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	<title>Zonk Volta &#187; Racconti</title>
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		<title>My article about Pukkelpop festival in Belgium now on Magmusic</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2010/10/my-article-about-pukkelpop-festival-in-belgium-now-on-magmusic/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 22:18:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di giornale]]></category>
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		<description><![CDATA[Checkitout. There are also some of my analogic pics. http://www.musicfriendlab.net/magmusic/2010/10/05/pukkelpop-2010-belgium-200-artisti-per-tre-giorni-di-live/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="lightbox" title="pukkelpop_on_magmusic" href="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2010/10/pukkelpop_on_magmusic.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3692" style="border: 1px solid black;" title="pukkelpop_on_magmusic" src="http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/wp-content/uploads/2010/10/pukkelpop_on_magmusic-300x253.jpg" alt="" width="300" height="253" /></a></p>
<p>Checkitout. There are also some of my analogic pics.</p>
<p><a href="http://www.musicfriendlab.net/magmusic/2010/10/05/pukkelpop-2010-belgium-200-artisti-per-tre-giorni-di-live/">http://www.musicfriendlab.net/magmusic/2010/10/05/pukkelpop-2010-belgium-200-artisti-per-tre-giorni-di-live/</a></p>
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		<title>LiveMI, dalla metropolitana un soffio di nuova musica</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2010/03/livemi-dalla-metropolitana-un-soffio-di-nuova-musica/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 21:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di giornale]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: MAGMUSIC! &#8220;Dalla Metropolitana di Milano partirà il rilancio della musica emergente italiana&#8221; Red Ronnie, Direttore Artistico LiveMI Sono queste le parole che stuzzicano la nostra voglia di live, in un sabato milanese come tanti. Il sole c&#8217;è, appuntamento alle 15:00 alla fermata della metro Duomo. E&#8217; da qui che incomincia LiveMI, una nuova, necessaria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote style="text-align: justify;"><p>Fonte: <a href="http://www.musicfriendlab.net/magmusic/2010/03/14/livemi-dalla-metropolitana-un-soffio-di-nuova-musica/" target="_blank">MAGMUSIC!</a></p>
<p><strong><em>&#8220;Dalla Metropolitana di Milano partirà il rilancio della musica emergente italiana&#8221;</em></strong></p>
<p>Red Ronnie, Direttore Artistico LiveMI</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono queste le parole che stuzzicano la nostra voglia di live, in un sabato milanese come tanti. </strong>Il sole c&#8217;è, appuntamento alle 15:00 alla fermata della metro Duomo. E&#8217; da qui che incomincia <a href="http://www.livemi.it/" target="_blank">LiveMI</a>, una nuova, necessaria e inedita vetrina per la musica &#8220;emergente&#8221; (noi preferiamo chiamarle &#8220;nuove proposte&#8221;) italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Da sottoterra (metaforicamente, la metropolitana, l&#8217;underground musicale) nascono i fiori, e prima o poi qualche band sboccerà nelle piazze, nel cuore della città, partendo da un livello sotterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un palco, a dire il vero anche piuttosto fornito</strong>, band da tutto lo stivale pronte a battagliare con bassi e chitarre e Red Ronnie, il capostipite del giornalismo &#8220;on the road&#8221; a fare da mattatore tra gli assoli e le rullate delle band che si alternano sullo <em>stage </em>tra emozione e professionalità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Red Ronnie di zonk volta (milan, italy), su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/4431888837/"><img class="alignleft" style="margin: 3px;" src="http://farm5.static.flickr.com/4031/4431888837_06863c7fe3.jpg" alt="Red Ronnie" width="300" height="298" /></a><strong>Delle nuove leve ci hanno colpito in particolare gli &#8220;<a href="http://www.expresidenti.com/" target="_blank">Ex presidenti</a>&#8220;,</strong> energico trio punk rock che ha chiuso le danze in presenza del sindaco Letizia Moratti.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguire due guru della musica nostrana,   assimilabili in quanto ad innovazione e sperimentazione musicale a cavallo degli anni ottanta: <strong>Alberto Camerini e Ivan Cattaneo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo con l&#8217;esibizione di quest&#8217;ultimo.<span id="more-2642"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Simpatico, fresco, un pioniere della musica sintetica e politicamente scorretta, Ivan Cattaneo ha iniziato la carriera proponendo cover degli anni sessanta in chiave post-moderna,</strong> e ancora oggi soddisfa palati esigenti con vocalizzi degni di nota. &#8220;Rock&#8217;n'Roll Robots&#8221; in coppia con Alberto Camerini porta la mente a navigare tra antichi e colorati ricordi, non tanto per l&#8217;esecuzione musicale, quanto per la valenza simbolica del duetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Elegante e sincero con il pubblico, ci regala un quarto d&#8217;ora di classici, a partire da &#8220;Una Zebra a pois&#8221;, vero cavallo di battaglia dell&#8217;artista (o meglio, come suggerisce lo stesso Ivan, &#8220;Zebra da battaglia&#8221;). La voce c&#8217;è, adesso come allora, e con lo spirito di un ragazzino si dimena <em>on stage</em> con movenze alla George Micheal. Il pubblico, variegato, apprezza e applaude.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Alberto Camerini + Red Ronnie + Ivan Cattaneo di zonk volta (milan, italy), su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/4432726200/"><img class="alignleft" style="margin: 3px;" src="http://farm5.static.flickr.com/4020/4432726200_785833028d.jpg" alt="Alberto Camerini + Red Ronnie + Ivan Cattaneo" width="210" height="140" /></a><strong>Alberto Camerini segue rapido e modesto in una esibizione lampo che regala un duetto (&#8220;Rock&#8217;n'Roll Robots) con Cattaneo, un &#8220;Tanz Bambolina&#8221; e un &#8220;Maccheroni elettronici&#8221; un pò sottotono.</strong> Ma lui è fatto così. L&#8217;arlecchino elettronico ce l&#8217;ha fatta di nuovo, con una band non sua ma di Cattaneo, che improvvisa i pezzi di Alberto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di lui dobbiamo ammirare la lungimiranza estetica e la geniale unione musicale della maschera bergamasca Arlecchino,</strong> tra le più note mutuate dalla Commedia dell&#8217;Arte italiana, a tematiche fantascientifiche a Asimoviane, mondi popolati da robot, bambole elettroniche, cavi elettrici letti e miscelati in un contesto antico e medioevale. Fondamentalmente, solo un genio avrebbe potuto comporre testi e canzoni di questo genere, e noi siamo qui per ripeterlo, una volta ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque cosa importa, se anche ha sbagliato qualche nota?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche se, nello specifico, questo pomeriggio siamo qui per altro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo qui per un discorso diverso. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Ivan Cattaneo 3 di zonk volta (milan, italy), su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/4432736870/"><img class="alignleft" style="margin: 3px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2774/4432736870_35134ba161.jpg" alt="Ivan Cattaneo 3" width="160" height="240" /></a><strong>Finalmente qualcuno dall&#8217;alto, leggi Red Ronnie, si è dato da fare per fare emergere dalla palta un mondo sommerso fatto di suoni, musica e canzoni, </strong>mondo che l&#8217;industria musicale ed il <em>mainstream </em>appena considera. Una iniziativa, questo LiveMi, lasciata in mano a chi la musica la vive e la sa fare, non a personaggi illustri ma poco preparati. Red è la persona giusta al posto giusto, questa volta va ammesso. E&#8217; sua la firma del progetto, che si ripeterà ogni sabato pomeriggio in metropolitana, una firma eccellente, una garanzia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci lascia con una promessa: quella di non abbandonare al loro destino le band che partecipano all&#8217;iniziativa, </strong>ma di seguirle per quanto possibile in una crescita professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono gran belle intenzioni che, se soddisfatte, potranno realmente portare qualcosa di nuovo, fresco e vero nel panorama musicale italiano, ormai saturo di Talent Show e musica di plastica.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.webstudio22.com" target="_blank"><em>Emanuele Barboni</em></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>Fonte: <a href="http://www.musicfriendlab.net/magmusic/2010/03/14/livemi-dalla-metropolitana-un-soffio-di-nuova-musica/" target="_blank">MAGMUSIC!</a><br />
</em></p>
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		<title>Sanremo 2010: spartiti che volano</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2010/02/sanremo-2010-spartiti-che-volano/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 21:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di giornale]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: MAGMUSIC! Ogni anno qualche temerario afferma: “Stasera non esco. C&#8217;è Sanremo”. Puntualmente la risposta arriva inesorabile “Ma sei fuori&#8230;&#8230;.!?”. 40/50 % di share e locali vuoti. E anche quest&#8217;anno ha vinto Sanremo contro l&#8217;ipocrisia. Questo stesso fenomento accade di rito per il Grande Fratello, nessuno lo guarda, ma tutti ne parlano. Vergogna vs Curiosità. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.musicfriendlab.net/magmusic/wp-content/uploads/2010/02/sanremo1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1336" title="sanremo" src="http://www.musicfriendlab.net/magmusic/wp-content/uploads/2010/02/sanremo1.jpg" alt="" width="342" height="214" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.musicfriendlab.net/magmusic/2010/02/22/sanremo-2010-spartiti-che-volano/" target="_blank">MAGMUSIC! </a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ogni anno qualche temerario afferma: “Stasera non esco. C&#8217;è Sanremo”. Puntualmente la risposta arriva inesorabile “Ma sei fuori&#8230;&#8230;.!?”. 40/50 % di share e locali vuoti.</strong> E anche quest&#8217;anno ha vinto Sanremo contro l&#8217;ipocrisia. Questo stesso fenomento accade di rito per il Grande Fratello, nessuno lo guarda, ma tutti ne parlano. Vergogna vs Curiosità. E anche quest&#8217;anno ha vinto la curiosità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa premessa per parlare dei fatti: Enrico Ruggeri e “il Mondo delle fate”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo staff di Mag Music si è riunito per decretare il podio, nella prima serata della lunga serie. Ognuno di noi, come voi ha il proprio bagaglio di gusti e di ascolti.</strong> Enrico Ruggeri è passato a pieni voti nel nostro gruppo d&#8217;ascolto. E invece&#8230;la sua canzone non è passata in finale. Assurdo, ma vero. Viene lasciato posto sul podio agli altri artisti in gara. Malika Ayane, Irene Grandi e Povia in primis. Le possibilità di salvezza per non varcare la soglia del cattivo gusto c&#8217;erano. E invece&#8230;ci ritroviamo i professori d&#8217;orchestra che stracciano gli spartiti, il pubblico che con i fischi fa il coro alla vergogna e la Clerici che rimpiange le Tagliatelle di nonna Pina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo ai minimi storici.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tanto baccano per nulla, dove il nulla è ben rappresentato dalla canzone finalista, proposta dal trio  composto da Pupo, dal ballerino Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici. “Italia Amore Mio”, la lettera agli Italiani, rispedita al mittente dagli stessi cittadini</strong>, senza ricevuta di ritorno. Generalmente le polemiche sanremesi sono poco costruttive. In questo caso invece sono state utili. Le telecamere hanno inquadrato un&#8217; orchestra in rivolta, una cosa mai vista. Il loro dissenso è servito a comunicare che quella in corso era una farsa, non un Festival della canzone Italiana.<span id="more-2645"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per intenderci, se a Sanremo quest&#8217;anno non ci fossero state canzoni valide, avremmo compreso il secondo posto del trio. Il punto è proprio questo. Quello che l&#8217;orchestra ha contestato è l&#8217;esclusione delle più belle canzoni di questa edizione del Festival e la salvezza di un brano che non è all&#8217;altezza di un palco così importante in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parliamo dei fatti. La canzone incriminata incorpora un plagio inqualificabile. Rispetto per Pupo c&#8217;è sempre stato, ma in questo caso ha commesso due errori impareggiabili: citare nel suo pezzo “Somewhere Over the Rainbow”</strong> (il Classico dei Classici della melodia moderna) significa pensare che siano tutti scemi. A Sanremo andrebbe portata la farina del proprio sacco. Ammiccare durante l&#8217;esecuzione con il Principe e lasciare in disparte (prima serata in ombra, ma per davvero: occhio di bue spento sino al <em>refrain</em>) l&#8217;unico grande talento di tutta la performance è poco professionale. Luca Canonici ha scelto cosa fare nella vita, su Emanuele Filiberto cosa dire, un giorno fa il ballerino e il giorno dopo il cantante. Non è un gioco l&#8217;Arte.</p>
<p style="text-align: justify;">Voleva scrivere una lettera agli Italiani? Perché non ha aperto un blog come fanno tutti? In questo caso non si vuole puntare il dito contro la persona di Emanuele Filiberto, ma improvvisarsi cantante per godere della stessa visibilità riservata agli altri artisti, è una cosa poco seria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Principe, nostro caro principe,</strong> le ricordiamo che in Italia c&#8217;è la Repubblica, e che lei vive di rendita da quando è nato, quindi la smetta di predicare bene e razzolare male.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caro Pupo, </strong>basta marchette, per cortesia, sul suo programma tv “I Raccomandati”: in questa circostanza, oltre che fastidiose, hanno creato nel pubblico un certo imbarazzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Almeno lei, Maestro Canonici</strong>, non si attenga al gioco sporco (ammesso, tra le altre cose, dai due: una canzone per far parlare, dice Pupo al “dopofestival”) dei suoi due colleghi: lei di talento ne ha, eccome. Come le è venuto in mente di partecipare ad un simile <em>golpe</em> musicale?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altro tema importante da affrontare. La categoria “Giovani” di Sanremo è sempre stata gradita, ma soprattutto ben distinta da quella dei “Big”. </strong>Era stimolante scommettere da casa su un nuovo talento. Giorgia, Eros Ramazzotti, Bocelli, Masini, Pausini, solo alcuni dei cognomi che hanno cominciato a Sanremo e la carriera l&#8217;hanno fatta dopo una lunga gavetta. Da un paio d&#8217;anni a questa parte si sente dire che il Festival di Sanremo si sta aprendo ai giovani in modo diretto e interattivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se sei un musicista indipendente puoi inviare il tuo pezzo, che gli utenti potranno ascoltare sul sito di Sanremo e tramite una classifica mandare in gara. Sarebbe più elegante e onesto non affermare una cosa simile riguardo all&#8217;apertura ai giovani, perché è tutta finzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli artisti indipendenti a casa (tranne Maiello, sotto contratto con l’etichetta di Mara Maionchi) e ampio spazio alle Major anche per la categoria &#8220;Nuove Generazioni&#8221;</strong>. Fonti attendibili riferiscono che i primi giorni per qualche problema tecnico molte canzoni degli indipendenti non si riuscivano ad ascoltare dal sito, mentre le canzoni delle Major erano perfettamente fruibili. Che strana casualità. Cari ragazzi fate prima a bombardare con le vostre demo le case discografiche o ancor meglio, partecipare ai casting di Amici e X-Factor.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parliamo dei fatti. Chi ha vinto il festival? Valerio Scanu <em>from</em> Amici.</strong> Chi si è classificato al terzo posto? Marco Mengoni from X-Factor. Il problema non è che per il secondo anno consecutivo ha vinto un concorrente di Amici, né tanto meno che a Marco Mengoni il posto a Sanremo spettava di diritto. Il punto è che entrambi i ragazzi avrebbero dovuto partecipare nella categoria “Giovani”. Ma quanta arroganza c&#8217;è nel definirli Big?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bisogna essere onesti fino in fondo</strong>. Il talento c&#8217;è, su questo non si discute. Valerio Scanu è un bravo interprete, con interessanti variazioni vocali, e Marco Mengoni fa giochi di voce encomiabili e la sua penna scorre bene nel raccontare i contrasti della vita. Un atto irresponsabile eleggerli big a priori, anche perché vengono automaticamente buttati al centro di una polemica annunciata, sul tema delle raccomandazioni e dei facili accessi in gara. Questo non li aiuta a costruirsi una carriera duratura. E&#8217; da apprezzare molto Fabrizio Moro, quando dice di considerarsi un interprete emergente perché sono solo due anni e mezzo che vende dischi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Insomma, la solita solfa del “ti piace vincere facile?”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La responsabilità non è di due cantanti giovani come Scanu e Mengoni. Questo è chiaro</strong>. La canzone di Scanu è stata scritta da un cantautore esordiente di Amici, Pierdavide Carone e il brano ha tutte le carte in regole per gareggiare su quel palco o per passare in radio. Stesso discorso vale per il brano di Mengoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La logica del tutto e subito, non è mai stata cosa buona nella vita in generale. </strong>Pensate a un ragazzo che si è appena laureato, manda in giro il proprio CV e dopo qualche mese diventa Direttore Commerciale di un&#8217;azienda o Direttore Artistico di una radio. Questo è impossibile per chiunque di noi e meno male. Se ottenessimo subito una carica importante nel nostro mestiere, senza aver percorso la strada per acquisirne le competenze, sarebbe un massacro per il mondo del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nessuno di questo staff si è mai accanito contro i talent show, li difendiamo quando sfornano talenti, come nel caso di Noemi o Alessandra Amoroso. </strong>Non ci si rende però conto che facendo saltare le tappe formative fondamentali a questi talenti li si penalizza nel tempo. A noi quest&#8217;anno rimane il rimpianto di non aver visto premiato il “Mondo delle fate” di Enrico Ruggeri, nemmeno dalla stampa. Ci dispiace per “La Verità” di Povia, per “Ricomincio da qui” di Malika, per “Tutta la Vita” di Noemi, per la “Cometa di Halley” di Irene Grandi, per “Il Mondo che piange” di Irene Fornaciari. Queste erano canzoni dagli ottimi arrangiamenti e con testi efficaci e ben interpretati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Analisi del meccanismo del televoto. </strong>Posto che chi lo conosce supporta Valerio Scanu, era comunque difficile, per come aveva affrontato le prime performance, che vincesse (questo ovviamente se il parametro di giudizio fosse strettamente connesso alla musica). Due episodi ben precisi hanno aiutato Valerio Scanu a salire sul podio, dopo che la sua canzone era addirittura stata esclusa. Primo: il duetto con Alessandra Amoroso di giovedì sera, che ha presentato al pubblico una canzone completamente stravolta a livello interpretativo. Il brano è stato affrontato con maggiore intensità, non sostenibile dal solo Scanu, emozionato e con uno sguardo smarrito. Secondo: nella puntata di sabato pomeriggio di Amici, vengono mandati in onda dei cartelli per invitare il suo pubblico (già avvezzo al televoto massiccio) a sostenere Scanu. Il pubblico di Amici è più ampio di quanto si possa immaginare e se è il televoto a decretare il podio del Festival, ecco risolto l’enigma della vittoria per il secondo anno consecutivo di un concorrente di Amici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al secondo posto arriva il Principe, già vincitore di un’ edizione di “Ballando sotto le stelle”, quindi anche lui già forte al televoto.</strong> Una canzone che una giuria di musicisti aveva scartato fin da subito rientra in gara e rischia di vincere, c&#8217;è qualcosa che non va. Quello che non va è il meccanismo del televoto perché non garantisce equità. Chi televota (noi no, e voi?) è uno che già lo fa di consuetudine e non premia necessariamente la canzone più bella, ma il suo personaggio televisivo preferito, quello ai suoi occhi più forte perché più presente in video. Andrebbe proposto un meccanismo simile a quello dell&#8217;Auditel con degli apparecchi per registrare il voto, distribuiti alle famiglie campione, che cambiano di anno in anno e che potrebbero essere per fatalità anche la nostra e la vostra. Inoltre in settimana Emanuele Filiberto ha implorato la gente di essere ripescato, in particolare durante programmi radiofonici seguiti da tantissime persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ribadiamo il concetto. Scanu e Mengoni vincitori sì, ma nella categoria “Nuove Generazioni”.</strong> Soddisfatti per la vittoria di Tony Maiello nella categoria appena citata, ma assolutamente contrari all&#8217;esclusione immediata del gruppo “La Fame di Camilla”, che ha portato un brano che si faceva ascoltare con molto piacere. Enrico Ruggeri e il Mondo delle Fate, imparare dai migliori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ruggeri, appunto. Emblema della perdita cultural musicale avvenuta negli ultimi dieci anni in Italia. Artista completo, vero, arrangiatore sopraffino, voce inimitabile, originale. </strong>Ha sempre avuto stile da vendere, il caro vecchio Enrico. E vediamo come un personaggio di questo calibro viene snobbato dai più, perché in Italia paga il “tutto e subito”, non la coerenza artistica. Grande rimpianto per il suo brano, eccelso, originale, strumentalmente rock con accessi sinfonici. Insomma, tra i migliori, ma forse in questo caso squisitamente italiano quello che paga non è il talento, ma la fretta di creare prodotti vendibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I voti:</strong></p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>Enrico Ruggeri: 10</strong></li>
<li><strong>Povia: 9</strong></li>
<li><strong>Irene Grandi: 8</strong></li>
<li>Marco Mengoni: 7</li>
<li>Malika Ayane: 7</li>
<li>Fabrizio Moro: 7</li>
<li>Valerio Scanu: 6.5</li>
<li>Noemi: 6.5</li>
<li>Irene Fornaciari e i Nomadi: 6.5</li>
<li>Simone Cristicchi: 6.5</li>
<li>Sonohra: 6</li>
<li>Arisa: 5</li>
<li>Nino D&#8217;Angelo: 5</li>
<li>Toto Cutugno: 5</li>
<li>Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici: 4</li>
</ol>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per chiudere, citiamo Marino Bartoletti, in una puntata de “l&#8217;Arena” andata in onda la domenica successiva alla premiazione: </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“<em>l&#8217;unica notizia buona di questo Sanremo, è che tra qualche mese avremo un piccolo Ruggeri”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Enrico aveva appena annunciato la gravidanza della moglie, aspettando il termine della manifestazione per non generare interesse sulla cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Che stile, ragazzi. Uomo d&#8217;altri tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;"><a href="mailto:francescaavallone@gmail.com" target="_blank">Francesca Avallone</a>, <a href="http://www.youtube.com/zanoproductionz" target="_blank">Luca Zanoncelli</a> e <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a></p>
<p style="text-align: right;">thanks to: Eleonora Lamonarca</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="font-family: Arial;">Sanremo 2010: spartiti che volano</span></strong><span style="font-family: Arial;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Ogni anno qualche temerario afferma: “Stasera non esco. C&#8217;è Sanremo”. Puntualmente la risposta arriva inesorabile “Ma sei fuori&#8230;&#8230;.!?”. 40/50 % di share e locali vuoti. E anche quest&#8217;anno ha vinto Sanremo contro l&#8217;ipocrisia. Questo stesso fenomento accade di rito per il Grande Fratello, nessuno lo guarda, ma tutti ne parlano. Vergogna vs Curiosità. E anche quest&#8217;anno ha vinto la curiosità. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Questa premessa per parlare dei fatti: <strong>Enrico Ruggeri e il Mondo delle Fate.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Lo staff di Mag Music</strong> si è riunito per decretare il podio, nella prima serata della lunga serie. Ognuno di noi, come voi ha il proprio bagaglio di gusti e di ascolti. Enrico Ruggeri è passato a pieni voti nel nostro gruppo d&#8217;ascolto. E invece&#8230;la sua canzone non è passata in finale. Assurdo, ma vero. Viene lasciato posto sul podio agli altri artisti in gara. Malika Ayane, Irene Grandi e Povia in primis. Le possibilità di salvezza per non varcare la soglia del cattivo gusto c&#8217;erano. E invece&#8230;ci ritroviamo i professori d&#8217;orchestra che stracciano gli spartiti, il pubblico che con i fischi fa il coro alla vergogna e la Clerici che rimpiange le Tagliatelle di nonna Pina.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Tanto baccano per nulla</strong>, dove il nulla è ben rappresentato dalla canzone finalista, proposta dal trio improponibile composto da Pupo, dal ballerino Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici. “Italia Amore Mio”, la lettera agli Italiani, rispedita al mittente dagli italiani, senza ricevuta di ritorno. Generalmente le polemiche sanremesi sono poco costruttive. In questo caso invece sono state utili. Le telecamere hanno inquadrato un&#8217; orchestra in rivolta, una cosa mai vista. Il loro dissenso è servito a comunicare che quella in corso era una farsa, non un Festival della canzone Italiana. Per interderci, se a Sanremo quest&#8217;anno non ci fossero state canzoni valide, avremmo compreso il secondo posto del trio. Il punto è proprio questo. Quello che l&#8217;orchestra ha contestato è l&#8217;esclusione delle più belle canzoni di questa edizione del Festival e la salvezza di una brano che non è all&#8217;altezza di una palco così importante in Italia.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Parliamo dei fatti. La canzone incriminata incorpora un plagio inqualificabile. Rispetto per Pupo c&#8217;è sempre stato, ma in questo caso ha commesso due errori impareggiabili: citare nel suo pezzo “Over the Rainbow” significa pensare che siano tutti scemi. A Sanremo andrebbe portata la farina del proprio sacco. Ammicare durante l&#8217;esecuzione con il Principe e lasciare in disparte (prima serata in ombra) l&#8217;unico grande talento di tutta la performance è poco professionale. Luca Canonici ha scelto cosa fare nella vita, su Emanuele Filiberto cosa dire, un giorno fa il ballerino e il giorno dopo il cantante. Non è un gioco l&#8217;arte. Voleva scrivere una lettera agli Italiani? Perchè non ha aperto un blog come fanno tutti? In questo caso non si vuole puntare il dito contro la persona di Emanuele Filiberto, ma improvvisarsi cantante per godere della stessa visibilità riservata agli altri artisti, è una cosa poco seria.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Altro tema importante da affrontare.</strong> La categoria “Giovani” di Sanremo è sempre stata gradita, ma soprattutto ben distinta da quella dei “Big”. Era stimolante scommettere da casa su un nuovo talento. Giorgia, Eros Ramazzotti, Boccelli, Masini, Pausini, solo alcuni dei cognomi che hanno cominciato a Sanremo e la carriera l&#8217;hanno fatta dopo una lunga gavetta. Da un paio d&#8217;anni a questa parte si sente dire che il Festival di Sanremo si sta aprendo ai giovani in modo diretto e interattivo. Anche se sei un musicista indipendente puoi inviare il tuo pezzo, che gli utenti potranno ascoltare sul sito di Sanremo e tramite una classifica mandare in gara. Sarebbe più elegante e onesto non affermare una cosa simile riguardo all&#8217;apertura ai giovani, perchè è tutta finzione. Gli artisti indipendenti a casa (tranne Maiello, sotto contratto con l’etichetta di Mara Maionchi) e ampio spazio alle Major anche per la <strong>categoria &#8220;Nuove Generazioni&#8221;.</strong> Fonti attendibili riferiscono che i primi giorni per qualche problema tecnico molte canzoni degli indipendenti non si riuscivano ad ascoltare dal sito, mentre le canzoni delle Major erano perfettamente fruibili. Che strana casualità. Cari ragazzi fate prima a bombardare con le vostre demo le case discografiche o ancor meglio, partecipare ai casting di Amici e X-Factor.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Parliamo dei fatti.</strong> Chi ha vinto il festival? Valerio Scanu from Amici. Chi si è classificato al terzo posto? Marco Mengoni from X-Factor. Il problema non è che per il secondo anno consecutivo ha vinto un concorrente di Amici, ne tanto meno che a Marco Mengoni il posto a Sanremo spettava di diritto. Il punto è che entrambi i ragazzi avrebbero dovuto partecipare nella categoria “Giovani”. Ma quanta arroganza c&#8217;è nel definirli Big?</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Bisogna essere onesti fino in fondo.</strong> Il talento c&#8217;è, su questo non si discute. Valerio Scanu è un bravo interprete, con interessanti variazioni vocali, e Marco Mengoni fa giochi di voce encomiabili e la sua penna scorre bene nel raccontare i contrasti della vita. Un atto irresponsabile eleggerli big a priori, anche perchè vengono automaticamente buttati al centro di una polemica annunciata, sul tema delle raccomandazioni e dei facili accessi in gara. Questo non li aiuta a costruirsi una carriera duratura. E&#8217; da apprezzare molto Fabrizio Moro, quando dice di considerarsi un interprete emergente perchè sono solo due anni e mezzo che vende dischi.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>La responsabilità</strong> non è di due cantanti giovani come Scanu e Mengoni. Questo è chiaro. La canzone di Scanu è stata scritta da un cantautore esordiente di Amici, Pierdavide Carone e il brano ha tutte le carte in regole per gareggiare su quel palco o per passare in radio. Stesso discorso vale per il brano di Mengoni. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>La logica del tutto e subito</strong>, non è mai stata cosa buona nella vita in generale. Pensate a un ragazzo che si è appena laureato, manda in giro il proprio CV e dopo qualche mese diventa Direttore Commerciale di un&#8217;azienda o Direttore Artistico di una radio. Questo è impossibile per chiunque di noi e meno male. Se ottenessimo subito una carica importante nel nostro mestiere, senza aver percorso la strada per acquisirne le competenze, sarebbe un massacro per il mondo del lavoro.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Nessuno di questo staff si è mai accanito contro i talent show, li difendiamo quando sfornano talenti, come nel caso di Noemi o Alessandra Amoroso. Non ci si rende però conto che facendo saltare le tappe formative fondamentali a questi talenti li si penalizza nel tempo. A noi quest&#8217;anno rimane il rimpianto di non aver visto premiato il “Mondo delle fate” di Enrico Ruggeri, nemmeno dalla stampa. Ci dispiace per “La Verità” di Povia, per “Ricomincio da qui” di Malika, per “Tutta la Vita” di Noemi, per la “Cometa di Halley” di Irene Grandi, per “Il Mondo che piange” di Irene Fornaciari. Queste erano canzoni dagli ottimi arrangiamenti e con testi efficaci e ben interpretati.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Analisi del meccanismo del televoto.</strong> Posto che chi lo conosce supporta Valerio Scanu, era comunque difficile, per come aveva affrontato le prime performance, che vincesse (questo ovviamente se il parametro di giudizio fosse strettamente connesso alla musica). Due episodi ben precisi hanno aiutato Valerio Scanu a salire sul podio, dopo che la sua canzone era addirittura stata esclusa. P<span>rimo</span>: il duetto con Alessandra Amoroso di giovedì sera, che ha presentato al pubblico una canzone completamente stravolta a livello interpretativo. Il brano è stato affrontato con maggiore intensità, non sostenibile dal solo Scanu, emozionato e con uno sguardo smarrito. S<span>econdo</span>: nella puntata di sabato pomeriggio di Amici, vengono mandati in onda dei cartelli per invitare il suo pubblico (già avvezzo al televoto massiccio) a sostenere Scanu. Il pubblico di Amici è più ampio di quanto si possa immaginare e se è il televoto a decretare il podio del Festival, ecco risolto l’enigma della vittoria per il secondo anno consecutivo di un concorrente di Amici.</span></span></p>
<p>Al secondo posto arriva il Principe, già vincitore di un’ edizione di “Ballando sotto le stelle”, quindi anche lui già forte al televoto. Una canzone che una giuria di musicisti aveva scartato fin da subito rientra in gara e rischia di vincere, c&#8217;è qualcosa che non va. Quello che non va è il meccanismo del televoto perchè non garantisce equità. Chi televota (noi e voi?) è uno che già lo fa di consuetudine e non premia necessariamente la canzone più bella, ma il suo personaggio televisivo preferito, quello ai suoi occhi più forte perchè più presente in video. Andrebbe proposto un meccanismo simile a quello dell&#8217;Auditel con degli apparecchi per registrare il voto, distribuiti alle famiglie campione, che cambiano di anno in anno e che potrebbero essere per fatalità anche la nostra e la vostra. Inoltre in settimana Emanuele Filiberto ha implorato la gente di essere ripescato, in particolare durante programmi radiofonici seguiti da tantissime persone.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ribadiamo il concetto.</strong> Scanu e Mengoni vincitori sì, ma nella categoria “Nuove Generazioni”. Soddisfatti per la vittoria di Tony Maiello nella categoria appena citata, ma assolutamente contrari all&#8217;esclusione immediata del gruppo “La Fame di Camilla”, che ha portato un brano che si faceva ascoltare con molto piacere. Enrico Ruggeri e il Mondo delle Fate, imparare dai migliori. </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><strong><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">I voti:</span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Enrico Ruggeri: 10</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Povia: 9</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Irene Grandi: 8</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Marco Mengoni: 7</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Malika Ayane: 7</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Fabrizio Moro: 7</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Valerio Scanu: 6.5</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Noemi: 6.5</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Irene Fornaciari e i Nomadi: 6.5</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Simone Cristicchi: 6.5</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Sonohra: 6</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Arisa: 5</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Nino D&#8217;Angelo: 5</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Toto Cutugno: 5</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici: 4</span></span></p>
<p>Sanremo 2010: spartiti che volano</p>
<p>Ogni anno qualche temerario afferma: “Stasera non esco. C&#8217;è Sanremo”. Puntualmente la risposta arriva inesorabile “Ma sei fuori&#8230;&#8230;.!?”. 40/50 % di share e locali vuoti. E anche quest&#8217;anno ha vinto Sanremo contro l&#8217;ipocrisia. Questo stesso fenomento accade di rito per il Grande Fratello, nessuno lo guarda, ma tutti ne parlano. Vergogna vs Curiosità. E anche quest&#8217;anno ha vinto la curiosità.</p>
<p>Questa premessa per parlare dei fatti: Enrico Ruggeri e il Mondo delle Fate.</p>
<p>Lo staff di Mag Music si è riunito per decretare il podio, nella prima serata della lunga serie. Ognuno di noi, come voi ha il proprio bagaglio di gusti e di ascolti. Enrico Ruggeri è passato a pieni voti nel nostro gruppo d&#8217;ascolto. E invece&#8230;la sua canzone non è passata in finale. Assurdo, ma vero. Viene lasciato posto sul podio agli altri artisti in gara. Malika Ayane, Irene Grandi e Povia in primis. Le possibilità di salvezza per non varcare la soglia del cattivo gusto c&#8217;erano. E invece&#8230;ci ritroviamo i professori d&#8217;orchestra che stracciano gli spartiti, il pubblico che con i fischi fa il coro alla vergogna e la Clerici che rimpiange le Tagliatelle di nonna Pina.</p>
<p>Tanto baccano per nulla, dove il nulla è ben rappresentato dalla canzone finalista, proposta dal trio improponibile composto da Pupo, dal ballerino Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici. “Italia Amore Mio”, la lettera agli Italiani, rispedita al mittente dagli italiani, senza ricevuta di ritorno. Generalmente le polemiche sanremesi sono poco costruttive. In questo caso invece sono state utili. Le telecamere hanno inquadrato un&#8217; orchestra in rivolta, una cosa mai vista. Il loro dissenso è servito a comunicare che quella in corso era una farsa, non un Festival della canzone Italiana. Per interderci, se a Sanremo quest&#8217;anno non ci fossero state canzoni valide, avremmo compreso il secondo posto del trio. Il punto è proprio questo. Quello che l&#8217;orchestra ha contestato è l&#8217;esclusione delle più belle canzoni di questa edizione del Festival e la salvezza di una brano che non è all&#8217;altezza di una palco così importante in Italia.</p>
<p>Parliamo dei fatti. La canzone incriminata incorpora un plagio inqualificabile. Rispetto per Pupo c&#8217;è sempre stato, ma in questo caso ha commesso due errori impareggiabili: citare nel suo pezzo “Over the Rainbow” significa pensare che siano tutti scemi. A Sanremo andrebbe portata la farina del proprio sacco. Ammicare durante l&#8217;esecuzione con il Principe e lasciare in disparte (prima serata in ombra) l&#8217;unico grande talento di tutta la performance è poco professionale. Luca Canonici ha scelto cosa fare nella vita, su Emanuele Filiberto cosa dire, un giorno fa il ballerino e il giorno dopo il cantante. Non è un gioco l&#8217;arte. Voleva scrivere una lettera agli Italiani? Perchè non ha aperto un blog come fanno tutti? In questo caso non si vuole puntare il dito contro la persona di Emanuele Filiberto, ma improvvisarsi cantante per godere della stessa visibilità riservata agli altri artisti, è una cosa poco seria.</p>
<p>Altro tema importante da affrontare. La categoria “Giovani” di Sanremo è sempre stata gradita, ma soprattutto ben distinta da quella dei “Big”. Era stimolante scommettere da casa su un nuovo talento. Giorgia, Eros Ramazzotti, Boccelli, Masini, Pausini, solo alcuni dei cognomi che hanno cominciato a Sanremo e la carriera l&#8217;hanno fatta dopo una lunga gavetta. Da un paio d&#8217;anni a questa parte si sente dire che il Festival di Sanremo si sta aprendo ai giovani in modo diretto e interattivo. Anche se sei un musicista indipendente puoi inviare il tuo pezzo, che gli utenti potranno ascoltare sul sito di Sanremo e tramite una classifica mandare in gara. Sarebbe più elegante e onesto non affermare una cosa simile riguardo all&#8217;apertura ai giovani, perchè è tutta finzione. Gli artisti indipendenti a casa (tranne Maiello, sotto contratto con l’etichetta di Mara Maionchi) e ampio spazio alle Major anche per la categoria &#8220;Nuove Generazioni&#8221;. Fonti attendibili riferiscono che i primi giorni per qualche problema tecnico molte canzoni degli indipendenti non si riuscivano ad ascoltare dal sito, mentre le canzoni delle Major erano perfettamente fruibili. Che strana casualità. Cari ragazzi fate prima a bombardare con le vostre demo le case discografiche o ancor meglio, partecipare ai casting di Amici e X-Factor.</p>
<p>Parliamo dei fatti. Chi ha vinto il festival? Valerio Scanu from Amici. Chi si è classificato al terzo posto? Marco Mengoni from X-Factor. Il problema non è che per il secondo anno consecutivo ha vinto un concorrente di Amici, ne tanto meno che a Marco Mengoni il posto a Sanremo spettava di diritto. Il punto è che entrambi i ragazzi avrebbero dovuto partecipare nella categoria “Giovani”. Ma quanta arroganza c&#8217;è nel definirli Big?</p>
<p>Bisogna essere onesti fino in fondo. Il talento c&#8217;è, su questo non si discute. Valerio Scanu è un bravo interprete, con interessanti variazioni vocali, e Marco Mengoni fa giochi di voce encomiabili e la sua penna scorre bene nel raccontare i contrasti della vita. Un atto irresponsabile eleggerli big a priori, anche perchè vengono automaticamente buttati al centro di una polemica annunciata, sul tema delle raccomandazioni e dei facili accessi in gara. Questo non li aiuta a costruirsi una carriera duratura. E&#8217; da apprezzare molto Fabrizio Moro, quando dice di considerarsi un interprete emergente perchè sono solo due anni e mezzo che vende dischi.</p>
<p>La responsabilità non è di due cantanti giovani come Scanu e Mengoni. Questo è chiaro. La canzone di Scanu è stata scritta da un cantautore esordiente di Amici, Pierdavide Carone e il brano ha tutte le carte in regole per gareggiare su quel palco o per passare in radio. Stesso discorso vale per il brano di Mengoni.</p>
<p>La logica del tutto e subito, non è mai stata cosa buona nella vita in generale. Pensate a un ragazzo che si è appena laureato, manda in giro il proprio CV e dopo qualche mese diventa Direttore Commerciale di un&#8217;azienda o Direttore Artistico di una radio. Questo è impossibile per chiunque di noi e meno male. Se ottenessimo subito una carica importante nel nostro mestiere, senza aver percorso la strada per acquisirne le competenze, sarebbe un massacro per il mondo del lavoro.</p>
<p>Nessuno di questo staff si è mai accanito contro i talent show, li difendiamo quando sfornano talenti, come nel caso di Noemi o Alessandra Amoroso. Non ci si rende però conto che facendo saltare le tappe formative fondamentali a questi talenti li si penalizza nel tempo. A noi quest&#8217;anno rimane il rimpianto di non aver visto premiato il “Mondo delle fate” di Enrico Ruggeri, nemmeno dalla stampa. Ci dispiace per “La Verità” di Povia, per “Ricomincio da qui” di Malika, per “Tutta la Vita” di Noemi, per la “Cometa di Halley” di Irene Grandi, per “Il Mondo che piange” di Irene Fornaciari. Queste erano canzoni dagli ottimi arrangiamenti e con testi efficaci e ben interpretati.</p>
<p>Analisi del meccanismo del televoto. Posto che chi lo conosce supporta Valerio Scanu, era comunque difficile, per come aveva affrontato le prime performance, che vincesse (questo ovviamente se il parametro di giudizio fosse strettamente connesso alla musica). Due episodi ben precisi hanno aiutato Valerio Scanu a salire sul podio, dopo che la sua canzone era addirittura stata esclusa. Primo: il duetto con Alessandra Amoroso di giovedì sera, che ha presentato al pubblico una canzone completamente stravolta a livello interpretativo. Il brano è stato affrontato con maggiore intensità, non sostenibile dal solo Scanu, emozionato e con uno sguardo smarrito. Secondo: nella puntata di sabato pomeriggio di Amici, vengono mandati in onda dei cartelli per invitare il suo pubblico (già avvezzo al televoto massiccio) a sostenere Scanu. Il pubblico di Amici è più ampio di quanto si possa immaginare e se è il televoto a decretare il podio del Festival, ecco risolto l’enigma della vittoria per il secondo anno consecutivo di un concorrente di Amici.</p>
<p>Al secondo posto arriva il Principe, già vincitore di un’ edizione di “Ballando sotto le stelle”, quindi anche lui già forte al televoto. Una canzone che una giuria di musicisti aveva scartato fin da subito rientra in gara e rischia di vincere, c&#8217;è qualcosa che non va. Quello che non va è il meccanismo del televoto perchè non garantisce equità. Chi televota (noi e voi?) è uno che già lo fa di consuetudine e non premia necessariamente la canzone più bella, ma il suo personaggio televisivo preferito, quello ai suoi occhi più forte perchè più presente in video. Andrebbe proposto un meccanismo simile a quello dell&#8217;Auditel con degli apparecchi per registrare il voto, distribuiti alle famiglie campione, che cambiano di anno in anno e che potrebbero essere per fatalità anche la nostra e la vostra. Inoltre in settimana Emanuele Filiberto ha implorato la gente di essere ripescato, in particolare durante programmi radiofonici seguiti da tantissime persone.</p>
<p>Ribadiamo il concetto. Scanu e Mengoni vincitori sì, ma nella categoria “Nuove Generazioni”. Soddisfatti per la vittoria di Tony Maiello nella categoria appena citata, ma assolutamente contrari all&#8217;esclusione immediata del gruppo “La Fame di Camilla”, che ha portato un brano che si faceva ascoltare con molto piacere. Enrico Ruggeri e il Mondo delle Fate, imparare dai migliori.</p>
<p>I voti:</p>
<p>Enrico Ruggeri: 10</p>
<p>Povia: 9</p>
<p>Irene Grandi: 8</p>
<p>Marco Mengoni: 7</p>
<p>Malika Ayane: 7</p>
<p>Fabrizio Moro: 7</p>
<p>Valerio Scanu: 6.5</p>
<p>Noemi: 6.5</p>
<p>Irene Fornaciari e i Nomadi: 6.5</p>
<p>Simone Cristicchi: 6.5</p>
<p>Sonohra: 6</p>
<p>Arisa: 5</p>
<p>Nino D&#8217;Angelo: 5</p>
<p>Toto Cutugno: 5</p>
<p>Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici: 4</p>
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		<title>Cinquanta artisti on stage per il compleanno di Rock TV</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 21:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di giornale]]></category>
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		<description><![CDATA[Non capita tutti I giorni, ma è capitato Sabato 12 Dicembre 2009. All&#8217;Alcatraz si sono esibiti con la riuscitissima formula della Jam Session Live, i migliori artisti del panorama rock italiano. Classici della musica rock italiana alternati a pezzi dei singoli repertori di band e artisti in scena. Un tributo memorabile a un genere musicale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non capita tutti I giorni, ma è capitato Sabato 12 Dicembre 2009. All&#8217;Alcatraz si sono esibiti con la riuscitissima formula della <strong>Jam Session Live, i migliori artisti del panorama rock italiano</strong>. Classici della musica rock italiana alternati a pezzi dei singoli repertori di band e artisti in scena.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un tributo memorabile a un genere musicale che ha scritto la storia: il Rock e tutti gli stili e generi che ne sono scaturiti nel tempo. </strong>Oltre 50 musicisti, dalle doti indiscutibili e dalle personalità più disparate, a dividersi un unico palco, con una regia impeccabile nel determinare un ritmo davvero energico. Un&#8217;atmosfera unificante, grazie a suoni e persone aggreganti a fare da colonna sonora. Un pubblico di anime appassionate e euforiche.</p>
<p><a title="Rock TV Birthday - AllStars di zonk volta (milan, italy), su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/4195317207/"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 2px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2701/4195317207_703b24a38a.jpg" alt="Rock TV Birthday - AllStars" width="360" height="213" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il filo conduttore è il rock, l&#8217;emittente Rock TV (Canale 718 di Sky), il motivo del mega raduno il suo ottavo compleanno: </strong>dal primo dicembre 2001 infatti questo canale delizia palati esigenti del classic rock, donzelle votate al punk e assidui divoratori di musica heavy.<span id="more-2648"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il canale è relativamente giovane, ma ben strutturato e condotto da persone che conoscono davvero questa cultura, che fanno musica e sanno trasmetterne l&#8217;importanza e le emozioni. </strong>E&#8217; un valore aggiunto che ad amplificarne il palinsesto e la programmazione sia un colosso come Sky (scusate se è poco).</p>
<p style="text-align: justify;">Il backstage pullula di artisti, freme e sussulta.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è energia nell&#8217;aria.</p>
<p><a title="Stars on the Stage 3 di zonk volta (milan, italy), su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/4203775863/"><img class="alignleft" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2510/4203775863_e9dc3d3d6b.jpg" alt="Stars on the Stage 3" width="350" height="237" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bravo, ma davvero bravo nell&#8217;accentuare il mood scatenante della serata, il giovane Andrea Rock. </strong>Speaker e autore radiofonico (Radio 105 e Virgin Radio), Dj, Vj (Rock TV), musicista (Andead). Personaggio tanto eclettico, quanto trascinante nel presentare lo show. Andrea ha aperto la serata, condotta poi in coppia con <strong>DJ Ringo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;inizio del concerto è un momento importante della densa scaletta perché rappresenta il futuro del Rock Italiano,</strong> che in questa occasione è stato ben rappresentato dagli allievi della Rock TV School. Li vogliamo nominare perché sono stati davvero all&#8217;altezza della situazione, perfettamente padroni di una palco ampio, scenografico e con doppia backline (due batterie!). Non era semplice perché davanti a loro si estendeva un fitto e critico tappeto di persone. Sulle note di “Dream on “ si sono esibiti da vere rock star, ricevendo scroscianti applausi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ascesa verso “Happy Birthday Rock TV” è ancora lunga e soprattutto non è ancora salito sul palco Pino Scotto &#8230; </strong>e quando lo ha fatto oltre al pubblico anche il palco si è infiammato (è ormai celebre il leitmotiv di Pino “Datevi Fuoco”). Prima però si sono alternati sul palco altri ospiti della serata.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo apprezzato la pulizia sonora del secondo gruppo “La Fame di Camilla”, probabilmente con il brano più melodico della serata, ma comunque molto intenso: “Storia di una favola”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ampio spazio al progetto <a href="http://www.rezophonic.com/" target="_blank"><strong>Rezophonic</strong></a>, che in questa serata ci ha letteralmente rapiti perché durante il live è stato possibile coglierne in presa diretta la potenza e gli altissimi intenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per chi non lo conoscesse Rezophonic è un progetto musicale e sociale nato nel 2006 per volontà di Mario Riso</strong>, batterista e co-fondatore di Rock TV che ha consentito la realizzazione di un disco con performance dei più famosi artisti italiani e i cui ricavati vengono devoluti a favore del progetto idrico di AMREF.</p>
<p><a title="Caparezza and Friends on Stage di zonk volta (milan, italy), su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/4204531196/"><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 2px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2593/4204531196_e9220c33cb.jpg" alt="Caparezza and Friends on Stage" width="400" height="238" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caparezza è tra gli artisti che si sono schierati a favore del progetto e quando si proietta on stage si scatena avanti e indietro con le sue lunghe gambe che lo portano fino al pubblico, </strong>cui strappa non pochi applausi e urla. Se dire di qualcuno “ha personalità da vendere” è estremamente banale, nel caso di Michele Salvemini (Caparezza) non lo è. Ci lamentiamo spesso che le proposte musicali si assomigliano l’una all’altra e che la massificazione uccide la musica. Un Caparezza lo senti e lo vedi la prima volta e non te lo scordi più, sia per il timbro che per le sue modalità espressive, senza peli sulla lingua.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;<a href="http://www.rezophonic.com/h2o/index.html">Nell&#8217;acqua</a>&#8221; l’ultima produzione di Rezophonic, che lo vede in prima linea ha avuto il suo bis, </strong>per la gioia dei presenti. L&#8217;ascolto di questo brano è cosa buona e giusta, perché oltre ad essere interpretato da forti personalità, tra cui la talentuosa Cristina Scabbia (Lacuna Coil) possiede contenuti encomiabili e una forte carica ritmica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Girovagando con la mente tra le numerosissime esibizioni della one-night, ricordiamo i violentissimi (as usual) Extrema, gli inossidabili Punkreas </strong>che concedono addirittura un bis ma, soprattutto, colgono occasione per una riflessione collettiva sulla situazione politica attuale. Ritmi caraibici con Africa Unite e Madaski, ed il simpatico e talentuoso Roy Paci imbraccia la sua tromba più volte mentre Eva Poles (Prozac +) scatena le danze sulle note della classicissima Acido/Acida. E&#8217; solo l&#8217;inizio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come detto, un Caparezza protagonista succede al granitico Pino Scotto. Ragazzi che voce, che band, che carisma. </strong>Il presentatore di Rock TV si concede al pubblico con una bottiglia (già mezza vuota) di Jack Daniel&#8217;s, urla, corre, sfiora note ultrasoniche, si denuda. E&#8217; lui l&#8217;icona del R&#8217;n'R made in Italy, su questo non c&#8217;è dubbio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Citiamo poi i virtuosi Deasonika, Fabio Treves e la sua strabiliante armonica dall&#8217;anima blues, le Vibrazioni. </strong>La tensione cala all&#8217;esibilzione solista del lead singer degli Hormonauts, presentatosi in veste di one man band con tanto di cassa e pedale, ma è solo un momento. Perchè seguono decine di artisti che oramai non si contano più, si mescolano, cantano dai classici dei Timoria a quelli dei BluVertigo. <strong>Il ritmo è serrato, il tempo di pensare poco, la musica invade il palazzetto senza ulteriori indugi.</strong></p>
<p><a title="Fabio Treves di zonk volta (milan, italy), su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/4193134631/"><img class="alignleft" style="margin: 2px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2760/4193134631_b3d364a711.jpg" alt="Fabio Treves" width="300" height="207" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si sente bene, e ogni chitarrista trova il suo suono nonostante la difficoltà dettata dal caso (50 artisti corrispondono a 50 set-up del mixer). Qualche nota stona, ma nessuno si incazza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono tutti lì per far festa, per una jam session senza precedenti, e il pubblico questo lo sente. </strong>Il palco è tanto affollato da sembrare un unico blocco con il pubblico. Ringo e Andrea sono stremati dal turnover delle band ma non mancano mai di sorrisi. Davvero bravi. <strong>Una festa che gradualmente diviene una bolgia, un&#8217;arena di musica, una naumachia di assoli e rullate.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Finale esplosivo con tanto di cordone di palloncini e stelle filanti. Tutti sul palco a cantare gli auguri all&#8217;emittente e i bis richiesti dal pubblico (un Ringo molto democratico ha coinvolto il pubblico nella scelta).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; vero, potremmo chiudere questo articolo con un classico &#8220;Happy Birthday, Rock TV!&#8221;,</strong> ma non lo faremo. Preferiamo concentrarci e ricordarvi in conclusione due aspetti molto importanti che questo spettacolo ha messo in evidenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Primo, che la musica unisce. </strong>Unisce i popoli, unisce il pubblico ai loro beniamini, unisce le generazioni. E&#8217; un collante sociale, oltre che una medicina alla solitudine. Vedere che il rock non è morto, constatare che questo genere è di tipo archetipico ed è dunque dentro ognuno di noi, condiviso da così tante persone è stata una bellissima sorpresa. E mirare cinquanta artisti abbracciati, scherzosi e sorridenti a fine concerto ne è stata la prova schiacciante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo, la musica può cambiare le cose. </strong>Il progetto Rezophonic si batte per donare un pozzo a coloro che l&#8217;acqua nemmeno sanno cos&#8217;è. Proprio a noi, che di acqua ne abbiamo e di quella corrente, questo messaggio può sembrare paradossale, ma è crudelmente vero e attuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Unire così tanti talenti per uno scopo umanitario di cotanta importanza è stata un&#8217;opera mastodontica mai vista prima.</strong> E sensibilizzare il pubblico del rock è sicuramente l&#8217;inizio di un progetto solido al quale auguriamo il maggior successo possibile.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesca Avallone e <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Foto Emanuele Barboni<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="413" height="310" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157622993849834%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157622993849834%2F&amp;set_id=72157622993849834&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="413" height="310" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157622993849834%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157622993849834%2F&amp;set_id=72157622993849834&amp;jump_to=" data="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649"></embed></object></p>
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		<title>Non lamentiamoci: se le cose vanno così, è solo colpa nostra</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 14:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sul quotidiano vivere]]></category>
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		<description><![CDATA[Premessa: non voglio assolutamente che questo articolo venga letto in chiave politica, razzista o classista. Non sono comunista, non sono fascista, non sono un verde e nemmeno un democristiano. Sono solo un ragazzo di ventotto anni che cerca di capire qualcosa della situazione italiana attuale, perchè semplicemente ha percepito che le cose non vanno poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Premessa: non voglio assolutamente che questo articolo venga letto in chiave politica, razzista o classista. Non sono comunista, non sono fascista, non sono un verde e nemmeno un democristiano. Sono solo un ragazzo di ventotto anni che cerca di capire qualcosa della situazione italiana attuale, perchè semplicemente ha percepito che le cose non vanno poi così bene e vorrebbe indagarne le ragioni.</strong></p>
<p><strong>-<br />
</strong></p>
<p>Italiani, facciamoci un pò schifo. Su, dai, che ce lo meritiamo. Chi più chi meno, ma siamo tutti comparse dello stesso film.</p>
<p><strong>Stiamo davanti ai nostri televisori piatti,</strong> al plasma o lcd, e guardiamo Novantesimo minuto e Buona domenica. A noi piace questo. Piace andare in Sardegna d&#8217;estate. Piace la <em>nightlife </em>ed il calcio. Piace la figa, la pasta, l&#8217;auto nuova,  la coca e cazzeggiare al lavoro.<br />
<em></em></p>
<p><em>Agli italiani basta poco. </em><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Siamo un popolo che si accontenta.</strong> L&#8217;italiano cerca la tranquillità economica ed emozionale, la stabilità. Nel sangue non ha l&#8217;altruismo, il bene collettivo: all&#8217;italiano basta avere un piatto di minestra, il suo piatto di minestra, a fine giornata. Perchè si campa a tirare avanti. Da sempre.<span id="more-1645"></span></p>
<p>Non importa come la si raggiunge, questa stabilità: in fondo &#8220;il fine giustifica i mezzi&#8221;. Siamo un popolo di <strong>ignoranti, immobilisti, a noi va bene tutto, basta che, una volta tornati a casa, ci lascino guardare la tv. </strong></p>
<p>Vediamo la <strong>politica </strong>come qualcosa di etereo, intoccabile, volta agli altri. E&#8217; sempre colpa degli altri, in Italia: se fai un incidente, se scoppia una bomba, se tuo figlio va male a scuola. Siamo delle pecore, lo abbiamo nel d.n.a. Non abbiamo facoltà critiche, accettiamo sempre e comunque lo status quo.</p>
<p><strong>Tanto basta sopravvivere.</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><em>Non ci incazziamo mai.</em><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Siamo ignoranti, ciechi, vecchi.</strong> Non vediamo, non sentiamo (o sentiamo solo quello che ci va di sentire). Siamo un popolo povero, perverso, lussurioso, omertoso, senza spina dorsale e, ultimamente, anche<strong> senza ideali. Secondo me la politica attuale non ha ideali! Qualcuno mi può spiegare quali sono gli ideali di destra? E quelli di sinistra? E&#8217; tutto un calderone! </strong>Mi hanno confuso: prima uno sta di qua, poi va all&#8217;opposizione e parla male di quelli con cui stava prima. Ma perchè? Spiegatemelo vi prego.</p>
<p>Ma torniamo a noi.</p>
<p><strong>Ideali? Nessuno ma, in ogni caso, in una remota eventualità che qualcuno di noi scelga di credere in un idea (e non in un personaggio), da dove partire? </strong>Forse da quello che riteniamo semplicemente <strong>giusto</strong>. Da quello che la nostra coscienza ci suggerisce come corretto, che ci ispira fiducia, che ci fa vibrare le vene. E&#8217; un metodo naturale, mi pare. E la natura non sbaglia mai. Bisognerebbe fidarsi di più delle sensazioni.</p>
<p>Invece siamo dei voltagabbana di natura, &#8220;mafiosi&#8221; di natura, &#8220;raccomandati&#8221; di natura. Io mi vergogno di fare parte di un Paese che, agli occhi del mondo intero, appare così. Mi vergogno,<strong> mi faccio schifo da solo</strong>. In Italia chi ha un ideale viene ammazzato, escluso, messo da parte. Chi ha anche solo un&#8217;idea viene deriso e messo all&#8217;angolo. Chi ha studiato viene messo in un call center, chi ha studiato viene messo in dirigenza (se conosce qualcuno).</p>
<p><strong><em>&#8220;Lavoro ce n&#8217;è poco, i soldi scarseggiano, ma io cosa posso farci?&#8221;</em></strong></p>
<p>E&#8217; una frase che sento sempre più spesso uscire dalla bocca di noi italiani.</p>
<p><strong>Siamo il paese del &#8220;va bene così&#8221;.</strong></p>
<p>Se in televisione vediamo solo culi e tette, <strong>è solo colpa nostra</strong>. Ne siamo assuefatti, viviamo in uno stato amniotico dove ad ogni azione <strong>non </strong>corrisponde una reazione.</p>
<p><strong>Se non abbiamo più garanzie per il nostro futuro, è solo colpa nostra. Se non abbiamo ideali, è solo colpa nostra. Se non abbiamo i soldi in tasca, è solo colpa nostra. </strong></p>
<p>L&#8217;italiano ha sempre avuto bisogno di un leader, intoccabile ed elevato al rango di semi-dio. Tutti lo seguono, ma quando una piccola parte del popolo ribalta lo &#8220;status quo&#8221;, tutti in piazza a festeggiare. Siamo senza principi, seguiamo incondizionatamente e senza spirito critico l&#8217;andamento delle cose, e ci adattiamo.</p>
<p>Ma, forse, qualcosa sta cambiando.</p>
<p>Una nuova generazione di giovani: è questa la mia speranza. Giovani consapevoli, critici, incazzati. A guardarmi intorno, sembra che i presupposti ci siano.</p>
<p>E allora non lamentiamoci, cari miei, non diamo la colpa a Berlusconi, Dell&#8217;Utri, il Vaticano, la Hunziker, Grillo o Travaglio.</p>
<p><strong>E&#8217; solo colpa di noi italiani.</strong></p>
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		<title>La musica deve avere il giusto prezzo, ed è il prezzo che ognuno di noi dà alla musica.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 14:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[impresario]]></category>
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		<description><![CDATA[La musica non potrà cambiare il mondo, è chiaro. Non lo ha mai fatto e mai lo cambierà. Storicamente è inserita nell&#8217;elitè delle arti volte all&#8217;intrattenimento, non in quella della rivoluzione. E a chi crede che a Woodstock nel 1969 sia accaduto qualcosa di magnifico, di unico ed irripetibile, dò immensa ragione ed una calorosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La musica non potrà cambiare il mondo, è chiaro.</strong> Non lo ha mai fatto e mai lo cambierà. Storicamente è inserita nell&#8217;elitè delle arti volte all&#8217;<strong>intrattenimento</strong>, non in quella della rivoluzione. E a chi crede che a <strong>Woodstock </strong>nel 1969 sia accaduto qualcosa di magnifico, di unico ed irripetibile, dò immensa ragione ed una calorosa stretta di mano. Ma si sa, erano altri tempi, c&#8217;era la rivolta studentesca e <strong>la musica era così entrata a far parte, di buon grado, di un movimento che aveva radici politiche</strong>. Un accessorio, dunque, la musica nel &#8217;68, che ha terminato il proprio potere d&#8217;influenza quando le radici politiche hanno iniziato ad allentarsi.<span id="more-1621"></span></p>
<p><strong>Ma dove vuole arrivare la musica? </strong>Da quando esiste il Rock&#8217;n'Roll, la musica è sempre stata una creazione dei manager <strong>impresari</strong>, uomini senza scrupoli coi dollari luccicanti negli occhietti, la cui capacità principale era di conoscere approfonditamente le esigenze di intrattenimento del pubblico. Lo spettacolo musicale, ricordiamo, è sempre esistito dacchè esiste l&#8217;uomo. Ma con l&#8217;avvento delle fiere itineranti, del circo, della Commedia dell&#8217;Arte, essa non ha potuto mai esprimersi in maniera autonoma, bensì è sempre stata legata al volere degli impresari (e conseguentemente del pubblico) che cercavano di trarre profitto dalle esibizioni e (più avanti) dalla vendita di dischi.</p>
<p><strong>Si sa, allora come oggi, con l&#8217;avvento dei mezzi di comunicazione di massa, la musica non ha potuto certo esprimersi in maniera autonoma</strong>, nè tantomeno i loro autori. Vi insegno una parola: &#8220;<strong>payola</strong>&#8220;. Era il termine utilizzato per indicare la &#8220;marchetta&#8221; del deejay radiofonico che riceveva per mettere in onda un disco. Il mercato discografico, da sempre, funziona così.</p>
<p>Ai margini del mercato sono sempre esistite realtà indipendenti, &#8220;underground&#8221;. Ma ripeto, solo ai margini.</p>
<p>Siamo nel 2009 e la musica fa parte come mai prima dell&#8217;intrattenimento quotidiano di ognuno di noi.<strong> Le case discografiche sono in crisi, la gente scarica illegalmente i brani e interi album dalla Rete</strong>. Come fare? Forse come in Francia, dove un recente decreto legge suggerisce (e mette in pratica, penso) il taglio della connessione ai &#8220;pirati&#8221;? Non credo. Una tale reazione sulle prime potrebbe anche rialzare i profitti del mercato, ma alla lunga i prezzi si alzerebbero (in termini di monopolio: se le sette sorelle dell&#8217;industria si accordano per alzare il prezzo di questo tipo di intrattenimento, o ti adegui o non ne godi) e<strong> il popolo troverebbe un altro <em>escamotage </em>per usufruire di questo bene </strong>che, ricordiamo, non è primario ma volto al tempo libero.</p>
<p>Ora abbiamo internet a disposizione, e possiamo dire che <strong>internet è uno strumento davvero democratico</strong>, che sa distinguere il bene dal male e il sincero dal bugiardo.<strong> Perchè, dunque, non applicare questa democrazia anche all&#8217;industria musicale? </strong>Niente pubblicità, niente promo, niente videoclip in rotazione (su questo, poi, avrei da ridire molto. Una canzone nel 2009 non esiste se non ha un clip di supporto: non si parla più di musica, bensì di video-musica): semplice ascolto da parte della comunità, che esprime il proprio parere in maniera libera e non faziosa, decretando le vendite e il volume di affari di un artista. Questa sarebbe <strong>meritocrazia</strong>. Un immenso mare di musica le cui classifiche vengono dettate dalla comunità.</p>
<p>E mi spingo oltre. <strong>Il prezzo della musica non andrebbe imposto.</strong> Se venissero a mancare elementi come i videoclip, le spese di produzione e promozione e tutti quegli elementi della filiera di realizzazione di un disco che, con internet, non sarebbero più necessari, l&#8217;artista avrebbe modo di ammortizzare con le prime vendite il costo vivo di registrazione in studio, per poi andare in attivo (sempre che il disco venda, e nel nostro discorso un disco vende se piace alla comunità ed è di qualità).</p>
<p>Questo metodo scremerebbe l&#8217;offerta di musica scadente e metterebbe sull&#8217;olimpo coloro che producono buona musica. Attenzione: artisti, non case discografiche.</p>
<p><strong>Cosa significa tutto ciò? Che la musica non può cambiare il mondo, ma deve iniziare a cambiare se stessa. </strong>Via gli intermediari, via la promozione su giornali radio e tv, solo musica da proporre e da far recensire al popolo della Rete che ne decreta il successo. E tutti i ricavi all&#8217;artista. Sotto che forma? <strong>Donazione</strong>. E&#8217; giusto che ognuno possa pagare il giusto prezzo per le proprie tasche. Se nel sistema musicale ci fosse etica, il sistema delle donazioni funzionerebbe. Ma per ora non c&#8217;è. In Italia alcuni artisti (<a href="http://www.tormento.it/2008/Home.html" target="_blank">Tormento aka Yoshy</a>) stanno iniziando a ragionare in questi termini, proponendo i propri brani in freedownload. Se il disco piace, è giusto ricevere un compenso per lo sforzo. Sono artisti che sperano che i propri interlocutori siano persone intelligenti: non sbagliano, e sono da lodare.</p>
<p>La musica deve avere il giusto prezzo, ed è il prezzo che ognuno di noi dà alla musica.</p>
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		<title>Il ministro Brunetta e il Fondo unico per lo Spettacolo: oltre al danno, la beffa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 02:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[YouTube &#8211; Il ministro Brunetta attacca i musicisti. Il caro Ministro Brunetta ha rotto le palle! Mi sono sudato una laurea magistrale in SCIENZE DELLO SPETTACOLO sperando di entrare in questo settore (non si parla di tv, ma di studi seri: drammaturgia, estetica, cinematografia, teatro) e a poco più di un mese dalla mia laurea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=CeVr6YvEmtM">YouTube &#8211; Il ministro Brunetta attacca i musicisti</a>.</p>
<p><object width="425" height="350" data="http://www.youtube.com/v/CeVr6YvEmtM" type="application/x-shockwave-flash"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/CeVr6YvEmtM" /></object></p>
<p>Il caro <strong>Ministro Brunetta</strong> ha rotto le palle! Mi sono sudato una laurea magistrale in <a href="http://www.scienzedellospettacolo-mi.org/" target="_blank">SCIENZE DELLO SPETTACOLO</a> sperando di entrare in questo settore (non si parla di tv, ma di studi seri: drammaturgia, estetica, cinematografia, teatro) e a poco più di un mese dalla mia laurea <strong>TAGLIANO IL <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_Unico_per_lo_spettacolo" target="_blank">F.U.S.</a></strong> ! E giustificano i tagli in questa maniera!</p>
<p>Per essere chiari: il F.U.S. è il <strong>Fondo unico per lo Spettacolo</strong>, in sostanza finanziamenti statali erogati annualmente (e sempre meno) ad associazioni liriche, di danza, cinematografiche, teatrali e circensi.</p>
<p>Io che so bene di cosa si tratta, dico che <strong>MUSICA</strong>, <strong>TEATRO </strong>e <strong>DANZA </strong>di soldi ne hanno sempre presi pochi, e con anni di ritardo sulle produzioni degli spettacoli, quindi il caro Ministro<strong> HA DETTO L&#8217;ENNESIMA BOIATA</strong>.</p>
<p>Cosa vuoi chiudere un rubinetto senz&#8217;acqua!<span id="more-1612"></span></p>
<p>Che lo dica in faccia agli <strong>attori di teatro </strong>che fanno una vita di miseria sempre in giro e con contratto <strong>a ore</strong>. Che se si rompono un braccio e restano a casa in malattia perdono i soldi del periodo di degenza.</p>
<p>O ai musicisti di professione.</p>
<p>Credete che la vita nel mondo dello Spettacolo (la &#8220;S&#8221; è d&#8217;obbligo, per distinguere il nostro argomento da quello cine (un pò) televisivo (molto) sia tutte rose e fiori? Che siano tutti Strehler, Ronconi, Verdi, Mozart? <strong>E i lavoratori dello Spettacolo non dovrebbero avere nemmeno un sindacato? Ma scherziamo?</strong> Come tutti esplicano un&#8217; azione socialmente utile, come i tabaccai, le casalinghe e le farmacie.</p>
<p><strong>Senza contare le migliaia di giovani promesse </strong>che abbandonano il mondo artistico in quanto demoralizzate dalle politiche amministrative e dalla mancanza di fondi per sostenere progetti innovativi o non.</p>
<p><em>Lo spettacolo sta morendo.</em></p>
<p><em>L&#8217;Italia sta affondando. </em></p>
<p><em>Non ho parole.<br />
</em></p>
<p>Intanto io che suono, fotografo, dipingo &#8220;in pausa pranzo&#8221; (cit.) per ritagliarmi un piccolo spazio nel settore ci sto impiegando degli anni.</p>
<p><em>Grazie di cuore.</em></p>
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		<title>L&#8217;undici settembre ha cambiato la vita di ognuno di noi per sempre</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 10:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sul quotidiano vivere]]></category>
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		<description><![CDATA[Era il duemilauno e stavo giocando alla Playstation a Iss Pro. Mi chiama l&#8217;amico Zanna sul cellulare. Abbasso il volume della tele per sentire cosa ha da dirmi. Silienzio. Metto sul 4 e vedo il secondo aereo che si schianta sulla torre. Un brivido mi corre sulla schiena. Era la prima volta che sentivo qualcosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era il duemilauno e stavo giocando alla Playstation a Iss Pro. Mi chiama l&#8217;amico Zanna sul cellulare. Abbasso il volume della tele per sentire cosa ha da dirmi.</p>
<p>Silienzio.</p>
<p>Metto sul 4 e vedo il secondo aereo che si schianta sulla torre.</p>
<p>Un brivido mi corre sulla schiena. Era la prima volta che sentivo qualcosa come la guerra così prossima, vicina. La sera scoppiai in lacrime di fronte a mia madre, che mi rassicurò con il solito rigore e la solita fermezza (lei prende la vita per le corna, è da prendere come esempio).</p>
<p>Il mio mondo incantato fatto di concerti punk, lezioni bigiate allo Iulm e serate con gli amici del liceo per un momento si è tinto di nero. Ho avuto paura.<span id="more-1609"></span></p>
<p>Ho sentito dentro me una sensazione nuova. Penso si trattasse di terrore.</p>
<p>Quella notte non dormii.</p>
<p>Forse è proprio da quel giorno che inizia a soffrire d&#8217;ansia. Scoprire che c&#8217;è la possibiltà di eventi inaspettati che possono rivoluzionare le tue certezze ed il tuo mondo è l&#8217;inizio della fine.</p>
<p>Per molte persone della mia età l&#8217;undici settembre è stato un trapasso. Siamo tutti diventati adulti, quel giorno. La paura ci ha fatto crescere tutto in un botto. Aerei dirottati, si, solo nei film in tv.</p>
<p>Invece in quel momento tutto era reale, tremendamente reale. Siamo la generazione <em>&#8220;nessuna guerra in Europa da sessant&#8217;anni&#8221;</em>, e abbiamo avuto paura di finirci anche noi dentro, come i nostri nonni.</p>
<p>Ma c&#8217;è qualcosa di più profondo. Era la televisione che portava immagini senza passato, crude e violente, immagini che ci hanno sussurrato all&#8217;orecchio parole mai sentite prima, lugubri e sensazionali. Per la prima volta abbiamo sentito vicino il pericolo. Era la tv, erano i giornali, erano i morti ammazzati di sempre, ma più vicino. Tutto molto più vicino.</p>
<p>E&#8217; stato un giorno molto triste per la Storia.</p>
<p>L&#8217;undici settembre ha cambiato la vita di ognuno di noi per sempre.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Agenzie interinali</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 14:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sul quotidiano vivere]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono andato all&#8217;agenzia per il lavoro interinale chiedendo un posto di lavoro. Mi sono anche pettinato. Gli espongo i miei studi e le mie esperienze lavorative: guardimisonolaureatoagiugnoma sono dieci annichelavorohofattounpòditutto. &#8220;Guardi, se vuole c&#8217;è una nostra sede in Piazzale Lotto che si occupa di telemarketing. Porti il curriculum stampato&#8221;. &#8220;Grazie, arrivederci&#8221;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><span style="font-family: Arial;">Sono andato all&#8217;agenzia per il lavoro interinale chiedendo un posto di lavoro.<br />
Mi sono anche pettinato.</span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial;">Gli espongo i miei studi e le mie esperienze lavorative: <em>guardimisonolaureatoagiugnoma sono dieci annichelavorohofattounpòditutto.</em></span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial;"> &#8220;Guardi, se vuole c&#8217;è una nostra sede in Piazzale Lotto che si occupa di telemarketing. Porti il curriculum stampato&#8221;.</span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial;"> &#8220;Grazie, arrivederci&#8221;.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Proprietà intellettuale e Internet: bye bye SIAE, arriva Safecreative.org</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 14:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sul quotidiano vivere]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arti visuali/Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<category><![CDATA[safecreative]]></category>
		<category><![CDATA[siae]]></category>
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		<description><![CDATA[Il mondo si evolve, arte e musica si evolvono, il diritto d&#8217;autore e la proprietà intellettuale restano ferme al medioevo. Se parlate ad un dipendente SIAE di internet, storcerà il naso. Pare che questa società non accetti il fatto che ad oggi la musica e l&#8217;arte si possa diffondere in maniera globale attraverso un computer. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mondo si evolve, arte e musica si evolvono, il diritto d&#8217;autore e la proprietà intellettuale restano ferme al medioevo.</strong> Se parlate ad un dipendente SIAE di internet, storcerà il naso. Pare che questa società non accetti il fatto che ad oggi la musica e l&#8217;arte si possa diffondere in maniera globale attraverso un computer. Restano chiusi nel loro guscio.</p>
<p><strong>Siamo nel 2009, Internet non è più una rete di computer che collega università statunitensi, ma è un luogo di democrazia e diffusione di contenuti</strong>. Una rivoluzione. E con questa rivoluzione in atto, è giusto che artisti, musicisti e creativi abbiano il diritto di poter diffondere il proprio materiale in maniera sicura, senza possibilità di plagio o di utilizzi non consentiti.</p>
<p><strong>Questa è stata, sino ad ora, la<em> big question</em> in merito ai copyright sulla Rete: </strong>si mettono online i materiali (musica, blog, fotografie ecc.), ma chi mi tutela la proprietà intellettuale? Come posso garantire, di fronte ad un giudice, che quella foto o quella canzone è mia?<span id="more-1565"></span></p>
<p><strong>Da oggi esiste una vera (e garantita) forma di tutela del diritto d&#8217;autore in internet e, per giunta, non costa un euro.</strong> <a href="https://www.safecreative.org/" target="_blank">Safecreative</a> è un regsitro di copyright gratuito con sede in Spagna. Registrandosi al sito, è possibile uploadare qualsiasi tipo di materiale e ottenere così un <strong>certificato di paternità dell&#8217;opera</strong>. Un certificato, ragazzi. Che emozione.</p>
<p>Come funziona? Niente di più semplice:  Safecreative.org mantiene una copia del tuo materiale e<strong> si fa garante della data di inserimento dell&#8217;opera nel suo registro, in modo da poter garantire un certificato che ne determini sia la paternità, sia la veridicità.</strong></p>
<p>Possiamo scegliere il tipo di licenza, da quella <em>Creative Commons</em> (che può garantire la diffusione con <em>alcuni diritti riservati</em>) fino alla più ristrettiva <em>Tutti i diritti riservati</em>. E&#8217; possibile permettere anche il download diretto del materiale, e per ogni opera è disponibile un banner che linka al certificato di proprietà intellettuale.</p>
<p><strong>Quindi, ragazzi, non titubate a mettere online su MySpace (o, ancora meglio, su jamendo.com) le vostre canzoni, poesie, opere d&#8217;ingengno: </strong>con Safecreative sarete tutelati e certificati, una volta che invierete il materiale al sito. E ci si impiega davvero un minuto, senza lunghe code agli uffici SIAE nè mille moduli da compilare. Bye bye carta (e foreste distrutte), ora ci sono i bit che ci vengono in soccorso.</p>
<p>Una rivoluzione copernicana.</p>
<p><strong>E&#8217; ora di dire basta alla (conservatrice) SIAE, che non si è mai aperta all&#8217;innovazione. E&#8217; giusto che ogni artista decida come e dove diffondere le proprie opere, e sotto quale licenza, in maniera gratuita e garantita.</strong></p>
<p><strong>Ad esempio le mie fotografie e i miei scritti, da oggi, sono coperti dalla licenza<em> Tutti i diritti riservati</em>. Ed è vero. C&#8217;è un certificato che lo attesta</strong>.</p>
<p>Se un giorno vorrò cambiare la tipologia di licenza, accederò al mio account SafeCreative e la cambierò. nulla di più semplice.</p>
<p>Quindi attenti, ragazzi che rubate da internet foto e musica dalla vostra agenzia di pubblicità. Da oggi potete passare guai seri se violate il copyright.</p>
<p>La proprietà intellettuale è un diritto inalienabile dell&#8217;essere umano, e la sua tutela, da oggi, è garantita e gratuita.</p>
<p><strong>Per questo oggi è un grande giorno.</strong></p>
<p><strong>-<br />
</strong></p>
<p><strong>Nota: </strong></p>
<p><strong>Il mondo si evolve e sistemi come la SIAE appartengono al passato. </strong>E&#8217; necessaria una nuova forma sia di tutela della propriet<span class="text_exposed_show">à intellettuale (sulla carta lo Stato ti tutela, ma in pratica?) che di distribuzione dei proventi.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show"> <strong>SIAE è collegata al sistema classico di broadcast</strong> (radio, tv, eventi) che ha ben poco a che fare con la realtà odierna di creativi e compositori. Quello che dico, in sostanza, è che insieme alla tutela delle opere è cambiata anche la metodologia di diffusione (prima radio tv ecc, ora web) dunque i proventi derivanti dall&#8217;uso commerciale andrebbero gestiti in maniera differente. <strong>Un sistema aperto come internet non può condividere con uno chiuso, mi pare chiaro.</strong> </span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Per la gestione dei diritti per l&#8217;uso commerciale, esistono siti web (vedi <a href="http://www.jamendo.com" target="_blank">jamendo.com</a> per la musica) che garantiscono la distribuzione libera del materiale e che garantiscono proventi (soldi veri) per l&#8217;uso commerciale delle opere.</span></p>
<p><strong>Una piccola aggiunta: </strong>non conosco nessuno che abbia mai depositato opere in SIAE ottenendo grandi cifre per i diritti. Forse solo un mio amico produttore ha guadagnato qualche euro.<br />
<strong><br />
Quasi tutti lo fanno per tutelarsi dal plagio. E forse è qui l&#8217;errore di fondo dell&#8217;Italia perchè lo Stato fa(rebbe) da garante, quindi perchè depositare?</strong> Il punto è: <em>come posso dimostrare di essere l&#8217;autore di quest&#8217;opera di fronte ad un giudice? </em>Se non ho certificati che lo attestano,  la mia parola contro la tua.<strong> Con Safecrative ci si tutela in questo senso.</strong></p>
<p>Qui si parla di tutelare i giovani ai quali non interessa fare soldi con la musica, ma solo diffonderla in maniera giusta e corretta sui nuovi media.</p>
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		<title>Ladies and gentleman … The Offspring!</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 22:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il biglietto l&#8217;abbiamo comperato più di due mesi fa. Certo, ne vale la pena se si pensa che gli Offspring hanno venduto trentacinque milioni di copie, oltre ad aver plasmato un&#8217;intera generazione di punk, alternativi, nerd e ragazzini nati tra i settanta e gli ottanta (me compreso). Al liceo esistevano solo loro, i Rancid e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il biglietto l&#8217;abbiamo comperato più di due mesi fa. Certo, ne vale la pena se si pensa che gli Offspring hanno venduto trentacinque milioni di copie</strong>, oltre ad aver plasmato un&#8217;intera generazione di punk, alternativi, nerd e ragazzini nati tra i settanta e gli ottanta (me compreso). Al liceo esistevano solo loro, i Rancid e i Greenday. Poi sono arrivati i Blink 182. Poi il buio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qui si parla degli anni novanta, non di<em> Hit That.</em> Quello che è stato fatto dopo l&#8217;album <em>Americana</em>, chiunque lo sa, è stato fatto con uno spirito diverso. </strong>Americana rappresenta il passaggio, tra gli Offspring giovani, veloci ed incazzati a quelli più <em>mainstream </em>e pop-punk. Ciò nonostante, resta un buon album. <strong><em> Smash, Ixnay on The Hombre, Offspring</em></strong>. I primi tre album &#8220;veri&#8221; hanno segnato una generazione che usciva dagli anni ottanta senza punti di riferimento. Per chi aveva qualcosa da dire, esisteva solo il punk ed il grunge. Rabbia, tanta, in connubio con tematiche sociali e distruttive. Ma anche spensieratezza e spasso su ritmiche ska.<span id="more-1574"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal &#8217;94 al &#8217;97 tutto quello che veniva messo in musica veniva urlato</strong>. Perché i sentimenti dei giovani in quegli anni non avevano vie di mezzo. Peccato che tutta questa ribellione non abbia portato ad un vero cambiamento sociale, penso io.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma arriviamo al concerto. Big ups! per<strong> Dexter Holland</strong>, negli Offspring da venticinque anni. Ero abituato a vederlo ultimamente su Mtv piuttosto tonico. Bene, fisicamente ha perso molto. Ma non voglio parlare della sua dieta, bensì della sua voce,<strong> chirurgica come un bisturi </strong>anche in questa performance. Ricordo che l&#8217;album <em>Smash </em>mi colpì per l&#8217;altezza melodica del cantato. Una caratteristica unica di questa band, che è riuscita a scatenare l&#8217;Alcatraz anche in questa occasione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Certo, i volumi non andavano. Continuo a sostenere che a Milano il miglior locale dove realizzare concerti punk resta il MusicDrome. </strong>L&#8217;Alcatraz sui volumi alti rimbomba, ha una certa allergia alle chitarre distorte e ha un&#8217;acustica pessima per il genere, che necessita di rimbalzi più ariosi e limpidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque come non saltare, nonostante il suono non ottimale, su<em> Come Out and Play (Keep &#8216;em Separated)</em> o su <em>Walla Walla</em>? Impossibile. Come impossibile non emozionarsi su un<em> Gone Away</em> solo voce e piano. <strong>Un&#8217;ora e un quarto di classici punk, veri e propri manifesti programmatici. </strong>Intermezzati dai classici di seconda generazione, come <em>Why Don&#8217;t You Get a Job?</em> e <em>Pretty Fly (for a white guy</em>). Ma degli ultimi dischi non bisogna certo buttare via tutto. <strong><em>Want you bad</em> è un capolavoro</strong>, e la chiusura (prima del bis) con <strong><em>The kids aren&#8217;t alrigh</em>t</strong> è la ciliegina sulla torta (suonata addirittura con tre chitarre).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma i veri Offspring li ho sentiti su <em>All I want</em>, <em>Americana </em>e <em>Have you ever</em>.</strong> Energia pura. Unico rimpianto? Non aver sentito <em>The Meaning of life</em> che, personalmente considero il <strong><em>masterpiece </em></strong>della loro carriera. Riassumendo, una scaletta proporzionata che comprendeva classici e nuove hit suonata molto bene, con una voce alta che ha tenuto e un&#8217;acustica non all&#8217;altezza. Qualche base, forse di troppo, e un <strong><em>Intermission </em></strong>simpatico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La chiusura con<em> Self Esteem</em> è un&#8217;epifania.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo si ferma, torna indietro a quindici anni fa. Mi guardo attorno, ed il pubblico sembra composto dai miei compagni di liceo del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardo i miei vestiti e vedo che indosso una maglia del Che ed una kefia. Non ho più il cellulare in tasca e i miei pantaloni sono più larghi di tre misure.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Flashback.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sento nel profondo che la loro musica qualcosa ha cambiato, e che brani del genere non invecchieranno mai.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
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<p style="text-align: justify;">Ad aprire i <strong>Broadway Calls</strong>, già sentiti a Milano qualche mese fa con gli Alkaline Trio. Un trio carismatico, che prende spunto tanto dai Ramones quanto dai Greenday. Un pop-punk fatto di chitarre stoppate e liriche orecchiabili. Non male, ma niente di speciale. Un appunto: vedere cantante e bassista che smontano ampli e microfoni dopo l&#8217;esibizione non ha avuto prezzo. Questo significa, per una volta, avere a che fare con musicisti seri, modesti ma soprattutto veri. Complimenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><object width="432" height="324" data="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157622100922089%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157622100922089%2F&amp;set_id=72157622100922089&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo e foto di <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a></p>
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		<title>Punkreas e Pornoriviste: rivalsa punk &#124; Magmusic</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 20:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di giornale]]></category>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli ultimi, annebbiati ricordi mi riportano a qualche anno fa, in un caldissimo concerto al C.S.A. Kantiere di Milano. Pornoriviste. Un nome che, per chi ha la mia età e un pò il punk (anche nostrano) l&#8217;ha vissuto, non può suonare nuovo. Certo, era la musica che ascoltavo quando avevo diciassette o diciotto anni, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli ultimi, annebbiati ricordi mi riportano a qualche anno fa, in un caldissimo concerto al C.S.A. Kantiere di Milano. <strong>Pornoriviste</strong>. Un nome che, per chi ha la mia età e un pò il punk (anche nostrano) l&#8217;ha vissuto, non può suonare nuovo. <strong>Certo, era la musica che ascoltavo quando avevo diciassette o diciotto anni,</strong> al liceo o poco dopo, <em>ma cosa importa? </em>Importa che loro ci sono ancora, incazzati, sempre presenti. Emozionano ora come allora.</p>
<p>Ma sgomitoliamo le idee in senso cronologico.</p>
<p><strong>Ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta</strong>, mentre  in data venerdì 24 luglio 2009 ci dirigiamo verso lo Spazio Carroponte di Sesto San Giovanni (inciso, doverosissimo inciso: un plauso al Comune di Sesto. Avete fatto più concerti voi a luglio che il MazdaPalace in un anno. E li avete fatti bene, con prezzi accessibili e in uno spazio, il Carroponte appunto, davvero suggestivo) coi tergi a manetta e la strada completamente allagata. <strong>Mancano pochi minuti alle ventuno e trenta e tutto fa pensare al peggio</strong>. Il cielo è nero e l&#8217;acqua scende a secchiate. Attimi di sconforto. Le <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Porno_Riviste" target="_blank">Pornoriviste</a> </strong>e i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Punkreas" target="_blank"><strong>Punkreas</strong></a>, stasera. Non li vedo da una vita, e più che un tuffo nel passato viste le condizioni meteo mi pare di fare un tuffo dalle rive del Po.</p>
<p>Poi<strong>, nell&#8217;arco di venti minuti, tutto cambia.</strong> Il cielo si rasserena e l&#8217;area, sino a poco prima deserta, inizia a popolarsi di personaggi squisitamente <em>underground</em>. Di gente ce n&#8217;è: viste le prospettive, è quasi un miracolo.<span id="more-1391"></span></p>
<p><strong>Il concerto ha inizio.</strong></p>
<p><strong>Le Pornoriviste mi fanno tornare ai miei diciotto con pezzi storici</strong>, in primis <em>&#8220;Come piace a me&#8221;</em>, colonna sonora delle mie fregature amorose <em>tardoadolescenziali</em>. I quattro si muovono bene e tirano in mezzo, anche se il lead singer pare provato dalle sfighe dovute al tempo. Come non capirlo. Bravi, motivati per essere una band che calca i palchi, e non scherzo, <strong>dal 1994</strong>. Quest&#8217;anno sono quindici. Loro sono cresciuti, tutti siamo cresciuti, ma i loro pezzi hanno ancora un senso, sia sociale che personale, e questo qualcosa vorrà significare.</p>
<p><strong>Ma è tempo degli headliner.</strong> Anche qui si parla di leggende del punk rock <em>Made in Italy</em>. Forse il gruppo punk più famoso della Penisola. Quanti ricordi. &#8220;<em>Disonora lo Stato, e brucia la bandiera</em>&#8221; (da &#8220;Tutti in pista&#8221;) è stata la prima frase di ribellione pronunciata da centinaia di ragazzini che facevano il liceo negli anni novanta. Chiaramente, me compreso. Ho ancora la cassetta in macchina. <strong>In fondo, chi c&#8217;era? Ve lo dico io: Shandon, Vallanzaska, Pornoriviste, Punkreas</strong> e poco altro. Mica come adesso, che ogni due giorni si grida al nuovo, piastrato e truccato fenomeno punk.</p>
<p>Altri tempi.</p>
<p>Altre teste.</p>
<p>Cosa posso provare, dunque, ascoltando i brani storici di &#8220;<em>Paranoia e Potere</em>&#8220;, &#8220;<em>90-93</em>&#8221; ecc?</p>
<p><strong>Tanta speranza, che le cose cambino in meglio</strong>. Loro, di certo, sono dei professionisti. Tengono il palco benone, e continuano a fare quello che hanno sempre fatto: <strong>protesta ma col sorriso</strong>. Il pubblico, però, non è più lo stesso. Forse è meno ricettivo, ma comunque fa il suo &#8220;sporco lavoro&#8221; sul palco.<em> Body surfing</em> e <em>pogo</em>, come ai vecchi tempi, solo meno incazzati.</p>
<p>Il concerto si conclude con &#8220;<em>Acà Toro</em>&#8220;. Non potevo chiedere di meglio.</p>
<p><em>Gli anni passano, ma i ricordi, se puri, restano.</em></p>
<p><strong>Il <a href="http://www.carrockponte.it/" target="_blank">Carrockponte Festival</a> si chiude domani</strong>, coi Dogo. Un vero successo: nemmeno la tempesta perfetta ha messo in difficoltà l&#8217;organizzazione di questo (bell&#8217;) evento. E, ragazzi, che impianto! Aspettiamo tutti la prossima edizione, che si prospetta (visto il precedente) davvero da non perdere.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Articolo e foto di <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a><br />
</em></p>
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		<title>Eric Burdon live: quando l&#8217;anima è blues &#124; Magmusic</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 14:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse non tutti lo conosceranno di nome, ma è evidente che questo uomo e la sua musica qualcosa ad ognuno di noi ha lasciato. Un nome inciso nel libro della storia della musica rock. Parlo di Eric Burdon, lead singer inglese della band The Animals, che raggiunse il successo planetario in pieno periodo beat (il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Forse non tutti lo conosceranno di nome, ma è evidente che questo uomo e la sua musica qualcosa ad ognuno di noi ha lasciato.<strong> Un nome inciso nel libro della storia della musica rock. Parlo di <a href="http://ericburdon.ning.com/" target="_blank">Eric Burdon</a>, lead singer inglese della band The Animals</strong>, che raggiunse il successo planetario in pieno periodo <em>beat </em>(il glorioso 1964) con la mega hit <strong>&#8220;The House of the Rising sun&#8221;</strong>, brano fatto e rifatto praticamente da tutti, dai cantautori italiani sino agli attualissimi Muse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno di noi ha ascoltato o sentito almeno una volta questo brano. Forse una delle canzoni più belle della musica moderna, aggiungerei.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Strana storia, quella degli Animals.</strong> Dal successo internazionale, al tour mondiale, dalle grandi serate tutta droga &amp; rock&#8217;n roll, allo scioglimento, nel 1969. Da allora, nulla sarebbe più stato come prima. Certo, mille <em>reunion </em>da allora ad adesso, e battaglie legali per la paternità del nome a fare da contorno. Ma nel frattempo il mondo avrebbe conosciuto<strong> la voce di Eric, anima nera nel corpo mingherlino di un bianco </strong>poco più alto di un metro e sessanta. Con la sua voce e le sue canzoni, avrebbe anticipato di oltre un decennio gruppi come gli Who, i Sex Pistols, fino ai successivi cambiamenti generazionali del folk-rock. Ha influenzato anche Bob Dylan, si dice. E&#8217; senza ombra di dubbio una delle più belle voci della storia del rock, gli è riconosciuto, se lo merita.<span id="more-1347"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi, nel 2009, la frangia e il caschetto non ci sono più, i capelli sono pochi e bianchi,</strong> ed il fisico mingherlino ha lasciato spazio ad un&#8217;ingombrante pancia. Ma quello che conta è che, all&#8217;età di quasi settant&#8217;anni, Eric sia ancora lì, sulla scena, questa volta in quel di<strong> Casal Maggiore</strong>, in provincia di Cremona.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa spinge un uomo che ha avuto tutto dalla musica, dal successo, a riproporsi su un palco a quest&#8217;età, a far ballare ancora giovani e meno giovani sulle note di <em>&#8220;We gotta get out of this place&#8221;, &#8220;The Night&#8221; </em>o la super famosa<em> &#8220;Please don&#8217;t let me be misunderstood&#8221;</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Ve lo dico io. <strong>Si tratta di attitudin</strong>e. Se il mondo fosse perfetto, diciamo come lo immaginava il caro vecchio Platone, ognuno nella vita condurrebbe il percorso per cui è più portato. Se nasci cerchio non puoi morire quadrato. Ebbene, Eric è nato per cantare e stare su un palco. E&#8217; questo quello che lo spinge a intraprendere estenuanti tour in giro per il mondo. E&#8217; in viaggio da una vita. Certo, lui vorrebbe anche fare il regista, ed è un discreto pittore. Ma è nato per cantare, è questa la verità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qu</strong><strong>esta sera ci ha emozionato con i suoi classici.</strong> Certo, il fisico non è più quello dei vent&#8217;anni, e la voce qualche tono l&#8217;ha perso. Una band di alto livello, per 2/4 molto giovane (vedi alla voce: batterista che non sfigurerebbe in una band punk rock e violinista sui ventisette) accompagna un&#8217;ora e un quarto di suggestione, e ad ogni acuto il pubblico si dedica in scroscianti applausi. Una standing ovation dei seicento di Casalmaggiore mette la ciliegina sulla torta dopo una<em> &#8220;The House of the rising sun&#8221; </em>e una <em>&#8220;Boom Boom&#8221;</em> da urlo.</p>
<p>Eric viene dal blues, tutta la musica viene dal blues.</p>
<p>Il Blues è lacrime, tristezza, sofferenza e redenzione, ma anche riscossa, ragione, amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse anche la vita, a questo punto mi viene da pensare, viene dal Blues.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;"><em>Articolo e foto di <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a></em></p>
<p style="text-align: left;"><object width="369" height="277" data="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157621799705342%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157621799705342%2F&amp;set_id=72157621799705342&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object><br />
<a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank"></a></p>
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		<title>Sesto si infiamma con Pino Scotto e Vaccaman &#124; Magmusic</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 11:36:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi avevamo sussurrato all&#8217;orecchio di partecipare al Fabrik Festival, l&#8217;evento multi genere che ha visto alternarsi artisti, sia veterani che emergenti, in uno spazio funzionale all&#8217;evento stesso, l&#8217;area Carroponte di Sesto San San Giovanni tra il dieci e il dodici di luglio. Luogo ideale, questo, per serate di musica dal vivo: poche, pochissime zanzare, palco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vi avevamo sussurrato all&#8217;orecchio di partecipare al <strong><a title="www.fabrikfestival.com" href="http://www.fabrikfestival.com" target="_blank">Fabrik Festival</a></strong>, l&#8217;evento multi genere che ha visto alternarsi artisti, sia veterani che emergenti, in uno spazio funzionale all&#8217;evento stesso, l&#8217;<strong>area Carroponte di Sesto San San Giovanni</strong> tra il dieci e il dodici di luglio. Luogo ideale, questo,  per serate di musica dal vivo: poche, pochissime zanzare, palco sopraelevato da tour del Blasco (o quasi), e un&#8217;illuminizione che alle prime avvisaglie notturne ha trasformato l&#8217;area in un hangar aeroportuale con luci color lava a fare da suggestione alle note suonate.<strong> Davvero bello</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo stati testimoni, dicevamo, dell&#8217;indiscutibile successo di questa prima edizione, partecipando alla<strong> serata dedicata al rock duro  (<em>Pino Scotto, Kee Marcello, Heller</em>) e a quella hip hop (<em>Vaccaman, Ensi, Ghemon, Entics</em> + guests).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tre buoni motivi per parlare bene di questo festival: </strong><strong>primo</strong>, <span id="more-1342"></span>l&#8217;opportunità di aggregazione, che di questi tempi non è cosa da poco; <strong>secondo</strong>, la scelta della <em>location</em> all&#8217;aperto, area di ampio respiro incorniciata da stand di tutti i tipi;  <strong>terzo</strong>, la partecipazione di icone del rock italiano e straniero, del pop e dell&#8217;hip hop italiano e la scoperta di nuove leve di questi generi, che ha colorato di credibilità i tre giorni del Festival.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il metodo è il solito: emergenti ad aprire i live di artisti più conosciuti. </strong>Niente di nuovo, direte voi. E invece no. Perchè tutto questo è stato <strong>gratis</strong>. Proprio così. Nessun prezzo di entrata, e panini e birra a prezzi modici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma passiamo ai live, e lasciamo spazio alle immagini:</strong> questo video realizzato da <a href="http://www.maffialife.com/" target="_blank">maffialife</a> per magmusic! riassume meglio di qualsiasi periodo lessicale le impressioni della terza ed ultima serata, dedicata all&#8217;hip hop.</p>
<p style="text-align: justify;"><object width="405" height="246" data="http://www.youtube.com/v/EjWjQB12J3U&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;hd=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/EjWjQB12J3U&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;hd=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E degli artisti, che dire? </strong>Brevi impressioni nelle <strong>pagelle di Magmusic!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>10 luglio: serata dedicata al rock</strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Pino Scotto</strong>: è lui la vera 	anima di questa prima serata. A sessant&#8217;anni fa ancora ballare e 	saltare giovani e meno giovani. Icona.</li>
<li><strong>Kee Marcello</strong>: una chitarra, 	un&#8217;anima. Voce ok, ma quello che combina con le dita ha dello 	straordinario.</li>
<li><strong>Heller</strong>: ottima performance 	e suoni da urlo. Energica, vivace, tenace. Peccato per l&#8217;orario di 	esibizione e per il conseguente poco pubblico.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>12 luglio: terza e ultima serata, con artisti hip hop</strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Vaccaman</strong>: sul palco è una 	bomba. G-nano lo appoggia, con discrezione e metodo. Suona i 	classici, e si permette featuring importanti (Entics). Il pubblico 	si scalda, e fa la fila per incontrarlo nel backstage a fine 	esibizione. Ormai è un&#8217;icona del rap territoriale. Non va a Trl 	(non ancora), ma con la gente e i fan ci sa davvero fare.</li>
<li><strong>Ensi</strong>: è il migliore nel 	freestyle, e si vede. Grande uomo, grande creatività. Intermezza la 	serata con rime da dieci e lode. Bravo.</li>
<li><strong>Ghemon, Dj Tsura feat. Mec 	Namara</strong>: sul palco prima di cena. Non deludono. Rime intelligenti, scusa se è poco.</li>
<li><strong>Entics/Danny/Chacka Nano</strong>: ci sa fare, proprio così. Con Denny e Chacka Nano infiamma la notte sestese con groove che prendono spunto da reggae e dancehall. Qui si salta, e alla grande. Quando affianca Vaccaman sul palco si realizza forse il <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Climax" target="_blank">climax</a></em> dell&#8217;intera edizone.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><object width="413" height="310" data="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157621385634046%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157621385634046%2F&amp;set_id=72157621385634046&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;"><em>foto di <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a> per Magmusic!</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Chicche dal backstage</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Essere inviati (o presunti tali) a volte ti permette di vedere cose che non immagineresti mai.</strong> Nel backstage, per definizione &#8220;un mondo a parte&#8221;,  si è parlato soprattutto con l&#8217;amico <a href="http://www.vaccaman.com">Mr. Vaccaman</a>, che ci ha raccontato la sua esperienza da poco trascorsa (sia musicale che di vita) in Jamaica. Abbiamo incrociato <a href="http://www.noraamile.it/">Nora Amile</a> e chiaccherato con la ballerina Alice Scotti, terribilmente preoccupata per l&#8217;imminente esibizione on stage con Vacca. Abbiamo visto fan felici di aver incontrato i propri beniamini, e fan che uscendo dalla porta dopo il meeting affermano<em> &#8220;Pensavo che Vacca fosse più alto!&#8221;</em>, e fatto ascoltare <a href="http://www.myspace.com/clubvolvinio" target="_blank">&#8220;Accendo la Marlboro&#8221; dei Club Volvinio</a> a Pino Scotto, in un&#8217;intervista imperdibile a breve disponibile su questo sito.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, tutto quello che ci si può aspettare da un&#8217;incursione &#8220;dietro le quinte&#8221; di un Festival.</p>
<p style="text-align: justify;"><object width="404" height="303" data="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157621157536451%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Femanuelebarboni%2Fsets%2F72157621157536451%2F&amp;set_id=72157621157536451&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object><br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a> e <a href="http://www.youtube.com/zanoproductionz" target="_blank">Luca Zanoncelli</a> intervistano Pino Scotto.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto di Michele Maffia per Magmusic!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A questo punto l&#8217;unico forte desiderio è che l&#8217;anno prossimo si replichi con la seconda edizione di questo Festival</strong>, che ha tutta l&#8217;aria di diventare un appuntamento fisso per artisti di tutti i generi, pubblico e addetti ai lavori. Ringraziamo, in ultima ma non meno importante istanza,  Max, Franco e tutti gli artisti che si sono resi disponibili al report di questo evento.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Articolo a cura di Francesca Avallone/Emanuele Barboni</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ho conosciuto Pino Scotto</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 14:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sul quotidiano vivere]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi ho conosciuto Pino Scotto. Proprio così. Ero alla conferenza stampa per un festival a Sesto di questi giorni, e l&#8217;ho conociuto. Abbiamo parlato un pò. Ero con Zano e Zanna al telefono dalla Costa Luminosa voleva che glielo passassi. Molti di voi lo conosceranno per le imprecazioni sui Tokio Hotel, ma quest&#8217;uomo ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/3697267761/in/photostream/"></a></p>
<p style="text-align: left;">Oggi ho conosciuto Pino Scotto.</p>
<p style="text-align: left;">Proprio così. Ero alla conferenza stampa per un festival a Sesto di questi giorni, e l&#8217;ho conociuto. Abbiamo parlato un pò. Ero con Zano e Zanna al telefono dalla Costa Luminosa voleva che glielo passassi.</p>
<p style="text-align: left;">Molti di voi lo conosceranno per le imprecazioni sui Tokio Hotel, ma quest&#8217;uomo ha fatto ben altro nella (e della) propria vita.</p>
<p style="text-align: left;">Quello che apprezzo di lui è la costanza. Costanza nel criticare, nel mandare a fare in culo tutti e tutto. Nel costruirsi un&#8217;immagine, certo, ma anche di saperla mantenere inalterata negli anni. Non è un eroe nazionale, nonostante sia una persona intelligente, molto intelligente. Ricordiamo che per criticare bisogna avere delle solide basi conoscitive. Bene, sulla musica lui le ha. E critica. Pare un uomo di cuore e di impulso,<em> forever young</em>, ma la sua barba incolta racconta si di serata alcoliche tra droga e puttane, ma anche di un uomo che si sbatte, lavora, calca i palchi un giorno si e l&#8217;altro pure. E&#8217; faticoso, come lavoro. Lo so bene anche io, da musicista.<span id="more-1224"></span></p>
<p style="text-align: left;"><em>Avere una band è come avere una ragazza</em>, mi ricorda mio padre. Ci sono band belle e band brutte, band con le quali godi e band che non ti eccitano. La musica è una droga, ce l&#8217;hai nel d.n.a., è una malattia ereditaria, forse.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Montare smontare fare il check aspettare la gente concordare il cachet litigare manca sempre qualcosa i batteristi si lamentano sempre fare benzina muoversi in macchina tornare alla baita alle prime ore dell&#8217;alba.</em></p>
<p style="text-align: left;">Pino Scotto fa questa vita da quasi quarant&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: left;">E se lo incontrate, non fate come me: non chiedetegli come fa.</p>
<p style="text-align: left;">Ognuno ha i suoi segreti.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/3697267761/in/photostream/"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3530/3697267761_605315e0b4.jpg" alt="" /></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/3697267761/in/photostream/"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3626/3698071630_5b816fb273.jpg?v=0" alt="Io e Pino Scotto" width="400" height="319" /></a></p>
<p>Conferenza Stampa &#8220;Fabrik Festival&#8221;, Bar Magenta, Milano.</p>
<p><a href="http://www.fabrikfestival.com" target="_blank">http://www.fabrikfestival.com</a><br />
© Emanuele Barboni. All rights are reserved.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Riflessione sulla ricerca della felicità</title>
		<link>http://www.webstudio22.com/emanuelebarboni/2009/07/riflessione-sulla-ricerca-della-felicita/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 02:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sul quotidiano vivere]]></category>
		<category><![CDATA[emanuele]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>
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		<description><![CDATA[Esplorare. Sempre. E non dare mai nulla per scontato. Il mondo e soprattutto il destino che lo governa è una poesia tanto meravigliosa da utilizzare un linguaggio a noi ignoto; la felicità, o la sua continua ricerca, portano a risultati insperati. Se qualcuno potrebbe ribattere che il senso della Storia non sta nella felicità ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esplorare.</p>
<p>Sempre.</p>
<p>E non dare mai nulla per scontato.</p>
<p>Il mondo e soprattutto il destino che lo governa è una poesia tanto meravigliosa da utilizzare un linguaggio a noi ignoto; la felicità, o la sua continua ricerca, portano a risultati insperati. Se qualcuno potrebbe ribattere che il senso della Storia non sta nella felicità ma nella sua ricerca, posso dire: si, hai ragione, caro amico. Un tale dice che la chiave di volta dell&#8217;intero passato umano consiste nella continua affermazione della libertà individuale. Cazzate. C&#8217;entra solo l&#8217;armonia, l&#8217;equilibrio: in sostanza, la felicità.</p>
<p>Perchè nulla siamo in confronto a quello che potremmo essere, domani, tra un decennio, o proprio ora. Il destino, cosa straordinaria. Trasmette timore solo a nominarlo, ognuno desidera la chiave di lettura, ma solo in pochi davvero riescono ad assecondarlo.</p>
<p>La chiave della felicità è ben lontana dal mio cuore, in quanto essere umano non mi è concessa una piena e totale inspirazione della conoscenza, della gioia come del dolore. La ricerca dell&#8217;assoluto ci spinge fuori dalla porta, ma mai oltre la strada maestra, così rassicurante e mansueta. Solo i veri e i giusti hanno questo coraggio, e lungi da me considerarmi una di queste persone.</p>
<p>Ma il solo pensiero che, nel mio pianeta, ci siano ancora persone capaci di osare, di cercare questa felicità per sè o per gli altri, mi rende degno di vivere in quiete sorridendo ai gabbiani.</p>
<p class="rientro-del-corpo-testo-western"><span>Emanuele Barboni – 2009 &#8211; Tutti i diritti riservati</span></p>
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		<title>Goodbye Micheal</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 13:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ero davvero molto piccolo, quando i miei padiglioni auricolari ebbero il primo contatto con Michael Jackson. Ero alle elementari, e mio padre mi procurò una cassetta di “Dangerous”, duplicata da un amico e con la copertina fotocopiata. Fu amore a prima vista. Dopo Bennato, Vasco Rossi, Zucchero e Ivana Spagna, iniziavo a spostare i miei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">Ero davvero molto piccolo, quando i miei padiglioni auricolari ebbero il primo contatto con Michael  Jackson. Ero alle elementari, e mio padre mi procurò una cassetta di “Dangerous”, duplicata da un amico e con la copertina fotocopiata. Fu amore a prima vista. Dopo Bennato, Vasco Rossi, Zucchero e Ivana Spagna, iniziavo a spostare i miei interessi musicali oltreoceano. Era il 1991, e in sala giochi impazzava il videogioco “Moonwalk”. Straordinario. Tutti i ragazzini e le ragazzine andavano pazzi per questo strano personaggio, per le leggende che lo circondavano; si diceva fosse addirittura un alieno, che sapeva camminare sulle acque e cose di questo genere.<span id="more-1161"></span> Al telefono con un mio amico del mare commentammo la messa in onda sulla Rai del “Dangerous World Tour” del &#8217;92: ne rimanemmo estasiati, quel “moonwalk” era qualcosa di sovrannaturale, iniziammo ad appassionarci seriamente a quest&#8217;uomo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Quest&#8217;uomo ha cambiato le regole del pop, e ha segnato la vita di milioni di adolescenti. E&#8217; sin da subito diventato un&#8217;icona, un mito, una leggenda. Voglio ricordarlo così, perché quello che gli è accaduto negli ultimi anni sono affari privati, che purtroppo hanno in parte offuscato l&#8217;immagine di questo ragazzo. Lo ricorderemo in “Smooth Criminal”, con quel giro di basso stratosferico e quei passi da alieno che ognuno di noi ha imitato almeno una volta davanti allo specchio. Lo ricorderemo in “Thriller” e “Billie Jean”, con il suo chiodo rosso e quel ciuffo davanti agli occhi così caratteristico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Micheal ha dato molto alla musica moderna, per questo è già leggenda. Al di là dei numeri (104 milioni di copie vendute di “Thriller”, record di tutti i tempi, ma anche video di maggior successo della storia), ha inventato un genere inimitabile, dove la sua voce altissima si fondeva con il rock, il soul, il pop e a passi di danza e scenografie grandiose.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ricordiamolo così, all&#8217;apice del successo, quando eravamo bambini e ci strizzavamo le palle per imitarlo in quel suo urletto che ha fatto la storia. Ricordiamolo giovane e prima di tutte le operazioni chirurgiche, ricordiamolo prima di “Neverland” e dei guai giudiziari. Perché un uomo non può essere giudicato e crocefisso dai media per i suoi affari privati, tra le altre cose mai realmente chiariti né da sentenze né da bollettini ufficiali.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Su Facebook ognuno di noi ha voluto rendere omaggio a questo grande musicista, e qualcuno ha addirittura creato un gruppo che riflette su come in Paradiso oggi si suoni grande musica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Immaginiamolo così, in un cielo azzurro su  nuvole di panna montata, che duetta con Freddie Mercury, uno strafatto Hendrix alla chitarra, Ray Charles al pianoforte e Lennon alle seconde voci insieme a Pavarotti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Perché è così che ti vogliamo ricordare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em>Goodbye Michael</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><br />
</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p class="rientro-del-corpo-testo-western"><span>Emanuele Barboni – 2009 &#8211; Tutti i diritti riservati</span></p>
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		<title>Thai Kids</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 14:11:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ricordo. Era la prima volta che viaggiavo così lontano. Era la prima volta. La Thailandia, cosa resta? Il caldo soffocante di Bangkok, assieme alla generosità di un popolo grato alla vita. I thailandesi ringraziano per qualsiasi cosa, e sì, sorridono sempre. Di quei sorrisi che lacerano l&#8217;anima, che ti fanno pensare a quanto siamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ricordo.<br />
Era la prima volta che viaggiavo così lontano.<br />
Era la prima volta.<br />
La Thailandia, cosa resta? Il caldo soffocante di Bangkok, assieme alla generosità di un popolo grato alla vita. I thailandesi ringraziano per qualsiasi cosa, e sì, sorridono sempre. Di quei sorrisi che lacerano l&#8217;anima, che ti fanno pensare a quanto siamo fortunati, qui in occidente.<br />
Un viaggio da turista, il mio.<br />
Nessuna missione umanitaria, nessuna beneficenza: puro svago di metà novembre 2008. Due settimane da sud a nord, da Bangkok al Laos (and back). Quello che colpisce sono i colori. Cinematografici, netti, senza via di mezzo. La saturazione del colore fa parte del cielo, del cibo, dell&#8217;abbigliamento. L&#8217;afa è struggente, toglie il respiro, lo smog annebbia la vista e il forte odore di fritto a volte dà la nausea. Una città povera, Bangkok, dai forti contrasti. Palazzoni e Holiday Inn fanno da contrasto alle baracche, i tuk tuk viaggiano veloci in mezzo a strade empie di Mercedes e Bmw.<span id="more-1154"></span><br />
Poi ci sono i villaggi. L&#8217;elettricità è arrivata solo qualche anno fa, e si vive allo stato brado. Tende, piccole casette in metallo, galline e maiali. La povertà diventa più evidente.<br />
La dignità.<br />
Un popolo senza nulla ma fiero, audace, orgoglioso. Loro hanno mantenuto un rapporto saldo e potente con il divino. La religione è vita, la cerimonia è usanza senza fine. Il Buddha compare ad ogni angolo della strada, e la popolazione si inchina non per dovere ma per volere. Un credo basato sul ringraziamento, anzichè sul peccato. Sul sorriso anzichè sulla pena.</p>
<p>Poi ci sono loro, i bambini. Con i loro sorrisi, i loro gesti: rendono straordinaria l&#8217;esperienza del viaggio. Bambini senza nulla. Bambini vestiti di stracci, ma in ogni caso bambini. Lasciateli giocare, perchè l&#8217;innocenza è un diritto di tutti, prima che il mondo e la realtà si impadroniscano delle loro anime pure.</p>
<p class="rientro-del-corpo-testo-western"><span>Emanuele Barboni – 2009 &#8211; Tutti i diritti riservati</span></p>
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		<title>Limp Bizkit &amp; Faith No More: che spettacolo! &#124; Magmusic</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 14:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci aspettavamo tutti un mega festival all&#8217;Idroscalo di Milano, ma alla fine ci si è ritrovati al PalaSharp (al chiuso, con un buon numero di posti in meno rispetto alla location usuale), causa problematiche con la Provincia. Iniziamo con il piede sbagliato dunque, sin dalla metà di maggio. La motivazione dello spostamento? Non la conosciamo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 	 	 --></p>
<p><strong>Ci aspettavamo tutti un mega festival all&#8217;Idroscalo di Milano, ma alla fine ci si è ritrovati  al PalaSharp</strong> (al chiuso, con un buon numero di posti in meno rispetto alla location usuale), causa problematiche con la Provincia. Iniziamo con il piede sbagliato dunque, sin dalla metà di maggio. La motivazione dello spostamento? Non la conosciamo, ma andiamo per intuizione: in quei giorni si votava, e la propaganda elettorale era al massimo della sua potenza. Caso fortuito o tragica coincidenza? Con il senno di poi possiamo dire che i disagi ci sono stati, eccome. Ho seguito il festival nel 2007, l&#8217;edizione con i NOFX, per intenderci, e seguire la medesima  manifestazione nella giornata di domenica 14 giugno 2009 ha avuto riscontri contrastanti.</p>
<p><strong>Superiamo i cancelli verso le 18:30</strong> e dopo i saluti di rito all&#8217;organizzazione (Chiara, della <a href="http://www.propapromoz.com/" target="_blank">Propaporomoz</a>, grande estimatrice di MagMusic) iniziamo a guardarci intorno. Nell&#8217;area circostante il palazzetto tutto fila liscio: il palco sopraelevato della RedBull dove si sarebbero esibiti molti artisti &#8220;da <em>second stage</em>&#8220;, una miriade di stand di birre e hot dog, qualche <em>distro</em> indipendente. Fino a qui, tutto bene (Cit. &#8220;L&#8217;odio (La Haine)&#8221;,1995, Mathieu Kassovitz). L<strong>a gente è tanta e mi soffermo sulle t-shirt dei partecipanti. Trovo estremamente interessante l&#8217;analisi dei personaggi che popolano l&#8217;universo rock.</strong> <span id="more-1305"></span>Andiamo per ordine: motociclisti tatuati fino al collo, <em>nerds </em>occhialuti, <em>suicide girls</em>, e fortunatamente sempre meno <em>indie boys</em> (quelli con la t-shirt a righe orizzontali rosse e nere, i jeans stretti e il Borsalino, ma il concerto di Pete Doherty era ieri). Io faccio parte di coloro che, macchina fotografica alla mano, sgomitano sotto il palco per un primo piano all&#8217;artista di turno, e che vanno estremamente fieri di quel loro pass al collo. Incontro qualche amico, nel frattempo, ma non mi dilungo perché i <a href="http://www.lacunacoil.it/" target="_blank"><strong>Lacuna Coil</strong></a> stanno facendo il sound-check e a breve inizierò il mio lavoro.</p>
<p><strong>Entro nel palazzetto sbagliando almeno tre volte l&#8217;entrata più vicina per raggiungere il palco. Quello che mi circonda è un ambiente ostile: </strong>l&#8217;umidità fa concorrenza a quella di Bangkok in novembre, il caldo è torrido e manca l&#8217;aria. Nonostante sia abituato a climi estremi da concerto, posso dire di aver avuto almeno un paio di mancamenti durante l&#8217;arco della manifestazione.</p>
<p><strong>Tempo di raggiungere il palco, di chiedere alla sicurezza due dritte, che le luci si spengono e inizia lo show degli italiani </strong><strong>Lacuna Coil, fiore all&#8217;occhiello di quel metal tanto famoso in Europa e nel mondo</strong> (States, Germania, Est Europa) quanto snobbato in terra madre. Ragazzi, questi hanno suonato in Australia e in Italia nemmeno li conoscono! Bene, un inizio col botto si direbbe. Da musicista, mi rendo subito conto della qualità dei suoni e dell&#8217;acustica. Non capisco coloro che criticano il PalaSharp. Si sente tutto davvero bene, il suono è omogeneo (ragazzi però, la cassa della batteria era davvero troppo alta) ed il pubblico inizia a scaldarsi forte. Non conosco bene questi ragazzi, se non per sentito dire, ma all&#8217;entrata della cantante Cristina Scabbia la mia idea sulla band di Milano si fa più concreta.</p>
<p><strong>La band agli albori poteva essere classificata come <em>gothic metal</em>, ma questa definizione non le calza proprio a pennello</strong>. Vi è stata infatti una sorta di evoluzione che li ha portati ad un sound più &#8220;pop&#8221;, con strutture melodiche di più facile ascolto. E&#8217; questa la prima sensazione che provo ascoltando i primi brani. <em>&#8220;Mio dio quanto sono pop!</em>&#8220;, mi dico. Certo, sono pop per me che ascolto anche il <em>brutal</em>, perché bisogna dire che le chitarre si fanno sentire, belle distorte, e la voce di Andrea Ferro è davvero multiforme, passando dalla melodia &#8220;pausiniana&#8221; agli scream più atroci (nel senso buono del termine). Sarà per il binomio voce maschile/voce femminile, ma questi ragazzi mi piacciono proprio. Soprattutto: <em>non se la menano</em> (Fred Durst <em>docet</em>). Non vogliono &#8220;fare brutto&#8221; a tutti i costi, sono posati, simpaticamente attivi nel dialogo col pubblico.</p>
<p><strong>Il batterista spinge, e forte, ma è preciso come un orologio in quel tipo di ritmiche lente ma inesorabili che contraddistinguono il <em>mood</em> della band. </strong>Lo ricordo a tutti: suonare rock lento spesso è più complesso di suonare qualcosa a 350 Bpm. Un Hurrà per Cristiano Mozzati detto Criz, insomma. La scaletta ci accompagna fino ad un culmine atteso da tutti i presenti. Cristina prende le redini della discussione:<strong> &#8220;<em>Di questa non vi dico chi sono gli autori, dovete solo cantarla con noi!</em>&#8220;. Già capisco. <em>&#8220;Enjoy the silence</em>&#8220;, <em>Depeche Mode</em></strong> ( ieri live a San Siro). Un classico. Ed è una bella sensazione, perché il pubblico partecipa, canta, Cristina e i suoi sono felici, e si vede.</p>
<p><strong><em>Big ups</em> per i Lacuna Coil, </strong>che con il nuovo album dal titolo Shallow Life, uscito ufficialmente il 20 aprile 2009 per la Century Media, hanno conquistato pubblico e critica. E anche me.</p>
<p>E&#8217; tempo di farmi una Heineken media, un paio di telefonate e di ascoltare allibito il concerto sul <em>second stage </em>dei<em><strong> Sick Tamburo</strong></em>. Mi soffermerei qualche riga su questi quattro ragazzi. Capisco immediatamente che il loro obiettivo non è suonare, ma far parlare di sé. Nati per 2/4 dalle non-ceneri dei<strong> Prozac+</strong> (suonano ancora insieme), band punk salita alla ribalta delle classifiche con singoli come <em>Acido/Acida, GM </em> e <em>Betty tossica, </em>in questa nuova formazione<strong><em> </em>Elisabetta si sposta dal basso alla voce e Gian Maria ricopre lo stesso ruolo di chitarrista e produttore che ha nei Prozac+. </strong>Electro rock, possiamo dire, ma la voce è da cestinare, a tratti fastidiosa, e i testi troppo avanguardistici per un pubblico come quello nostrano. Ok, parlate del vostro <em>cane con tre zampe</em>, del fatto che <em>non toccheremo più i tuoi seni</em>, ma un minimo di grazia nel cantare (possiamo utilizzare il termine sbraitare, in tal caso) e un minimo di contatto con chi vi ascolta è d&#8217;obbligo. <strong>Quei passamontagna, poi, per carità. Dopo i Kiss tutto il resto è merda. </strong>Non avete inventato nulla, o forse l&#8217;Italia (ed il sottoscritto) non è ancora pronta a tutto questo. Un consiglio, continuate con il<em> drug punk</em> dei Prozac+, perché le droghe (e i drogati) non passano mai di moda.</p>
<p><strong>Ed arriva il momento tanto atteso. Qui si parla di leggende del <em>crossover</em>, mica cazzi. Qui si parla di Fred Durst, Dj Lethal e Wes Borland.</strong> Di gente che suona insieme dal 1994. Questi hanno venduto più di 50 milioni di dischi, di cui 17 milioni nei soli Stati Uniti. Qui si parla di storia.</p>
<p><strong>Limp Bizkit</strong>, in <em>reunion</em> a Milano per un concerto che si prospetta esplosivo. Il 12 febbraio 2009 hanno annunciato il  ritorno alla <em>lineup</em> originale, dopo quattro anni di silenzi e casini, Wes Borland compreso. La scenografia rimane nascosta fino all&#8217;ultimo, con un mega telone che raffigura in stile <em>comics</em> i cinque componenti della banda. Inizia lo show.</p>
<p><strong>Apertura con &#8220;My Generation&#8221;, ed il pubblico si infiamma. <em>Era tanto che vi aspettavamo.</em> Mi trovo proprio sotto il chitarrista Wes, truccato come da abitudine da alieno/clown/aspirante omicida</strong>, a petto nudo completamente coperto di vernice bianca e simboli tribali e pantaloni di lana di capra in tinta. Uno spettacolo. Il sound è quello giusto, i pezzi sono ormai dei classici, <strong>Fred Durst un po&#8217; sovrappeso ma iconograficamente identico a dieci anni fa</strong> (cappellino rosso, pantaloni corti loose e t-shirt nera dei Faith No More). Dj Lethal dietro alla consolle ricoperta da un bandierone tricolore. <em>Evviva</em>.</p>
<p><strong>Il concerto scorre veloce nel caldo più estremo, il frontman afferma ironicamente &#8220;<em>It&#8217;s so fuckin&#8217; cold here, isn&#8217;t it?</em>&#8221; (fa un cazzo di freddo qui, non è vero?), suda, si dimena, salta, manda a quel paese</strong>, cerca un dialogo che non arriva, e diciamola tutta: un po&#8217; se la mena. Borland sputa acqua sulla mia Canon, che riesco con un gesto rapido a nascondere dietro la schiena. Insieme a me bagna almeno altri cinque o sei fotografi, che vista la mole della mercanzia (obbiettivi da mezzo metro cadauno) si ritrovano completamente fradici. <strong>Loro lo insultano, io sono in adorazione</strong>. La mia fotocamera è salva, benedetta da Borland in persona. Seguono i classici, da &#8220;Faith&#8221; a &#8220;Rollin&#8217;&#8221;, per chiudere con una straordinaria &#8220;Take a look around (mission impossible theme)&#8221;. La band suona bene, batterista incluso. Durst piazza un paio di lentoni a metà spettacolo, perché evidentemente non ce la fa. Ma dio santo, che show. Gli effetti di <em>delay</em> sul pulito di Wes sono ormai un tratto incancellabile del genere nu metal, e diciamola tutta:<strong> il mondo è pieno di emuli, la musica si è evoluta, ma questo cinque ragazzi hanno messo le basi per tutto questo, e restano i padri indiscussi del genere </strong>(Faith No More esclusi, ovviamente).</p>
<p>Dove eravamo rimasti? Ve lo dico io: ai <strong>Faith No More</strong>. Questo Rock in Idro (o in Pala, che dir si voglia) ha un sapore particolare perché include <strong>due importanti <em>reunion</em> per il panorama rock</strong>. Ebbene si, anche loro, i FNM sono tornati, e l&#8217;occasione per ascoltarli era più unica che rara. Il 26 febbraio 2009, dopo mesi e mesi di rumors, la band ha annunciato il proprio ritorno sulle scene: la notizia è stata data direttamente dal bassista Bill Gould il quale ha anche annunciato che la line-up della band sarà composta da Mike Patton alla voce, Bill Gould al basso, Mike Bordin alla batteria, Roddy Bottum alle tastiere e Jon Hudson alla chitarra. Mica male.</p>
<p><strong>Mike Patton entra in scena con un elegantissimo completo argento, preceduto dal resto della formazione, tutti in tono.</strong> Entra  zoppicando, con un bastone da passaggio: non capisco l&#8217;allegoria, il rimando certo a qualcosa o qualcuno, ma non importa. Ci troviamo in una scatola teatrale racchiusa da drappi rossi, Il sound è potente, come prima e più di prima, e la stima nei confronti di Patton ha diversi e molteplici punti di partenza.<strong> Da dove vogliamo iniziare? Dalla cover di &#8220;Poker Face (Chinese Arithmetic mix)&#8221; di Lady Gaga? </strong>O forse da &#8220;Evidence&#8221; cantata in italiano? O dalla romantica e jazzistica &#8220;Reunited (cover di Peaches &amp; Herb)&#8221;? Una cosa è certa: la voce di Patton è unica, potente, impareggiabile. <strong>Lavora col microfono come una pornostar il <em>tarello</em></strong>, passa dall&#8217;abisso delle tenebre alla vetta dell&#8217;Everest in un istante, utilizzando sovente un megafono per distorcerla. E lui si, che sa parlare con il pubblico. Forse perché suona dal 1982, e di concerti ne ha fatti a migliaia. O forse perché conosce l&#8217;italiano (girano voci che sia sposato con una donna del Bel Paese) e tira in mezzo band e pubblico con parolacce come &#8220;segaiolo&#8221; o &#8220;stronzo&#8221;. Uno show epico, chiuso appunto con il brano &#8220;Epic&#8221;, un ritorno importante, di quelli di cui si sentiva la mancanza.</p>
<p><strong>Se ho detto che i Limp Bizkit sono i padri del nu metal, bene, i FNM sono i nonni che, nonostante l&#8217;età, sanno ancora dettar legge nel panorama mondiale.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Articolo e foto di <a href="http://www.emanuelebarboni.info" target="_blank">Emanuele Barboni</a></em></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;"><strong>Gallerie fotografiche</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><br />
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		<title>- CRISI + SORRISI</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 23:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi c&#8217;è. Ce la mostrano in tv ogni sera. E se lo dice la tv, una notizia è vera per forza di cose. Penso, dunque: &#8220;cosa posso fare per rimediare a questa crisi?&#8221;. Nulla, mi rispondo. Non ho un azienda non ho un lavoro non faccio il setteetrenta non ho l&#8217;abbonamento atm non ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi c&#8217;è. Ce la mostrano in tv ogni sera. E se lo dice la tv, una notizia è vera per forza di cose. Penso, dunque:<em> &#8220;cosa posso fare per rimediare a questa crisi?&#8221;</em>.</p>
<p>Nulla, mi rispondo.</p>
<p><em>Non ho un azienda non ho un lavoro non faccio il setteetrenta non ho l&#8217;abbonamento atm non ho dipendenti non firmo contratti non ho una casa ho il cellulare rotto e mando curriculum sui siti di internet e nessuno mi risponde neanche per caso</em></p>
<p>Certo non spendere, come suggerisce il <em>boss</em>, dato che di soldi non ce n&#8217;è. Allora mi viene da pensare che questa crisi potrebbe essere un nuovo stimolo, almeno per chi come me ancora vive di progetti. Uno stimolo ad eliminare il superfluo, il vecchio. Eliminare quelle piccole e logoranti abitudini quotidiane, quelle spese inutili da due euro che a fine mese, a noi giovani, fanno la differenza sul conto in banca.</p>
<p><em>Esco di casa, colazione giornaliero atm caffè in università sigarette qualche fotocopia in biblioteca cazzo avevo venti euro ora ne ho quattroecinquanta.</em></p>
<p>Personalmente, cerco di vedere i lati positvi del non avere un euro in tasca. Ad esempio non spendo più una marea di soldi in cocktail o sigarette, e invece che andare a ballare, mi ritrovo in casa con amici, qualche birra dell&#8217;Unes, Winamp a palla e tanta simpatia. Vado al parco e mi diverto un mondo. E mi porto i panini col prosciutto e la fontina.</p>
<p>Questa crisi oltre che uno stimolo è un segnale chiaro.</p>
<p>Basta <em>superficialità</em>, cazzo.</p>
<p>Ad esempio, la vita notturna a Milano è ridicola. Totalmente ferma agli anni &#8217;80. La Milano da bere, nel 2009, è la caricatura di sè stessa. Appariscente, godiva. Continuate a riempire il Tocqueville, ragazzine universitarie del sud, perchè è questa la Milano dei rotocalchi. Spendete dieci euro per un cocktail annacquato all&#8217;Hollywood, che magari beccate Inzaghi.</p>
<p>A Milano ci sono un milione di locali. ogni settimana ne aprono uno nuovo. Bene. Sono tutti vuoti.</p>
<p>La crisi ci sta rendendo molto <em>selettivi</em>.</p>
<p>La gente ha bisogno di parchi, aria aperta, luoghi pubblici e liberi, frisbee, birre a un euro. La gente vuole fare i <em>botellon</em>, la gente non ha soldi! Vuole tornare alla dinamica del bar sotto casa, l&#8217;illusione degli anni &#8217;80 è svanita, solo i ciechi non se ne sono accorti!</p>
<p>La bolla è scoppiata!</p>
<p>Insomma: c&#8217;è la crisi, lo abbiamo capito. Ma ci si può divertire anche senza un euro in tasca, perchè basta un sorriso e qualche buon amico per farsi la serata. E&#8217; questo che i giovani dovrebbero dimostrare a tutti.</p>
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		<title>Fall Out Boy: la Nouvelle Vague del Punk &#124; Magmusic</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 14:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Iniziamo col dire che sono nato e cresciuto, musicalmente parlando, con il punk rock. Prima Greenday, dal celeberrimo Kerplunk in su, fino diciamo a Nimrod. Poi sono arrivati i Blink, con Buddha e Chersire Cat, e fu amore a prima vista. In quegli anni (1999-2004) suonavo in una band Hardcore Punk, i Togaparty, come chitarrista. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 	 	 --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Iniziamo col dire che sono nato e cresciuto, musicalmente parlando, con il punk rock.</strong> Prima Greenday, dal celeberrimo <em>Kerplunk</em> in su, fino diciamo a <em>Nimrod</em>. Poi sono arrivati i Blink, con <em>Buddha </em>e <em>Chersire Cat</em>, e fu amore a prima vista. In quegli anni (1999-2004) suonavo in una band Hardcore Punk, i <strong>Togaparty</strong>, come chitarrista. Abbiamo suonato un po&#8217; ovunque, nel nord Italia e in Svizzera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bene, per uno come me, che ha il ritmo hc nel cuore, è molto difficile scrivere un articolo su una band come i Fall Out Boy, visti e fotografati al Palasharp di Milano in data 15 marzo 2009.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>I rimandi ai miei gruppi preferiti del genere mi confondono, e non poco. <em>Undeclinable Ambuscade, Millencolin, The Ataris, Nofx</em>. Lo chiamavamo punk, ma forse era già qualcosa di diverso, in evoluzione.</strong> Perchè forse di genere dalla radice punk si può ancora parlare, in quanto l&#8217;hardcore è ancora molto operativo sulle scene, ma il punk più melodico si è gradualmente evoluto con il passare delle primavere in <em>emo-punk</em>, o, per meglio dire, <em>pop-punk</em>. Un punk più popolare, melodico, che prende sovente ritmiche dalla dance music e che che non rinnega parti, solitamente bridge veloci, elettroniche. Cori orecchiabili, liriche mai di protesta ma a tematica adolescenziale per (quasi) tutte le band, che vedono in Mtv il loro bacino d&#8217;utenza preferenziale: giovani, giovani, molto giovani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A mio parere (caricate le frecce all&#8217;arco, sono pronto) la vera svolta, il disco che ha messo la parola inizio al pop punk per come lo conosciamo è &#8220;<em>Blue Skies, Broken Hearts&#8230;Next 12 Exits</em>&#8221; degli statunitensi The Ataris</strong>, uscito negli States il 13 Aprile 1999, esattamente dieci anni fa. Fu una rivoluzione: per le tematiche affrontate, cronache di un <em>loser</em> innamorato, per le chitarre, che potenti vengono sollevate da ottave sopra della seconda chitarra, per la sezione ritmica, meno eccessiva rispetto a band come Nofx e Millencolin. Fu il primo passo verso il punk popolare, ascoltabile dalle masse. Oggi lo chiameremmo <em>mainstream</em>. Forse Kris Roe non lo sapeva, ma aveva iniziato qualcosa di veramente nuovo, solo accennato da altre band, ma contestualizzato alla perfezione in <em>Blue Skies</em>.<span id="more-1301"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora, detto questo, mi ritrovo a scrivere dei Fall Out Boy, band che rientra a diritto nella <em>Nouvelle vague</em> del pop- punk. La seconda generazione, per intenderci.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Lo show inizia sul presto, alle nove meno un quarto. Il pubblico è giovane, giovanissimo, e la platea si divide nettamente in tre grandi gruppi divisi per età anagrafica. Nelle prime dieci, quindici file, giovani scatenati dai 13 ai 18 anni, nelle successive dieci ventenni e trentenni nostalgici (me) e in fondo al Palasharp genitori che aspettano i figli. Fin qui tutto bene. Il palazzetto non è sold-out, ma è bello pieno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La gente è carica e quando ha inizio lo show, con una energica <em>Disloyal Order Of Water Buffaloes </em>e la seguente <em>Thriller</em>. La voce c&#8217;è, eccome, i volumi sono ok e l&#8217;energia inizia a coinvolgere la massa, con pezzi indiscutibilmente forti e, soprattutto, ballabilissimi </strong>(vedi: la cover di <em>American Boy</em> di Estelle, molto difficile da cantare vista la tonalità, e <em>Beat it </em>di MJ, the King of Pop). Giochi di luce e arcobaleni colorati illuminano la scena, dove Joe Trohman, chitarrista sosia statunitense del nostrano Caparezza, si prodiga in assoli notevoli e sempre a tempo. Il vero leader, dispiace ammetterlo, è il bassista Pete Wentz, preciso in ogni dove, coinvolgente con il pubblico e vera star della serata (oltre che autore della maggior parte delle canzoni della band). Ad un certo punto qualcuno lancia una <strong>bottiglia sul palco</strong>, e lui un po&#8217; incazzato dice che ci si può divertire anche senza lanci di bottiglie. Un insulto va a tutti quei coglioni che spendono trentaquattro euro per andare a lanciare oggetti contundenti sul palco. Ragazzi, datevi all&#8217;ippica.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, lo show procede in maniera lineare, con i classici<em> Sugar, We&#8217;re Going Down e This Ain&#8217;t a Scene, It&#8217;s An Arms Race</em> prima e poi <em>I Slept With Someone In Fall Out Boy And All I Got Was This Stupid Song Written About Me</em> e <em>Where Is Your Boy Tonight</em> più tardi quando lo show volge quasi al termine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tecnicamente bravi, coinvolgenti, semplici ma d&#8217;impatto. Non so se questi FOB hanno davvero meritato quei 13 premi internazionali in tre anni</strong> (tra cui nel 2007 l&#8217; MTV video music awards- miglior gruppo) e quelle diciassette nomination ad altrettanti premi internazionali tra il 2005 e il 2007, ma bisogna dire che ci sanno fare, eccome. Anche sul palco. Forse sono un po&#8217; pochi settanta minuti di musica, ma ehi, qui si parla di punk, e i pezzi sono davvero brevi e tirati, lo sanno tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando alle origini, mi fa molto effetto vedere come band di punta come i FOB from Illinois si sino ispirate ai gruppi citati ad inizio articolo. Essi sono la naturale evoluzione del punk melodico, che lo si voglia o no. La <strong>Mtv generation dimostra di apprezzare</strong>, ed è quindi giusto lasciare spazio ai giovani e a nuovi gusti musicali, forse meticci, ma certo non privi di identità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scaletta</strong>: <em>Disloyal Order Of Water Buffaloes, Thriller, A Little Less 16 Candles, A Little More Touch Me, American Boy, Sugar, We&#8217;re Going Down,  This Ain&#8217;t a Scene, It&#8217;s An Arms Race, I Don&#8217;t Care, Beat It, HeadFirst Slide Into Cooperstown On A Bad Bet, Me &amp; You, She&#8217;s My Winona, I Slept With Someone In Fall Out Boy And All I Got Was This Stupid Song Written About Me, Where Is Your Boy Tonight, America&#8217;s Suitehearts, Thnks Fr Th Mmrs, Dance, Dance, Saturday.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Galleria fotografica: <a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/sets/72157615323003793/show/" target="_blank">http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/sets/72157615323003793/show/</a><br />
</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Articolo e foto di <a href="http://www.emanuelebarboni.info">Emanuele Barboni</a><br />
</em></p>
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		<title>Un sorriso per Pete Doherty &#124; Magmusic</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 14:33:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stato l&#8217;eclettico e iper mediatico Peter Doherty, per la prima volta in Italia in veste solista, il protagonista del Secret Show di MySpace, l&#8217;esclusivo evento musicale organizzato dal social network per avvicinare gli utenti ai loro artisti preferiti, tenutosi giovedì 26 febbraio all&#8217;Alcatraz di Milano. L&#8217;irriverente e (a tratti, dipende dalla sobrietà) geniale artista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 	 	 --></p>
<p align="justify"><strong>E&#8217; stato l&#8217;eclettico e iper mediatico <a href="http://www.myspace.com/gracewastelands" target="_blank">Peter Doherty,</a> per la prima volta in Italia in veste solista, il protagonista del <a href="www.myspace.com/secretshowsit" target="_blank">Secret Show di MySpace,</a></strong> l&#8217;esclusivo evento musicale organizzato dal social network per avvicinare gli utenti ai loro artisti preferiti, tenutosi giovedì 26 febbraio all&#8217;Alcatraz di Milano.</p>
<p align="justify">L&#8217;irriverente e (a tratti, dipende dalla sobrietà) geniale artista inglese leader dei defunti Libertines, rinati artisticamente nel progetto Babyshambles, ha presentato<em> &#8220;Grace/Wastelands&#8221;</em>, album solista di debutto registrato a Londra e prodotto dal leggendario Stephen Street (The Smiths, Blur) in anteprima assoluta per l&#8217;Italia.</p>
<p align="justify">Pete, per gli amici <em>Pietro lo Sporco</em> (imbarazzante la somiglianza di pronuncia con il termine inglese <em>dirty</em>) entra in scena vestito elegante, con cappello e completo inglese. Un microfono, una Gibson acustica e un amplificatore della Vox,  il resto è musica. <strong>Perchè Pete ci regala oltre un&#8217;ora di musica <em>really unplugged</em>, solo chitarra e voce, con i brani del nuovo album in uscita il 13 Marzo per EMI Music</strong> &#8211; tra cui il primo singolo estratto &#8220;<em>Last of The English Roses</em>&#8221; in radio dal 13 Febbraio.</p>
<p align="justify">I nuovi pezzi sono veramente belli. Portano in seno quella musicalità caratteristica dei lavori di Doherty, un ragazzo che, nonostante tutto quello che combina nella vita privata, ha talento da vendere.<span id="more-1309"></span></p>
<p align="justify"><strong>Musicalità cantautoriale, questa volta detto in chiave positiva, perchè bisogna dire che il ragazzo con la chitarra ci sa proprio fare.</strong> Non è mai semplice tenere un pubblico esigente come quello italiano incollato alle scene, ma lui, forse meno <em>fatto </em>del solito, sorride, sbaglia, ma si riprende subito, con una voce veramente curata e senza indugi, (quasi) mai.</p>
<p align="justify"><strong>E dire che non sapevo proprio cosa aspettarmi da un concerto del genere. </strong>Chiaccherando prima dello show, incontro gente che mi dice cose assurde sul suo conto.<em> &#8220;Hai visto il video su Youtube in cui gioca con dei criceti fatto di ero con Amy Winehouse?&#8221;</em>. Oppure &#8220;<em>Ogni volta che vado ad un suo concerto, pago il biglietto e o non si presenta, o suona di merda. Per la legge della statistica, vedrai che stasera ad un concerto gratis suona da dio&#8221;</em></p>
<p align="justify">Dopo il gruppo spalla (di cui parleremo in chiusura) in effetti la tensione sale. Sono le 22:30. Un fonico si presenta sul palco con una bottiglia di vodka e riempie tre bicchieroni mischiandola con succo di frutta. Li lascia vicino all&#8217;ampli.</p>
<p align="justify">&#8220;<em>Siamo alla frutta&#8221;</em>, penso.</p>
<p align="justify"><strong></strong><strong>Entra il beniamino, e dietro di me sento donne che urlano &#8220;<em>quanto sei figo</em>&#8220;, oppure &#8220;<em>è troppo english</em>&#8220;.</strong> Molti gli emuli dell&#8217;abbigliamento dell&#8217;inglese, a dire il vero formalmente ridicoli. T-shirt a righe orizzontali, preferibilmente rosse e nere, jeans neri stretti, occhialoni da sole. I classici elementi che incontri ai vari concerti dei Franz Ferdinand, Bloc Party, Blur. Ne avrò contati venti. Della serie: <em>ragazzi, siamo a Milano, non a Londra, riprendetevi</em>. Il problema non è il vestirsi brit, il fatto è vestirsi tutti egualmente brit. <em>Stereotipi</em>. Ma la scena in Italia fa questo effetto. Pazienza.</p>
<p align="justify"><strong>Primo passo in avanti: Pete si regge in piedi. E ne siamo tutti felici.</strong></p>
<p align="justify"><strong>Dopo la visione di vari video, notiziari tv e foto scandalo sui tabloid, questo è un piccolo grande miracolo.</strong> Certo, il volto è scavato, ma vestito com&#8217;è, in completo nero e cappellone, appare quasi accettabile per un pranzo in famiglia. Dicevo prima, la voce c&#8217;è, la mano c&#8217;è, la testa pure. Il delirio scatta con i classici: &#8220;<em>Time for Heroes</em>&#8221; e &#8220;<em>Fuck forever</em>&#8220;, veri capisaldi del suo stile, e canzoni realmente degne di molteplici passaggi radiofonici. La gente si infiamma, lui perde i plettri in continuazione (una serie di cinque, posati sull&#8217;asta del microfono, fatta fuori in due canzoni), ride, suona ma non strimplella, ammicca al pubblico ma con contenimento inglese. Non introduce mai i brani, è spesso silenzioso negli intermezzi.</p>
<p align="justify"><strong>Un Pete che non mi aspettavo.</strong></p>
<p align="justify">L&#8217;unica volta che cerca interazione col pubblico, andando a salutare l&#8217;ala est del locale, inciampa nel cavo del mic facendolo cadere, ma questa volta pare sia stata una semplice, sfortunata, coincidenza. Sono lontani i tempi delle siringhe, del sangue, del rock&#8217;n'roll. Questa volta Pete piace anche senza eccessi.</p>
<p align="justify"><em>Un sorriso per te, Pete. Bravo.<br />
</em></p>
<p align="justify">-</p>
<p align="justify"><em>&#8220;Questa volta la scelta di MySpace per rappresentare la musica italiana è ricaduta sul <a href="www.myspace.com/ilgenio)" target="_blank">duo pop Il Genio</a>, famoso ormai per l&#8217;irresistibile e sensuale tormentone &#8220;Pop-porno&#8221; e formato dall&#8217;ispirata e intrigante Alessandra Contini e dall&#8217;eclettico Gianluca De Rubertis&#8221;</em></p>
<p align="justify"><strong>Questo dice il comunicato stampa, omettendo alcune imparziali suggestioni.</strong> Punto uno: non sono un duo. Premetto di non essere uno che critica spesso le band, anzi, da musicista non di primo pelo, sostengo la musica in ogni sua forma e ammiro chi si sbatte per mettere in note e accordi la propria esistenza.</p>
<p align="justify">Non so proprio da dove iniziare.</p>
<p align="justify">Forse dal sound, molto curato, ma eccessivamente soporifero. A prescindere dal fatto che &#8220;<em>Pop Porno</em>&#8220;, possiamo dirlo, ha rotto i coglioni. <strong>Bene, provate a sorbirvi quaranta minuti di canzoni identiche, senza accenti nè digressioni,</strong> prive di dinamica, di estro, lentamente eseguite da degli antipatici musicisti. Perchè all&#8217;umiltà della cantante bassista Alessandra Contini si deve, per forza di cose, aggiungere l&#8217;arroganza, forse addirittura <strong>ignoranza scenica </strong>del tastierista Gianluca De Rubertis. Toglietegli il microfono, vi prego. E&#8217; inconcepibile dire a inizio concerto &#8220;<em>facciamo cagare</em>&#8221; e intermezzare tutti i brani con &#8220;a<em>ndate a cagare</em>&#8221; e &#8220;s<em>iamo un gruppo di merde</em>&#8220;.</p>
<p align="justify">E&#8217; veramente troppo.</p>
<p align="justify"><strong>Siamo d&#8217;accordo, il pubblico è lì per Doherty, ma l&#8217;educazione nei confronti della gente che ti ascolta è sempre d&#8217;obbligo.</strong> Il risultato sono una marea di insulti reciproci,  provocazioni, irregolarità. Il tutto tra una canzone e l&#8217;altra che ricordano Donatella Rettore, ma molto peggio.</p>
<p align="justify">E quando viene annunciato l&#8217;ultimo pezzo, l&#8217;Alcatraz esulta nel primo scrosciante applauso della serata.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.emanuelebarboni.info">Emanuele Barboni</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/sets/72157614405243991/" target="_blank">Galleria foto: Doherty</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/sets/72157614405243991/" target="_blank"></a><a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/sets/72157614485661494/" target="_blank">Galleria foto: Il Genio</a></p>
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		<title>Alkaline Trio: impressioni dall&#8217;unica data italiana &#124; Magmusic</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 14:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano, 2 febbraio 2008 Dopo l&#8217;uscita del nuovo album &#8220;Agony and Irony&#8221; per Epic Records prodotto da Josh Abraham, gli Alkaline Trio approdano sul palco dello storico (e, ahimè, prossimo alla chiusura definitiva nel mese di luglio) Rolling Stone di Milano, per oltre un&#8217;ora di punk rock tirato e melodico. Il gruppo di Chicago atterra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Milano, 2 febbraio 2008</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo l&#8217;uscita del nuovo album <em>&#8220;Agony and Irony&#8221;</em> per Epic Records prodotto da Josh Abraham</strong>, gli <a href="http://ww.alkalinetrio.com" target="_blank">Alkaline Trio</a> approdano sul palco dello storico (e, ahimè, prossimo alla chiusura definitiva nel mese di luglio) Rolling Stone di Milano, per oltre un&#8217;ora di punk rock tirato e melodico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il gruppo di Chicago atterra  il 29 gennaio con un nuova produzione alle spalle (luglio 2008)</strong>, che personalmente non ho avuto il tempo di ascoltare con attenzione, ma che indubbiamente ricalca lo stile particolare della band, soprattutto in funzione dell&#8217;inconfondibile voce di <strong>Matt Skiba</strong> e dalle metriche scritte in coppia con il bassista <strong>Dan Adriano</strong>: mistiche, irriverenti, simboliche, oscure (ricordiamo che Skiba è membro della &#8220;<em>Church of Satan</em>&#8220;, loggia religiosa che ha le proprie radici proprio negli States).<strong> Amore, alcolismo, depressione, fuoco, droghe, blasfemia, morte. Questi sono i temi principali dei primi 5 album degli Alkaline Trio. </strong>Con il nuovo disco l&#8217;eclettico cantante/chitarrista Matt Skiba, il cantante/bassista Dan Andriano e il batterista Derek Grant dicono di aver trovato la luce in fondo al tunnel, e ritornano per l&#8217;occasione al punk degli esordi con un occhio strizzato verso la new wave anni &#8217;80.<span id="more-1311"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scaletta rodata da mesi di tour, leggo su internet, ed inizio col botto: <em>Private Eye</em>, uno dei pezzi più energici, rappresentativi e famosi della band. </strong>Il pubblico, sinceramente non numeroso quanto ci si sarebbe aspettati, inizia a scaldarsi solo dopo qualche brano, con il classico pogo e il body surfing che termina inevitabilmente tra le braccia della sicurezza, talvolta seccata e non disponibile al riso.</p>
<p style="text-align: justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tanti giovani tra le prime file, tra i quali mi pare di aver scorto il frontman dei <a href="http://www.myspace.com/dariforce" target="_blank">Dari</a></strong>, band pseudo-pop-punk italiana, a dire il vero non troppo coinvolto dalla musica del trio (sino all&#8217;esibizione di pezzi di sua conoscenza), ma anche tanti trentenni reduci e amanti dell&#8217;ondata punk anni &#8217;90, sulla quale sarebbe il caso di scrivere due righe, visto l&#8217;intensa attività musicale sviluppata soprattutto negli States.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A dire il vero, essendo questo il primo concerto degli Alk3 al quale assistevo, mi sono chiesto se erano in grado realmente di sostenere e arrangiare brani per il live in assenza di una seconda chitarra</strong> o di una tastiera pre-registrata. Su lp sono grandiosi, ma questo è il grande cruccio dei trio, Blink 182 <em>docet</em>: grandi sovra-incisioni in studio, pessime figure dal vivo, con la ovvia carenza di potenza e vuoti melodici insostenibili per l&#8217;orecchio abituato al disco.</p>
<p style="text-align: justify;">E invece no: il trio si è prodigato in deliziosi arrangiamenti che non hanno fatto sentire nemmeno un istante la mancanza di un quarto strumento che facesse da accompagnamento. Dan Adriano, cantante e bassista della band, ha tirato dritto (a dire il vero, il volume del suo strumento era, per forza di cose, mostruosamente alto), Skiba accompagnava con delicatezza senza prodigarsi in eccessivi soli, mentre Grant ai tamburi assicurava riempimento tonale e una base ritmica potente. <strong>Unico cruccio, l&#8217;effettistica della pedaliera di Skiba, che pare in panne ad ogni cambio di suono. Ma questa è e rimane un&#8217;impressione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E che dire sulla voce?</strong> Su Youtube avevo recentemente visto dei clip da far rizzare i capelli. Uno Skiba fuori tono, se non proprio stonato, insomma. Durante questa data italiana, l&#8217;unica del tour, le due voci si sono dimostrate lineari e assolutamente concrete. Niente male.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Ma cosa rimarrà di questo concerto? Forse dagli Alkaline trio ci saremmo aspettati una scenografia più di impatto, effetti scenici e sangue in capsule. </strong>In realtà in questa occasione è stato dato merito alla musica (ragazzi, non continuate a ripetermi che il Rolling Stone ha un&#8217;acustica pessima, perchè non è vero) più che alla scenografia, davvero minimale. Un Matt Skiba che entra in scena con Ray Ban neri e giacca di pelle nera certo non ce lo aspettavamo, ed è forse stata una scelta un po&#8217; azzardata, ma si tratta solo di abbigliamento e gusti personali. Una band simpatica e gioviale, al di là delle aspettative, che per tutto il concerto ha cercato il  coinvolgimento del pubblico anche tra un pezzo e l&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di questo concerto rimarrà nel cuore dei fan <em>Sadie</em>, davvero strappalacrime ed eseguita alla perfezione</strong> (a parte un coretto finale di Skiba fuori programma, che poteva anche evitare), <em>Time to waste</em>, <em>I was a Prayer </em>cantata dal bassista Dan, <em>Stupid Kid </em>(che Skiba ironicamente dedica a sé stesso), e un emozionante fine concerto sulle note di <em>Radio</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prima di loro, ad aprire le danze un altro trio from Oregon, United States: <a href="http://www.myspace.com/broadwaycalls" target="_blank">Broadway Calls</a></strong>, che con il loro punk-rock melodico in stile Greenday hanno scaldato il pubblico in attesa degli headliner. Una vera sorpresa, questi ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dateci un ascolto.</p>
<p style="text-align: right;">Articolo e foto di <em>Emanuele Barboni</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Galleria fotografica esibizione Alkaline Trio:</strong> <a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/sets/72157613153067948/" target="_blank">http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/sets/72157613153067948/</a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Galleria fotografica esibizione Broadway Calls:</strong> <a href="http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/sets/72157613152693710/" target="_blank">http://www.flickr.com/photos/emanuelebarboni/sets/72157613152693710/</a></p>
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		<title>Seaside Project Acoustic Live @ Bar Magenta &#124; Magmusic</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 14:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zonk volta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[emanuele]]></category>
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		<description><![CDATA[Emanuele Barboni si è esibito presso il Bar Magenta di Milano in data venerdì 16 23 Gennaio 2009 con il Seaside Project, versione acustica. Locale strapieno, oltre duecento presenze, per i live che anticipano la salita sul palco di Emanuele: a scaldare il pubblico questa volta sono gli Oltremondo, con un rock energico, cantato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Emanuele Barboni si è esibito presso il Bar Magenta di Milano in data venerdì <span style="text-decoration: line-through;">16 </span> 23 Gennaio 2009 con il Seaside Project, versione acustica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Locale strapieno, oltre duecento presenze, per i live che anticipano la salita sul palco di Emanuele: a scaldare il pubblico questa volta sono gli <a href="http://www.myspace.com/oltremondoweb" target="_blank">Oltremond</a></strong><a href="http://www.myspace.com/oltremondoweb" target="_blank">o</a>, con un rock energico, cantato in italiano, che non fa il verso a nessuno (per fortuna!) e che coinvolge il pubblico presente con testi sentiti e armonie squisitamente all&#8217;ordine del giorno (Negramaro, Negrita, ma anche qualcosina di più retrò).<span id="more-1313"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A seguire gli <a href="http://www.urbanclothes.it/" target="_blank">Urban Clothes</a>,</strong> band di giovanissimi con un grande seguito di pubblico, soprattutto giovanissimi, anche in questo caso intervenuti in massa per sostenere i loro beniamini. Ad occhi chiusi, senza pensarci due volte, direi un solo nome: <a href="http://www.arcticmonkeys.com/" target="_blank">Arctic Monkeys</a>. E scusa se e poco. Ritmi in levare, chitarre distorte anni &#8217;70 e un accento quasi <em>cockney</em>. Realmente talentuosi, questi ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per quanto riguarda il <a href="http://www.myspace.com/seasideprojectmilano" target="_blank">Seaside Project</a>, beh, nulla da dire. </strong>L&#8217;ora tarda, l&#8217;una e cinque, e il pubblico che lentamente torna verso le automobili<em> (cari assessori, a quando la metrò e i mezzi pubblici anche di notte?</em>) non hanno certo giovato l&#8217;esibizione targata, come sempre, <a href="http://www.straneofficine.com/" target="_blank">Straneofficine</a>. Uno show per pochi, intimo ma efficace. E qui entra in gioco la prima persona singolare. Perchè suonare è importante, sempre, anche di fronte ad un pubblico di poche persone che, però apprezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Emanuele Barboni</em></p>
<p style="text-align: justify;">foto by Michele Maffia</p>
<p style="text-align: justify;">per info:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><a href="http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=22364622194&amp;ref=ts" target="_blank">http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=22364622194&amp;ref=ts</a></li>
<li><a href="http://www.myspace.com/seasideprojectmilano">www.myspace.com/seasideprojectmilano</a></li>
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