Eric Burdon live: quando l’anima è blues | Magmusic

Forse non tutti lo conosceranno di nome, ma è evidente che questo uomo e la sua musica qualcosa ad ognuno di noi ha lasciato. Un nome inciso nel libro della storia della musica rock. Parlo di Eric Burdon, lead singer inglese della band The Animals, che raggiunse il successo planetario in pieno periodo beat (il glorioso 1964) con la mega hit “The House of the Rising sun”, brano fatto e rifatto praticamente da tutti, dai cantautori italiani sino agli attualissimi Muse.

Ognuno di noi ha ascoltato o sentito almeno una volta questo brano. Forse una delle canzoni più belle della musica moderna, aggiungerei.

Strana storia, quella degli Animals. Dal successo internazionale, al tour mondiale, dalle grandi serate tutta droga & rock’n roll, allo scioglimento, nel 1969. Da allora, nulla sarebbe più stato come prima. Certo, mille reunion da allora ad adesso, e battaglie legali per la paternità del nome a fare da contorno. Ma nel frattempo il mondo avrebbe conosciuto la voce di Eric, anima nera nel corpo mingherlino di un bianco poco più alto di un metro e sessanta. Con la sua voce e le sue canzoni, avrebbe anticipato di oltre un decennio gruppi come gli Who, i Sex Pistols, fino ai successivi cambiamenti generazionali del folk-rock. Ha influenzato anche Bob Dylan, si dice. E’ senza ombra di dubbio una delle più belle voci della storia del rock, gli è riconosciuto, se lo merita.

Oggi, nel 2009, la frangia e il caschetto non ci sono più, i capelli sono pochi e bianchi, ed il fisico mingherlino ha lasciato spazio ad un’ingombrante pancia. Ma quello che conta è che, all’età di quasi settant’anni, Eric sia ancora lì, sulla scena, questa volta in quel di Casal Maggiore, in provincia di Cremona.

Cosa spinge un uomo che ha avuto tutto dalla musica, dal successo, a riproporsi su un palco a quest’età, a far ballare ancora giovani e meno giovani sulle note di “We gotta get out of this place”, “The Night” o la super famosa “Please don’t let me be misunderstood”?

Ve lo dico io. Si tratta di attitudine. Se il mondo fosse perfetto, diciamo come lo immaginava il caro vecchio Platone, ognuno nella vita condurrebbe il percorso per cui è più portato. Se nasci cerchio non puoi morire quadrato. Ebbene, Eric è nato per cantare e stare su un palco. E’ questo quello che lo spinge a intraprendere estenuanti tour in giro per il mondo. E’ in viaggio da una vita. Certo, lui vorrebbe anche fare il regista, ed è un discreto pittore. Ma è nato per cantare, è questa la verità.

Questa sera ci ha emozionato con i suoi classici. Certo, il fisico non è più quello dei vent’anni, e la voce qualche tono l’ha perso. Una band di alto livello, per 2/4 molto giovane (vedi alla voce: batterista che non sfigurerebbe in una band punk rock e violinista sui ventisette) accompagna un’ora e un quarto di suggestione, e ad ogni acuto il pubblico si dedica in scroscianti applausi. Una standing ovation dei seicento di Casalmaggiore mette la ciliegina sulla torta dopo una “The House of the rising sun” e una “Boom Boom” da urlo.

Eric viene dal blues, tutta la musica viene dal blues.

Il Blues è lacrime, tristezza, sofferenza e redenzione, ma anche riscossa, ragione, amore.

Forse anche la vita, a questo punto mi viene da pensare, viene dal Blues.

Articolo e foto di Emanuele Barboni


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