Thai Kids
Il ricordo.
Era la prima volta che viaggiavo così lontano.
Era la prima volta.
La Thailandia, cosa resta? Il caldo soffocante di Bangkok, assieme alla generosità di un popolo grato alla vita. I thailandesi ringraziano per qualsiasi cosa, e sì, sorridono sempre. Di quei sorrisi che lacerano l’anima, che ti fanno pensare a quanto siamo fortunati, qui in occidente.
Un viaggio da turista, il mio.
Nessuna missione umanitaria, nessuna beneficenza: puro svago di metà novembre 2008. Due settimane da sud a nord, da Bangkok al Laos (and back). Quello che colpisce sono i colori. Cinematografici, netti, senza via di mezzo. La saturazione del colore fa parte del cielo, del cibo, dell’abbigliamento. L’afa è struggente, toglie il respiro, lo smog annebbia la vista e il forte odore di fritto a volte dà la nausea. Una città povera, Bangkok, dai forti contrasti. Palazzoni e Holiday Inn fanno da contrasto alle baracche, i tuk tuk viaggiano veloci in mezzo a strade empie di Mercedes e Bmw.
Poi ci sono i villaggi. L’elettricità è arrivata solo qualche anno fa, e si vive allo stato brado. Tende, piccole casette in metallo, galline e maiali. La povertà diventa più evidente.
La dignità.
Un popolo senza nulla ma fiero, audace, orgoglioso. Loro hanno mantenuto un rapporto saldo e potente con il divino. La religione è vita, la cerimonia è usanza senza fine. Il Buddha compare ad ogni angolo della strada, e la popolazione si inchina non per dovere ma per volere. Un credo basato sul ringraziamento, anzichè sul peccato. Sul sorriso anzichè sulla pena.
Poi ci sono loro, i bambini. Con i loro sorrisi, i loro gesti: rendono straordinaria l’esperienza del viaggio. Bambini senza nulla. Bambini vestiti di stracci, ma in ogni caso bambini. Lasciateli giocare, perchè l’innocenza è un diritto di tutti, prima che il mondo e la realtà si impadroniscano delle loro anime pure.
Emanuele Barboni – 2009 – Tutti i diritti riservati