‘racconti surreali’

Da una pagina di diario del Dott. C.

martedì, marzo 30th, 2010

[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]

Venezia, 1987

“.. Ok, ok, adesso hai la macchina. Prima te la sognavi, vero? E adesso che ce l’hai, ti fa sin schifo. Prima non potevi comprare ciò che volevi con quei auattro soldi, perché pensavi soltanto al Calippo Fizz alla Coca. Ora invece, un lavoro ce l’hai, una donna ce l’hai (gran figa tra l’altro), i soldi anche; sembra strano ma lo è, in vero: sei uno stronzo, un dannatissimo stronzo (e bugiardo). Hai passato anni a rincorrere quella poco di buono che ti ammazzava di corna, e l’hai poi rinnegata al bar di fronte agli amici. Ti ricordi come ti giustificasti?

- La monotonia di coppia, a volte, uccide.

Lei era bellissima e fragile, con dei capelli del color del grano e gli occhi del color del cielo. Una dea, traditrice. In fondo lo faceva per piacere, per gioia, per noia forse, ma resta il fatto che ti amava. Non ci siamo più visti per un pò, e ora …

Ora ti ritrovi con la Volvo, Cristo. Non è possibile. Per anni hai pensato solo alla tua libertà, al tuo portafogli e ti ritrovo in Volvo col seggiolino dietro. Sei eccessivamente retrò. E’ certo, solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma in fondo, che importa? Questa è la tua vita, quello che volevi, quello che hai rinnegato. Sono anni che sputi in quel piatto vuoto che è la tua misera esistenza eppure, sfortunatamente, sai di sbagliare.

- In fondo siamo tutti schiavi di qualcosa.

- Fondamentalmente, del nostro tutto …”

La bacheca dei minerali

lunedì, gennaio 18th, 2010

[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]

La sua più entusiastica aspirazione in quel momento era che l’ora di educazione tecnica finisse in fretta. Erano passate le undici e venti, e nel suo apparire adolescente (vestiti larghi e dismessi, delle catene, una fibbia dell’Harley) vi era qualcosa di irrimediabilmente marcio.

Posò così la testa sul banco, in un pensiero lungo un’ora. Fantasticava sul pomeriggio, beato santissimo illibato pomeriggio post Simpson, perchè avrebbe avuto l’Ale come ospite “a studiare”. L’Ale era ricco, ricchissimo. Lui invece era benestante, una famiglia (devastata, ad esser seri) perbene ma con poche risorse. Antichi valori, soldi pochi.

Gli piaceva quando andava a studiare da lui Ale. Si sentiva come il padrone di casa che ospita una celebrità, o qualcosa del genere. Avrebbero guardato della tv, sgranocchiato qualche patatina e giocato al Nintendo.

Fu così, quasi per caso, che nel bel mezzo di quel pomeriggio di sole Ale notò a casa dell’amico una bacheca. Di quelle piccole, per tenere i profumini. Era una bacheca di minerali, passata al cugino più piccolo da un lontano parente ormai cresciuto ed appassionatosi alle consuete attività dei grandi: calcetto, auto, figa.

Gli chiese lumi, così il nostro mostrò lieto un librone impolverato che descriveva accuratamente, ma con caratteri giganti propri delle letture per ragazzi, le proprietà dei minerali in bacheca.

La situazione non durò più di cinque, forse sei minuti.

Non si videro per secoli, i due. Ale si era trasferito a Perugia, e si sentivano per telefono soltanto quando le mamme avevano qualcosa da raccontarsi.

Resta il fatto che si rividero ormai trentenni ad una cena con vecchi compagni di scuola. Fu notevole il primo argomento di discussione tra i due. Ale si era iscritto e laureato in Chimica dei materiali, perché si appassionò alla geologia e ai minerali in un caldo pomeriggio di Aprile a casa di un amico, quando il più eclatante gesto di rivolta era disegnare a matita cazzi giganti sul banco.

Non aveva mai visto il mare

lunedì, dicembre 14th, 2009

[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]

Non aveva mai visto il mare, eppure lo poteva sfiorare con l’immaginazione, immergervisi dentro come un pesce e nuotarvici come un giovane delfino. Tutto questo accadeva nella vasca da bagno il mercoledì, giorno di pulizia, di ristoro e di faccende domestiche.

La scuola andava e non andava, l’insegnante gli aveva annunciato la mattina stessa che il giorno seguente si sarebbe svolto il tema. “Un momento importante della tua vita”, citava il titolo. Fu così che riprese dopo anni, forse secoli dallo scaffale quel tomo (a lui pareva immenso, in realtà erano meno di centocinquanta pagine) e prese a sfogliarlo. Era “La ricerca dell’Assoluto” di Balzac. Aveva ancora i capelli umidi del bagno, ed uno spiffero disturbava la sua nuca come sottili dardi di ghiaccio, mentre rileggeva le parti sottolineate chissà quanto tempo fa da chissà chi.

Socchiuse la finestra, l’inverno parigino era oramai alle porte, e non mancava di bussare insistentemente al calare del sole.

Resta il fatto che il tema andò davvero male. Era l’ultima chance, prima del termine del semestre, annunciò la settimana prima la maestra. I genitori non la presero bene. Lui giurò di non aver copiato, ma nessuno gli credette. (continua…)

Lavorava fino a tardi, quella sera.

sabato, dicembre 5th, 2009

[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]

Lavorava fino a tardi, quella sera. Aveva bisogno di quattrini e si concedeva estenuanti straordinari in quel fast food che pensava sarebbe stata la sua tomba. Nell’ ombra dell’ 1:34 la testa era china sull’asfalto, i pensieri gironzolavano altrove. I passi verso la fermata scandivano i secondi. Progetti, mille progetti, la maggior parte irrealizzabile. Voleva fare l’artista, lui. Ma senza soldi non si canta la messa, senza soldi non vivi.

Poi c’era la crisi.

Una folta schiera di neo-laureati stipati in call-center, ristoranti e centri commerciali. “Dovremmo ribellarci”, pensava.

La sostitutiva tardava a passare. Il freddo iniziava a farsi sentire, dalle mani alle orecchie, al naso. Sulle lenti degli occhiali qualche goccia di pioggia compremetteva la visuale. Il pacchetto di Merit indica il livello di emergenza, quota due. Si accende la penultima sigaretta del mazzo, decide di farlo.

Prende coraggio, chiude gli occhi, apre lo zaino e si lancia in una folle corsa verso l’ignoto. Immagini veloci scandiscono il passato, il presente, il futuro. Non c’è tempo per pensare, non c’è tempo per dormire. Bisogna agire. Idee sconnesse che avranno valore in un altro momento, in un altro istante, in un altra realtà. Le parole sono urlate da un individuo invisibile dritte all’orecchio con scorcentante chiarezza, illuminante fervore.

Solo la luce degli abbaglianti lo risveglia da quell’esperienza così totalizzante. La sostitutiva che lo porterà a casa è arrivata. Chiude il libro, timbra, e si risveglia al lavoro.

Di nuovo.

Una notte di cinquant’anni

sabato, ottobre 24th, 2009

[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]

Si era da poco addormentato dopo una festa in casa di un’amica. Le solite feste con un mucchio di gente che non lasciano spazio al dialogo, quelle feste in cui la parte più animale di ogni persona la fa da padrona. Quelle feste dove si comunica più fisicamente che verbalmente.

Gente nuova, leoni e prede.

Erano tutti attorno ad un divano giallo e mettevano in atto riti pagani postmoderni, come il gioco della bottiglia, le carte da gioco, la gara a chi beve di più. Qualcuno a fine serata l’aveva portato a casa in automobile, sin dall’altra parte della città. Si era divertito, anche se a dire il  vero aveva in testa solo quel lavoro che doveva arrivare, doveva arrivare ma ancora non arrivava.

Le feste in casa erano un utile, sofisticato palliativo in tempo di crisi: cinque euro, due Heineken da sessantasei dai cinesi, e la serata era fatta. In quel periodo nessuno aveva un euro, così ci si arrangiava. Il primo che aveva la casa libera, organizzava qualcosa, qualcosa di semplice, solitamente. Il clou di quella serata furono le crêpes alla nutella. Una delizia. (continua…)

Radersi è la manifestazione quotidiana della nostra sconfitta.

venerdì, settembre 18th, 2009

[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]

Era un poco infastidito da una zanzara mentre spalmava l’Allume di Rocca sulla sua pelle appena rasata e piena zeppa di tagli all’altezza del mento. Non si vedevano, le ferite, ma bruciavano terribilmente.

Pensava, pensava che odiava fare quel mestiere tutte le settimane, odiava l’Allume che bruciava le ferite, il rasoio che non era mai in perfetto stato e graffiava la pelle senza sorvolare sulle sue imperfezioni. Odiava la sigaretta che si inzuppava di acqua e schiuma da barba, ed il freddo che dalla finestra si insinuava sino al suo corpo nudo, provocandogli una sensazione di malessere. (continua…)

La bionda col collo lungo dell’uni

lunedì, luglio 20th, 2009

[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]

C’è una bionda che viene in chiostro in biga. Al Ludo piace da morire. E’ una tipa stranissima. Sembra che, appena nata, l’abbiano lasciata appesa con delle mollette e dei pesi ad uno stendipanni per circa sei mesi. Ha un viso angelico e una folta chioma bionda, ma è lunghissima. Per lunghissima intendo, lunghissima. Estesa. Sembra un Modigliani. Insomma Ludo ha perso la testa per questa qua. Quando arriva in uni, tutti si girano, ma non capisco se per la sua lunghezza o per la sua bellezza. Perchè è strana o perchè è bella. Una volta me la sono trovata quasi di fronte in biblio. Lei studia al triennio ma non so cosa. Probabilmente filosofia. Lo deduco dal fatto che le tipe carine di solito studiano cose comuni, le superfighe filosofia. Ero con Samuel, che mi ha detto “quella sai che lavoretti che ti fa”. Tutto questo mi lasciò perplesso. (continua…)

Il falò

sabato, luglio 18th, 2009

[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]

“Stanotte, che sia, sarà una folle notte”, urlava Caterina di fronte a me, tra il falò ed il mare. Saltava e girava su se stessa sino a perdere l’equilibrio, avvolta da un pareo bianco latte e un costume rosso come il cuore. Eravamo una decina, in maggioranza tedeschi, amici del campeggio. La notte era nostra, come era nostra la chitarra ed il fumo. Le stelle brillavano forti e luccicanti in un blu profondo e senza fine. L’odore era quello dei falò sulla spiaggia, la vista annebbiata da vino rosso e biscotti Mulino Bianco a fare da tappo. Era la libertà. Ci sentivamo stranieri nella nostra nazione, parlando un inglese intercalato da espressioni dialettali bresciane. (continua…)

La telefonata

venerdì, luglio 17th, 2009

[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]

Riprendo in mano il telefono e cerco il suo nome in rubrica. So che non dovrei chiamarla ma sento che devo farlo. Non può essere sempre così. Ogni volta, la stessa storia. E ora che ho ventitrè anni, è ora di dire basta. Penso che sia la mia principessa e poi alla festa della scuola limona col trombettista della band. Accade sempre. Devo iniziare a suonare. Vorrei essere sul palco, non sotto. Lui mi guarda e ride. Odio chi suona, come odio i bagnini, gli animatori e i maestri di sci. Sopra il palco ti elevi. Sotto il palco, sei una groupie. Più vicino stai, più loro lo sentono, e godono. Sotto il palco mi sento un gay. Loro lo sentono. (continua…)

Breve storia di [nome segreto]

giovedì, luglio 16th, 2009

[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]

Ha un nome, ma non ve lo posso dire. E’ un nome segreto, che viene dall’est Europa e che ho sentito per la prima volta verso i quindici. “Che cazzo di nome del cazzo”, pensai. Lui era sicuro di sé e spaccava. Aveva un sacco di ragazze ma le picchiava. Ad una ruppe il naso. Sempre a lei, la perseguitava. Si faceva trovare di notte sotto casa sua e se lei non apriva rigava le automobili dei vicini con una chiave. Eravamo piccoli ma già guidava una macchina gigante, da spacciatore colombiano, bianca, del novanta. Era un personaggio ipnotico.

A quindici anni aveva già: subito un processo (forse due) guidato fatto paracadutismo avuto rapporti non protetti era andato in vacanza da solo aveva il cellulare. Il cellulare. Motorola, ricordo. Era il novantasei. Ce n’erano tre in Italia: uno apparteneva all’Avvocato Agnelli, uno al mio zio ricco e il terzo a lui. Chiamava anche se andava tutto sul conto del padre. (continua…)