C’è ancora qualcuno che ci crede. Che crede in quello che fa, che crede nell’onestà, che sorride. Ci sono ancora impiegati delle poste che ti illuminano con uno sguardo, quando il sabato mattina vai a ritirare qualche euro per la serata dal libretto, nonostante il tabellone dei ticket indichi il numero 145 e la ressa sia imponente.
C’è ancora gente in grado di assegnare valore ad una piccola azione, ad una piccola, insignificante perdita di tempo quantificabile in pochi secondi ma che, in alcuni casi, può cambiare la giornata in positivo a chi con lui la condivide. Basta solo qualche parola, un’espressione di comprensione, condivisione, interesse nella problematica che il prossimo ti pone, per migliorare il suo mondo. Basta davvero poco per rendere il nostro pianeta più vivibile.
C’è ancora gente onesta. Poca, ma c’è. C’è ancora gente che sorride, che si informa, che pensa ma soprattutto che sente e ascolta la propria personale propensione verso il positivo.
“Ma io, da solo, cosa posso fare per migliorare la condizione dell’umanità?”.
Da solo, puoi fare tutto.
Il tutto inizia dall’interno del singolo individuo. E’ al singolo individuo che viene concesso di cambiare il mondo.
E’ ora di smetterla di pensare in termini generali (e generici), in termini “di massa”. La massa è composta da singoli individui dotati di discrezione e giudizio ma, stranamente, si presenta come un’unico elemento incapace di organizzarsi e di rispecchiarne l’identità in maniera corretta: ogni scelta, dunque, va presa secondo coscienza.
La psicologia di massa sta diventando un concetto obsoleto, e la sua era sta terminando. Ci si pongono davanti agli occhi scenare nuovi.
Iniziamo a pensare a quello che, nel nostro piccolo, possiamo fare, senza interessarci di cosa gli altri pensano, credono o fanno. Iniziamo a seguire la nostra pancia più che la nostra testa. Smettiamola di essere arrivisti, corrotti, di pensare che da soli non possiamo arrivare a nulla. Chiediamoci di fronte ad uno specchio: “Io in cosa credo?”.
Apparteniamo tutti alla stessa razza, cerchiamo, attraverso un esperimento individuale e di imponenti dimensioni, di capire cosa ci accomuna tutti. Cerchiamo di (ri)trovare l’essenza dell’essere umani.
La cultura del novecento, della riproducibilità tecnica, dimentica la qualità portando il tutto (anche il personale) su un piano quantitativo. Ma la quantità non è forse la somma discreta di tante piccole qualità?
Che vita vivremmo, mi chiedo, senza credere? Non bisogna necessariamente andare contro la corrente. Non bisogna per forza inseguire le battaglie in cui tutti credono.
Crediamo in qualcosa. E basta.
Piccole battaglie personali ed ideologiche.
Dobbiamo combattere la nostra battaglia personale, interiore, individuale, in quello che la coscienza ci suggerisce. Senza pena, senza giudizio, con rispetto del prossimo.
Crediamoci. Cerchiamo di essere coerenti e di agire sotto il consiglio della nostra coscienza senza indugio. Scopriamo i valori collettivi. Possiamo farlo solo seguendo la nostra natura ed il nostro istinto.
Cerchiamo i nostri valori intimi e amplifichiamoli rendendoli azioni precise e concrete.
Se aspettiamo che il puzzle si completi da solo, se aspettiamo che qualcuno lo completi per noi, se aspettiamo un leader che ci dica dove inserire i nostri tasselli, se aspettiamo che il prossimo ci suggerisca quale tassello essere, e, soprattutto, se tutti abbiamo l’ambizione di essere lo stesso tassello, è l’inizio della fine.
Credo che questo “puzzle” corrisponda al senso della vita.
Non lasciamoci influenzare da niente e da nessuno. Seguiamo il nostro spirito guida, le nostre attitudini, i nostri istinti e non i nostri pensieri.
Solo così potremo, forse, migliorare davvero il mondo, la nostra condizione e quella degli altri.
Perchè tutto parte dall’individuo, e all’umanità torna in termini qualitativi.
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Tags: arte, coscienza, individuale, individuo, pensiero, puzzle, rinnovamento, teoria, valori



maggio 28th, 2010 at 18:57
Caro Emanuele,
condivido anche quest’altro tuo scritto. Mi pare proprio che tu abbia molto chiaro ciò che è lo spazio d’azione del singolo, il quale, avendole cercate seguendo la coscienza senza badare alle influenze esterne, le proprie convinzioni. Anch’io penso che siano pochi coloro che fanno questo tipo di operazione, però almeno sappiamo ( almeno tu lo sai e anch’io ) che ci sono , ed essi rappresentano un esempio, sono i “guerrieri della luce” di Coelho o i filosofi, è vero…. Mi sono molto piaciute anche le tue parole sulla qualità. Ti segnalo un testo che andava per la maggiore negli anni della contestazione studentesca ( ma forse l’hai già letto ..) Pirsig: lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. Tutto il libro ruota intorno al concetto della qualità ( arethè in greco) , ossia all’idea che le cose vanno fatte per bene in ragione della soddisfazione che ne traiamo, quindi, per il nostro piacere ( di nuovo il piacere ) anzichè per un malinteso ( ma purtroppo storicamente prevalente , almeno fino alla mia generazione) senso del dovere. Hai letto anche il saggio di Walter Benjamin sulla riproducibilità tecnica dell’opera d’arte ?
un caro saluto
Diego