Sulla divisione del mondo in classi, o sulla concretezza del genio-filosofo (saggio breve, 2008)

Saggio breve di Emanuele Barboni

“Alla base del pensiero filosofico di Eraclito c’è la contrapposizione fra la mentalità degli uomini comuni, i dormienti appunto, e i sommi filosofi, che rappresentano gli svegli, ossia quelle persone, che, andando oltre le apparenze, sanno cogliere il senso intrinseco delle cose”. Wikipedia

Ero in terza o quarta superiore quando, studiando filosofia, mi sono accorto che il mondo è davvero diviso in due grandi classi. Eraclito li chiama gli svegli (i filosofi) e i dormienti (la gente comune). Lungi da me ritenermi uno sveglio (o un dormiente). Come in ogni cosa, sono gli altri i migliori giudici della tua persona. Parlerò in questa sede della mia personale esperienza con persone di una certa caratura, che considero superiori alla maggioranza delle persone. Quelle persone che ritengo speciali, fuori dagli schemi, in un certo senso geniali.

Sono dell’idea che l’istruzione e la cultura siano le chiavi fondamentali per appartenere all’una o all’altra categoria di merito. Studiare significa avere coscienza di quello che esiste e di quello che è stato. Dunque viene da sé che solo colui che ha una vasta preparazione è in grado di valutare, creare o prevedere ciò che esisterà.

Il genio è dato dall’unione ambigua e irrazionale delle conoscenze.

Divido il mondo in due grandi categorie, proprio come Eraclito da Efeso, ossia coloro che hanno le potenzialità di cambiare il mondo, per sé o per gli altri, e la massa. La massa è un elemento informe e passivo, grigio, incapace di reagire agli stimoli e vittima di una quotidianità/stabilità voluta. La stabilità è caratteristica intrinseca della massa in quanto la stessa ricerca nell’ordine e nel non cambiamento il suo rifugio al quieto vivere. Il genio/filosofo vive nell’instabilità di una continua messa in discussione, sapendo che solo nel caos vi è possibilità di crescita interiore, che solo nella sconfitta vi è dentro l’insegnamento. Si distingue dal resto degli uomini in quanto va al di là della mediocrità per sfondare intellettualmente i limiti del superficiale, scavando a fondo la questione per inebriarsi della sua essenza. Coloro che cambieranno il mondo sono persone contraddistinte da sensibilità, cultura e genio. Sono persone che hanno sofferto più degli altri, patito più degli altri i cambiamenti. Sono coloro che hanno negli occhi la luce di chi si è posto delle domande, non importa se giuste o sbagliate, come non importa se a queste domande sono state date delle risposte. Sono coloro che conoscono a fondo il sistema e sono in grado di deviarlo, di assorbirlo per poi fagocitarne uno completamente nuovo. Coelho li chiama guerrieri della luce, Eraclito filosofi, ma non importa il come li chiamiamo, l’importante è che esistano, che siano nella vita di ognuno di noi, che ci indichino la strada giusta da percorrere. Sono uomini contraddistinti da fattezze angeliche, da una grande forza di spirito, e dalla sregolatezza del genio. Sono temerari, persone che prendono sempre la strada più complessa per giungere alla meta. Persone con una sensibilità artistica fuori dal comune. Sovente prese per pazze, queste persone studiano il prossimo con estenuante naturalezza. Il ragionamento fantastico è nelle loro corde, e sono incredibili sognatori. Sanno guardare oltre al pensiero comune, non smettono mai di chiedersi il perchè delle cose e vivono con il sogno di lasciare il segno. Sono personaggi ambiziosi, spesso incompresi, che guardano il mondo dall’alto in basso perchè sono consci della loro superiorità intellettuale, ma senza mai negare l’aiuto al prossimo.

Coloro che cambieranno il mondo sono innanzitutto dei teorici, degli studiosi, degli esperti. Ma sanno anche che la loro sensibilità va applicata al mondo reale. Sono furbi, perchè sanno di avere una dote e cercano sempre di colpire il destinatario nel nocciolo della discussione. Questo è dato da una completa e notevole preparazione. Tutti i grandi della storia avevano una sensibilità speciale e l’hanno applicata. I filosofi sono coloro che hanno l’accortezza di capire che il mondo si cambia teorizzando, ma anche facendo nel concreto le cose, cercando un passepartout tra l’idea e la pratica. Questi uomini straordinari sono coloro che hanno la capacità intellettuale di considerare lateralmente ogni variabile di un sistema, di non fermarsi all’apparenza delle cose bensì di aggiungevi un pizzico di follia. Sono persone che di natura non credono ai loro occhi, e che conoscono talmente bene ciò che li circonda da illustrarne dieci, cento, mille alternative.

Fortunatamente ritengo di avere attorno a me alcune persone che corrispondono a questa descrizione.

Ho cercato, nell’arco degli anni, di seguire i loro insegnamenti, le loro linee guida. Non importa che sia tuo padre, il tuo insegnante del liceo, il tuo migliore amico, la tua fidanzata. Queste persone hanno la forza e la volontà di vedere in ogni cosa il suo lato bello, sia dal punto di vista estetico, che pratico. Scavano con gli occhi in ogni animo che incontrano, la rapiscono, in quanto avvolti da un celestiale velo di fascino quasi ultraterreno. Non parlano ma agiscono. Lasciano parlare i fatti: le loro opere, i loro artefatti, le loro azioni. E qui spesso si va incontro a quello che potrei definire una prima cifra di valutazione di questo genere di persone. La concretezza. Sovente incontriamo grandi persone, con in bocca grandi parole, grandi progetti, grandiose idee. Sono persone contraddistinte da una certa loquacità, solitamente colte, ben vestite, di animo fragile. Imbastiscono discussioni su come cambieranno il mondo, su come porteranno a termine affari di notevole entità. Non mancano di illustrare ogni singolo dettaglio del loro progetto a chiunque si incontri, non valutando il reale interesse dell’interlocutore. Spesso hanno un tono di voce molto alto, che sovrasta il volume della chiacchera. Si vedono invincibili, capaci di tutto. Vedono soltanto ciò che sognano, e perdono sin da subito il contatto con la realtà. Sulla carta sono geni, creativi, romantici. Sono il tutto più uno. Emanano un grande fascino, soprattutto con le donne, che li ascoltano assorte nel gioco demagogico delle parole che dalla loro bocca fuoriescono, ben selezionate e d’effetto.

Sono persone che hanno dimenticato il valore del silenzio.

Il vero filosofo sa, che non vi è miglior parola di un fatto. Attende in silenzio il completamento dell’opera, e solo allora, raggiunto il massimo grado di perfezionamento, è pronto a mostrare l’operato. Non fanno progetti, se non in un ruvido schizzo mentale. Agiscono, fanno le cose che hanno in testa, senza millantare qualità o caratteristiche del loro futuro lavoro. Si distinguono dai falsi geni per la loro umiltà e la loro indiscussa concretezza. Sono i migliori in qualcosa, ma non smettono mai di cercare nuove domande da porsi.

Bisogna diffidare dai falsi filosofi, da coloro che sognano senza affrontare la voce concreta della realtà.

Bisogna seguire i veri geni, perchè solo coloro almeno una volta nella vita si sono seduti davanti ad uno specchio, con un taccuino in mano, e hanno scritto cosa hanno fatto per cambiare lo status quo, per sé o per gli altri.

Emanuele Barboni – 2008 – Tutti i diritti riservati

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