My article about Pukkelpop festival in Belgium now on Magmusic
Checkitout. There are also some of my analogic pics.
Da una pagina di diario del Dott. C.
[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]
Venezia, 1987
“.. Ok, ok, adesso hai la macchina. Prima te la sognavi, vero? E adesso che ce l’hai, ti fa sin schifo. Prima non potevi comprare ciò che volevi con quei auattro soldi, perché pensavi soltanto al Calippo Fizz alla Coca. Ora invece, un lavoro ce l’hai, una donna ce l’hai (gran figa tra l’altro), i soldi anche; sembra strano ma lo è, in vero: sei uno stronzo, un dannatissimo stronzo (e bugiardo). Hai passato anni a rincorrere quella poco di buono che ti ammazzava di corna, e l’hai poi rinnegata al bar di fronte agli amici. Ti ricordi come ti giustificasti?
- La monotonia di coppia, a volte, uccide.
Lei era bellissima e fragile, con dei capelli del color del grano e gli occhi del color del cielo. Una dea, traditrice. In fondo lo faceva per piacere, per gioia, per noia forse, ma resta il fatto che ti amava. Non ci siamo più visti per un pò, e ora …
Ora ti ritrovi con la Volvo, Cristo. Non è possibile. Per anni hai pensato solo alla tua libertà, al tuo portafogli e ti ritrovo in Volvo col seggiolino dietro. Sei eccessivamente retrò. E’ certo, solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma in fondo, che importa? Questa è la tua vita, quello che volevi, quello che hai rinnegato. Sono anni che sputi in quel piatto vuoto che è la tua misera esistenza eppure, sfortunatamente, sai di sbagliare.
- In fondo siamo tutti schiavi di qualcosa.
- Fondamentalmente, del nostro tutto …”
LiveMI, dalla metropolitana un soffio di nuova musica
Fonte: MAGMUSIC!
“Dalla Metropolitana di Milano partirà il rilancio della musica emergente italiana”
Red Ronnie, Direttore Artistico LiveMI
Sono queste le parole che stuzzicano la nostra voglia di live, in un sabato milanese come tanti. Il sole c’è, appuntamento alle 15:00 alla fermata della metro Duomo. E’ da qui che incomincia LiveMI, una nuova, necessaria e inedita vetrina per la musica “emergente” (noi preferiamo chiamarle “nuove proposte”) italiana.
Da sottoterra (metaforicamente, la metropolitana, l’underground musicale) nascono i fiori, e prima o poi qualche band sboccerà nelle piazze, nel cuore della città, partendo da un livello sotterraneo.
Un palco, a dire il vero anche piuttosto fornito, band da tutto lo stivale pronte a battagliare con bassi e chitarre e Red Ronnie, il capostipite del giornalismo “on the road” a fare da mattatore tra gli assoli e le rullate delle band che si alternano sullo stage tra emozione e professionalità.
Delle nuove leve ci hanno colpito in particolare gli “Ex presidenti“, energico trio punk rock che ha chiuso le danze in presenza del sindaco Letizia Moratti.
A seguire due guru della musica nostrana, assimilabili in quanto ad innovazione e sperimentazione musicale a cavallo degli anni ottanta: Alberto Camerini e Ivan Cattaneo.
Iniziamo con l’esibizione di quest’ultimo. Continua a leggere
Sanremo 2010: spartiti che volano
Fonte: MAGMUSIC!
Ogni anno qualche temerario afferma: “Stasera non esco. C’è Sanremo”. Puntualmente la risposta arriva inesorabile “Ma sei fuori…….!?”. 40/50 % di share e locali vuoti. E anche quest’anno ha vinto Sanremo contro l’ipocrisia. Questo stesso fenomento accade di rito per il Grande Fratello, nessuno lo guarda, ma tutti ne parlano. Vergogna vs Curiosità. E anche quest’anno ha vinto la curiosità.
Questa premessa per parlare dei fatti: Enrico Ruggeri e “il Mondo delle fate”.
Lo staff di Mag Music si è riunito per decretare il podio, nella prima serata della lunga serie. Ognuno di noi, come voi ha il proprio bagaglio di gusti e di ascolti. Enrico Ruggeri è passato a pieni voti nel nostro gruppo d’ascolto. E invece…la sua canzone non è passata in finale. Assurdo, ma vero. Viene lasciato posto sul podio agli altri artisti in gara. Malika Ayane, Irene Grandi e Povia in primis. Le possibilità di salvezza per non varcare la soglia del cattivo gusto c’erano. E invece…ci ritroviamo i professori d’orchestra che stracciano gli spartiti, il pubblico che con i fischi fa il coro alla vergogna e la Clerici che rimpiange le Tagliatelle di nonna Pina.
Siamo ai minimi storici.
Tanto baccano per nulla, dove il nulla è ben rappresentato dalla canzone finalista, proposta dal trio composto da Pupo, dal ballerino Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici. “Italia Amore Mio”, la lettera agli Italiani, rispedita al mittente dagli stessi cittadini, senza ricevuta di ritorno. Generalmente le polemiche sanremesi sono poco costruttive. In questo caso invece sono state utili. Le telecamere hanno inquadrato un’ orchestra in rivolta, una cosa mai vista. Il loro dissenso è servito a comunicare che quella in corso era una farsa, non un Festival della canzone Italiana. Continua a leggere
La bacheca dei minerali
[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]
La sua più entusiastica aspirazione in quel momento era che l’ora di educazione tecnica finisse in fretta. Erano passate le undici e venti, e nel suo apparire adolescente (vestiti larghi e dismessi, delle catene, una fibbia dell’Harley) vi era qualcosa di irrimediabilmente marcio.
Posò così la testa sul banco, in un pensiero lungo un’ora. Fantasticava sul pomeriggio, beato santissimo illibato pomeriggio post Simpson, perchè avrebbe avuto l’Ale come ospite “a studiare”. L’Ale era ricco, ricchissimo. Lui invece era benestante, una famiglia (devastata, ad esser seri) perbene ma con poche risorse. Antichi valori, soldi pochi.
Gli piaceva quando andava a studiare da lui Ale. Si sentiva come il padrone di casa che ospita una celebrità, o qualcosa del genere. Avrebbero guardato della tv, sgranocchiato qualche patatina e giocato al Nintendo.
Fu così, quasi per caso, che nel bel mezzo di quel pomeriggio di sole Ale notò a casa dell’amico una bacheca. Di quelle piccole, per tenere i profumini. Era una bacheca di minerali, passata al cugino più piccolo da un lontano parente ormai cresciuto ed appassionatosi alle consuete attività dei grandi: calcetto, auto, figa.
Gli chiese lumi, così il nostro mostrò lieto un librone impolverato che descriveva accuratamente, ma con caratteri giganti propri delle letture per ragazzi, le proprietà dei minerali in bacheca.
La situazione non durò più di cinque, forse sei minuti.
Non si videro per secoli, i due. Ale si era trasferito a Perugia, e si sentivano per telefono soltanto quando le mamme avevano qualcosa da raccontarsi.
Resta il fatto che si rividero ormai trentenni ad una cena con vecchi compagni di scuola. Fu notevole il primo argomento di discussione tra i due. Ale si era iscritto e laureato in Chimica dei materiali, perché si appassionò alla geologia e ai minerali in un caldo pomeriggio di Aprile a casa di un amico, quando il più eclatante gesto di rivolta era disegnare a matita cazzi giganti sul banco.
Cinquanta artisti on stage per il compleanno di Rock TV
Non capita tutti I giorni, ma è capitato Sabato 12 Dicembre 2009. All’Alcatraz si sono esibiti con la riuscitissima formula della Jam Session Live, i migliori artisti del panorama rock italiano. Classici della musica rock italiana alternati a pezzi dei singoli repertori di band e artisti in scena.
Un tributo memorabile a un genere musicale che ha scritto la storia: il Rock e tutti gli stili e generi che ne sono scaturiti nel tempo. Oltre 50 musicisti, dalle doti indiscutibili e dalle personalità più disparate, a dividersi un unico palco, con una regia impeccabile nel determinare un ritmo davvero energico. Un’atmosfera unificante, grazie a suoni e persone aggreganti a fare da colonna sonora. Un pubblico di anime appassionate e euforiche.
Il filo conduttore è il rock, l’emittente Rock TV (Canale 718 di Sky), il motivo del mega raduno il suo ottavo compleanno: dal primo dicembre 2001 infatti questo canale delizia palati esigenti del classic rock, donzelle votate al punk e assidui divoratori di musica heavy. Continua a leggere
Non aveva mai visto il mare
[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]
Non aveva mai visto il mare, eppure lo poteva sfiorare con l’immaginazione, immergervisi dentro come un pesce e nuotarvici come un giovane delfino. Tutto questo accadeva nella vasca da bagno il mercoledì, giorno di pulizia, di ristoro e di faccende domestiche.
La scuola andava e non andava, l’insegnante gli aveva annunciato la mattina stessa che il giorno seguente si sarebbe svolto il tema. “Un momento importante della tua vita”, citava il titolo. Fu così che riprese dopo anni, forse secoli dallo scaffale quel tomo (a lui pareva immenso, in realtà erano meno di centocinquanta pagine) e prese a sfogliarlo. Era “La ricerca dell’Assoluto” di Balzac. Aveva ancora i capelli umidi del bagno, ed uno spiffero disturbava la sua nuca come sottili dardi di ghiaccio, mentre rileggeva le parti sottolineate chissà quanto tempo fa da chissà chi.
Socchiuse la finestra, l’inverno parigino era oramai alle porte, e non mancava di bussare insistentemente al calare del sole.
Resta il fatto che il tema andò davvero male. Era l’ultima chance, prima del termine del semestre, annunciò la settimana prima la maestra. I genitori non la presero bene. Lui giurò di non aver copiato, ma nessuno gli credette. Continua a leggere
Lavorava fino a tardi, quella sera.
[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]
Lavorava fino a tardi, quella sera. Aveva bisogno di quattrini e si concedeva estenuanti straordinari in quel fast food che pensava sarebbe stata la sua tomba. Nell’ ombra dell’ 1:34 la testa era china sull’asfalto, i pensieri gironzolavano altrove. I passi verso la fermata scandivano i secondi. Progetti, mille progetti, la maggior parte irrealizzabile. Voleva fare l’artista, lui. Ma senza soldi non si canta la messa, senza soldi non vivi.
Poi c’era la crisi.
Una folta schiera di neo-laureati stipati in call-center, ristoranti e centri commerciali. “Dovremmo ribellarci”, pensava.
La sostitutiva tardava a passare. Il freddo iniziava a farsi sentire, dalle mani alle orecchie, al naso. Sulle lenti degli occhiali qualche goccia di pioggia compremetteva la visuale. Il pacchetto di Merit indica il livello di emergenza, quota due. Si accende la penultima sigaretta del mazzo, decide di farlo.
Prende coraggio, chiude gli occhi, apre lo zaino e si lancia in una folle corsa verso l’ignoto. Immagini veloci scandiscono il passato, il presente, il futuro. Non c’è tempo per pensare, non c’è tempo per dormire. Bisogna agire. Idee sconnesse che avranno valore in un altro momento, in un altro istante, in un altra realtà. Le parole sono urlate da un individuo invisibile dritte all’orecchio con scorcentante chiarezza, illuminante fervore.
Solo la luce degli abbaglianti lo risveglia da quell’esperienza così totalizzante. La sostitutiva che lo porterà a casa è arrivata. Chiude il libro, timbra, e si risveglia al lavoro.
Di nuovo.
Una notte di cinquant’anni
[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]
Si era da poco addormentato dopo una festa in casa di un’amica. Le solite feste con un mucchio di gente che non lasciano spazio al dialogo, quelle feste in cui la parte più animale di ogni persona la fa da padrona. Quelle feste dove si comunica più fisicamente che verbalmente.
Gente nuova, leoni e prede.
Erano tutti attorno ad un divano giallo e mettevano in atto riti pagani postmoderni, come il gioco della bottiglia, le carte da gioco, la gara a chi beve di più. Qualcuno a fine serata l’aveva portato a casa in automobile, sin dall’altra parte della città. Si era divertito, anche se a dire il vero aveva in testa solo quel lavoro che doveva arrivare, doveva arrivare ma ancora non arrivava.
Le feste in casa erano un utile, sofisticato palliativo in tempo di crisi: cinque euro, due Heineken da sessantasei dai cinesi, e la serata era fatta. In quel periodo nessuno aveva un euro, così ci si arrangiava. Il primo che aveva la casa libera, organizzava qualcosa, qualcosa di semplice, solitamente. Il clou di quella serata furono le crêpes alla nutella. Una delizia. Continua a leggere
Non lamentiamoci: se le cose vanno così, è solo colpa nostra
Premessa: non voglio assolutamente che questo articolo venga letto in chiave politica, razzista o classista. Non sono comunista, non sono fascista, non sono un verde e nemmeno un democristiano. Sono solo un ragazzo di ventotto anni che cerca di capire qualcosa della situazione italiana attuale, perchè semplicemente ha percepito che le cose non vanno poi così bene e vorrebbe indagarne le ragioni.
-
Italiani, facciamoci un pò schifo. Su, dai, che ce lo meritiamo. Chi più chi meno, ma siamo tutti comparse dello stesso film.
Stiamo davanti ai nostri televisori piatti, al plasma o lcd, e guardiamo Novantesimo minuto e Buona domenica. A noi piace questo. Piace andare in Sardegna d’estate. Piace la nightlife ed il calcio. Piace la figa, la pasta, l’auto nuova, la coca e cazzeggiare al lavoro.
Agli italiani basta poco.
Siamo un popolo che si accontenta. L’italiano cerca la tranquillità economica ed emozionale, la stabilità. Nel sangue non ha l’altruismo, il bene collettivo: all’italiano basta avere un piatto di minestra, il suo piatto di minestra, a fine giornata. Perchè si campa a tirare avanti. Da sempre. Continua a leggere
La musica deve avere il giusto prezzo, ed è il prezzo che ognuno di noi dà alla musica.
La musica non potrà cambiare il mondo, è chiaro. Non lo ha mai fatto e mai lo cambierà. Storicamente è inserita nell’elitè delle arti volte all’intrattenimento, non in quella della rivoluzione. E a chi crede che a Woodstock nel 1969 sia accaduto qualcosa di magnifico, di unico ed irripetibile, dò immensa ragione ed una calorosa stretta di mano. Ma si sa, erano altri tempi, c’era la rivolta studentesca e la musica era così entrata a far parte, di buon grado, di un movimento che aveva radici politiche. Un accessorio, dunque, la musica nel ’68, che ha terminato il proprio potere d’influenza quando le radici politiche hanno iniziato ad allentarsi. Continua a leggere
Radersi è la manifestazione quotidiana della nostra sconfitta.
[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]
Era un poco infastidito da una zanzara mentre spalmava l’Allume di Rocca sulla sua pelle appena rasata e piena zeppa di tagli all’altezza del mento. Non si vedevano, le ferite, ma bruciavano terribilmente.
Pensava, pensava che odiava fare quel mestiere tutte le settimane, odiava l’Allume che bruciava le ferite, il rasoio che non era mai in perfetto stato e graffiava la pelle senza sorvolare sulle sue imperfezioni. Odiava la sigaretta che si inzuppava di acqua e schiuma da barba, ed il freddo che dalla finestra si insinuava sino al suo corpo nudo, provocandogli una sensazione di malessere. Continua a leggere
Il ministro Brunetta e il Fondo unico per lo Spettacolo: oltre al danno, la beffa
YouTube – Il ministro Brunetta attacca i musicisti.
Il caro Ministro Brunetta ha rotto le palle! Mi sono sudato una laurea magistrale in SCIENZE DELLO SPETTACOLO sperando di entrare in questo settore (non si parla di tv, ma di studi seri: drammaturgia, estetica, cinematografia, teatro) e a poco più di un mese dalla mia laurea TAGLIANO IL F.U.S. ! E giustificano i tagli in questa maniera!
Per essere chiari: il F.U.S. è il Fondo unico per lo Spettacolo, in sostanza finanziamenti statali erogati annualmente (e sempre meno) ad associazioni liriche, di danza, cinematografiche, teatrali e circensi.
Io che so bene di cosa si tratta, dico che MUSICA, TEATRO e DANZA di soldi ne hanno sempre presi pochi, e con anni di ritardo sulle produzioni degli spettacoli, quindi il caro Ministro HA DETTO L’ENNESIMA BOIATA.
Cosa vuoi chiudere un rubinetto senz’acqua! Continua a leggere
L’undici settembre ha cambiato la vita di ognuno di noi per sempre
Era il duemilauno e stavo giocando alla Playstation a Iss Pro. Mi chiama l’amico Zanna sul cellulare. Abbasso il volume della tele per sentire cosa ha da dirmi.
Silienzio.
Metto sul 4 e vedo il secondo aereo che si schianta sulla torre.
Un brivido mi corre sulla schiena. Era la prima volta che sentivo qualcosa come la guerra così prossima, vicina. La sera scoppiai in lacrime di fronte a mia madre, che mi rassicurò con il solito rigore e la solita fermezza (lei prende la vita per le corna, è da prendere come esempio).
Il mio mondo incantato fatto di concerti punk, lezioni bigiate allo Iulm e serate con gli amici del liceo per un momento si è tinto di nero. Ho avuto paura. Continua a leggere
Agenzie interinali
Sono andato all’agenzia per il lavoro interinale chiedendo un posto di lavoro.
Mi sono anche pettinato.
Gli espongo i miei studi e le mie esperienze lavorative: guardimisonolaureatoagiugnoma sono dieci annichelavorohofattounpòditutto.
“Guardi, se vuole c’è una nostra sede in Piazzale Lotto che si occupa di telemarketing. Porti il curriculum stampato”.
“Grazie, arrivederci”.
Proprietà intellettuale e Internet: bye bye SIAE, arriva Safecreative.org
Il mondo si evolve, arte e musica si evolvono, il diritto d’autore e la proprietà intellettuale restano ferme al medioevo. Se parlate ad un dipendente SIAE di internet, storcerà il naso. Pare che questa società non accetti il fatto che ad oggi la musica e l’arte si possa diffondere in maniera globale attraverso un computer. Restano chiusi nel loro guscio.
Siamo nel 2009, Internet non è più una rete di computer che collega università statunitensi, ma è un luogo di democrazia e diffusione di contenuti. Una rivoluzione. E con questa rivoluzione in atto, è giusto che artisti, musicisti e creativi abbiano il diritto di poter diffondere il proprio materiale in maniera sicura, senza possibilità di plagio o di utilizzi non consentiti.
Questa è stata, sino ad ora, la big question in merito ai copyright sulla Rete: si mettono online i materiali (musica, blog, fotografie ecc.), ma chi mi tutela la proprietà intellettuale? Come posso garantire, di fronte ad un giudice, che quella foto o quella canzone è mia? Continua a leggere



