La telefonata
[OGNI RIFERIMENTO A PERSONE, LUOGHI O COSE E' DA INTENDERSI PURAMENTE CASUALE]
Riprendo in mano il telefono e cerco il suo nome in rubrica. So che non dovrei chiamarla ma sento che devo farlo. Non può essere sempre così. Ogni volta, la stessa storia. E ora che ho ventitrè anni, è ora di dire basta. Penso che sia la mia principessa e poi alla festa della scuola limona col trombettista della band. Accade sempre. Devo iniziare a suonare. Vorrei essere sul palco, non sotto. Lui mi guarda e ride. Odio chi suona, come odio i bagnini, gli animatori e i maestri di sci. Sopra il palco ti elevi. Sotto il palco, sei una groupie. Più vicino stai, più loro lo sentono, e godono. Sotto il palco mi sento un gay. Loro lo sentono.
E invece mi trovo qui, ad una festa in cui non mi sto divertendo, cercando il suo nome in rubrica. Il numero lo so a memoria ma questa volta è importante. Non posso sbagliare. “Passato o futuro?”, chiedo a bruciapelo a Benny. “Passato”, mi dice lui. E allora vai. Ma cosa le dirò poi? Improvviso, come al solito. Entra in stanza un punk rasta, si accascia per terra. Vomita. Qualcuno mi chiama dal salotto, non rispondo. Chiamano anche lui.
Devo concentrarmi. Lo farò, è deciso. Il punk puzza di bagnato, è a petto nudo e non dà segni di vita. Lo prenderei a calci. “Allora Benny, vado?”. “Vai”. Zerodueseidiecidodici…
Tuuuuuuuu. Tuuuuuuuu.
Riaggancio.
Mi sento come se mi avessero trafitto il fegato con uno spadino da spiedo. Ho la nausea. Il suo profumo è nell’aria. Lo posso respirare, ma mi fa schifo. Quel profumo mi inebriava fino a ieri. Qua dentro fa un caldo cane, il proprietario della casa è collassato mezzora fa in bagno. Io l’ho aiutato a svomare. E’ un mio amico e so che l’avrebbe fatto anche lui per me. Riprendo in mano la cornetta. La testa mi esplode, l’Aperol è assassino. E’ dolce e fresco, di un rosso rubino che ammalia. Ne berrei a litri. Io l’ho quasi finito da solo, ma era della mamma del proprietario. In cucina un pirla mette su un bollitore elettrico sui fornelli. La puzza si sente fin qua.
Sono le ventitrè e cinquanta.
Unduetrè. Vado.
Tuuuuuuuuuu. Tuuuuuuuuuuuuuuu.
“Pronto?”
tentenno
“Pronto?”
“Chi è! Pronto?”
…
“Signora, sua figlia è proprio una gran troia”
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