest’arte partendo dalle origini, in funzione del fatto che gli apparecchi che oggi utilizziamo sono figli di quelli tradizionali. Nonostante le differenze siano molte, nella pratica non sembra esserci una così sostanziale modifica di abitudini.

E’ certo che gli apparecchi moderni offrono alla fotografia nuove prospettive artistiche, aggiungendo un buon numero di funzioni accessorie. Ad esempio il bilanciamento del bianco, la possibilità di lavorare con priorità di diaframma o tempo di esposizione, la possibilità di vedere l’immagine appena scattata. Quest’ultima particolarità ha cambiato più delle altre il modo di fotografare. Certamente insieme alla messa nel dimenticatoio del rullino e della stampa in camera oscura. (continua…)

Fotografare lo spettacolo orientandosi ad un’ idea è possibile?

lunedì, maggio 4th, 2009

Ci si chiede dunque, dopo il discorso appena esposto, se sia possibile fotografare il mondo dello spettacolo orientandosi all’idea e non all’oggetto, ossia alla rappresentazione e a tutti gli elementi che la compongono. La risposta è sicuramente negativa. Bisogna infatti relegare indissolubilmente il campo della fotografia di scena al ruolo di “portatrice di memoria” degli spettacoli, la cui unica funzione resta quella pubblicitaria, d’archivio o di consultazione.

La condizione di questa tipologia di fotografia non deve essere necessariamente vista in senso negativo. Non è assolutamente fine a se stessa, bensì occupa un ruolo intermedio tra i due termini di paragone sopraelencati, ossia l’idea e l’oggetto. Come detto, la fotografia di scena è memoria dello spettacolo, ha dunque un suo scopo, un obbiettivo. E’ intrisa di tecnica, di procedure proprie e uniche. Vive in un mondo e per un mondo, quello del teatro e dello spettacolo, di per sé sfarzoso, colorato, magico.

Ed è proprio per questo motivo sostengo che fotografare il teatro sia un gesto piuttosto naturale ed elementare. Ad ogni prova dello spettacolo, il fotografo si trova di fronte ad un’impalcatura scenica, a degli attori: elementi che nascono per essere belli, per fare sognare, per creare mistero e atmosfera.

Il teatro è intriso di fotogenia.

A parte la tecnica, dunque, pare facile fotografare lo spettacolo in funzione della sua indiscussa bellezza estetica, della sua varietà e del suo innato spirito scenico. (continua…)

Fotografia orientata all’oggetto o all’idea

mercoledì, aprile 29th, 2009

E allora come distinguersi? Come diventare un vero fotografo e differenziarsi dal resto del mondo? Non credo, e non ho mai creduto, alla fotografia orientata all’oggetto. E’ triste da dire, ma molti miti della fotografia sono divenuti celebri perché praticavano una fotografia orientata all’oggetto.

Penso ad esempio a Helmut Newton con i nudi e l’erotismo. L’oggetto andava ben oltre la tecnica, si inseriva a discapito dell’occhio fotografico. Indubbia la tecnica, ma è consuetudine oramai associare i nudi erotici alla fotografia di Helmut Newton. Dunque, cosa ha lasciato questo artista all’arte della fotografia? Nulla. Ha semplicemente fotografato delle donne nude.

Con immensa tecnica e attitudine, ma non ha rivoluzionato nulla. (continua…)

Sulla Fotografia

mercoledì, aprile 29th, 2009

Saggio Breve di Emanuele Barboni

La fotografia è un’arte. Lo dicono un sacco di libri. Io penso di aver iniziato a fotografare per la paura di diventare grande. I miei tenevano libri enormi con migliaia di foto di viaggi in un cassetto. Quel cassetto è ancora là, e ogni tanto lo apro. In quelle foto era racchiuso il loro mondo così anni settanta, fatto di occhiali bizzarri, frange e lusso al club Mediterranee. Penso di aver fatto la prima foto vera intorno ai dodici anni. Non è stato amore a prima vista, proprio come per la musica. Mio padre era un patito di fotografia e in un certo senso mi ha passato questo hobby. Ma come in tutte le cose, non lo ammetterò mai. Io ho iniziato a fotografare perchè avevo voglia di iniziare a fotografare. E basta.

Sono sempre stato legato ai ricordi fotografici. Tante cose le ho vissute solo in foto. E ancora oggi i ricordi reali si confondono con quelli fotografici. Bene o male dai dodici anni in poi ho utilizzato la macchina fotografica come un qualsiasi ragazzino. Qualche foto la sera al mare, qualche ragazza, qualche concerto. Ricordo a tal proposito le foto che feci al concerto degli Offspring a Milano. Avevo penso quindici anni. Tutte piccole e mosse. Una vera delusione. Proprio come quelle dell’MTV Music Awards a Milano, qualche tempo prima. Insomma, fotografavo poco e male le cose che mi andava di ricordare. Ero un ragazzino, tutto sommato. Poi un giorno mio padre mi regalò una Epson a un megapixel. Avevo diciassette-diciotto anni. Un vero catorcio ora, una straordinaria e avveniristica macchina fotografica per i tempi. Le cose erano cambiate, e il digitale iniziava a compiere i primi passi. Passai a una Minolta E203, poi a una innumerevole serie di compatte delle quali ora non ricordo né marca né modello. Fu allora che iniziai a fotografare per davvero. Dieci, cento, mille foto. I miei amici dell’università impazzivano solo all’idea. Sono sempre stati loro i miei modelli. Li trovo bellissimi. Ora, che sono passati cinque o sei anni, conosco ogni singolo dettaglio del loro volto, il loro lato migliore, i loro piccoli grandi difetti. Se sono diventato un buon fotografo, è certamente merito della loro pazienza. (continua…)

I colori, un compromesso tra il reale e la sua riproduzione

martedì, aprile 28th, 2009

I colori sono tutto ciò di più bello che la natura può regalarci. Posso dire di aver iniziato a fotografare perché amo i colori. I colori sono qualcosa che non si può descrivere a parole, e, insieme alla musica, sono a mio parere il vero gesto poetico quotidiano della natura. Essi danno emozione, che attraverso il senso della vista si insinua nella parte più profonda del nostro essere. L’insieme dei colori è uno straordinario spettro di toni di varia intensità e, come i numeri, sono infiniti. Il desiderio di spiegare, raccontare un colore penso sia insito nello spirito di ogni fotografo.

Ma la macchina fotografica è un artefatto imperfetto. (continua…)

Dalla mia tesi su Kantor e la fotografia di scena…

venerdì, aprile 17th, 2009

“..Dico questo perché Buscarino, fotografando la scena di Kantor, necessitava certamente di obbiettivi molto luminosi, al fine di sfruttare al massimo le precarie condizioni di luce sulla scena. Ma tornando all’utilizzo di ottiche, sono dell’idea che Buscarino utilizzasse obbiettivi a messa a fuoco manuale. Non so se esistessero già ottiche con messa a fuoco automatico nel 1977, ma in tal caso la scelta sarebbe ricaduta su quelle manuali. Infatti con una messa a fuoco manuale è possibile sperimentare tipologie di messa a fuoco innovative e sperimentali. Il campo ottico diviene un campo da gioco dove il fotografo può permettersi di sperimentare girando la ghiera.

Vediamo allora che un personaggio in secondo piano appare lucidamente a fuoco, a differenza dell’oggetto in primo piano. Il gioco dei campi è di fondamentale importanza in questo lavoro. Lavorare in questa maniera richiede però una certa conoscenza dell’apparecchio, oltre ad una notevole celerità manuale per cambiare la messa a fuoco, soprattutto di fronte a soggetti in movimento. Il discorso sulla messa a fuoco manuale vale perfettamente per le fotografie che appartengono alla branca dei ritratti d’artista, o in definitiva, per immagini realizzate con zoom da una certa distanza. Attenzione alla messa a fuoco, alla tempistica di esposizione e all’immobilità dell’apparecchio.
Discorso diverso per le immagini realizzate con ottiche grandangolari, ossia a focale corta…”