Punkreas e Pornoriviste: rivalsa punk | Magmusic
Gli ultimi, annebbiati ricordi mi riportano a qualche anno fa, in un caldissimo concerto al C.S.A. Kantiere di Milano. Pornoriviste. Un nome che, per chi ha la mia età e un pò il punk (anche nostrano) l’ha vissuto, non può suonare nuovo. Certo, era la musica che ascoltavo quando avevo diciassette o diciotto anni, al liceo o poco dopo, ma cosa importa? Importa che loro ci sono ancora, incazzati, sempre presenti. Emozionano ora come allora.
Ma sgomitoliamo le idee in senso cronologico.
Ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta, mentre in data venerdì 24 luglio 2009 ci dirigiamo verso lo Spazio Carroponte di Sesto San Giovanni (inciso, doverosissimo inciso: un plauso al Comune di Sesto. Avete fatto più concerti voi a luglio che il MazdaPalace in un anno. E li avete fatti bene, con prezzi accessibili e in uno spazio, il Carroponte appunto, davvero suggestivo) coi tergi a manetta e la strada completamente allagata. Mancano pochi minuti alle ventuno e trenta e tutto fa pensare al peggio. Il cielo è nero e l’acqua scende a secchiate. Attimi di sconforto. Le Pornoriviste e i Punkreas, stasera. Non li vedo da una vita, e più che un tuffo nel passato viste le condizioni meteo mi pare di fare un tuffo dalle rive del Po.
Poi, nell’arco di venti minuti, tutto cambia. Il cielo si rasserena e l’area, sino a poco prima deserta, inizia a popolarsi di personaggi squisitamente underground. Di gente ce n’è: viste le prospettive, è quasi un miracolo.
Il concerto ha inizio.
Le Pornoriviste mi fanno tornare ai miei diciotto con pezzi storici, in primis “Come piace a me”, colonna sonora delle mie fregature amorose tardoadolescenziali. I quattro si muovono bene e tirano in mezzo, anche se il lead singer pare provato dalle sfighe dovute al tempo. Come non capirlo. Bravi, motivati per essere una band che calca i palchi, e non scherzo, dal 1994. Quest’anno sono quindici. Loro sono cresciuti, tutti siamo cresciuti, ma i loro pezzi hanno ancora un senso, sia sociale che personale, e questo qualcosa vorrà significare.
Ma è tempo degli headliner. Anche qui si parla di leggende del punk rock Made in Italy. Forse il gruppo punk più famoso della Penisola. Quanti ricordi. “Disonora lo Stato, e brucia la bandiera” (da “Tutti in pista”) è stata la prima frase di ribellione pronunciata da centinaia di ragazzini che facevano il liceo negli anni novanta. Chiaramente, me compreso. Ho ancora la cassetta in macchina. In fondo, chi c’era? Ve lo dico io: Shandon, Vallanzaska, Pornoriviste, Punkreas e poco altro. Mica come adesso, che ogni due giorni si grida al nuovo, piastrato e truccato fenomeno punk.
Altri tempi.
Altre teste.
Cosa posso provare, dunque, ascoltando i brani storici di “Paranoia e Potere“, “90-93” ecc?
Tanta speranza, che le cose cambino in meglio. Loro, di certo, sono dei professionisti. Tengono il palco benone, e continuano a fare quello che hanno sempre fatto: protesta ma col sorriso. Il pubblico, però, non è più lo stesso. Forse è meno ricettivo, ma comunque fa il suo “sporco lavoro” sul palco. Body surfing e pogo, come ai vecchi tempi, solo meno incazzati.
Il concerto si conclude con “Acà Toro“. Non potevo chiedere di meglio.
Gli anni passano, ma i ricordi, se puri, restano.
Il Carrockponte Festival si chiude domani, coi Dogo. Un vero successo: nemmeno la tempesta perfetta ha messo in difficoltà l’organizzazione di questo (bell’) evento. E, ragazzi, che impianto! Aspettiamo tutti la prossima edizione, che si prospetta (visto il precedente) davvero da non perdere.
Articolo e foto di Emanuele Barboni