<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>
<channel>
	<title>Zonk Volta &#187; Teoria del rinnovamento</title>
	<atom:link href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/category/teoria-del-rinnovamento/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni</link>
	<description>sometimes i take pictures</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 16:36:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Breve riflessione sull&#8217;importanza dell&#8217;avere uno scopo</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/10/breve-riflessione-sullimportanza-dellavere-uno-scopo/</link>
		<comments>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/10/breve-riflessione-sullimportanza-dellavere-uno-scopo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 22:53:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria del rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[scopo]]></category>
		<category><![CDATA[teoria]]></category>
		<category><![CDATA[tesi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/?p=1728</guid>
		<description><![CDATA[Ognuno di noi dovrebbe avere una missione. Non cercandola al di fuori di sè, questo è certo: là fuori è un disastro, non esistono punti di riferimento di alcun tipo, la rivoluzione deve iniziare da dentro. Una missione, dicevo. C&#8217;è chi passa una vita a cercare di comprenderne il senso, senza raccapezzarsi mai, vivendo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ognuno di noi dovrebbe avere una missione.</strong> Non cercandola al di fuori di sè, questo è certo: là fuori è un disastro, non esistono punti di riferimento di alcun tipo, la rivoluzione deve iniziare<strong> da dentro</strong>.</p>
<p>Una missione, dicevo. C&#8217;è chi passa una vita a cercare di comprenderne il senso, senza raccapezzarsi mai, vivendo di continue delusioni, morendo nel rimpianto di quello che sarebbe potuto essere, e non è stato.</p>
<p><strong>L&#8217;inerzia è la vera morte dell&#8217;uomo.</strong></p>
<p>L&#8217;inerzia porta alle più funeste conseguenze.</p>
<p><em>Vivere o sopravvivere?</em> E&#8217; questo il punto.</p>
<p>Molti di noi dedicano gran parte della propria esistenza alla <strong>ricerca perpetua del sostentamento materiale</strong>, per sè o per la propria famiglia. <em>Dove lo troviamo il tempo</em>, direte voi, per pensare anche al bene del mondo? La risposta è semplice:<strong> forse lo state già facendo</strong>.</p>
<p>State già camminando con in testa una missione, un obbiettivo, un valore: la famiglia, ed il suo sostentamento. Se state perseguendo questa missione con onestà, verità e buona fede, state già compiendo la vostra <strong>rivoluzione individuale</strong> e, sì, state cambiando il mondo. E&#8217; necessario focalizzarsi su piccole mete, microscopiche sacche di valore, per migliorare l&#8217;esistenza propria e degli altri. <span id="more-1728"></span></p>
<p>Bisogna essere costanti, e conoscere il proprio scopo.</p>
<p>E, per cortesia, non confondete la mia teoria con il volontariato. Solo la parola mi fa rabbrividire. Porta in seno il <em>dovere </em>di fare qualcosa per gli altri. In fondo, quanti volontari prendono a cuore una missione in maniera vera, onesta e totale? Pochi. Spetta solo a coloro che hanno visto oltre, e che sanno come raggiungere un obbiettivo perchè l&#8217;obbiettivo l&#8217;hanno visto, ed è stampato nelle loro teste. Allora sì, che il volontariato acquisisce significato.</p>
<p>L&#8217;importanza dell&#8217;avere le idee chiare in merito è discriminante per il raggiungimento completo e totale dell&#8217;obbiettivo.<strong> Come posso anche solo pensare di mettere in scena persone, cose, azioni senza conoscerne lo scopo?</strong></p>
<p>Non bisogna necessariamente pensare alla pace nel mondo, o a cose del genere. Certo, il prossimo dovrebbe essere sempre alla base di ogni nostra azione, buona o cattiva che sia, ma in certi casi ritengo adatta la pratica dei piccoli passi.</p>
<p>Se si inizia a cercare una missione, avremo dato un senso alla nostra vita.</p>
<p>Se riusciremo a metterla in pratica, saremo dei grandi uomini.</p>
<p>Se riusciremo a migliorare la vita di anche solo una persona, saremo leggenda.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/10/breve-riflessione-sullimportanza-dellavere-uno-scopo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tutto parte dall&#8217;individuo, e all&#8217;umanità torna in termini qualitativi.</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/10/tutto-parte-dallindividuo-e-allumanita-torna-in-termini-qualitativi/</link>
		<comments>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/10/tutto-parte-dallindividuo-e-allumanita-torna-in-termini-qualitativi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 12:16:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria del rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[individuale]]></category>
		<category><![CDATA[individuo]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[puzzle]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[teoria]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/?p=1653</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è ancora qualcuno che ci crede. Che crede in quello che fa, che crede nell&#8217;onestà, che sorride. Ci sono ancora impiegati delle poste che ti illuminano con uno sguardo, quando il sabato mattina vai a ritirare qualche euro per la serata dal libretto, nonostante il tabellone dei ticket indichi il numero 145 e la ressa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>C&#8217;è ancora qualcuno che ci crede. Che crede in quello che fa, che crede nell&#8217;onestà, che sorride. </strong>Ci sono ancora impiegati delle poste che ti illuminano con uno sguardo, quando il sabato mattina vai a ritirare qualche euro per la serata dal libretto, nonostante il tabellone dei ticket indichi il numero 145 e la ressa sia imponente.</p>
<p><strong>C&#8217;è ancora gente in grado di assegnare valore ad una piccola azione, </strong>ad una piccola, insignificante perdita di tempo quantificabile in pochi secondi ma che, in alcuni casi, può cambiare la giornata in positivo a chi con lui la condivide. Basta solo qualche parola, un&#8217;espressione di comprensione, condivisione, interesse nella problematica che il prossimo ti pone, per migliorare il suo mondo. <strong>Basta davvero poco per rendere il nostro pianeta più vivibile.</strong></p>
<p>C&#8217;è ancora gente onesta. Poca, ma c&#8217;è. C&#8217;è ancora gente che sorride, che si informa, che pensa ma soprattutto che sente e ascolta la propria personale propensione verso il positivo.<span id="more-1653"></span></p>
<p><strong><em>&#8220;Ma io, da solo, cosa posso fare per migliorare la condizione dell&#8217;umanità?&#8221;.</em></strong></p>
<p><strong>Da solo, puoi fare tutto.</strong></p>
<p>Il tutto inizia dall&#8217;interno del singolo individuo. E&#8217; al singolo individuo che viene concesso di cambiare il mondo.</p>
<p>E&#8217; ora di smetterla di pensare in termini generali (e generici), in termini &#8220;di massa&#8221;. La massa è composta da singoli individui dotati di discrezione e giudizio ma, stranamente, si presenta come un&#8217;unico elemento incapace di organizzarsi e di rispecchiarne l&#8217;identità in maniera corretta: ogni scelta, dunque,  va presa secondo coscienza.</p>
<p><strong>La psicologia di massa sta diventando un concetto obsoleto</strong>, e la sua era sta terminando. Ci si pongono davanti agli occhi scenare nuovi.</p>
<p><strong>Iniziamo a pensare a quello che, nel nostro piccolo, possiamo fare, senza interessarci di cosa gli altri pensano, credono o fanno</strong>. Iniziamo a seguire la nostra pancia più che la nostra testa. Smettiamola di essere arrivisti, corrotti, di pensare che da soli non possiamo arrivare a nulla. Chiediamoci di fronte ad uno specchio: <em>&#8220;Io in cosa credo?&#8221;.</em></p>
<p>Apparteniamo tutti alla stessa razza,<strong> cerchiamo, attraverso un esperimento individuale e di imponenti dimensioni, di capire cosa ci accomuna tutti.</strong> Cerchiamo di (ri)trovare l&#8217;essenza dell&#8217;essere umani.</p>
<p>La cultura del novecento, della riproducibilità tecnica, dimentica la qualità portando il tutto (anche il personale) su un piano quantitativo. Ma la quantità non è forse la somma discreta di tante piccole qualità?</p>
<p>Che vita vivremmo, mi chiedo, senza credere? <strong>Non bisogna necessariamente andare  contro la corrente. Non bisogna per forza inseguire le battaglie in cui tutti credono.</strong></p>
<p>Crediamo in qualcosa. E basta.</p>
<p>Piccole battaglie personali ed ideologiche.</p>
<p><strong>Dobbiamo combattere la nostra battaglia personale, interiore, individuale, in quello che la coscienza ci suggerisce. Senza pena, senza giudizio, con rispetto del prossimo.</strong></p>
<p>Crediamoci. Cerchiamo di essere coerenti e di agire sotto il consiglio della nostra coscienza senza indugio.<strong> Scopriamo i valori collettivi</strong>. Possiamo farlo solo seguendo la nostra natura ed il nostro istinto.</p>
<p>Cerchiamo i nostri valori intimi e amplifichiamoli rendendoli azioni precise e concrete.</p>
<p><strong>Se aspettiamo che il puzzle si completi da solo,</strong> se aspettiamo che qualcuno lo completi per noi, se aspettiamo un leader che ci dica dove inserire i nostri tasselli, se aspettiamo che il prossimo ci suggerisca quale tassello essere, e, soprattutto, se tutti abbiamo l&#8217;ambizione di essere lo stesso tassello, è l&#8217;inizio della fine.</p>
<p>Credo che questo &#8220;puzzle&#8221; corrisponda al senso della vita.</p>
<p>Non lasciamoci influenzare da niente e da nessuno. Seguiamo il nostro spirito guida, le nostre attitudini, i nostri istinti e non i nostri pensieri.</p>
<p>Solo così potremo, forse, migliorare davvero il mondo, la nostra condizione e quella degli altri.<strong></strong></p>
<p><strong>Perchè tutto parte dall&#8217;individuo, e all&#8217;umanità torna in termini qualitativi.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/10/tutto-parte-dallindividuo-e-allumanita-torna-in-termini-qualitativi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La musica deve avere il giusto prezzo, ed è il prezzo che ognuno di noi dà alla musica.</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/09/la-musica-deve-avere-il-giusto-prezzo-ed-e-il-prezzo-che-ognuno-di-noi-da-alla-musica/</link>
		<comments>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/09/la-musica-deve-avere-il-giusto-prezzo-ed-e-il-prezzo-che-ognuno-di-noi-da-alla-musica/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 14:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sul quotidiano vivere]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria del rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[download]]></category>
		<category><![CDATA[impresario]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/?p=1621</guid>
		<description><![CDATA[La musica non potrà cambiare il mondo, è chiaro. Non lo ha mai fatto e mai lo cambierà. Storicamente è inserita nell&#8217;elitè delle arti volte all&#8217;intrattenimento, non in quella della rivoluzione. E a chi crede che a Woodstock nel 1969 sia accaduto qualcosa di magnifico, di unico ed irripetibile, dò immensa ragione ed una calorosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La musica non potrà cambiare il mondo, è chiaro.</strong> Non lo ha mai fatto e mai lo cambierà. Storicamente è inserita nell&#8217;elitè delle arti volte all&#8217;<strong>intrattenimento</strong>, non in quella della rivoluzione. E a chi crede che a <strong>Woodstock </strong>nel 1969 sia accaduto qualcosa di magnifico, di unico ed irripetibile, dò immensa ragione ed una calorosa stretta di mano. Ma si sa, erano altri tempi, c&#8217;era la rivolta studentesca e <strong>la musica era così entrata a far parte, di buon grado, di un movimento che aveva radici politiche</strong>. Un accessorio, dunque, la musica nel &#8217;68, che ha terminato il proprio potere d&#8217;influenza quando le radici politiche hanno iniziato ad allentarsi.<span id="more-1621"></span></p>
<p><strong>Ma dove vuole arrivare la musica? </strong>Da quando esiste il Rock&#8217;n'Roll, la musica è sempre stata una creazione dei manager <strong>impresari</strong>, uomini senza scrupoli coi dollari luccicanti negli occhietti, la cui capacità principale era di conoscere approfonditamente le esigenze di intrattenimento del pubblico. Lo spettacolo musicale, ricordiamo, è sempre esistito dacchè esiste l&#8217;uomo. Ma con l&#8217;avvento delle fiere itineranti, del circo, della Commedia dell&#8217;Arte, essa non ha potuto mai esprimersi in maniera autonoma, bensì è sempre stata legata al volere degli impresari (e conseguentemente del pubblico) che cercavano di trarre profitto dalle esibizioni e (più avanti) dalla vendita di dischi.</p>
<p><strong>Si sa, allora come oggi, con l&#8217;avvento dei mezzi di comunicazione di massa, la musica non ha potuto certo esprimersi in maniera autonoma</strong>, nè tantomeno i loro autori. Vi insegno una parola: &#8220;<strong>payola</strong>&#8220;. Era il termine utilizzato per indicare la &#8220;marchetta&#8221; del deejay radiofonico che riceveva per mettere in onda un disco. Il mercato discografico, da sempre, funziona così.</p>
<p>Ai margini del mercato sono sempre esistite realtà indipendenti, &#8220;underground&#8221;. Ma ripeto, solo ai margini.</p>
<p>Siamo nel 2009 e la musica fa parte come mai prima dell&#8217;intrattenimento quotidiano di ognuno di noi.<strong> Le case discografiche sono in crisi, la gente scarica illegalmente i brani e interi album dalla Rete</strong>. Come fare? Forse come in Francia, dove un recente decreto legge suggerisce (e mette in pratica, penso) il taglio della connessione ai &#8220;pirati&#8221;? Non credo. Una tale reazione sulle prime potrebbe anche rialzare i profitti del mercato, ma alla lunga i prezzi si alzerebbero (in termini di monopolio: se le sette sorelle dell&#8217;industria si accordano per alzare il prezzo di questo tipo di intrattenimento, o ti adegui o non ne godi) e<strong> il popolo troverebbe un altro <em>escamotage </em>per usufruire di questo bene </strong>che, ricordiamo, non è primario ma volto al tempo libero.</p>
<p>Ora abbiamo internet a disposizione, e possiamo dire che <strong>internet è uno strumento davvero democratico</strong>, che sa distinguere il bene dal male e il sincero dal bugiardo.<strong> Perchè, dunque, non applicare questa democrazia anche all&#8217;industria musicale? </strong>Niente pubblicità, niente promo, niente videoclip in rotazione (su questo, poi, avrei da ridire molto. Una canzone nel 2009 non esiste se non ha un clip di supporto: non si parla più di musica, bensì di video-musica): semplice ascolto da parte della comunità, che esprime il proprio parere in maniera libera e non faziosa, decretando le vendite e il volume di affari di un artista. Questa sarebbe <strong>meritocrazia</strong>. Un immenso mare di musica le cui classifiche vengono dettate dalla comunità.</p>
<p>E mi spingo oltre. <strong>Il prezzo della musica non andrebbe imposto.</strong> Se venissero a mancare elementi come i videoclip, le spese di produzione e promozione e tutti quegli elementi della filiera di realizzazione di un disco che, con internet, non sarebbero più necessari, l&#8217;artista avrebbe modo di ammortizzare con le prime vendite il costo vivo di registrazione in studio, per poi andare in attivo (sempre che il disco venda, e nel nostro discorso un disco vende se piace alla comunità ed è di qualità).</p>
<p>Questo metodo scremerebbe l&#8217;offerta di musica scadente e metterebbe sull&#8217;olimpo coloro che producono buona musica. Attenzione: artisti, non case discografiche.</p>
<p><strong>Cosa significa tutto ciò? Che la musica non può cambiare il mondo, ma deve iniziare a cambiare se stessa. </strong>Via gli intermediari, via la promozione su giornali radio e tv, solo musica da proporre e da far recensire al popolo della Rete che ne decreta il successo. E tutti i ricavi all&#8217;artista. Sotto che forma? <strong>Donazione</strong>. E&#8217; giusto che ognuno possa pagare il giusto prezzo per le proprie tasche. Se nel sistema musicale ci fosse etica, il sistema delle donazioni funzionerebbe. Ma per ora non c&#8217;è. In Italia alcuni artisti (<a href="http://www.tormento.it/2008/Home.html" target="_blank">Tormento aka Yoshy</a>) stanno iniziando a ragionare in questi termini, proponendo i propri brani in freedownload. Se il disco piace, è giusto ricevere un compenso per lo sforzo. Sono artisti che sperano che i propri interlocutori siano persone intelligenti: non sbagliano, e sono da lodare.</p>
<p>La musica deve avere il giusto prezzo, ed è il prezzo che ognuno di noi dà alla musica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/09/la-musica-deve-avere-il-giusto-prezzo-ed-e-il-prezzo-che-ognuno-di-noi-da-alla-musica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sul ritorno ad un approccio antico nella sfera del tempo libero</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/08/sul-ritorno-ad-un-approccio-antico-nella-sfera-del-tempo-libero/</link>
		<comments>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/08/sul-ritorno-ad-un-approccio-antico-nella-sfera-del-tempo-libero/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 20:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria del rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[teoria]]></category>
		<category><![CDATA[tesi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/?p=1416</guid>
		<description><![CDATA[Torneremo, e tutti, ad una passata e molto più sincera forma di intrattenimento ludico. La società moderna crea inutili ed innumerevoli forme di nuovi bisogni. A coadiuvare questo meccanismo si aggiunge la pubblicità, che induce a convincersi di un eventuale (e sovente futile) necessità di un dato prodotto o servizio. Mi spiego meglio. L&#8217;umanità ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torneremo, e tutti, ad una passata e molto più sincera forma di intrattenimento ludico. La società moderna crea inutili ed innumerevoli forme di nuovi bisogni. A coadiuvare questo meccanismo si aggiunge la pubblicità, che induce a convincersi di un eventuale (e sovente futile) necessità di un dato prodotto o servizio.</p>
<p>Mi spiego meglio.</p>
<p>L&#8217;umanità ha vissuto migliaia di anni senza quelle forme di intrattenimento tipiche del nostro secolo, il novecento, le cui radici storiche e tecniche derivano dall&#8217;ultima rivoluzione industriale. In tutto questo meccanismo, il capitalismo dell&#8217;intrattenimento ha fallito. Certamente, una forma di capitalismo commerciale è sempre esistita sin dagli albori dell&#8217;intelligenza umana, è ovvio. E&#8217; ovvio che da sempre esistono i commercianti, coloro che acquistano (o producono da sè) e rivendono. Ma il settore dell&#8217;intrattenimento del Novecento ha progressivamente messo in oscuro i suoi buoni propositi (mi permetto di pensare: &#8220;godete del vostro tempo libero in maniera migliore e più soddisfacente&#8221;).<span id="more-1416"></span></p>
<p>Siamo davvero certi che la qualità del nostro tempo libero sia migliorata in confronto anche a solo cinquant&#8217;anni fa?</p>
<p>Siamo certi che la tecnologia semplifichi per davvero la nostra esistenza?</p>
<p>Come sempre, in certi quesiti non esistono mezze misure.</p>
<p>Immagino il tempo libero di solo cento anni fa. Teatro, cinema e letteratura. Passatempi genuini. In compagnia, una birra dopo il lavoro, al bar sotto casa.</p>
<p>Non per nulla le statistiche parlano chiaro: l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento nel ventesimo secolo è in continua crescita. Annualmente ci torviamo di fronte a nuovi strabilianti prototipi di consolle, lettori dvd, strumenti cinematogradici (3d, 4d), portabilità musicale.</p>
<p>Queste innovazioni portano ad un sempre più profondo, realistico intrattenimento individuale. Ripeto, individuale. Si lavora forse per creare forme di aggregazione ed intrattenimento collettivo? Penso al calcio. Tra qualche anno esisteranno si gli stadi, ma non avranno posti a sedere. Così come la sala di teatro, quella del cinematografo. Negli anni &#8217;50 la tv ha ricollocato il nucleo collettivo dalla piazza entro le mure domestiche, e come in un domino senza fine anche tutte le successive tecnologie di intrattenimento moderne.</p>
<p>Ad oggi, restano davvero pochi gli esperimenti tecnologici che tendono alla realizzazione e ad un mantenimento di un tempo collettivo.</p>
<p>Vorrà forse dire che, tra cinquant&#8217;anni, la tecnologia entrerà talmente tanto nel nostro quotidiano da costringerci, dopo il lavoro, in una sorta di loculo iper tecnologico che ci permetterà edonisticamente di relizzare ogni desiderio di intrattenimento psico fisico? Una sorta di camera dello sfogo?</p>
<p>Il tempo libero è da considerarsi di vitale importanza per l&#8217;intera società, questo è indubbio. E&#8217; il tempo che l&#8217;uomo dedica alla riflessione e allo svago, ma nulla toglie che alcuni fattori interni al sociale stiano minando l&#8217;entità su base giornaliera di questo fenomeno. Si lavora sempre più, e si è di conseguenza costretti ad individualizzare il momento di svago.</p>
<p>Ma facciamo un passo indietro, per osservare il fenomeno da un punto di vista macroscopico. L&#8217;intrattenimento duemila anni fa consisteva in nuclei che andavano dal più piccolo, la famiglia con la lettura in casa ad alta voce, al più grande nelle arene per gli spettacoli circensi, di teatro e delle fiere.</p>
<p>Ora tutto questo è logisticamente impossibile per i due fattori sopraelencati: la mancanza di tempo e l&#8217;individualizzazione della sfera ludica che da collettiva diviene personale.</p>
<p>Dico questo perchè, in fondo, la teoria che esigo esporre è questa: data l&#8217;importanza socio psicologica del tempo libero all&#8217;interno di una moderna società, la tecnologia ha messo in essere un processo che tende ad una totale individualizzazione dello svago nell&#8217;arco del (sempre meno) tempo libero. Questo porterà, verosimilmente, a due strade. La completa individualizzazione della materia in oggetto, o un repentino ritorno alle dinamiche pre industriali, che vedevano una partecipazione collettiva nell&#8217;utilizzazione del tempo libero. Ai personal (e lo dice la parola stessa) computer verranno sostituiti, se l&#8217;uomo sarà in grado di riconoscere questa maligna tendenza della tecnologia, le dinamiche pre industriali dell&#8217;incontro al bar sotto casa. Ad una ghettizzazione tecnologica verranno sostituiti metodi di apertura e convivenza sociale presi dai tempi passati.</p>
<p>Ne sono esempio gli eventi musicali che, assieme a quelli sportivi, sono occasione di incontro e condivisione del tempo libero. Bene, essi negli ultimi anni portano in essere fatturati sempre maggiori.</p>
<p>La gente ha bisogno, e si parla di una necessità primordiale, di stare insieme, senza troppi fronzoli tecnologici, e se ne sta accorgendo, determinando un&#8217;inversione di marcia.</p>
<p>Non decreto, in questa scrittura, che l&#8217;individualizzazione del tempo libero verrà immediatamente spazzata via da metodi aggregativi rurali o antichi, ma sottolineo che quella appena espressa è una tendenza che certamente permetterà di verificare nel breve periodo una flessione dell&#8217;apporto tecnologico nel tempo libero, a favore di più genuine forme di intrattenimento.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/08/sul-ritorno-ad-un-approccio-antico-nella-sfera-del-tempo-libero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sull&#8217;irragionevolezza del concetto di totalità nell&#8217;esperienza (saggio breve, 2008)</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2008/10/sullirragionevolezza-del-concetto-di-totalita-nellesperienza-saggio-breve-2008/</link>
		<comments>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2008/10/sullirragionevolezza-del-concetto-di-totalita-nellesperienza-saggio-breve-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 22:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria del rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Sull'irragionevolezza del concetto di totalità nell'esperienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/?p=157</guid>
		<description><![CDATA[Saggio breve di Emanuele Barboni L&#8217;uomo è per sua natura destinato a non vivere esperienze totali. Ogni persona è il risultato delle proprie esperienze quotidiane. Nel reale ognuno di noi raggiunge differenti livelli di soddisfazione nei più diversi ambiti: lo studio, il lavoro, la creazione artistica. L&#8217;esperienza in sé e per sé può portare soddisfazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saggio breve di Emanuele Barboni</p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p align="justify">L&#8217;uomo è per sua natura destinato a non vivere esperienze totali. Ogni persona è il risultato delle proprie esperienze quotidiane. Nel reale ognuno di noi raggiunge differenti livelli di soddisfazione nei più diversi ambiti: lo studio, il lavoro, la creazione artistica. L&#8217;esperienza in sé e per sé può portare soddisfazione, nel momento in cui viene vissuta.</p>
<p align="justify">Alla base di questa riflessione si pone il concetto, umano e relativo nella natura stessa del termine, di soggettività. La soggettività è un filtro suadente che limita in maniera morbida l&#8217;impossibilità umana di raggiungere la completezza dell&#8217;azione, sempre relativa.<span id="more-157"></span></p>
<p align="justify">Non può sussistere perfezione ove sussiste un soggetto, dunque soggettività.</p>
<p align="justify">Ogni esperienza, seppur di intenso livello e gratificazione, è contraddistinta da un continuo ed infinito elevarsi della stessa nei confronti dell&#8217;unico essere che porta in seno la totalità nella sua profonda natura. Potrebbe essere il creatore, non saprei. Posso fare una cosa, e farla in maniera ineccepibile. Ma essa non raggiungerà mai la perfezione. Questo lascia nell&#8217;animo un sempre velato senso di insoddisfazione. L&#8217;essere umano è destinato a creare e a vivere esperienze incomplete, solo apparentemente totali. Quello che noi comunemente chiamiamo realizzazione dell&#8217;uomo è data dall&#8217;auto-assegnazione di limiti naturali, meccanismo di difesa data l&#8217;impossibilità di raggiungere il divino.</p>
<p align="justify">Il concetto di totale non fa parte del bagaglio intellettivo dell&#8217;uomo moderno. Come quello di infinito, di sublime e di divino. Sono idee che sono state perse nell&#8217;arco dei millenni. L&#8217;uomo antico, penso ad esempio alle civiltà elleniche, avevano una maggiore lungimiranza nei confronti della totalità e della perfezione. Sono popoli che hanno raggiunto un livello globale nel proprio operato ben più alto rispetto a quello che l&#8217;uomo moderno può raggiungere. Sempre relativo, come continua tensione dell&#8217;umano verso l&#8217;infinito, ma certo superiore. Cercavano il divino equilibrio nelle loro opere. Penso alle piramidi egizie, penso alle sculture greche, penso ai libri sacri. Opere che ora, a distanza di migliaia di anni, rappresentano per noi tutti esempi di altissimo livello culturale. L&#8217;uomo antico viveva in equilibrio con la Natura, unica manifestazione perfetta visibile agli occhi dell&#8217;uomo. Questo è il motivo per cui riusciva a rapportarsi in maniera più profonda ed efficace con il Tutto. La dimensione divina avvolgeva ogni singolo istante della vita quotidiana, e vi era profondo rispetto dell&#8217;ordine del mondo. L&#8217;uomo moderno ha indissolubilmente rotto questo rapporto di equilibrio nei confronti dell&#8217;Infinito.</p>
<p align="justify">Il raggiungimento dell&#8217;esperienza totale è inversamente proporzionale all&#8217;esperienza.</p>
<p>Emanuele Barboni – 2008 &#8211; Tutti i diritti riservati</p>
<p><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2008/10/sull-irragionevolezza-dell-esperienza_emanuele_barboni.pdf"><img src="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2008/10/pdf-icon-300x220.jpg" alt="" width="150" height="110" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2008/10/sullirragionevolezza-del-concetto-di-totalita-nellesperienza-saggio-breve-2008/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sulla divisione del mondo in classi, o sulla concretezza del genio-filosofo (saggio breve, 2008)</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2008/10/sulla-divisione-del-mondo-in-classi-o-sulla-concretezza-del-genio-filosofo-saggio-breve-2008/</link>
		<comments>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2008/10/sulla-divisione-del-mondo-in-classi-o-sulla-concretezza-del-genio-filosofo-saggio-breve-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 22:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria del rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele]]></category>
		<category><![CDATA[idea]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[o sulla concretezza del genio-filosofo]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Sulla divisione del mondo in classi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/?p=154</guid>
		<description><![CDATA[Saggio breve di Emanuele Barboni &#8220;Alla base del pensiero filosofico di Eraclito c&#8217;è la contrapposizione fra la mentalità degli uomini comuni, i dormienti appunto, e i sommi filosofi, che rappresentano gli svegli, ossia quelle persone, che, andando oltre le apparenze, sanno cogliere il senso intrinseco delle cose&#8221;. Wikipedia Ero in terza o quarta superiore quando, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saggio breve di Emanuele Barboni</p>
<p><em>&#8220;Alla base del pensiero filosofico di Eraclito c&#8217;è la contrapposizione fra la mentalità degli uomini comuni, i dormienti appunto, e i sommi filosofi, che rappresentano gli svegli, ossia quelle persone, che, andando oltre le apparenze, sanno cogliere il senso intrinseco delle cose&#8221;. Wikipedia</em></p>
<p>Ero in terza o quarta superiore quando, studiando filosofia, mi sono accorto che il mondo è davvero diviso in due grandi classi. Eraclito li chiama gli svegli (i filosofi) e i dormienti (la gente comune). Lungi da me ritenermi uno sveglio (o un dormiente). Come in ogni cosa, sono gli altri i migliori giudici della tua persona. Parlerò in questa sede della mia personale esperienza con persone di una certa caratura, che considero superiori alla maggioranza delle persone. Quelle persone che ritengo speciali, fuori dagli schemi, in un certo senso geniali.<span id="more-154"></span></p>
<p>Sono dell&#8217;idea che l&#8217;istruzione e la cultura siano le chiavi fondamentali per appartenere all&#8217;una o all&#8217;altra categoria di merito. Studiare significa avere coscienza di quello che esiste e di quello che è stato. Dunque viene da sé che solo colui che ha una vasta preparazione è in grado di valutare, creare o prevedere ciò che esisterà.</p>
<p>Il genio è dato dall&#8217;unione ambigua e irrazionale delle conoscenze.</p>
<p>Divido il mondo in due grandi categorie, proprio come Eraclito da Efeso, ossia coloro che hanno le potenzialità di cambiare il mondo, per sé o per gli altri, e la massa. La massa è un elemento informe e passivo, grigio, incapace di reagire agli stimoli e vittima di una quotidianità/stabilità voluta. La stabilità è caratteristica intrinseca della massa in quanto la stessa ricerca nell&#8217;ordine e nel non cambiamento il suo rifugio al quieto vivere. Il genio/filosofo vive nell&#8217;instabilità di una continua messa in discussione, sapendo che solo nel caos vi è possibilità di crescita interiore, che solo nella sconfitta vi è dentro l&#8217;insegnamento. Si distingue dal resto degli uomini in quanto va al di là della mediocrità per sfondare intellettualmente i limiti del superficiale, scavando a fondo la questione per inebriarsi della sua essenza. Coloro che cambieranno il mondo sono persone contraddistinte da sensibilità, cultura e genio. Sono persone che hanno sofferto più degli altri, patito più degli altri i cambiamenti. Sono coloro che hanno negli occhi la luce di chi si è posto delle domande, non importa se giuste o sbagliate, come non importa se a queste domande sono state date delle risposte. Sono coloro che conoscono a fondo il sistema e sono in grado di deviarlo, di assorbirlo per poi fagocitarne uno completamente nuovo. Coelho li chiama guerrieri della luce, Eraclito filosofi, ma non importa il come li chiamiamo, l&#8217;importante è che esistano, che siano nella vita di ognuno di noi, che ci indichino la strada giusta da percorrere. Sono uomini contraddistinti da fattezze angeliche, da una grande forza di spirito, e dalla sregolatezza del genio. Sono temerari, persone che prendono sempre la strada più complessa per giungere alla meta. Persone con una sensibilità artistica fuori dal comune. Sovente prese per pazze, queste persone studiano il prossimo con estenuante naturalezza. Il ragionamento fantastico è nelle loro corde, e sono incredibili sognatori. Sanno guardare oltre al pensiero comune, non smettono mai di chiedersi il perchè delle cose e vivono con il sogno di lasciare il segno. Sono personaggi ambiziosi, spesso incompresi, che guardano il mondo dall&#8217;alto in basso perchè sono consci della loro superiorità intellettuale, ma senza mai negare l&#8217;aiuto al prossimo.</p>
<p>Coloro che cambieranno il mondo sono innanzitutto dei teorici, degli studiosi, degli esperti. Ma sanno anche che la loro sensibilità va applicata al mondo reale. Sono furbi, perchè sanno di avere una dote e cercano sempre di colpire il destinatario nel nocciolo della discussione. Questo è dato da una completa e notevole preparazione. Tutti i grandi della storia avevano una sensibilità speciale e l&#8217;hanno applicata. I filosofi sono coloro che hanno l&#8217;accortezza di capire che il mondo si cambia teorizzando, ma anche facendo nel concreto le cose, cercando un passepartout tra l&#8217;idea e la pratica. Questi uomini straordinari sono coloro che hanno la capacità intellettuale di considerare lateralmente ogni variabile di un sistema, di non fermarsi all&#8217;apparenza delle cose bensì di aggiungevi un pizzico di follia. Sono persone che di natura non credono ai loro occhi, e che conoscono talmente bene ciò che li circonda da illustrarne dieci, cento, mille alternative.</p>
<p>Fortunatamente ritengo di avere attorno a me alcune persone che corrispondono a questa descrizione.</p>
<p>Ho cercato, nell&#8217;arco degli anni, di seguire i loro insegnamenti, le loro linee guida. Non importa che sia tuo padre, il tuo insegnante del liceo, il tuo migliore amico, la tua fidanzata. Queste persone hanno la forza e la volontà di vedere in ogni cosa il suo lato bello, sia dal punto di vista estetico, che pratico. Scavano con gli occhi in ogni animo che incontrano, la rapiscono, in quanto avvolti da un celestiale velo di fascino quasi ultraterreno. Non parlano ma agiscono. Lasciano parlare i fatti: le loro opere, i loro artefatti, le loro azioni. E qui spesso si va incontro a quello che potrei definire una prima cifra di valutazione di questo genere di persone. La concretezza. Sovente incontriamo grandi persone, con in bocca grandi parole, grandi progetti, grandiose idee. Sono persone contraddistinte da una certa loquacità, solitamente colte, ben vestite, di animo fragile. Imbastiscono discussioni su come cambieranno il mondo, su come porteranno a termine affari di notevole entità. Non mancano di illustrare ogni singolo dettaglio del loro progetto a chiunque si incontri, non valutando il reale interesse dell&#8217;interlocutore. Spesso hanno un tono di voce molto alto, che sovrasta il volume della chiacchera. Si vedono invincibili, capaci di tutto. Vedono soltanto ciò che sognano, e perdono sin da subito il contatto con la realtà. Sulla carta sono geni, creativi, romantici. Sono il tutto più uno. Emanano un grande fascino, soprattutto con le donne, che li ascoltano assorte nel gioco demagogico delle parole che dalla loro bocca fuoriescono, ben selezionate e d&#8217;effetto.</p>
<p>Sono persone che hanno dimenticato il valore del silenzio.</p>
<p>Il vero filosofo sa, che non vi è miglior parola di un fatto. Attende in silenzio il completamento dell&#8217;opera, e solo allora, raggiunto il massimo grado di perfezionamento, è pronto a mostrare l&#8217;operato. Non fanno progetti, se non in un ruvido schizzo mentale. Agiscono, fanno le cose che hanno in testa, senza millantare qualità o caratteristiche del loro futuro lavoro. Si distinguono dai falsi geni per la loro umiltà e la loro indiscussa concretezza. Sono i migliori in qualcosa, ma non smettono mai di cercare nuove domande da porsi.</p>
<p>Bisogna diffidare dai falsi filosofi, da coloro che sognano senza affrontare la voce concreta della realtà.</p>
<p>Bisogna seguire i veri geni, perchè solo coloro almeno una volta nella vita si sono seduti davanti ad uno specchio, con un taccuino in mano, e hanno scritto cosa hanno fatto per cambiare lo status quo, per sé o per gli altri.</p>
<p>Emanuele Barboni – 2008 &#8211; Tutti i diritti riservati</p>
<p><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2008/10/sull_genio_filosofo_emanuele_barboni.pdf"><img src="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2008/10/pdf-icon-300x220.jpg" alt="" width="150" height="110" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2008/10/sulla-divisione-del-mondo-in-classi-o-sulla-concretezza-del-genio-filosofo-saggio-breve-2008/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sull&#8217;innocenza o l&#8217;adulta fanciullezza (saggio breve, 2008)</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2008/10/sullinnocenza-o-ladulta-fanciullezza-saggio-breve-2008/</link>
		<comments>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2008/10/sullinnocenza-o-ladulta-fanciullezza-saggio-breve-2008/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 22:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria del rinnovamento]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele]]></category>
		<category><![CDATA[idea]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Sull'innocenza o l'adulta fanciullezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/?p=144</guid>
		<description><![CDATA[Saggio breve di Emanuele Barboni Da piccolo non mi raccontavano le favole. Non so perchè, ma non mi ricordo nemmeno di una favola prima dei dieci anni. La prima è stata Pinocchio del Collodi, che ci fece leggere una maestra alle elementari per poi riassumerla. Io non sapevo fare i riassunti e la copiai paro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saggio breve di Emanuele Barboni</p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p align="justify">Da piccolo non mi raccontavano le favole. Non so perchè, ma non mi ricordo nemmeno di una favola prima dei dieci anni. La prima è stata <em>Pinocchio</em> del Collodi, che ci fece leggere una maestra alle elementari per poi riassumerla. Io non sapevo fare i riassunti e la copiai paro paro dal libro. Ci misi una notte intera, perchè non sapevo concettualmente cosa fosse un riassunto. Per la cronaca, il compito andò bene ma ci impiegai qualche altro anno a comprendere il significato della parola &#8220;riassunto&#8221;. Poi arrivò Propp e fu un colpo al cuore. Ero al primo anno di università, penso. Ma come, le favole hanno anche delle regole? Lo step due fu lo studio delle presunte insinuazioni sessuali nella favola di Cappuccetto Rosso. Pensa te. Niente favole da bambino, e quando arrivano da grande, mi dicono che sono tutte regolate da delle costanti e che il sesso è insito in ogni racconto. Mah. Perlomeno avevo studiato Freud, e non fu poi così scioccante.<span id="more-144"></span></p>
<p align="justify">Penso che la fanciullezza, o almeno come la intende il Pascoli, sia il motore della fantasia. E che la fantasia sia il motore del genio. Lasciateli sognare, rompere, creare i vostri piccoli. Perchè tornare in fondo bambini significa essere diventati adulti. Dei buoni adulti. Io purtroppo di tempo per sognare ne ho avuto proprio poco. Avevo circa dieci anni e il mio mondo ovattato è stato letteralmente spazzato via dalla separazione dei miei genitori. Certo, cose che capitano. Già ero un bambino problematico, timido, sensibile, allergico e asmatico. Da quel momento non ho avuto più né tempo né voglia di fare voli pindarici con la mente, di sviluppare la mia naturale fanciullezza di ragazzino. Diciamo che qualcosa dentro di me si è rotto, sono stato proiettato nel mondo dei grandi tutto d&#8217;un colpo.</p>
<p align="justify">Si diventa grandi nel momento in cui si perde l&#8217;innocenza. Io forse l&#8217;ho persa con quei sei sette anni di anticipo rispetto alla tabella di marcia. Ma non ne faccio un dramma. Certo che se diventare grandi significa assumersi delle responsabilità, ecco, io me le son prese dai dieci anni in poi. La mia psiche ne risente ancora oggi. Dicono che mi responsabilizzo troppo, e che fa male. Ma per me è una cosa naturale, da tanti anni.</p>
<p align="justify">E&#8217; per questo che la gente soffre di attacchi d&#8217;ansia e similari. Perchè si responsabilizza troppo. Nel lavoro, nello studio, nelle aspettative di vita. Anche io l&#8217;ho fatto, non sapendo quello che mi stava accadendo. L&#8217;ho scoperto appena in tempo, navigando nel mio passato come un viaggiatore senza meta, cercando i punti di rottura, le parole chiave che mi permettessero una sana catarsi. I sintomi sono odiosi e ti mettono nella condizione di cercare la chiave alle tue insicurezze.</p>
<p align="justify">Fondamentalmente, sto dicendo che chiunque avrebbe bisogno di un buon psicologo se non ha avuto un&#8217;infanzia come si deve.</p>
<p align="justify">Il risultato di questa rottura, della seguente responsabilizzazione post separazione, e della matura ricerca di una soluzione ai sintomi di ansia che mi affliggevano è che non ho avuto una fanciullezza degna di questo nome. Mi ritrovo a ventisei anni a dover necessariamente sublimare questa dose inespressa di giocosa gioia mista a esternazioni infantili. E&#8217; come se, prima di diventare grandi, ognuno di noi abbia una certa dose di fanciullezza e fantasia da esprimere. Una volta terminata questa dose, il nostro corpo e la nostra mente vengono messi in condizione di approcciarsi all&#8217;età adulta. Il mio diventare grande, vista la particolarità della situazione, è stato un processo più lungo della norma. Mi accorgo ancora oggi di essere infantile in molti momenti della giornata. E forse è proprio questa la mia particolarità. Mi esprimo tante volte con un linguaggio infantile, creo situazioni infantili, faccio giochi infantili. Ma per piacere, non fermatemi. Perchè vi ho già detto che di tempo per sublimare il mio essere bambino non ne ho avuto, e il processo di smaltimento deve ancora terminare. Sento che siamo lì, a un passo dalla meta. Spero di riuscire a fermarmi un secondo prima di avere per sempre perduto la facoltà di vedere il mondo con gli occhi di un bambino.</p>
<p align="justify">Credo che quando uno nasce il valore dell&#8217;innocenza è pari a, diciamo un numero, cento. Poi seguono mille prime volte: dal primo bagno in piscina senza braccioli alla prima cotta alle medie. Il valore di innocenza scala verso lo zero ogniqualvolta si fa una cosa la prima volta. E&#8217; per questo che i grandi non sono felici. Perchè non hanno più l&#8217;entusiasmo delle prime volte. Il tutto diventa consuetudine, una ricerca costante della regolarità. In aggiunta, bisogna aggiungere un altro valore al percorso che porta dall&#8217;innocenza (dei piccoli) alla competenza (dei grandi): le delusioni. Ogni delusione toglie qualche decimo di punto alla nostra innocenza, portandola inesorabilmente verso l&#8217;annullamento in quanto a ogni delusione corrisponde una mancata realizzazione di un&#8217;aspettativa infantile. Se vieni deluso dal tuo primo grande amore, da colei per cui ascoltavi musica romantica e scrivevi su carta rosa con una goccia di profumo di tuo padre, capirai che l&#8217;amore non è solo inebriamento e batticuore, bensì dolore e rammarico. E l&#8217;idea che avevi del termine amore verrà indurita dall&#8217;aspra sensazione che questa delusione ti ha dato. Un po&#8217; come il sesso. Uno si immagina chissà cosa, poi lo fa la prima volta e si, sarà anche bello, ma non era proprio come lo avevo sognato. Eppure, dopo averlo fatto cento volte, si pensa a quanto sia stata incredibile quella prima volta.</p>
<p align="justify">Da aggiungere ci sono le responsabilità e le cose che ci fanno paura. Fondamentalmente, per riassumere, trattasi del <em>mondo dei grandi</em>. Capire quello che accade nel mondo, carpire il significato di termini come guerra, morte, odio, dolore, ci indirizza ad una cruda consapevolezza del mondo che ci circonda. Si è sempre meno bambini per il semplice fatto che quando si è bambini certe cose non si pensano perchè non le si conoscono. La conoscenza riduce la fanciullezza. Prima o poi arriva il giorno in cui vedi il primo telegiornale. Lo inizi a guardare tutti i giorni, con i tuoi genitori a tavola, e pian piano inizi a capire che il mondo non è solo disegnare, correre per i prati, fare una partita a pallone. Capisci che là fuori c&#8217;è un casino, che le cose non vanno proprio come dovrebbero andare, e questo ti ferisce. Non hai più quell&#8217;innocenza di un mondo senza delusioni, senza paure, senza responsabilità. Allora forse diventare grandi significa avere un cuore di pietra, saper reggere alle delusioni, sopportare il peso delle responsabilità e non fare nulla che non si sia già fatto almeno una volta.</p>
<p align="justify">Ma per piacere, lasciatemi credere che il piccolo Emanuele che ero abita ancora dentro di me. Perchè nonostante abbia un lavoro, delle responsabilità, e nonostante abbia già fatto un milione di cose per la prima volta, amo vedere il mondo dagli occhi del <em>piccolo Emanuele</em>. La situazione è particolare, ripeto. Ma questo mi ha permesso di capire si, che ciò che mi circonda è una fucina di delusione, di asprezza, di malignità. Ma ho ancora qualche piccola dose di fanciullezza, e l&#8217;innocenza che non ho potuto esprimere a tempo debito non la voglio certo mettere in un cassetto. Trovo che l&#8217;amare il colore di un fiore, la freschezza della natura, che dipingere con dei pastelli a olio su un foglio di carta e accarezzare la corteccia di un albero siano cose straordinarie, che mi danno delle emozioni incredibili. L&#8217;esperienza non è data da quello che vivi, ma da come lo vivi.</p>
<p align="justify">Animi sensibili come il mio capiranno appieno queste parole. Perchè in fondo diventare adulti è una cosa che tocca a tutti, prima o poi. Ma nessuno ha certo deciso di propria iniziativa di diventare grande. E&#8217; il mondo che ci circonda che ci obbliga ad assumerci le nostre responsabilità. Pensare fa male, e allora ogni tanto mi abbandono all&#8217;osservazione di un cielo stellato, godo del perdermi in macchina con la mia fidanzata, assaggio della neve. Gusto un sorso di birra come fosse la prima volta, e scrivo pensieri senza il filtro della ragione. Mi commuovo a stringere la mano di un neonato e mi inebrio dei colori di un tramonto. Forse dall&#8217;esterno il mio risulta essere un atteggiamento immaturo, irresponsabile, infantile. Ma chi tra voi ha già lasciato il passo al mondo della regola, della noia, dell&#8217;osservazione razionale della realtà, dovrebbe ricredersi. Noi, sognatori e incredibili immaturi, abbiamo la luce negli occhi, capiamo il valore del sorriso, il sapore acerbo di un&#8217;albicocca, il valore reale di una carezza. Perchè il bambino che in noi è radicato, non morirà mai, ed è questo quello che ci rende speciali.</p>
<p align="justify">Un uomo è il risultato della propria esperienza, del proprio modo di vedere il mondo, della propria innocenza. Ma ogni giorno mi confronto con persone che non riescono nemmeno lontanamente a comprendere il mio personale punto di vista sulla sensibilità umana. Uomini e donne, o presunti tali, che si soffermano su dettagli superficiali della vita, che hanno perso il piacere di perdersi per poi ritrovarsi. Parlo di tutti coloro che si sono rassegnati a vivere da grandi dimenticando di essere stati piccoli, di coloro che hanno lasciato in disparte la fantasia per vivere ragionevolmente. Non credo che la sensibilità nell&#8217;essere adulto sia una prerogativa sociale, psicologica o data dall&#8217;ambiente nel quale si è cresciuti. Penso che sia innanzitutto un&#8217;attitudine insita nell&#8217;essere umano. Chiunque, nel profondo della propria coscienza, è capace di vedere ciò che ci circonda con gli occhi di un bambino. Chiunque è in grado di perdersi, perchè la fantasia è una dote innata dell&#8217;essere umano, innascitura e imperitura. Si tratta di mettere da parte l&#8217;orgoglio e di farla tornare a galla. Dimenticare ciò che ci ha reso cotanto duri e insensibili per ritrovare la fragilità di chi per la prima volta vede la neve scendere dal cielo. Non credo che l&#8217;innocenza e la vita reale dei grandi non possano coesistere.</p>
<p align="justify">E&#8217; condizione necessaria del vivere sensibile la coesistenza della ragione e della fantasia, il cui risultato è sempre imprevedibile, sorprendente e straordinario.</p>
<p>Emanuele Barboni – 2008 &#8211; Tutti i diritti riservati</p>
<p><a href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2008/10/sull_innocenza_saggio_emanuele_barboni1.pdf"><img src="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2008/10/pdf-icon-300x220.jpg" alt="" width="150" height="110" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2008/10/sullinnocenza-o-ladulta-fanciullezza-saggio-breve-2008/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
<!-- This Quick Cache file was built for (  www.webstudio22.com/emanuelebarboni/category/teoria-del-rinnovamento/feed/ ) in 0.54069 seconds, on Feb 8th, 2012 at 5:26 pm UTC. -->
<!-- This Quick Cache file will automatically expire ( and be re-built automatically ) on Feb 8th, 2012 at 6:26 pm UTC -->
